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Il cappello sulle ventitré
posted on 2021-09-21 00:23

Aspetto come di consueto che siano iPad e iPhone a dirmi di aggiornare a iPadOS 15 e iOS 15, usciti all’improvviso ieri.

All’improvviso significa però che devo sospendere l’agenda notturna prevista, per affrontare la recensione epocale creata come è abitudine di questi anni da Federico Viticci di MacStories. Sulla Terra non esiste un documento altrettanto tempestivo, approfondito e basato sull’esperienza pratica, che permetta di formulare un giudizio veramente informato sulla nuova versione dei due sistemi operativi.

Per ora ho solo dato una sfogliata, ma ho trovato una frase promettente:

iPadOS continua a sembrare sull’orlo del precipizio di qualcosa di più grande.

(Tradotto; Federico scrive in inglese).

Posso anticipare che la raccomandazione è adottare, per meriti acquisiti, i nuovi sistemi, consapevoli che le migliorie di quest’anno hanno un raggio di azione e di impatto, ancorché importante, meno decisivo rispetto ad altre versioni precedenti. Si sente ancora in particolare su iPad uno sbilanciamento tra hardware eccezionale, basato su M1, pronto a consentire grandi cose e software che, seppure ottimo, ancora non è riuscito a staccarsi completamente dalla sua radice di iPhone più grosso per abbracciare completamente la realtà di tutto quanto è possibile fare sullo schermo di iPad tra penna, tastiera, touch, vocazione di tavoletta ma funzioni da computer, però non ancora mature eccetera.

In definitiva, lettura ampiamente consigliata, alla prima esplorazione superficiale. Sono ventitré paginate; roba impegnativa ma di assoluta attendibilità e autorevolezza. Federico si conferma uno dei massimi guru di iPad e quando si cimenta in questo sforzo, davvero va fatto tanto di cappello e va colta l’occasione.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Chi siamo, dove andiamo
posted on 2021-09-15 00:13

Sembra ieri e invece era il 2007 quando Steve Jobs annunciò il cambio della ragione sociale, da Apple Computer a Apple.

La cosa fece gran rumore. Avrebbe potuto farne molto di più, se non fosse stato che Jobs si esibì in uno dei suoi più formidabili campi di distorsione della realtà:

Mac, iPod, TV e iPhone. Solo uno di questi è un computer. Quindi cambiamo il nome.

Se avesse detto la verità, avrebbe suscitato un clamore superiore, ma forse Apple ne avrebbe risentito in modo anche ragguardevole. Perché erano tutti computer.

Jobs non poteva ammetterlo, perché tantissimi non avrebbero mai comprato un computer da tasca al posto di un telefono, mentre invece si sarebbero messi in fila per un telefono dotato di nuove possibilità.

E sapeva benissimo che ammetterlo sarebbe stato inutile, per un motivo: tempo qualche anno, a nessuno sarebbe più interessato alcunché di che cosa fossero quegli aggeggi in vendita con la mela sopra.

Eccoci al 2021. Apple distribuisce un aggiornamento di sicurezza straordinario, per chiudere la porta a un attacco piuttosto grave a cui è vulnerabile l’intera linea di prodotti (visto, che sono computer?).

Quando si parlava di computer, in un caso come questo fioccavano gli articoli divulgativi, le interviste, i disassemblaggi del malware da spiegare all’uomo della strada, cronistorie sulla sicurezza informatica, polemiche.

Oggi è rumore di fondo. Chi ci tiene aggiorna al volo, chi non ne sa aggiornerà quando glielo diranno i device, non succederà niente di drammatico.

Intanto Apple manda in onda uno show in diretta planetaria dedicato ai nuovi annunci di prodotto.

Invece di un amministratore delegato su un palco, abbiamo un maestro di cerimonia che dipana un filo rosso tra musicisti, illustratori, medici di pronto soccorso, rider, studenti, sportivi, uomini e donne della strada, cantanti, arrampicatori, ginecologi, trainer, videomaker, attori, allenatori, surfisti, impiegati e chissà quanti ne dimentico. L’umanità rappresentata mentre viene liberata di volta in volta grazie ad watch, iPhone, iPad (classico e mini), naturalmente iPhone 13 normale e Pro, tv+.

