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Un lunedì da lezioni
posted on 2021-10-17 00:32

Comincia così un lungo thread Twitter di Steven Sinofsky:

Un evento Apple di lunedì! (Non) per coincidenza la prossima settimana ricorre anche il trentesimo anniversario del lancio dei PowerBook al Comdex di Las Vegas […] PowerBook ridefinì i portatili. […] Che storia di innovazione.

Il thread termina in questo modo:

L’innovazione in M1++ e macOS è profonda e un cambio di passo nel computing. Lunedì sarà una cosa da pazzi. Da guardare con attenzione.

In mezzo, un paio di dozzine di tweet affascinanti, una lezione di storia conosciuta e rivelazioni sull’evoluzione dei portatili negli ultimi trent’anni, perfetta per ingannare il tempo fino alla partenza del keynote di domani.

In questo periodo i portatili non sono la mia tazza di tè. Ma per un mucchio di persone lo sono e in modo importante. D’altronde, per me lo sono stati per molti anni; poi c’è stato un cambiamento sia nell’offerta sia nel mio modo di guardare al computing. Così ho cambiato idea; non è detto che non la cambi ancora, anzi. Ho avuto un PowerBook 100, il primo della serie, e sono arrivato al 17” con processore Core 2 Duo, senza mai pentirmi neanche per un minuto.

I nuovi MacBook con il successore di M1 avranno diverse cose da insegnare al mercato.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Un aggiornamento da incorniciare
posted on 2021-10-13 00:34

Federico Viticci ha pubblicato e reso liberamente disponibile Apple Frames 2.0, la testimonianza più evidente del potenziale insito nello scripting e nell’automazione.

Chi segua il suo sito MacStories sa che le schermate di sistema operativo e programmi vengono pubblicate nella cornice del prodotto: che io sappia, nessun altro lo fa. Tutti noi comuni mortali acquisiamo una schermata e pubblichiamo la schermata.

Lui no. Se la schermata arriva da un iPhone X, la vediamo dentro il telaio di un iPhone X, come se fosse stata fotografata la macchina mentre mostra la schermata.

Chi ha per le mani un grafico, provi a chiedergli quanto vuole per fare lo stesso lavoro. L’articolo di MacStories contiene ventotto schermate.

E per farlo più volte? Viticci ha creato un automatismo con i Comandi rapidi di iOS/iPadOS/macOS/watchOS. Questa versione 2.0 aggiorna le cornici disponibili, è più veloce, pesa meno e riconosce più lingue.

Non c’è che scaricarla. Su iPhone ho scoperto una cosa interessante: per poter installare Comandi rapidi provenienti da fonti non certificate, bisogna avere azionato almeno una volta un Comando rapido. Altrimenti il sistema inibisce l’accesso all’interruttore della preferenza.

Poi, la prossima volta che qualche frescone chiederà che cosa fa un Mac che non possa fare un PC, o rimarcherà che Android costa meno, ecco che cosa fargli vedere. Funziona su tutte le piattaforme di Apple con la sola eccezione di Apple TV (sì, compreso watch). Richiederebbe un lavoro di programmazione importante se non ci fossero i Comandi rapidi. Risolve un problema reale e, nel farlo, aumenta il valore dell’offerta di MacStories.

Chiedergli, al frescone, di fare la stessa cosa con Visual Basic, o con Android se è per quello, con i soli strumenti di sistema.

Se un esempio come questo non basta a fare venire la voglia di automatizzare, penso che niente ci riuscirebbe. Ed è un peccato, per chi si priva di un pezzo di autoformazione non banale.

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Chiedo per un collega
posted on 2021-09-02 02:10

Passerò parte del fine settimana a cercare accrocchi che rendano possibile usare un iMac 2018 come schermo di un MacBook Air M1.

Sono già passato da una pagina di supporto Apple che spiega come fare con determinati modelli… solo che i Mac del problema suesposto ricadono in fasce d’età non contemplate.

Ironia della sorte, iMac che è troppo giovane per profittare della pagina di supporto è anche troppo vecchio per approfittare di Monterey che altrimenti risolverebbe via AirPlay.

