Voci fuori dal coro non ne esistono. O meglio, stanno in un coro diverso ma non se accorgono.
Le voci fuori dalla bolla invece sono individuabili con chiarezza; sono persone che non seguo e che non conosco neanche via rete, ma arrivo comunque a leggere nonostante non abbia alcuna intenzione di farlo, né abbia esplicitamente cercato questi contenuti. La bolla in questo caso è la mia, in tutti gli altri è quella di ciascuno.
Da consegnare alla piccola storia di questa estate la presenza di due autentici pezzi da museo di Apple nella dotazione del
Museo della Scienza Príncipe Felipe


Ammetto che su uno dei due ho dovuto pensarci anche un attimo, prima che venisse alla mente il suo nome.
Ti parlano di
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Dopo un trimestre abbondante di utilizzo, continuo a
ritenermi soddisfatto di Runestone e della decisione di acquistare la versione Premium per contribuire allo sviluppo.
Mi è interessante sapere che la documentazione dell’editor, già meritevole, si arricchisce di
tutorial interattivi per impiegare Runestone in situazioni di sviluppo.
Il tutto
realizzato con il nuovo strumento ufficiale di Apple per scrivere documentazione.
Negli anni novanta ci esaltavamo – anche con qualche incoscienza – con una rete Wi-Fi tirata tra due auto affiancate in autostrada (e in movimento).
Ma le nostre bravate impallidiscono rispetto ai piloti di linea che
hanno fatto AirDrop tra due aerei in volo.
Qualcuno avvisi
Samantha Cristoforetti che ci sono ancora record da battere. Bisogna solo incrociare due orbite.
Nell’attesa che cominciasse lo spettacolo al delfinario, l’organizzazione ha proposto un quiz a risposte multiple, per ingannarla, l’attesa.
Avevo già sperimentato
Kahoot, solo però in ambienti controllati, come un’aula o una sala riunioni (dieci-venti-trenta persone), con pubblico relativamente limitato e selezionato (alunni, dipendenti). Qui invece si parlava a un paio di centinaia di possessori di computer da tasca, assemblato del tutto casualmente tra i visitatori.
Il Pin per entrare nel gioco (basta solo quello) è stato mostrato sul megaschermo a bordo vasca e così le domande. Alla fine è stato visualizzato il podio, formato da chi aveva dato più risposte esatte in meno tempo.
Una città da ottocentomila abitanti, se fosse in Italia, sarebbe
la quinta più grande, dopo Torino e prima di Palermo.
Una città con dieci linee metropolitane competerebbe a testa alta anche con Milano e Roma, per non parlare di Torino o di
qualsiasi altra città italiana.
Ho scoperto che, nelle domeniche estive, le suddette dieci linee metropolitane sono ad accesso gratuito.
Durante la pigra fruizione delle linee in questione mi sono imbattuto in un notevole
intervento di Steve Jobs sul sistema scolastico americano. Non dimentichiamo che Jobs non è stato un grande imprenditore con tempo a sufficienza per parlare di cose fuori dalla sua portata: si è messo a fabbricare computer più che lavagne, ma Apple ha avuto sempre una attenzione altissima per il mondo scolastico e tuttora vi detiene una autorevolezza e una diffusione importanti. Jobs dedicava tempo alla scuola.
Lo scrittore di fantascienza
Arthur Clarke affermò che il turismo sarebbe stata una delle precondizioni per porre fine alle guerre: scriveva in tempi di Guerra fredda e postulava che, nel momento in cui un milione di americani si fosse trovato in Unione Sovietica e viceversa, sarebbe stato sconveniente per ambedue le nazioni attaccare l’altra.
Dal 2008, quando Clarke ha intrapreso il suo viaggio oltrestellare personale, il mondo è molto cambiato e probabilmente la sua predizione andrebbe integrata con dei distinguo.
Premesso che classifiche come queste, aride e avulse dal contesto, vanno prese con pinze da laboratorio biologico, sappiamo da StockApps
quanti data point tracciano le aziende big tech su ciascun utente: Google 29, Apple 12.
In mezzo Twitter, Amazon e Facebook, che traccia appena più di Apple (per questo bisogna poi considerare il contesto dei dati e non solo i dati come tali).
Poi tutti in negozio a guardare lo scontrino per fare le battute su iPhone che costa come una vacanza, trascurando il supplemento sorveglianza pagato quotidianamente che finisce per colmare qualsiasi differenza di partenza, e oltre.
Bellissima la rievocazione scritta da briand06 dell’
uso di Osborne 1 per il giornalismo in zona di guerra.
Osborne 1 è una delle mie cicatrici: un computer straordinario che non sono mai riuscito a utilizzare, al contrario di altri trasportabili prodotti dalle nostre parti che, a parte funzionare e ci mancherebbe, mancavano totalmente del quid che rende speciali.
In un certo senso Osborne, l’azienda, è stata antesignana di Apple sotto più aspetti; Osborne 1 non è sicuramente un antesignano di Mac, ma emergeva su tutta la produzione dell’epoca e in questo si ritrova a condividere dei tratti con
Apple II. Anche se il primo
Macintosh Portable non era esattamente leggero come una piuma, Apple evitò di farsi prendere dalla smania dei trasportabili da dieci chili e, per quanto capace di fallire su altri fronti come con
Apple ///, si risparmiò un filone di prodotti per forza destinato, bastava guardarli, a una rapida obsolescenza.