La tecnologia c’è e di eccellenza, ma sta immersa tra una serie TV e un trekking sulle colline, meditazioni in palestra e montaggi video, scogliere e quartieri urbani, maggioranze e minoranze, un caleidoscopio creato con dispendio immenso di mezzi e capacità.

Ci siamo arrivati. A nessuno interessa più la tecnologia in quanto tale, perché Jobs ha vinto, anzi, stravinto e il computer, da oggetto con cui interfacciarsi, è diventato oggetto della nostra vita, pervasivo come i rubinetti dell’acqua o le sedie o i pigiami.

L’amplificatore di intelligenza originale oggi svolge la stessa funzione per la salute, la forma fisica, la preparazione scolastica, le imcombenze d’ufficio, gli hobby e le aspirazioni, i rapporti umani e quelli da stampare per il capo, senza vincoli di distanza, difficoltà, peculiarità.

Il conglomerato Apple è un’impresa nell’impresa, impegnato nella sfida di trasformare in valore qualunque aspetto della vita quotidiana. La metafora della scrivania si è espansa all’universo conosciuto, almeno quello abitato.

Il computer, anche se nessuno più lo riconosce, è diventato l’ausilio prezioso che avrebbe già voluto essere dagli anni ottanta, che ci aiuta a definire chi siamo, che cosa vogliamo, dove andiamo, e anche a tradurre tutto questo in realtà.

La questione su quanto duri la batteria di watch o se iPad mini sia meglio con USB-C o Lightning, che una volta avrebbe appassionato intere mailing list, è risolta dall’esistenza stessa dell’oggetto, che si autolegittima.

Fu detto cambiare il mondo una persona alla volta. È questo. Psichedelico, rutilante, sopra le righe, sempre al limite della spacconata o del kitsch, sempre evitati con un cambio di scena che trasforma ogni sequenza in una celebrazione olistica con reminiscenze hippy della vita, delle persone, del talento di ciascuno.

Celebrazione interessata, non c’è dubbio, non per questo meno vera. Apple manda in scena il più grande spettacolo del mondo, dedicato allo spettacolo del mondo.

Chi siamo e dove andiamo dipende da noi, ma anche da tutti noi, e anche da loro, i cui droni hanno tributato un omaggio vitale e quasi selvaggio alla California, dove non è cominciato tutto, ma si è girato un angolo che ha cambiato la storia dell’umanità.

Non sappiamo di preciso quando arrivano gli watch Serie 7, ma viene voglia di svegliarsi domani e mettersi in gioco su qualcosa di immensamente sfidante, armati di tecnologia sottile, leggera, fidata, a volte imprevedibile e incostante, sempre in sviluppo, come vorremmo potesse sempre essere l’oggi.

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Un curricolo per l’estate
posted on 2021-08-08 23:25

Nelle prossime due settimane credo che darò spazio a un’urgenza personale. Settembre è infatti vicino. Settembre 2022.

Da qui a un anno la figlia più grande inizierà il triennio che completa il primo ciclo di scuola primaria. E, se nessuno fa qualcosa, comincerà ad affrontare l’informatica a scuola; le insegneranno… a usare Office.

Devo fare qualcosa anche a costo di buttare via del tempo e voglio abbozzare un curricolo di studi tecnologici alternativo, che si basi sugli standard e sugli skill prima che sulle applicazioni, sia trasversalmente applicabile a tutte le materie e che insegni ai ragazzi qualcosa di interessante, utile e accessibile per la loro età.

L’obiettivo è passare agli insegnanti una proposta che, se fossimo in un mondo ideale, avrebbero un anno di tempo per valutare ed eventualmente recepire, anche solo in minima parte.

Il mondo ideale non è questo è la fine più probabile di uno sforzo come questo sarà il dimenticatoio. Devo essere però capace di cogliere la ricompensa insita nel viaggio (the journey is the reward) ed essere consapevole che a mia figlia daranno in pasto Office ma io potrei comunque uscirne con tante idee più chiare e tante risorse più visibili.

Si intende che qualsiasi feedback, in qualunque forma, sarà oltremodo gradito. Se invece il progetto finisse nel nulla, magari tra due giorni ci si troverà a parlare di Runescape ora che è vivo su iPad, chi lo sa. Ho sempre preferito la serendipità alla programmazione ossessiva.

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Non dissaldarti
posted on 2021-08-06 01:51

Il cavo Pantone 3 in 1 è proprio una bella idea.

