Content tagged iPad Pro

La fiera delle vacuità
posted on 2021-04-23 23:56

Seguire Apple è affascinante. Purtroppo capita di seguire anche i commentatori, dilettanti e finti professionisti (professionisti nel senso sano della parola ne vedo pochi).

All’indomani dell’ultimo evento Apple, leggo e sento cose come queste. Niente link, già mi vergogno di avere letto, non voglio responsabilità.

  • Ho un iMac 27” e sono un po’ deluso perché iMac 21” ora è diventato iMac 23”5 e mi aspettavo uno schermo più grande (per logica mi aspetterei l’arrivo di un prossimo iMac 27”, magari con schermo 29”, più che vedere il 21” diventare un 27”, ma forse sono io che sragiono).

  • Siccome hanno lo stesso processore, iMac è praticamente come un MacBook Pro (avevano lo stesso processore anche sotto Intel…).

  • M1 su iPad Pro è inutile finché non esce iPadOS 15 (davvero, non sono proprio andato ad approfondire il perché).

  • Apple si è inventata la sostenibilità ambientale perché è di tendenza (che può essere vero e il tema come viene trattato dalle grandi aziende mi lascia sempre poco convinto, compresa Apple; in ogni caso, il primo rapporto di sostenibilità ambientale pubblicato a Cupertino è datato 2008).

  • Apple ha tenuto per mesi la transizione M1 nella riservatezza (a me risultano un annuncio di Apple Silicon a giugno 2020, all'inizio di una presentazione web vista da milioni di spettatori, che inaugurava Wwdc, cioè una settimana di video e documentazione per sviluppatori, con disponibilità immediata di un Developer Transition Kit basato su Mac mini e battesimo ufficiale di Apple Silicon in forma di M1 il 10 novembre 2020), con disponibilità contestuale del primo MacBook Pro con chip Arm.

So bene che i social media sono palestre per l’ego e, come nella vita, è più profittevole frequentare i culturisti che scolpiscono il proprio corpo, prima di quelli che lo gonfiano.

Leggere un giudizio vuoto su un evento Apple è fonte di grande divertimento per tanti e guai a toglierglielo; ricordiamoci che approfondire il vuoto porta solo a scoprire altro vuoto.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Gli estremi non si toccano
posted on 2021-04-21 01:03

Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello Steve Jobs Theater.

Dei prodotti non saprei parlare. Mi viene da parlare del complesso e questa è già una recensione. Questa organizzazione fattura duecentosettantaquattro miliardi in un anno e riesce ad andare contro il consenso comune, i pareri degli esperti, l’ovvio.

Quanti articoli ho letto sulla inevitabilità di fusione tra macOS e iPadOS (ieri iOS)? Numerosi. Quanti articoli ho letto sull’arrivo di M1 su iPad Pro? Zero. Che cosa ha fatto Apple? Ecco. Invece di unificare il sistema operativo, unifica la piattaforma hardware. Significa economie di scala folli e intanto prestazioni di eccellenza. Il massimo con il minimo.

Quando è uscito Pro Display Xdr, sembrava che la parte importante fosse lo stand da novecentonovantanove dollari, buono per le battute e gli sfottó. Chi ha annunciato l’arrivo di quel calibro di schermo su iPad Pro? Nessuno. (Breaking: lo schermo di iPad Pro, come specifiche, è migliore).

Quanti hanno sbeffeggiato watch alla sua uscita? Oggi è una componente notevole del bilancio aziendale. Ora già girano i meme parodistici su AirTag. Vedremo. Bluetooth, accelerometro, chip U1 (quello degli AirPods) e non ricordo che cosa ancora. Il rapporto tra tecnologia e volume dell’oggetto è mostruoso. E la batteria si cambia in un attimo…

A quanta gente ho sentito dire che a Mac manca lo schermo touch. Non capiscono che ce l’ha iPad. Il percorso diventa chiaro ed evidente oggi così come era stato chiaramente tracciato in anticipo. Messi vicino, con una tastiera addosso a iPad, che differenza c’è tra lui e MacBook Pro? Il touch. Lo schermo. Il sistema operativo. Apple Pencil. Due linee di prodotto che si completano e supportano a vicenda, ampiamente diversificate per persone con esigenze ampiamente diverse. E dietro la catena di produzione è per molti versi unica. Un capolavoro di design industriale.

