Content tagged watch

Uniti dal silicio
posted on 2021-07-02 00:29

La pubblicazione del blog riprenderà, con gli arretrati del caso, martedì 6 luglio.

È stato confortante leggere John Voorhees su MacStories che dà conto delle prime notizie interessanti sulla beta pubblica di Monterey. Meno rispetto alla mia tentazione di provare le beta stesse e più per il quadro di insieme.

Le prime impressioni di Voorhees si intitolano infatti l’inizio di una nuova era e fanno cenno a una sorta di trilogia dei sistemi, iniziata con Catalina e proseguita con Big Sur, che segnano la transizione di macOS verso una situazione nuova, in cui la maturazione di tutte le linee di prodotto porta verso la comparsa di migliorie significative in modo trasversale tra Mac, iPad e iPhone; al tempo stesso, è arrivato il momento in cui le migliorie stesse possono impattare in modo interessante anche sulle altre piattaforme, come succede per esempio per SharePlay o per i Comandi rapidi che, su Mac, riconoscono anche AppleScript e Automator, inverando le previsioni più ottimistiche di chi sperava in novità positiva sul fronte dell’automazione.

In più i problemi della beta pubblica sembrano marginali e comunque minori in confronto a quanto si era visto con Big Sur e Catalina, il che depone ulteriormente a favore della voglia di provare.

Certo che però, leggi di come i sistemi Apple si stanno preparando alla nuova epoca di Apple Silicon, di come collaborano insieme, di come le funzioni crescono e si compenetrano da una piattaforma all’altra… se vuoi provare una beta, non ha tanto senso, a meno che le provi tutte insieme. Il che facilita una certa ansia sottintesa.

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L’ora alfa per le beta
posted on 2021-07-01 01:50

Breve sondaggio: qualcuno ha intenzione di installare le beta pubbliche dei nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad, Mac, watch…?

Apple mi ha colto un po’ di sorpresa perché sono ancora a lavorare in località amene con qualche vincolo al download di ingenti masse di dati. Ma appena torno sotto l’ombrello di una connessione stabile, la tentazione è forte.

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I Mac mancanti
posted on 2021-06-14 15:12

Dopo che è trascorso qualche anno dal 1984, ho compreso che Mac, come tutti i grandi marchi che finiscono per diventare una sineddoche della propria categoria di prodotti, rappresenta molto più del computer iconico di Apple.

Almeno per me.

Quando dico Mac, penso a un insieme di hardware e software che rivoluziona un’attività umana rendendola incredibilmente semplice e accessibile rispetto a prima.

È successo così con il computing, naturalmente. E si può proseguire a definire Mac anche per il suo opposto: le attività dove manca un Mac e così restano esoteriche, di pochi, difficili.

Per esempio: le stampanti 3D. Se ne faceva un gran parlare, certamente ne trovi una in ogni Mediaworld. Una. Sono apparecchi straordinari, solo che se ne compro una, invece che risolvermi un problema, inizio a pormene molti. Dove trovo le cose da stampare. Come faccio a creare cose originali che servono a me. Come faccio a modificare qualcosa. Eccetera.

Con il primo Mac, c’era MacPaint. Disegnare sul computer, prima, era un esercizio masochista o costava un capitale in accessori. Con MacPaint, iniziavi a disegnare. Nessuno toglieva di mezzo il percorso per arrivare a disegnare capolavori, ma disegnava anche mia nonna, con MacPaint. Al settore della stampa 3D serve un Mac. O rimarrà una faccenda per pochi intimi e appassionati.

La realtà virtuale? I caschi datano a venticinque anni fa. Si fanno continui progressi, si va sempre avanti, i prezzi calano… dov’è però il Mac della realtà virtuale, quello che me la rende pronta, accessibile, godibile subito, senza fare fatica? Dove comincio in modo semplice, subito? Ecco perché sono passati venticinque anni e la realtà virtuale è una cosa di nicchia.

Con watch, Apple ha creato un Mac. Mica per leggere l’ora; per monitorare parametri vitali, per esempio. Puoi avere uno storico della frequenza cardiaca lungo a piacere. Prima era complesso e costoso.

È importante che Apple crei Mac non solo per le persone, ma anche per gli sviluppatori. Più diventa facile e accessibile produrre buon software, più viene fatto. Jason Snell ha accennato su Macworld a tecnologie emerse a WWDC per facilitare lo sviluppo, come Object Capture per chi lavora alla realtà aumentata e vuole creare rapidamente oggetti tridimensionali, o naturalmente Swift Playgrounds, che non sostituisce sicuramente Xcode su Mac ma è un primo passo nel consentire lo sviluppo su iPad di app per iPad.

Di Mac nella storia ne sono stati creati molti, naturalmente, senza sapere che fossero Mac. Il Modello T di Ford era un Mac; il Walkman di Sony era un Mac; il televisore era un Mac. Era un Mac persino il Big Mac.