So già che passare da un banale cavo Thunderbolt non è abbastanza. Devo trovare un adattatore/convertitore/transmogrification che colleghi i due Mac e passi il video di MacBook Air sullo schermo di iMac.

Cercare è ovviamente compito mio; se qualcuno avesse già trovato e fosse soddisfatto della sua scelta, e me lo facesse pure sapere, sarei felice per lui e anche per me.

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Per aggiornarti meglio
posted on 2021-08-02 00:45

C’è ancora qualcuno dotato di buona volontà. Nello specifico, su The Eclectic Light Company hanno iniziato a spiegare perché gli aggiornamenti di macOS siano così corposi e, nello specifico dello specifico, perché quelli di Big Sur superano ogni record.

Intanto, tutti gli aggiornamenti di Mac sono universali. Contengono tutte le varianti necessarie per tutti i modelli di Mac. Il principio è che ogni aggiornamento debba essere bastante per l’intera gamma di modelli da aggiornare.

A questo si aggiunge che Apple pubblica aggiornamenti firmware solo dentro gli aggiornamenti di macOS. Ogni update contiene tutti gli aggiornamenti firmware per ciascun modello supportato.

Naturalmente, in questo momento di transizione, gli aggiornamenti sono Universal Binary: il codice da eseguire è in doppia versione, per Intel e per M1. Per M1 la situazione è ancora peggiore perché ragioni tecniche impongono lo scaricamento di un volume consistente di dati all’inizio dell’aggiornamento, dati che per Intel non servono.

Sono solo alla metà delle ragioni fornite nell’articolo, ragioni che diventano progressivamente più tecniche e articolo che si chiude aprendo più domande di quelle che meritoriamente è riuscito a chiudere.

Tutto questo non è giustificazione ma spiegazione e aiuta a chiarire almeno in parte come mai ultimamente qualunque aggiornamento di macOS richieda giga su giga. C’è da augurarsi che Apple arrivi in fretta a sistemare i suoi meccanismi di aggiornamento per renderli più astuti ed efficienti, che mandino a ciascun Mac solo quello che effettivamente gli serve.

Il rischio è che, di fronte a routine di update che diventano sempre più onerose, l’utilizzatore medio inizi a vederle come il lupo cattivo e a starne alla larga, il che rende completamente inutile l’aggiornamento. Torniamo a come era una volta, quando un aggiornamento di Mac era non dico una festa, però si stava tranquilli e contenti.

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It’s how it works
posted on 2021-07-30 00:30

Ho il piacere di ospitare nuovamente, dopo diverso tempo, Stefano:

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Per ragioni di lavoro ho dovuto abbandonare il mio vecchio iPad Pro da 12”9 di terza generazione per passare al nuovo modello carrozzato con M1. Il vecchio terminale aveva poco disco oramai.

In quell’occasione ho deciso il salto verso la tastiera retroilluminata (prima avevo la tastiera stile folder) che avevo trascurato durante la sua presentazione principalmente per l’aumento di peso, concentrandomi sulla portabilità della vecchia soluzione e non dando troppa importanza al “mouse” per iPad.

E come sempre accade Apple mi ha smentito.

Spesso mi capita di utilizzare anche il MacBook Air di mia moglie e il mio disagio (permettimi il termine) è forte passando da iPadOS a macOS: non trovo le gesture a video, mi ritrovo a mettere le ditate sullo schermo sperando che accada qualcosa eccetera. Davvero mi sembra un salto nel passato quando devo utilizzare il MacBook.

Da quando sto giocando con l’interfaccia di iPadOS e il suo mouse sembra che Apple abbia trovato l’uovo di Colombo: un mix di classiche gesture con le dita, molto immediate, con la praticità del puntamento del mouse.

L’utilizzo di iPad è diventato più veloce ovunque lo appoggi, vista la rigidezza della tastiera. E quello che prima pensavi fosse un limite (il peso) all’improvviso svanisce.

In più unisci la potenza sotto il cofano dell’M1: un prodotto devastante, non economico, ma con una durata di utilizzo spalmata almeno sui cinque anni a dir poco.