Da una parte è USB 2/3. Dall’altra è nativamente MicroUSB e così carica un sacco di aggeggi come dischi, luci da lettura, ventilatori da scrivania, accessori a non finire.

Sul connettore MicroUSB si può attaccare un convertitore che lo trasforma in Lightning. Così si caricano innumerevoli iPhone, per esempio. Il convertitore è attaccato al cavo principale tramite un filo di plastica, così è sempre a disposizione. Quando esco e devo portarmi un cavo da ricarica, questa è davvero una buona soluzione.

Anzi, ottima soluzione. Un altro filo di plastica tiene infatti attaccato al cavo principale un convertitore USB-C. Perfetto per il mio iPad Pro, per dire.

A inizio giugno, prima di partire per il mare, ho reperito un cavo Pantone 3 in 1 grazie a una raccolta punti di un ipermercato. Neanche sapevo che i cavi Pantone esistessero. L’ho usato tutti i giorni sulla scrivania, perfetto per caricare a fasi alterne iPhone e iPad Pro.

Ieri era il 5 agosto, poco meno di due mesi di utilizzo. Il filo del convertitore Lightning si è rotto da solo. Nessun trauma, nessun maltrattamento, nessun utilizzo borderline. Si è rotto e basta.

Sipario.

Musica, maestro.

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It’s how it works
posted on 2021-07-30 00:30

Ho il piacere di ospitare nuovamente, dopo diverso tempo, Stefano:

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Per ragioni di lavoro ho dovuto abbandonare il mio vecchio iPad Pro da 12”9 di terza generazione per passare al nuovo modello carrozzato con M1. Il vecchio terminale aveva poco disco oramai.

In quell’occasione ho deciso il salto verso la tastiera retroilluminata (prima avevo la tastiera stile folder) che avevo trascurato durante la sua presentazione principalmente per l’aumento di peso, concentrandomi sulla portabilità della vecchia soluzione e non dando troppa importanza al “mouse” per iPad.

E come sempre accade Apple mi ha smentito.

Spesso mi capita di utilizzare anche il MacBook Air di mia moglie e il mio disagio (permettimi il termine) è forte passando da iPadOS a macOS: non trovo le gesture a video, mi ritrovo a mettere le ditate sullo schermo sperando che accada qualcosa eccetera. Davvero mi sembra un salto nel passato quando devo utilizzare il MacBook.

Da quando sto giocando con l’interfaccia di iPadOS e il suo mouse sembra che Apple abbia trovato l’uovo di Colombo: un mix di classiche gesture con le dita, molto immediate, con la praticità del puntamento del mouse.

L’utilizzo di iPad è diventato più veloce ovunque lo appoggi, vista la rigidezza della tastiera. E quello che prima pensavi fosse un limite (il peso) all’improvviso svanisce.

In più unisci la potenza sotto il cofano dell’M1: un prodotto devastante, non economico, ma con una durata di utilizzo spalmata almeno sui cinque anni a dir poco.

E con la Apple Pencil di seconda generazione hai un kit all’avanguardia di puntamento e lavoro ineguagliabile.

§§§

Design is how it works.

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Buoni auspici
posted on 2021-07-12 01:53

Da anni, con due figlie piccole, non sono padrone dei miei schermi. Ma le figlie crescono e oggi ho fatto una vera indigestione, con due set della finale del tennis e quasi tutta la finale del calcio (di cui sono anche riuscito a confondere la data, per via del caldo, suppongo).

Dopo il primo set, non avrei messo due centesimi su un esito della prima finale diverso da quello effettivo e purtroppo avevo ragione.

Sul calcio ero del tutto privo di competenze. Ma a un certo punto dei supplementari ho dovuto spostarmi su iPad. Ho lanciato RaiPlay, per giunta via Safari, neanche la app, e dopo due false partenze ha funzionato.

Un’aurora boreale tricolore sarebbe sarebbe stata meno convincente, come buon auspicio.

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Uniti dal silicio
posted on 2021-07-02 00:29

La pubblicazione del blog riprenderà, con gli arretrati del caso, martedì 6 luglio.

È stato confortante leggere John Voorhees su MacStories che dà conto delle prime notizie interessanti sulla beta pubblica di Monterey. Meno rispetto alla mia tentazione di provare le beta stesse e più per il quadro di insieme.