Interessante come, nella nostra epoca, sembra che l’unica rimasta a creare Mac di un qualche livello sia proprio Apple (Con l’eccezione dei vaccini e magari di Tesla, per le maxibatterie). Eppure ne servirebbero numerosi.

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Gente di polso
posted on 2021-06-06 00:48

Un modo possibile di affrontare il cambiamento, dalle pagine di GQ.

Io, uno dei più in vista tra i sostenitori degli orologi meccanici, indosso un Apple Watch. Non me ne vanto né ci scrivo post per i social media, ma metto al polso il mio Apple Watch tre o quattro volte a settimana, il che ne fa uno dei pezzi più fidati di tutta la mia raccolta.

— Benjamin Clymer, fondatore di Hodinkee

Il dato può apparire singolare; eppure, nella posizione di Clymer, indossare lo stesso orologio tre volte a settimana è tanta roba.

La giusta dose di conservatorismo, la giusta apertura verso il nuovo, l’assenza di pregiudizi. Per Clymer, Watch è un grande contributo all’orologeria, che stimola tutti gli operatori del settore a migliorarsi.

Averne, di gente capace di restare fedele alla tradizione e al tempo stesso proiettarla nel presente.

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Mai più in volo senza
posted on 2021-05-07 00:28

Raymond è nato fortunato.

È nato inaspettatamente, assai prematuro, undicimila metri sopra il Pacifico, durante un volo Salt Lake City-Honolulu.

Sull’aereo c’erano, fortunatamente, tre infermiere specializzate in terapia intensiva per neonati.

C’era anche un dottore, cosa statisticamente comune tra i passeggeri di un volo a lungo raggio. Questo dottore, però, aveva fortunatamente ricevuto formazione in medicina di emergenza.

Così l’équipe medica improvvisata, solo per circostanze e non certo per competenza, ha mantenuto Raymond stabile e coccolato per tre ore, prima dell’atterraggio alle Hawaii.

Sull’aereo mancava, prevedibilmente, una sala parto o un assortimento di strumenti per ostetricia. Il cordone ombelicale è stato legato con stringhe delle scarpe. Per tenere caldo il bambino sono state usate bottiglie di plastica riempite d’acqua e scaldate nel microonde.

Per monitorare il suo battito, è stato usato un watch.

Non sono più così rari come qualche anno fa. Per fortuna. Non solo di Raymond.

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Non succede spesso
posted on 2021-04-24 21:28

John Gruber fa notare su Daring Fireball come lo spessore dei nuovi iMac sia di 11,5 millimetri… e quello di un watch Series 6 sia di 10,7 millimetri.

Se ci chiedessero di percepire la differenza con il tatto, in uno di quei test comparativi da eseguire a occhi bendati, potremmo solo tirare a indovinare.

M1 permette soluzioni che nessuno avrebbe mai nemmeno scritto come fantascienza, tipo un computer desktop con undici milioni di pixel sottile – in sostanza – come un orologio da polso.

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Gli estremi non si toccano
posted on 2021-04-21 01:03

Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello Steve Jobs Theater.

Dei prodotti non saprei parlare. Mi viene da parlare del complesso e questa è già una recensione. Questa organizzazione fattura duecentosettantaquattro miliardi in un anno e riesce ad andare contro il consenso comune, i pareri degli esperti, l’ovvio.

Quanti articoli ho letto sulla inevitabilità di fusione tra macOS e iPadOS (ieri iOS)? Numerosi. Quanti articoli ho letto sull’arrivo di M1 su iPad Pro? Zero. Che cosa ha fatto Apple? Ecco. Invece di unificare il sistema operativo, unifica la piattaforma hardware. Significa economie di scala folli e intanto prestazioni di eccellenza. Il massimo con il minimo.

Quando è uscito Pro Display Xdr, sembrava che la parte importante fosse lo stand da novecentonovantanove dollari, buono per le battute e gli sfottó. Chi ha annunciato l’arrivo di quel calibro di schermo su iPad Pro? Nessuno. (Breaking: lo schermo di iPad Pro, come specifiche, è migliore).

Quanti hanno sbeffeggiato watch alla sua uscita? Oggi è una componente notevole del bilancio aziendale. Ora già girano i meme parodistici su AirTag. Vedremo. Bluetooth, accelerometro, chip U1 (quello degli AirPods) e non ricordo che cosa ancora. Il rapporto tra tecnologia e volume dell’oggetto è mostruoso. E la batteria si cambia in un attimo…

A quanta gente ho sentito dire che a Mac manca lo schermo touch. Non capiscono che ce l’ha iPad. Il percorso diventa chiaro ed evidente oggi così come era stato chiaramente tracciato in anticipo. Messi vicino, con una tastiera addosso a iPad, che differenza c’è tra lui e MacBook Pro? Il touch. Lo schermo. Il sistema operativo. Apple Pencil. Due linee di prodotto che si completano e supportano a vicenda, ampiamente diversificate per persone con esigenze ampiamente diverse. E dietro la catena di produzione è per molti versi unica. Un capolavoro di design industriale.