E con la Apple Pencil di seconda generazione hai un kit all’avanguardia di puntamento e lavoro ineguagliabile.

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Design is how it works.

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Mondi alternativi
posted on 2021-07-23 00:48

Nel secolo scorso, Mac OS 8.5 ha introdotto le icone proxy del documento dentro la barra del titolo della finestra.

Si poteva prendere l’icona proxy e trascinarla in una posizione diversa nel sistema, a patto che il documento fosse salvato. In presenza di modifiche ancora da salvare, l’icona appariva in stato disabilitato e trascinarla era impossibile.

Design impeccabile e deliziosamente semplice. Non ti piaceva? Pazienza.

Oggi, Big Sur mostra l’icona proxy solamente se ci passa sopra con il puntatore (un mouseover). Secondo diversi commentatori, John Gruber tra gli altri, è una scelta di design meno impeccabile della precedente.

C’è una relazione uno-a-uno tra l’icone di un documento nel Finder e la finestra aperta dall’applicazione per lavorare su quel documento; mostrare l’icona del documento stesso nella barra del titolo della finestra rafforzava questo concetto.

Design ambizioso e sofisticato, più controverso e complesso. Non ti piace? Modifichi una preferenza nascosta del Finder e ritorni alle icone proxy di prima. (Si può fare anche a livello di singole applicazioni, o globale).

Meglio allora, quando era tutto più semplice e monolitico, o oggi, più complesso e variamente modificabile? Non ho una risposta univoca. Nel dubbio torno al mio solito principio guida: ciò che ti fa imparare qualcosa costa di più, ma vale di più.

Anche questo principio è discutibile: c’è chi vuole unicamente arrivare al lavoro finito, senza acquisire competenze relative al computer che non riguardano il proprio lavoro. La pensavo anch’io così e piuttosto radicalmente, molti anni fa. Oggi che sono cambiate milioni di cose, nutro forti dubbi che valga ancora. Forse è diventato più importante che ognuno abbia delle possibilità di avvicinare un sistema più complesso ai suoi requisiti personali. Al suo mondo di computing.

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L’abitudine non fa il monaco
posted on 2021-07-04 00:40

Praticamente tutti hanno criticato con forza il nuovo assetto di interfaccia di Safari per iOS 15 e macOS Monterey, perché la barra in basso non va bene, condensare schede e campo URL in una sola riga svantaggia chi usa tante schede, perché varie funzioni sono più difficili da trovare o più lontane da raggiungere in termini di clic eccetera.

Va segnalata l’eccezione che conferma la regola: M.G. Siegler su 500ish che si pronuncia in difesa del nuovo Safari.

La sua analisi è piuttosto articolata e approfondita, alla pari con le altre di segno opposto. La sostanza è questa:

All’inizio ho pensato che [spostare la barra strumenti in basso] fosse un errore. Ma l’ho fatto perché ero abituatissimo a come era prima. Dopo poche settimane di uso, mi piace di più averla in basso.

Siegler contesta ai contestatori di essere più contro il cambiamento in generale che contro questi cambiamenti in particolare.

Se ha ragione lui, per quanto le nuove versioni di Safari siano in beta e certe cose possano cambiare, cambierà poco o nulla, a significare che era una questione di abitudine e non di design.

Se hanno ragione gli altri, Safari farà molta marcia indietro (non tutta, non credo proprio, ma molta) e si riavvicinerà a come lo si è sempre usato.

Qualunque cosa succeda delle due, sarà interessante confrontare i giudizi degli esperti di interfaccia con quello che è successo davvero. E ricordarsene.

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Uniti dal silicio
posted on 2021-07-02 00:29

La pubblicazione del blog riprenderà, con gli arretrati del caso, martedì 6 luglio.

È stato confortante leggere John Voorhees su MacStories che dà conto delle prime notizie interessanti sulla beta pubblica di Monterey. Meno rispetto alla mia tentazione di provare le beta stesse e più per il quadro di insieme.

