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Da telefono a webcam
posted on 2021-05-01 01:06

Un nuovo monitor più grande di quello prima, su cui stanno più cose, mi ha fatto venire voglia di usare iPhone come webcam di Mac.

Normalmente preferisco collegarmi a riunioni e occasioni online direttamente con iPhone, mentre effettuo un secondo collegamento con Mac se devono condividere schermate o comunque lavorare su dati e usare la chat della riunione. Tuttavia non è sempre necessario e, qualche volta, risulta persino controproducente: per esempio, durante le nostre sessioni di Dungeons & Dragons su Roll20 è una cosa senza senso. Tutta l’interazione avviene sulla mappa, mentre la stessa piattaforma provvede all’interconnessione audiovideo. Avere una webcam sul Mac basterebbe e avanzerebbe, se il mio Mac non fosse un Mac mini.

Così ho preso una decisione di impulso e ho scaricato EpocCam, software per iPad e iPhone che costruisce un collegamento con Mac, divenendone appunto la periferica audiovideo.

EpocCam funziona grazie allo scaricamento di un driver da installare su Mac, dopo di che l’obiettivo è raggiunto. Il driver può essere scaricato direttamente da dentro la app, via AirDrop, oppure autonomamente da web. Titubavo all’idea di installare un software del genere su Mac e sono stato rinfrancato dall’etichetta della app con i suoi valori di privacy: App Store dice che EpocCam non raccoglie dati dell’utente e allora ho proceduto a cuore leggero.

Ho installato il driver tramite AirDrop in un attimo, proprio in vista della sessione serale su Roll20. Tutto ha funzionato bene nel complesso, con un po’ di confusione mia per trovare la configurazione giusta. Per vari motivi volevo gestire l’audio dagli auricolari collegati direttamente a Mac e avere da iPhone il solo feed video. Alla fine ce l’ho fatta però e l’insieme ha funzionato.

La non-recensione si ferma qui perché ho avuto solo il tempo di installare il software e trovare la quadra prima di mettermi a giocare. Il programma offre una milionata di funzioni, tra cui persino il chromakey, che devo approfondire. In più ignoro totalmente a che punto sia la concorrenza e se l’acquisto sia stato azzeccato. EpocCam si installa gratis e si usa seppure con limitazioni; la spesa di otto euro e novantanove centesimi sblocca la situazione.

Complessivamente sono soddisfatto, ma durante la nostra sessione di gioco – circa tre ore – è accaduto che la connessione si perdesse e quindi Mac rimanesse senza feed video. EpocCam si collega via Wi-Fi oppure via cavo Usb. Ho scelto la prima opzione ed è successo che si perdesse il contatto. Riattivare la connessione con intervento manuale è un momento e ha funzionato per le poche volte che è successo. Però, per esempio, mi capita di partecipare a dirette Facebook a scopo professionale; vista questa esperienza, non credo che mi collegherò usando EpocCam via Wi-Fi.

Penso che il collegamento via cavo Usb possa restituire una situazione diversa; lo vedrò una prossima volta.

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Quello che voglio(no)
posted on 2021-04-09 00:16

I tempi eroici del jailbreaking, quando aprivano la sicurezza degli iPhone per poter caricare app non previste da App Store.

L’ho fatto anch’io: avevo ottenuto un iPhone di prima generazione, che senza jailbreak non avrebbe mai potuto funzionare fuori dagli Stati Uniti e senza un contratto con At&T.

C’era chi sosteneva che il jailbreak fosse una questione di libertà dell’utente. Perché l’ho comprato e ho il diritto di farci quello che voglio.

Ci parlerei volentieri oggi, quando sono cambiate un po’ di cose e, per esempio, Procter & Gamble partecipa in Cina a test di una tecnologia di tracciamento pubblicitario in grado di acquisire dati delle persone senza il loro consenso e in barba alle prossime nuove regole di Apple.

La mossa rientra in una iniziativa più ampia del colosso nella vendita al dettaglio di beni di consumo, che vuole prepararsi per un’epoca nella quale nuove regole e preferenza del consumatore limitano i dati a disposizione dei reparti marketing.

Un jailbreak di oggi potrebbe certo consentire l’installazione di app che scavalcano le regole di Apple per tracciare senza consenso del tracciato.

L’ho comprato e ho il diritto di fargli fare quello che vogliono. Senza neppure sapere bene che cosa facciano. Un po’ meno accattivante, come slogan.

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LG, il prezzo è giusto
posted on 2021-04-06 00:40

LG è uscita dal business dei computer da tasca insegnandoci diverse lezioni.

La prima sembra ovvia, ma palesemente va ricordata: è poco saggio investire denaro su prodotti di aziende che lavorano in perdita. LG è un colosso globale in salute, eppure la sua divisione mobile era in rosso da più di cinque anni in misura disastrosa, con fatturati da quattro-cinque miliardi di dollari e margine negativo di settecento-ottocento milioni (750 milioni nel 2020, 850 nel 2019). Una situazione che difficilmente può durare a lungo.