Capolavoro. Design. Può esserci un dubbio qualunque sulla paternità dei nuovi iMac colorati, quasi metafisici in quello spessore che vorrebbe essere zero, scomparire, come è stato anche detto durante la presentazione? Se ne è andato, ma questo iMac è firmato Jonathan Ive da capo a piedi. Steve Jobs avrebbe amato follemente questo iMac.

Da Steve Jobs a Tim Cook. A parte guardarlo sessantenne e in gran forma sulle stradine di Apple Park in t-shirt nera, da dieci anni timona – dicono – senza genio, senza colpi d’ala, tutta organizzazione e politica interna per tenere l’ambiente tranquillo e escludere le teste calde.

Fosse anche vero, fosse Cook il vigile urbano di Cupertino, dirige il traffico più imponente del mondo. E continuano a uscire prodotti nuovi nonostante Apple Park ospiti al momento quattro gatti e quasi tutti lavorino da casa. Giusto perché il lavoro remoto non è produttivo come quello dell’ufficio.

Al termine di un evento come questo mi dispiace solo di essere già a posto lato hardware. Mi piace, molto, seguire questa traiettoria di progresso tecnologico al servizio dell’individuo. Arrivo alla fine e mi ritrovo stupito da tanti dettagli, piccole e grandi sorprese, particolari inaspettati. Il colosso della tecnologia che vince grazie all’essere bastian contraria rispetto al senso comune, esattamente come quando inalberava la bandiera dei pirati su un anonimo edificio di Bandley Drive. La chiacchiera va da una parte, Apple dalla parte opposta. E non si incontrano mai.

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Salute e benessere
posted on 2021-04-03 01:32

Una persona molto anziana che vive sola, autosufficiente ma con qualche problema di deambulazione. Se cade, può essere un problema.

Se cade e non riesce più a raggiungere un terminale di comunicazione, è un grosso problema. Risolvibile con uno di quegli apparecchietti da portare al collo, con un pulsante programmato per segnalare un problema alla centrale di ascolto.

Se cade e perde conoscenza, è un problema che l’apparecchietto non risolve.

Se è già caduta una volta? La risposta del medico di base, per telefono, è ricoverare. Se avesse detto chiaramente tanto vale che muoia in ospedale suonerebbe almeno più sincera. Certamente il sottotesto suona come ho altre cose cui pensare.

Credo che in questo momento watch sia l’unica soluzione buona anche per lo scenario peggiore, visto che a partire dal modello SE contiene la funzione di riconoscimento della caduta, con attivazione automatica della chiamata di emergenza se il portatore non la esclude entro trenta secondi.

Noto come la struttura adibita alla salute pensi al benessere (proprio). E come l’azienda tecnologica sinonimo di benessere, pensi alla salute.

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Non tutto il male
posted on 2021-03-31 00:51

La prossima edizione di Wwdc sarà ancora interamente online oltre che auspicabilmente piena di spunti interessanti. Le nuove versioni dei sistemi operativi, onestamente, sono eventi meno significativi che non un tempo, quando le versioni principali erano meno frequenti e i sistemi stessi meno maturi. macOS esiste da vent’anni, iPadOS da undici; tutti ci auguriamo migliorie, bug fix e sorprese grandi e piccole, ma difficilmente qualsiasi nuova possibilità del software a bordo di iPhone o Mac scuoterà il mondo.

La transizione dei processori Mac a Arm attende nuove macchine e nuovi system-on-chip. Sarebbe una delusione per tutti se venissero tradite le aspettative e quindi si può legittimamente sospettare che Apple avrà fatto di tutto e di più per non tradirle.

Poi c’è watch, poi c’è tv, poi c’è il fatto che tutti i memoji sulla grafica dell’annuncio hanno gli occhiali e questo scatena le fantasie di chi aspetta one more thing in tema di realtà aumentata, insomma, c’è qualcosa di stimolante veramente per ognuno, fino alla Swift Student Challenge per i giovanissimi.

La notizia principale, non me ne vogliano i commentatori dei siti acchiappaclic, è però oggi il format online. Tutti si spera di tornare presto a una normalità che non potrà essere esattamente come prima e che, però, potrebbe essere ragionevole, mentre ora non lo è.

Wwdc era però un evento esclusivo, accessibile a poche migliaia di sorteggiati disposti a scodellare dall’Italia tre o quattromila euro di iscrizione, aereo, vitto e alloggio, autonoleggio, varie ed eventuali.

Questa Wwdc rimane un evento esclusivo per i contenuti (Apple ha anche rimesso mano di recente alla app Developer, non per coincidenza); tuttavia, come l’anno scorso, è aperta veramente a chiunque disponga di connessione decente e tempo da investire.

Milioni di partecipanti invece di migliaia. Nei dolori e nei problemi a volte inenarrabili che il virus continua a lasciare in giro, corresponsabili governanti inetti e cittadini sconsiderati, questo effetto collaterale è una piccolissima eppure concreta buona notizia.

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