Le prime impressioni di Voorhees si intitolano infatti l’inizio di una nuova era e fanno cenno a una sorta di trilogia dei sistemi, iniziata con Catalina e proseguita con Big Sur, che segnano la transizione di macOS verso una situazione nuova, in cui la maturazione di tutte le linee di prodotto porta verso la comparsa di migliorie significative in modo trasversale tra Mac, iPad e iPhone; al tempo stesso, è arrivato il momento in cui le migliorie stesse possono impattare in modo interessante anche sulle altre piattaforme, come succede per esempio per SharePlay o per i Comandi rapidi che, su Mac, riconoscono anche AppleScript e Automator, inverando le previsioni più ottimistiche di chi sperava in novità positiva sul fronte dell’automazione.

In più i problemi della beta pubblica sembrano marginali e comunque minori in confronto a quanto si era visto con Big Sur e Catalina, il che depone ulteriormente a favore della voglia di provare.

Certo che però, leggi di come i sistemi Apple si stanno preparando alla nuova epoca di Apple Silicon, di come collaborano insieme, di come le funzioni crescono e si compenetrano da una piattaforma all’altra… se vuoi provare una beta, non ha tanto senso, a meno che le provi tutte insieme. Il che facilita una certa ansia sottintesa.

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L’ora alfa per le beta
posted on 2021-07-01 01:50

Breve sondaggio: qualcuno ha intenzione di installare le beta pubbliche dei nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad, Mac, watch…?

Apple mi ha colto un po’ di sorpresa perché sono ancora a lavorare in località amene con qualche vincolo al download di ingenti masse di dati. Ma appena torno sotto l’ombrello di una connessione stabile, la tentazione è forte.

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La notizia incredibile
posted on 2021-06-21 00:36

Ho passato due settimane a cercare il mio iPad.

Perché incredibile? Beh, io non avrei resistito due ore.

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Realtà distanziata
posted on 2021-06-18 13:53

Ogni tanto fa bene alzare lo sguardo e puntare verso l’orizzonte. Articoli come Apple sta già costruendo un futuro di realtà aumentata, su The Motley Fool, fanno vagare la mente sul lungo periodo, che è una cosa buona.

In questi ultimi trimestri è diventato chiaro come Apple stia costruendo davanti ai nostri occhi le fondamenta della propria strategia di realtà aumentata. I Lidar presenti negli iPhone e iPad di oggi aumentano la precisione e la fedeltà della realtà aumentata sugli apparecchi e Apple sta già creando un ecosistema di app e strumenti per gli sviluppatori.

A leggerne così sembra una cosa grossa, molto grossa, che impatterà significativamente. Sono molto scettico sulla seconda parte e non credo che ci sarà tutto questo impatto. Concordo maggiormente sul fatto che sia una cosa grossa, solamente non destinata a spostare equilibri.

Devo tuttavia stare all’erta: se Asymco è d’accordo su una proiezione a lunga scadenza, quella proiezione merita doppia considerazione. E Asymco ha detto Yup.

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Perculare e percolare
posted on 2021-06-03 12:44

Dell’opportunità di portare i Comandi rapidi su Mac hanno già detto in diversi e poco cambia che Jason Snell lo abbia ribadito nella sua raccolta di cose che vorrebbe vedere presentate a questa Wwdc.

Da ribadire c’è pure la gran differenza tra quanti perculano sulla storia dell’unificazione del sistema operativo e le tecnologie software che percolano da un sistema all’altro e portano a un ecosistema omogeneo senza sacrificare l’adattamento ottimale di ciascun sistema operativo a ciascuna macchina. La lista si allunga, Catalyst migliora e il progetto complessivo ha un buon aspetto. Avanti con la percolazione.

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Notizie che (non) contano
posted on 2021-05-22 01:41

Apprendo da MacRumors che iPad di seconda generazione è stato infine dichiarato obsoleto da Apple in tutto il mondo.

Per Apple sono obsoleti gli apparecchi la cui produzione è terminata da sette anni, solo che ci sono nazioni con leggi che la costringono ad allungare i tempi.

Ora, tuttavia, i tempi in questione sono scaduti veramente ovunque.

iPad 2 è stato presentato a marzo 2011 e, in quanto obsoleto, Apple non fornirà più alcun tipo di assistenza hardware.