La seconda lezione è quella sul valore delle trovate tecnologiche fini a se stesse.

Essere disposti a provare cose nuove, anche se non funzionano, vuol dire fare esperimenti con il portafogli dei clienti paganti. LG sarebbe stata la prima a introdurre fotocamere ultrawide; ha proposto design ricurvi e flessibili, schermi rotanti, modelli arrotolabili. Mancano solo le alabarde spaziali.

Il lettore di bocca buona si stupisce, pensa innovazione! e si chiede perché queste cose non le faccia Apple. In generale, se Apple non le fa, è perché non sono ancora pronte, o non piacciono alla gente che dovrebbe comprarle. Qui si preferisce una azienda che si faccia gli esperimenti nella propria stanzetta, in senso figurato, e proponga unicamente cose che funzionano e possono davvero essere utili, dopo avere scartato le idee simpatiche ma impraticabili.

Terza lezione: secondo una narrativa molto diffusa, gli smartphone costano cifre esagerate e, in particolare, gli iPhone più di tutti. La realtà è diversa: per produrre oggetti tecnologicamente evoluti come quelli attuali in termini di miniaturizzazione, autonomia, potenza, e farlo su un percorso di miglioramento costante negli anni, molto probabilmente i prezzi che ne conseguono sono necessari. Si può obiettare magari sull’entità dei margini di profitto; la base dei costi, tuttavia, è una dura evidenza per le aziende non preparate. Nel mercato attuale fanno soldi Apple, Samsung e poi rimangono le briciole.

L’ultima lezione.

Il prodotto è un pretesto. Nel 2021 si compra un ecosistema, di cui lo hardware è semplicemente l’aggancio materiale, come già scrivevo a proposito delle stampanti. LG poteva avere gli schermi delle meraviglie, ma il suo ecosistema tende a zero. Non stupisce che i profitti seguissero la stessa traiettoria.

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L’insolita zuppa
posted on 2021-02-18 02:39

Ora non trovo link e probabilmente se li trovassi non funzionerebbero più, tuttavia ricordo distintamente diverse critiche rivolte ad Apple per la decisione di non divulgare il codice sorgente di Newton una volta chiusa la sua produzione.

La verità è che, del tutto involontariamente, Newton è stato il banco di prova per arrivare a iPhone. L’interazione tramite schermo, il riconoscimento della scrittura a mano, la miniaturizzazione e molto altro sono tutte tecnologie precise oppure di area che in prima battuta o in un tempo successivo sono tornate tutte.

Anche quando sono state poco fortunate. 512 Pixels ha ricordato il venticinquesimo anniversario di Newton Press, un sistema che riceveva documentazione da Macintosh e la trasformava in materiale fruibile su MessagePad, pronto da consultare, distribuire, stampare, inviare via fax (sì, era il 1996).

Non mi stupirei se frammenti di quel codice si fossero infiltrati negli anni dentro iBooks Author o nella funzione di macOS che permette di acquisire all’istante una scansione o una foto da un iDevice.

Una cosa che non è riemersa, non ancora, è la soup, il sistema di immagazzinamento e consultazione dati che usava Newton. Qualcosa di nettamente diverso dalle abitudini del tempo e che ha trovato pochi riscontri altrove.

Non ho la preparazione tecnica per valutare le sue caratteristiche, ma so bene che la risposta di Newton a livello di sistema, quando chiedevi un dato, era sempre pronta e molto funzionale. So che le soup si comportavano molto bene se una memoria di massa veniva rimossa dal sistema e che potevano miscelarsi quando un certo insieme di dati era suddiviso tra memorie di massa diverse, niente di più.

Unix ha certamente una portata e una stabilità che le soup non hanno mai avuto; però il concetto di un filesystem diverso dall’ordinario starebbe bene su un iPhone, o un watch, o domani qualcos’altro, chissà. Su Newton si erano viste cose interessanti, per esempio il motore di ricerca Hemlock, che salvava i propri dati di interesse in due soup distinte.

Quando parliamo di innovazione dobbiamo ricordare anche quello che non ha funzionato, o funzionava ma non ha trovato applicazione, o ha trovato applicazione ma non interesse. Quello che trasforma le nostre vite è una frazione di quello che nasce nei laboratori di ricerca.

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Intuitivo sarà lei
posted on 2021-02-04 01:51

È scioccante contare le persone che osservano un’interfaccia al lavoro con la competenza in design del pompiere, l’esperienza del surfista e la consapevolezza del bibliotecario, e decretano se e quanto sia intuitiva.

(Mestieri bellissimi, importanti, massimo rispetto, però il design c’entra fino a un certo punto e specialmente quello delle interfacce).

Più o meno il livello del giudizio sta attorno a io (non) ho capito subito e quindi.

Uno dei grandi designer italiani, Bruno Munari, ha lasciato testimonianze straordinarie del suo lavoro con i bambini.