Le prime impressioni di Voorhees si intitolano infatti l’inizio di una nuova era e fanno cenno a una sorta di trilogia dei sistemi, iniziata con Catalina e proseguita con Big Sur, che segnano la transizione di macOS verso una situazione nuova, in cui la maturazione di tutte le linee di prodotto porta verso la comparsa di migliorie significative in modo trasversale tra Mac, iPad e iPhone; al tempo stesso, è arrivato il momento in cui le migliorie stesse possono impattare in modo interessante anche sulle altre piattaforme, come succede per esempio per SharePlay o per i Comandi rapidi che, su Mac, riconoscono anche AppleScript e Automator, inverando le previsioni più ottimistiche di chi sperava in novità positiva sul fronte dell’automazione.

In più i problemi della beta pubblica sembrano marginali e comunque minori in confronto a quanto si era visto con Big Sur e Catalina, il che depone ulteriormente a favore della voglia di provare.

Certo che però, leggi di come i sistemi Apple si stanno preparando alla nuova epoca di Apple Silicon, di come collaborano insieme, di come le funzioni crescono e si compenetrano da una piattaforma all’altra… se vuoi provare una beta, non ha tanto senso, a meno che le provi tutte insieme. Il che facilita una certa ansia sottintesa.

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L’ora alfa per le beta
posted on 2021-07-01 01:50

Breve sondaggio: qualcuno ha intenzione di installare le beta pubbliche dei nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad, Mac, watch…?

Apple mi ha colto un po’ di sorpresa perché sono ancora a lavorare in località amene con qualche vincolo al download di ingenti masse di dati. Ma appena torno sotto l’ombrello di una connessione stabile, la tentazione è forte.

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La tempestività perfetta
posted on 2021-05-28 00:38

Mike Bombich, il produttore di Carbon Copy Cloner, ha raccontato sul proprio blog di alcuni problemi legati al boot con dischi esterni su Big Sur. Lettura interessante e autorevole; Carbon Copy Cloner è in giro con successo da oltre vent’anni.

Apple ha chiarito che continuerà a supportare il boot da unità esterne sui Mac con Apple Silicon, ma la realtà è che saranno più limitati in ciò che possono fare.

Questa è una delle conclusioni del post, il quale consiglia essenzialmente di attuare strategie di backup meno basate su dischi esterni in grado di avviare Mac e spiega come Carbon Copy Cloner si adatterà alla nuova situazione.

Era il 19 maggio; AppleInsider lo riprende con tempestività il giorno 24 per accorgersi del post e parafrasarlo a modo suo, con il titolo Le mosse di Apple puntano a un futuro privo di backup bootabili, afferma uno sviluppatore. Qualcosa di leggermente diverso dal contenuto effettivo del post.

I casi del destino: proprio il 24 maggio, Apple pubblica macOS 11.4.

Il 27 maggio, The Eclectic Light Company titola I Mac M1 con Big Sur 11.4 supportano pienamente i dischi esterni. Questa la conclusione del pezzo:

In precedenza, le mie riserve maggiori sul raccomandare i Mac M1 si concentravano sulle loro importanti limitazioni con i dischi esterni bootabili. Grazie alla estensione del kernel AppleVPBootPolicy e a altri cambiamenti in macOS 11.4, ora posso raccomandarli senza questa riserva. I Mac M1 sono OK.

Il futuro del booting esterno su Mac sarà diverso da come lo racconta AppleInsider. In compenso, si sono goduti tre giorni eccezionali di acchiappaclic.

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Nel mood giusto per Doom
posted on 2021-04-12 01:04

Sì, beh, niente male approfittare del codice a disposizione degli sviluppatori per inserire un’istanza di Flappy Birds dentro le Notifiche di macOS.

Neil Sardesai, ingegnere iOS, ha già messo Pong dentro un’icona del Dock – riferisce Gizmodo – e Dino Runner nella barra dei menu.

Tuttavia sono solo exploit fini a se stessi e lui lo sa benissimo, tanto che perfino nel pezzo gliene chiedono conto: lo standard è farcela con Doom, che è arrivato persino sul display di un test di gravidanza.

Quando vedo Doom nelle Notifiche di Big Sur, ci provo di sicuro.