Ho un iPad di prima generazione a casa, che usano generalmente le figlie per giocare; ma mi è capitato occasionalmente di appoggiarmici brevemente per situazioni particolari. iCloud non è più accessibile, su App Store è difficile trovare ancora giochi che possano esservi installati; certamente non è più una macchina moderna.

Tuttavia continua a ben figurare nella rete di casa; si collega al Wi-Fi senza problemi, tramite Dropbox o al limite perfino la email dispongo di una limitata ma sicura capacità di interscambio con gli altri apparecchi, i software che potrebbero essere utili di sicuro non ricevono aggiornamenti da tempo ma perbacco, funzionano.

Undici anni dopo – mi arrivò a maggio 2010 – è un iPad che non potrei mai usare regolarmente per lavoro e però funziona benissimo per missioni occasionali. La scocca ha preso un paio di botte sopravvivendo degnamente e interamente; la batteria è ineccepibile. Lo schermo è intatto e il touch funziona a perfezione. Non ha mai ricevuto cure particolari o attenzioni specifiche. Continua a dire la sua.

Obsoleto fa notizia, funzionante no. Funzionante conta, obsoleto no. Se domani il mio iPad vecchio di undici anni non si accendesse più, dire pazienza, ho riavuto in valore non so quante volte quello che ho speso in soldi. Lo porterei dal cinese di turno, se il prezzo è buono, perché provare costa poco. Con il cuore leggero e il cervello soddisfatto di un investimento molto più che azzeccato.

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Propaganda script
posted on 2021-05-15 01:43

Dr. Drang è tornato a bloggare da Mac dopo tre anni di iPad. Si era messo su iPad perché, tra altre ragioni,

Cercavo di imparare i modi migliori di usare un iPad e forzarmi a usarlo per bloggare sembrava un buon metodo di apprendimento.

Sistema sicuramente diverso da su Mac faccio così ma su iPad devo farlo diverso quindi non va bene.

Avrà ottenuto qualcosa? Dopotutto perdura il mito di iPad come macchina da consumo più che da produzione di informazioni. Certo, tre anni di blogging qualcosa devono averlo insegnato, altrimenti uno come lui avrebbe smesso molto prima. Vuole dire che qualcosa da imparare c’era.

Per riprendere su Mac, Drang ha ripreso BBEdit, naturalmente con la sua cifra:

Quando bloggavo regolarmente con BBEdit, avevo realizzato diversi script per facilitarmi il compito. Nelle due ultime settimane ho riportato in vita quegli script…

Tre anni su iPad hanno comunque lasciato traccia:

…e ho effettuato aggiunte, rubando numerose idee che ho usato in Drafts e Comandi rapidi.

Scripting che si propaga da iPad a Mac. Niente male, per un apparecchio che neanche dovrebbe potersi chiamare computer, per alcuni.

Ciliegina sulla torta:

Ora mi ritrovo un package Blogging nuovo e migliore per BBEdit su Mac, che unisce script creati in bash, Python, Perl e AppleScript.

Che poi, costruire un package per BBEdit è una attività a sé di sviluppo.

Drang non ha reso disponibili i suoi script. Però li ha elencati. Cimentarsi nel realizzarne qualcuno da soli sarebbe un’eccellente modalità di autoapprendimento.

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Suggerimenti per la riapertura
posted on 2021-04-14 00:09

Apple ha dedicato recentemente una pagina a una delle sue Distinguished School, la scuola primaria cattolica di Santa Teresa a Sydney, che utilizza massicciamente iPad per attuare i progetti di studio della serie Everyone Can Create.

Chiaro che il vino dell’oste sia per forza il migliore e che non valga la pena di cercare spunti intriganti o cronaca imparziale in un redazionale che è di autopromozione. Nondimeno, qualche frase qua e là meriterebbe un pizzico di attenzione sopra la media.

Con una comunità di studenti di cinquanta culture diverse, dei quali cui tre quarti parlano inglese come seconda lingua, St. Therese è ricorsa a iPad per aiutarli a sbocciare contro ogni previsione.

Da noi si ama molto raccontare che l’insegnamento digitale acuisca le disuguaglianze e il disagio sociale.

Quando ogni scuola della nazione ha dovuto improvvisamente passare all’apprendimento remoto, lo sforzo che avevamo compiuto per incorporare iPad e il curriculum Everyone Can Create in ogni aspetto dell’insegnamento ha voluto dire che ci trovavamo con una base solida, dalla quale i nostri studenti potevano continuare a imparare senza interruzione.