Capolavoro. Design. Può esserci un dubbio qualunque sulla paternità dei nuovi iMac colorati, quasi metafisici in quello spessore che vorrebbe essere zero, scomparire, come è stato anche detto durante la presentazione? Se ne è andato, ma questo iMac è firmato Jonathan Ive da capo a piedi. Steve Jobs avrebbe amato follemente questo iMac.

Da Steve Jobs a Tim Cook. A parte guardarlo sessantenne e in gran forma sulle stradine di Apple Park in t-shirt nera, da dieci anni timona – dicono – senza genio, senza colpi d’ala, tutta organizzazione e politica interna per tenere l’ambiente tranquillo e escludere le teste calde.

Fosse anche vero, fosse Cook il vigile urbano di Cupertino, dirige il traffico più imponente del mondo. E continuano a uscire prodotti nuovi nonostante Apple Park ospiti al momento quattro gatti e quasi tutti lavorino da casa. Giusto perché il lavoro remoto non è produttivo come quello dell’ufficio.

Al termine di un evento come questo mi dispiace solo di essere già a posto lato hardware. Mi piace, molto, seguire questa traiettoria di progresso tecnologico al servizio dell’individuo. Arrivo alla fine e mi ritrovo stupito da tanti dettagli, piccole e grandi sorprese, particolari inaspettati. Il colosso della tecnologia che vince grazie all’essere bastian contraria rispetto al senso comune, esattamente come quando inalberava la bandiera dei pirati su un anonimo edificio di Bandley Drive. La chiacchiera va da una parte, Apple dalla parte opposta. E non si incontrano mai.

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E io ci lavoro pure
posted on 2021-02-06 01:50

Come pensiero della notte, questa considerazione di Matt Birchler:

Il mio lavoro quotidiano è un misto tra designer e product owner e non sarei in grado di svolgerlo da un iPad. […] Inoltre mi occupo di un canale YouTube e, mentre posso fare sul mio iPad la maggior parte del lavoro necessario, mi ritrovo a gravitare verso il mio vecchio Mac mini. Potrei svolgere il lavoro da iPad, eppure scelgo di farlo su un Mac molto più lento.

Tutto questo sembra condannare iPad, ma ecco che cosa succede: fuori da questi due ambiti, mi godo molto più iPad di Mac. Praticamente ogni altra cosa che faccio, che ammetto essere attività di tipo più leggero, accade su iPad. Scrivere questo post, leggere le notizie, sbrigare la posta, scrivere da freelance, modificare le foto in Lightroom, registrare e modificare audio, creare la mia newsletter, gestire le attività relative ai miei progetti YouTube, guardare video YouTube, parlare con gli amici, organizzare l’agenda e perfino rifinire il mio codice per questo sito: tutto avviene su iPad.

Ammetto che la mia suddivisione dei compiti sia più equilibrata: grosso modo sto metà del tempo su Mac e metà su iPad. L’essenza della constatazione di Birchler, tuttavia, si applica anche al mio fare. Su Mac avvengono le attività più impegnative, sicuramente, ma lo svolgere le attività più leggere è più piacevole su iPad.

E il lavoro che non posso tecnicamente svolgere su iPad, a differenza sua, sarà forse il cinque percento del totale.

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Eleganza terminale
posted on 2021-01-20 00:35

Giusto ieri parlavo del mio tour tra Pages e WordPress per arrivare ad avere del testo Html editabile in BBEdit. Oggi è arrivato MacMomo a spiegarmi una cosa semplice, elegante, potente.