Guarda caso, i bambini sono tra i più grandi collaudatori al mondo di interfacce. Perché le valutano senza pregiudizi. Qui si vede che il problema del pompiere o del surfista non sta nella competenza zero, in effetti, quanto nei pregiudizi. Un designer, quanto meno, li ha ma sulla questione ci lavora davvero. Mentre noi non ci lanciamo nella spiegazione di come avremmo saputo spegnere il rogo di Notre-Dame senza neanche conoscere i retroscena oppure cavalcare un’onda alta come un condominio a Mavericks, a meno di non voler fare la figura dei nullasenzienti su Facebook.

Gli altri grandi collaudatori di interfacce? Gli anziani. Perché sono fragili e faticano a cavarsela guardando al contesto.

In questi giorni ho appreso dall’esperienza con gli anziani come sia complicato progettare un’interfaccia realmente intuitiva.

Anche l’ignoranza (nel senso buono, la non-conoscenza) può fare molto. Molti anni fa, quando si andava a trovare gli amici con la borsa di Macintosh Plus a tracolla, vidi un amico e coetaneo, Paolo, alle prese con un programma di introduzione ad Apple II. (Devo averlo già raccontato, ma tanto devo ancora portare i vecchi post nella nuova struttura).

Paolo non aveva mai approcciato un computer. Si sedette, Valerio inserì il floppy in Apple II, digitò PR#6 e premette Invio. Paolo osservò ogni cosa.

Il programma partì e spiegò la prima cosa da capire: Apple II si governava attraverso la tastiera e, per fare eseguire un comando, occorreva premere il tasto Invio. Quello che Paolo aveva visto premere un minuto prima, allo stesso scopo.

Sullo schermo comparve una rappresentazione fedele della tastiera. Il tasto Invio lampeggiava. Sotto il disegno, la scritta premi Invio per continuare.

Ai miei occhi, dopo mesi di Sinclair Spectrum, Sinclair Ql, Olivetti M10, Z80 di Cambridge Computing, quella schermava gridava premi il tasto Invio, era la cosa più ovvia ed evidente del mondo.

Paolo guardava lo schermo divertito e sconcertato. E adesso? Ai suoi occhi, con esperienza di computing pari a zero, quella schermata gridava sono un disegno che lampeggia. Non aveva alcun collegamento mentale precostruito tra tastiera virtuale e tastiera fisica. Non aveva neanche l’idea di dover necessariamente fare qualcosa. Per quello che ne sapeva, quella era una animazione che probabilmente sarebbe andata avanti da sola, o forse no.

Era un’interfaccia intuitiva?

Veniamo all’oggi. Anziano (lucido, intelligente, istruito, consapevole) alle prese con iPhone. La prima volta nella vita alle prese con un cellulare diverso da quelli degli anni novanta.

Gli si spiega, lo si assiste. A un certo punto l’interfaccia mostra un messaggio. Che cosa faccio?, chiede l’anziano. Leggi con calma il messaggio e comprendilo.

In fondo al messaggio, un tasto OK azzurro fa contrasto corretto con il messaggio. Comunica di non fare parte del messaggio; ai nostri occhi esperiti, grida sono da toccare per confermare l’eliminazione del messaggio dallo schermo.

Agli occhi dell’anziano, è un’altra scritta. Chiede e adesso?. Devi toccare l’area colorata.

Niente, ai suoi occhi, mostra che quello sia un pulsante e che vada toccato. Venticinque anni dopo, la verità è che l’interfaccia più evoluta a nostra disposizione non è ancora in grado di parlare a una persona priva di una esperienza pregressa.

L’errore? Presupporre la conoscenza del meccanismo di feedback dell’interfaccia. L’interfaccia ti comunica, tu confermi di avere ricevuto. Naturale? Per niente. La verità è che su un iPhone si ragiona ancora come se fosse necessario dare conferma al computer di avere letto un messaggio. Come se stessimo usando il Terminale. l’OK di oggi come l’Invio degli anni ottanta.

È un’interfaccia intuitiva?

Una interfaccia veramente intuitiva non sarebbe così criticamente modale. Mostrerebbe il messaggio, senza alcuna richiesta implicita di feedback. Lo toglierebbe da sola se l’interazione con l’umano dimostrasse che il messaggio è stato recepito. In caso contrario, dopo un tempo di attesa accuratamente calibrato, cambierebbe messaggio per spiegare meglio che cosa fare, o per chiedere vuoi che lo faccia io al posto tuo e ti insegni a rifarlo?. Per dire.

John Gruber su Daring Fireball è lecitamente entusiasta dell’interfaccia usata da Apple per passare la riproduzione di un brano da iPhone a HomePod Mini e viceversa. Avvicini un apparecchio all’altro. Fatto. C’è feedback visivo, c’è feedback tattile, è una cosa fatta benissimo. Apple al suo meglio.

Forse sufficiente persino per un anziano. Avvicina il telefono alla palla è comprensibile da chiunque e soprattutto viene imparato istantaneamente. Non servono competenze particolari per riprodurre lo stesso gesto.

È abbastanza? È intuitivo? Attenzione a rispondere così, tanto per fare conversazione. Potresti trovarti a valutare il tuo punto di vista nella pratica, davanti a un collaudatore spietato.

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