A proposito del digitale considerato uscita di emergenza se proprio non se ne può fare a meno e altrimenti relegato in laboratori o considerato una materia, invece che una base.

Durante il lockdown, gli studenti hanno usato la app Seesaw per creare raccolte di lavori digitali e condividerle con i docenti. Si sono rivelate così gradite a studenti, docenti e famiglie che ora sono diventate una pratica abituale.

Il digitale può benissimo integrarsi con l’insegnamento classico e nessuno ha mai detto che lo debba sostituire. A parte i manifestanti che vogliono una scuola buona per il Novecento, nel 2021.

E ora tre capoversi impegnativi. Nell’originale il titolo del paragrafo è Agents of Equity. Il punto non è che iPad sia più bello degli altri, ma che il digitale possa essere usato con successo per ridurre i divari.

Durante il lockdown abbiamo potuto osservare studenti che non avevano spiccato il volo durante i giorni di scuola tradizionale, sperimentare un livello elevato di successo. Offrire grande flessibilità sui tempi di apprendimento è stato un sistema così efficace di eliminare i divari, particolarmente per gli studenti che avevano fatto fatica a ingranare dall’inizio, che gli insegnanti continueranno a registrare lezioni usando iMovie e ad approfondire l’insegnamento mediante attività virtuali su iPad inserite nelle proprie lezioni.

“Questa iniziativa di apprendimento misto è un buon esempio di come usiamo la tecnologia per sfidare norme datate come il modello della classe-fabbrica, dove i docenti parlano a file di ragazzi dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio all’interno di un edificio” dice la preside.

“Ogni bambino è diverso, quindi perché ogni lezione dovrebbe essere uguale per tutti?” afferma. “iPad ci permette di personalizzare dove e quanto avviene l’apprendimento, mescolando lezioni virtuali e in presenza che danno modo a ciascuno studente di decidere il modo migliore per dimostrare i propri progressi”.

Non è un racconto di fantascienza, ma quanto succede in una scuola vera, lontana dalla solita America, in un ambito che, seppure privato, è low-fee. St. Therese è una scuola per famiglie normali.

Certamente il lavoro di inserimento di iPad nell’insegnamento è andato avanti per quattro anni. In Australia sono lenti, non come da noi dove gira la circolare del ministro e il giorno dopo sono tutti pronti per le lezioni remote.

Ecco. In questi giorni di dibattito sulla questione delle riaperture, un modesto contributo per evidenziare che, qualunque cosa succeda alle aule, nella scuola ci sono troppe teste che continuano a restare chiuse. Il lockdown non c’entra.

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Il significato di uguaglianza
posted on 2021-04-10 02:12

Sono ventisettemila macchine nuove più dodicimila rinfrescate, secondo la municipalità di Edimburgo, che verranno consegnate da qui a fine 2022 a studenti tra i dieci e i diciotto anni e docenti, nell’ambito del programma Edinburgh Learns for Life.

Siccome le macchine senza una struttura serie di rete, nel 2021, sono uno spreco, assieme alla distribuzione degli iPad avverrà un potenziamento della connettività nelle scuole, in primo luogo wireless.

Analogamente, per i docenti verranno organizzati corsi di aggiornamento professionale, dato che un iPad è una macchina splendida per insegnare, per chi la padroneggia.

Mentre in Italia i somari riempiono le piazze contro le lezioni in digitale in quanto aumentano le disuguaglianze, in Scozia le disuguaglianze le eliminano.

Quando si deve stare tutti fermi perché qualcuno fa più fatica degli altri a muoversi, non è uguaglianza, ma truffa sulla pelle dei ragazzi e delle famiglie.

Uguaglianza è quando tutti vengono messi in grado di progredire insieme.

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Il blocco dello scrittore
posted on 2021-03-05 03:16

Raramente mi trovo in sintonia con un articolo quanto invece lo sono con questa veloce rassegna di Jason Snell sugli editor di testo per iPad.

C’è dentro tutto e nello spazio giusto: su iPad abbiamo buoni programmi, ma ancora nessuno che sia degno di diventare veramente quello di elezione, capace di farsi preferire a un BBEdit ma anche “solo” a un MarsEdit su Mac.

