Aveva ragione Steve Jobs. Mac è un pick-up, iPad un’utilitaria, iPhone un Segway, watch un pogo stick.
Scritto alla fine di un lungo viaggio, ritrovando Mac ma anche la sua posizione nel suo ambiente canonico. Dopo tanti giorni in camper (iPad), siamo tornati a casa (Mac). L’estate prosegue; ci aspetta ancora qualche breve spostamento, che probabilmente compiremo in tenda (iPhone).
watch? Certamente porteremo anche una giacca impermeabile, non si sa mai.
È l’interazione che consuma energia. Cammino e ascolto musica, watch registra passi, iPhone eroga brani; io cammino e basta e alla fine la batteria consumata è irrisoria.
Non mi faccio preoccupazioni etiche sul consumo di energia necessario per produrre i miei dati; mi interrogo però su quali dati potrebbero interessare anche ad altri e quali solo a me.
Da quando uso
Tailscale aborro il desktop remoto. Ssh e terminale tutta la vita.
Semplicemente delizioso lo scandalo Mobile Fidelity (MoFi): casa produttrice di edizioni discografiche di altissima qualità in vinile, che ha sempre vantato un processo produttivo interamente analogico,
da vent’anni applica un passaggio in digitale. Mai dicniarato. (Da domani, comunque, comunicato stampa, massima trasparenza).
La spiegazione sta nel classico adagio follow the money: nel dichiarare una produzione cento percento analogica si potevano giustificare edizioni limitate da vendere a prezzi molto alti, con il motivo di preservare la qualità del master.
Non è più fatto a forma di cuneo, ma ogni altra cosa che ha reso grande MacBook Air in passato è ancora qui: prestazioni allineate ai bisogni di quasi tutti, autonomia impressionante e un design pensato per chi voglia portarsi la macchina ovunque. In sé, MacBook Air M2 è uno dei migliori Mac mai fatti da Apple.
Nondimeno, è il compleanno della sorella, ma è lei a poter giocare con iPad Pro. Ha lanciato
Toca Life World e ha cominciato a produrre un quantitativo ingente, diciamo decine e molte di esse, di scatole regalo. Poi le ha nascoste in tutti i contenitori e ripostigli dello scenario: armadietti, montacarichi, credenze, scatoloni, ovunque.
Invece di essere fuori tempo massimo come pare, l’articolo è una base formidabile per confrontare lo ieri con l’oggi di tanti temi relativi all’evoluzione di Internet, del web, dei mercati tecnologici, delle piattaforme digitali e altro ancora.
Non ci sono più previsioni azzeccate o letture sbagliate, piuttosto un campionamento della situazione a qualche mese fa confrontabile con l’evoluzione odierna. C’è davvero da capire molto e difficilmente si arriverà in fondo alla lista senza avere trovato appigli denti di attenzione.
Deve essere una bella festa ed è quindi giusto che ci sia un bel podcast. Dopo
la prima prova, per la quale vale sempre la fortuna del principiante, arriva il secondo tentativo da parte del sottoscritto di guastare la puntata di
A2 prodotta da
Filippo e
Roberto per discettare delle novità presenti in
macOS Ventura e nelle altre prossime uscite di sistemi operativi di Apple.
La fortuna del principiante, al tentativo numero due, non vale più ed è successo di tutto tra blackout, connessioni sul filo della disconnessione, improvvisazioni e arte dell’intrattenimento applicata.
A
domande, rispondo. Con ringraziamenti a paolofasy,
Fëarandil e macmomo che hanno fornito considerazioni sensate di contesto, calando il tema dell’indicatore di carica della batteria nel complesso dell’intero sistema operativo e dell’intera piattaforma.
Ora torniamo a restringere l’osservazione per rispondere alle domande poste: perché la soluzione Apple è la migliore di quelle proposte e come potrebbe ulteriormente migliorare.
Presupposto importante: l’indicazione numerica dentro l’icona della batteria è opzionale. Si dà per scontato che chi la vuole sia in grado di leggerla e che preferisca un feedback digitale a quello pseudoanalogico dell’icona più o meno piena. Che sia appropriato o meno in generale mostrare un numero, non ci interessa più a questo punto. Lo vogliamo e vogliamo che funzioni al meglio. Corollario al presupposto: l’indicatore numerico è percentuale, va da zero a cento, perché questo è un dato estremamente familiare a chiunque. Anche se avesse più senso pratico mostrare, che so, numeri da uno a diciannove, li troveremmo disorientanti. Se c’è un indicatore numerico di progressione, è percentuale, per forza.
La controversia tuttavia è interessante come campo di applicazione del design dell’interfaccia, dal momento che in un ambito così ristretto non c’è rischio di farsi confondere da considerazioni di contorno: come dovrebbe aggiornarsi l’icona della batteria quando è attivo l’opzionale (va ricordato) indicatore numerico? Questo tweet mostra bene
varie alternative possibili:
So che non dovrei temere alcunché, eppure per un qualche retaggio dimenticato ho sempre tenuto
watch a secco quest’estate, togliendolo prima di entrare in acqua.
Ho fatto una eccezione e lui se ne è accorto, proponendomi di registrare una nuotata.
La parte interessante è che ero in una piscina per ragazzi, ad accompagnare le figlie. Si giocava, ci si muoveva, certamente non si nuotava in senso stretto.
L’algoritmo ha tuttavia centrato perfettamente la situazione, per lui inedita a mio riguardo. Quando a Wwdc si illustravano miglioramenti degli algoritmi di riconoscimento delle attività, non avevo dato all’annuncio più di tanta importanza.