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Caos calmo
posted on 2021-04-02 00:57

John Gruber ha ragione: la storia dell’automazione per macOS e iOS è semplicemente caotica e non pianificata.

Lo fa citando Jason Snell, che ha ragione pure lui, e spiega che Mac ha bisogno dei Comandi rapidi. Né Automator né AppleScript arriveranno mai su iOS, mentre i Comandi rapidi potrebbero tranquillamente compiere il percorso inverso.

I Comandi rapidi per Snell sono il futuro possibile dell’automazione su Mac, per Gruber – che peraltro non prende posizione – finora si è solo generato caos. Due torti non fanno una ragione, ma due ragioni fanno una ragione al quadrato.

Questo, unito al fatto che Apple sta effettivamente ragionando non su un unico sistema operativo per tutti gli apparecchi, ma su sistemi operativi separati e però sempre più integrati, potrebbe lasciare ben sperare per qualche novità interessante in tema di automazione a Wwdc.

Non c’è fretta. Ma chi ha la vista più lunga ha già cominciato a sfruttare i Comandi rapidi di iOS in modo massiccio e Snell porta esempi convincenti. Il passo successivo è logico, trova posto nelle logiche di Apple e porterebbe qualche ordine nel caos. Incrociamo le tastiere.

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La forza dell’idea
posted on 2021-03-03 10:29

La storia della nuvoletta con cui scompaiono gli elementi asportati dal Dock si è chiusa dopo vent’anni; Big Sur fa semplicemente svanire l’elemento.

Però la nuvoletta c’è stata e una storia ce l’ha, meno complicata e avvincente di altre del mondo Apple, non meno stimolante.

Racconta Tech Reflect che l’animazione, insolitamente rozza per lo standard di pulizia grafica che contraddistingueva l’interfaccia grafica Aqua del primo Mac OS X, era nient’altro che un bozzetto realizzato in forma provvisoria da un disegnatore.

Avrebbe dovuto essere ripresa, curata, uniformata allo stile Aqua. Invece piaceva così tanto ed era così tanto perfetta per lo scopo, anche se bozza, che venne lasciata nel suo stato originale.

Una bella lezione di design. Quell’abbozzo conteneva dentro tutti gli intangibili che contribuiscono al successo di un elemento di interfaccia. Era un’idea forte, abbastanza da superare la sua provvisorietà nativa.

Mi sono sforzato di pensare ad altri esempi, ma non ne ho trovato nessuno ugualmente intenso. La nuvoletta del Dock, graficamente parlando, è anche durata più di qualunque altro elemento sulla schermata tipo del sistema operativo.

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La vita segreta del software
posted on 2021-01-23 01:55

Dentro Big Sur (forse anche in precedenza, non so), nella sezione di Mission Control dentro le Preferenze di Sistema si trova una casella per richiedere il riordinamento automatico degli spazi di scrivania a seconda di come procede l’uso del computer. Uso diversi spazi di scrivania dedicati a clienti, hobby, giochi e sono abituatissimo a distribuire pagine web e documenti in questo o quello spazio. In breve ho identificato i miei spazi preferiti, che hanno assunto posizioni mnemoniche. Ho provato a spuntare la casella e Mac ha cominciato a mischiarle a capriccio. A un certo punto non capivo più niente e mi stavo quasi preoccupando, prima di rendermi conto. La peggiore preferenza di sistema di cui abbia memoria.

Sta arrivando Beeper, una app di chat che promette compatibilità praticamente con tutte le piattaforme più diffuse e anche quelle meno. Una rivisitazione di idee già viste in Adium (ancora vive!) o Trillian, in un progetto che era già noto come NovaChat, ma su scala mai vista prima. Sarebbe un toccasana, solo che richiede un certo sforzo di implementazione da parte dell’utilizzatore. L’ambizione tuttavia è notevole. Mi sono registrato per saperne di più appena possibile.

A questo proposito, ho scoperto che emacs contiene un client Internet Relay Chat (Irc): Erc. Mi hanno già fatto notare che sarebbe più veloce, a questo punto, elencare quello che non sta dentro emacs.

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