Se fanno bene Markdown, errano sul lato della sincronizzazione; se hanno uno splendido sistema di macro, sono deficitari nel supporto delle scorciatoie sulla tastiera fisica; se costano il giusto hanno ancora qualche bug di troppo; se hanno una colorazione ottimale della sintassi hanno una versione Mac deludente e così via.

C’è un bel blocco di pretendenti al titolo di strumento di preferenza per scrivere su iPad, solo che nessuno ancora si stacca decisivamente da tutti gli altri.

Non c’è dubbio che undici anni fa di editor di testo per iPad neanche si parlava; la piattaforma è giovane e deve abbondantemente evolvere. Dobbiamo avere pazienza duplice, quella di provare le novità che escono e quella di sopportare le lacune del programma che abbiamo scelto sul momento.

Nel mio piccolo, sono passato per lo più a Drafts per scrivere in Markdown e però, quando devo scrivere in Html, la personalizzazione fatta su Editorial è tuttora imbattibile. Per cui alterno da un programma all’altro, secondo necessità.

Magari, in una logica di app specializzate, è giusto così e l’idea dell’applicazione monolitica a cui affidarsi per tutto (vedi BBEdit) è superata. Magari, anche no.

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E io ci lavoro pure
posted on 2021-02-06 01:50

Come pensiero della notte, questa considerazione di Matt Birchler:

Il mio lavoro quotidiano è un misto tra designer e product owner e non sarei in grado di svolgerlo da un iPad. […] Inoltre mi occupo di un canale YouTube e, mentre posso fare sul mio iPad la maggior parte del lavoro necessario, mi ritrovo a gravitare verso il mio vecchio Mac mini. Potrei svolgere il lavoro da iPad, eppure scelgo di farlo su un Mac molto più lento.

Tutto questo sembra condannare iPad, ma ecco che cosa succede: fuori da questi due ambiti, mi godo molto più iPad di Mac. Praticamente ogni altra cosa che faccio, che ammetto essere attività di tipo più leggero, accade su iPad. Scrivere questo post, leggere le notizie, sbrigare la posta, scrivere da freelance, modificare le foto in Lightroom, registrare e modificare audio, creare la mia newsletter, gestire le attività relative ai miei progetti YouTube, guardare video YouTube, parlare con gli amici, organizzare l’agenda e perfino rifinire il mio codice per questo sito: tutto avviene su iPad.

Ammetto che la mia suddivisione dei compiti sia più equilibrata: grosso modo sto metà del tempo su Mac e metà su iPad. L’essenza della constatazione di Birchler, tuttavia, si applica anche al mio fare. Su Mac avvengono le attività più impegnative, sicuramente, ma lo svolgere le attività più leggere è più piacevole su iPad.

E il lavoro che non posso tecnicamente svolgere su iPad, a differenza sua, sarà forse il cinque percento del totale.

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L’antenato illustre
posted on 2021-02-05 01:24

I Mac M1 hanno già fatto il botto e ne faranno presto altri. È utile ricordare che la tecnologia sottostante è la stessa del 1993, quando uscì Newton MessagePad.

Su Twitter è apparso un bel racconto di un entusiasta che affrontò un viaggio della speranza pur di avere una delle primissime unità in vendita. C’era affollamento, ma sicuramente non le code che poi abbiamo visto con iPhone.

L’esperienza di Newton è stata incredibile e una delle mie migliori decisioni rimane la vendita del PowerBook Duo per usare come portatile un MessagePad 2100 appena uscito di produzione. Durò molti anni, l’ho in casa, si accende e la batteria ancora regge.

Su Apple si è scritto tutto? No, mancherebbe una storia seria e documentata dei reimpieghi della tecnologia. Il riconoscimento della scrittura a mano che sta arrivando sugli iPad è pronipote del riconoscimento usato su Newton. I processori sono Arm oggi come erano Arm ieri.

Probabilmente l’entusiasmo di quegli anni fu diverso. Oggi entusiasmarsi richiede più ragionamento, più saldezza mentale, nel momento in cui tutti parlano di tutto e la realtà viene masticata infinite volte al secondo da miliardi di persone annoiate e quasi sempre fuori luogo.

Però esiste, è solo più difficile che traspaia. Provare un M1 in un Apple Store può dare brividi analoghi a quelli di spacchettare un MessagePad 2100 e scoprire un sistema operativo diverso da tutti gli altri.

