Anni fa mi sono trovato senza Mac per alcune settimane e mi sono arrangiato a lavorare con iPad. Non iPad Pro, iPad. Di terza generazione, anno 2012.
In alcuni momenti è stata dura, in altri tranquilla. Ce l’ho fatta.
Quest’estate mi sono trovato senza iPad Pro e mi sono chiesto se prendere subito una macchina nuova oppure attendere con pazienza l’uscita annuale del nuovo modello.
Certamente ho lavorato su Mac. Si lavora splendidamente su Mac. Essendo un Mac mini, tuttavia, mi trovavo in situazioni dove… ero senza iPad Pro. Clienti, viaggi, la notte a letto eccetera. Non potevo lavorare.
Ordini una serigrafia nera ruotata di novanta gradi e te ne danno una bianca girata di duecentosettanta.
I rischi di Internet non sono il porno o le fake news, ma la sciatteria di chi prende il digitale come una seconda scelta dove vale tutto e conta solo esserci, non importa come.
Il gioco è veramente tale, funziona, un intraprendente potrebbe anche stampare le carte su carta bella, plastificare eccetera.
Credo che potrei permettermi di metterlo in tavola con la giusta formazione di amici.
Per la famiglia, ci sono ancora molte pipe che vanno spiegate bene. Al momento la situazione consiglia un rinvio.
Ciononostante, un bookmark allo
Unix Pipe Card Game lo faccio di sicuro.
Anzi, mi scarico tutto. Perché, come da istruzioni, potrei governare il gioco, avendo conoscenza di cat, grep, tail, head, wc, sort, uniq. Però ho da migliorare quanto a approfondimento.
Ignoravo totalmente l’esistenza di
PowerBook Quattro, una macchina con quattro processori G3 a bordo, ciascuno capace – messo nelle giuste condizioni – di lanciare un sistema operativo indipendentemente dagli altri tre.
Ecco, è il giorno in cui ammetto che invidio una cosa presente su Windows.
Un programmatore è riuscito a
fare girare Doom dentro il Blocco Note.
Non è la conversione in sé. Con un po’ di buona volontà,
Doom gira tranquillamente nel Terminale.
Ma vuoi mettere averne una copia in TextEdit?
Prefiguro una realtà aumentata, ibrida, multiplanare, innestata, ausiliaria, orientata alle funzioni, che potrebbero prevedere il controllo delle luci così come l’editing condiviso di un documento oppure l’aggiornamento della situazione sulla plancia di un boardgame.
Al buon cuore degli sviluppatori e degli strateghi permettere di ottenere questo risultato in piena libertà di strumenti, che potrebbero essere uno schermino da tenere in tasca, un cinquecento pollici che si avvolge per duecentosettanta gradi attorno alla mia postazione o anche un proiettore di ologrammi che mi lascia manipolare oggetti virtuali come se li avessi davanti alla faccia. Mi vanno bene anche gli occhiali o il casco, va bene tutto, davvero vorrei che la realtà supplementare, coibentata, potenziata, progressiva, multistrato fosse accessibile anche mediante una forchetta munita di microchip, se necessario.
Trovo meraviglioso che, secondo IDC, Apple abbia venduto il quaranta percento in più di Mac in estate rispetto alla primavera, mentre Gartner dice che le stesse vendite sono diminuite del sedici percento e Canalys, per non fare torto a nessuno, propende per una crescita dell’uno virgola sette percento.
Detta così si vede poco; in numeri assoluti, invece, la stima dei Mac venduti questo trimestre è rispettivamente di dieci milioni, cinque milioni e ottocentomila, otto milioni.
Non riesco a credere che All About Apple Museum
festeggi sabato prossimo, 15 ottobre, nella sede di Savona, i venti anni di attività.
La solita frase banale: sembra ieri. Sembra ieri che una incredibile collezione amatoriale di hardware e software (principalmente) Apple trova spazio nei locali dismessi di una scuola elementare.
Sembra ieri il trasferimento in una sede avveniristica, ancora oggi, nel centro rinnovato e rilanciato di Savona, oggi meta crocieristica piena di punti di riferimento storici, gastronomici, panoramici, sportivi, in una parola turistici a tutto campo.
David Smith ha deciso di mettere alla prova watch Ultra e se lo è portato a fare
trekking nelle Highlands scozzesi per tre giorni.
Il prodotto della gita si traduce in una paginetta sul web.
Sono entusiasta di avere watch Ultra al polso e voglio vivere assieme a lui molte altre avventure.
Dentro la paginetta però è contenuto anche un
video da trentaquattro minuti, interamente girato con un iPhone 14 Pro e montato in proprio.
Quando apro Xcode succede sempre qualcosa di simpatico, in senso sarcastico, e prima di arrivare a qualche risultato passo attraverso ondate di disperazione alternate a furia frankensteiniana.
Però adesso aprirò Xcode e, dovesse arrivare l’alba, sputerò l’anima pur di riuscire a
fare girare BasiliskII su iPad Pro.
Che significa, in pratica, fare funzionare un Macintosh Classic sulla macchina più moderna che ho in casa.
Quelli che una volta si poteva smanettare e invece adesso. Si prendano una pausa che ne riparliamo domani.