La tecnologia dentro quell’oggetto troppo avanti per i suoi tempi anima oggi una comunità quattro ordini di grandezza superiore. Ventisette anni fa. Complimenti, antenato MessagePad.

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Shopping selvaggio
posted on 2021-01-17 01:22

Oggi ben due acquisti: un hard disk Toshiba portatile da due terabyte da usare come Time Machine per Mac mini e un bundle di giochi Toca Boca per il sollazzo della primogenita su iPad.

Da molto tempo non acquistavo dischi rigidi, grazie a babbo Natale; questo è il primo sopra il terabyte, costato una sessantina di euro su Amazon, scelto senza particolari criteri tra una gamma assai numerosa.

Collegato, formattato Mac, in opera. Niente da segnalare, cosa che per un hard disk destinato al backup è un grande complimento. Nota di merito, l’assenza di inutilware dentro il disco: mai sopportate le utility incorporate, che servono a niente e chiedono solo di essere cancellate alla svelta. Un hard disk degno di questo nome si può amministrare con le utility di sistema, senza bisogno di altro.

Il bundle Toca Boca si compone di otto app a diciotto euro; due le avevo già ma il prezzo valeva comunque la pena. Spendere qualche soldo in buone app per una seienne è rinfrancante; sono sempre alla ricerca di buone app giocose gratuite e disposto ad accettare una presenza pubblicitaria decorosa oppure la presenza di acquisti in-app (la seienne in questione, a prescindere dalla protezione offerta da Face ID contro gli acquisti indebiti, sa di non dover spendere soldi veri e lo mette perfettamente in pratica) e ultimamente rimango spesso deluso.

È diventato esageratamente facile trovare su App Store app-clone fatte in serie, ripetitive in modo disturbante nel gameplay, che si pubblicizzano a vicenda in modo ossessivo, con trailer continui che prendono più tempo del gioco vero e proprio. È una deriva simile a quella dei video su YouTube dove si aprono uova con sorpresa o si colorano disegni e spero che sfiorisca prima possibile. Scegliere software gratuito comporta ovviamente un tasso molto elevato di cancellazione di app non adatte o non all’altezza delle aspettative, ma queste non sono più app fatte in economia, bensì puri vettori di pubblicità fini a se stessi, senza la minima attenzione verso il pubblico.

Stiamo parlando del miglior store di app al mondo e mi vengono i brividi pensando a che cosa possa essere in corso su Play Store, se App Store indulge in questo livello infimo di qualità, che non è così da sempre e però non è mai stato così diffuso, a giudicare dalla facilità con cui capita di imbattersi in questi prodotti.

Due anni, un secolo
posted on 2014-02-19 00:58

Due anni fa ho preso parte a un collegio docenti presso l’Istituto di Istruzione Alcide Degasperi di Borgo Valsugana (Trento), per tenere una presentazione dal titolo Alla tavoletta di lavoro. Era il primo 2011, iPad nella scuola era un oggetto misterioso, tanti insegnanti guardavano tra il meravigliato e lo scettico. Tutti, a fine incontro, volevano toccare la macchina e capire di più.

L’attenzione alla tecnologia digitale si deve al dirigente dell’Istituto, Paolo Pendenza, e grazie alla sua energia e capacità non si è fermata lì. Decisione dopo decisione, il dovuto connubio tra scuola e tecnologie digitali si è sviluppato e giorni fa il telegiornale regionale ha diffuso la notizia di una ennesima iniziativa dell’istituto: formare i ragazzi in modo da consentire loro l’adozione di pagine di Wikipedia. La notizia appare attorno al minuto 12:30.

In tutte le scuole dove metto piede, mi sgolo a spiegare che nelle scuole Wikipedia non va letta, ma scritta. Ovviamente la scelta del Degasperi non è merito mio; sono solo orgoglioso di trovarmi in sintonia con una idea tradotta in pratica.

Una bella storia, a lieto fine.

Se la si guarda su iPad. Su un computer l’antidiluviana Rai impone l’installazione di Silverlight di Microsoft, per nessuna ragione (tant’è vero che su iPad non serve) diversa da denaro e ammanicamenti.

Per una scuola che in due anni fa passi da gigante, abbiamo una emittente nazionale ferma al secolo scorso. Quei ragazzi però cresceranno.

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