§§§

Penso che una soluzione semplice sia usare il comando da Terminale textutil, che permette di elaborare i vari formati di testo.

L’idea è questa:

  • selezioni e copi il testo dal file di Pages (ma potrebbe anche essere Word o TextEdit);
  • esegui questo comando da Terminale: pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy;
  • incolli l’HTML ottenuto dove ti pare.

Il comando in pratica incolla il testo copiato e lo passa direttamente a textutil che lo converte in HTML e lo ri-copia negli appunti.

In questo modo penso sia più rapido ed eviti il problema delle foto, che vengono bypassate.

Chiaramente poi non è detto che l’HTML così ottenuto sia perfetto per i propri scopi, ma nel caso penso basti BBEdit per editarlo come si preferisce… ;)

P.S.: il comando può anche essere salvato come alias all’interno del file .bash_profile, così da averlo rapidamente con un scorciatoia a piacere.

Tipo: alias 2html='pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy'

§§§

Se serviva spiegare a chiare lettere come l’interfaccia grafica sia un grande aiuto, ma il Terminale è un’arma formidabile, ecco fatto. Grazie!

Il test del documento formattato
posted on 2021-01-19 01:57

Procedo con l’esperienza in Big Sur, che per il momento trovo neutra. Qualcosa forse era meglio prima, qualcosa forse è meglio adesso, almeno rispetto alle parti evidenti del sistema.

Sotto il cofano invece… uno dei lavori che svolgo prevede la pubblicazione di articoli su WordPress. Capita, anche nel 2021, che arrivi un file Pages (quantomeno Pages e non Word, già qualcosa) con tutta una serie di formattazioni interne e anche le foto.

Non esiste al mondo che io faccia editing dentro WordPress, quando ho a disposizione BBEdit. Quindi la prima cosa da fare è disporre del testo in formato testo, preferibilmente Html.

Il punto è che molte delle formattazioni presenti nel sorgente sono utili e, con sforzo minimo, sono già una parte di lavoro fatto. Se esporto da Pages posso tutt’al più ottenere un file ePub, che mi porta di parecchio fuori strada.

Quello che posso fare è selezionare tutto il testo su Pages e incollarlo sull’editor Visuale di WordPress (lo ammetto: WordPress serve di sicuro almeno a una cosa). Poi commuto la visione in quella di Testo e, direbbe il milanese imbruttito, taaac!, ho pronto il mio Html da riversare in BBEdit dove posso editarlo come si deve, con tutti gli strumenti che servono per fare prima, meglio e in fretta.

Selezionare tutto il testo in Pages, però, significa copiare e incollare in WordPress anche le immagini. Queste mi dimentico sempre di eliminarle prima di passare da Visuale a Testo; nel passaggio a Testo diventano codifica binaria lunga poco più delle dimensioni native dell’immagine. Se ci sono tre immagini nel testo, significa aggiungere tipo mezzo milione di caratteri all’articolo.

Arrivo finalmente al punto. Sul mio Mac mini, Safari ha sempre boccheggiato nel passare questo test. Ci mette del tempo ed è ragionevole, ma poi capita che si pianti oppure addirittura che si chiuda. Molte volte sono passato da questo workflow lavorando per scelta su iPad Pro, dove l’operazione ha più probabilità di riuscita.

Fino a ieri. Oggi Safari su Mac mini ha completato l’operazione nel giro di un paio di minuti e poi mi ha restituito il controllo con noncuranza. Nessun problema. Il file era sui duecentoquarantamila caratteri, certo non uno dei più grossi, ma perfettamente in grado di creare problemi nella mia esperienza.

Tutto ha funzionato. L’unica cosa differente rispetto a prima delle vacanze, nella mia configurazione, è che ora lavoro su Big Sur. Prima ero fermo a Mojave. In qualche modo, l’impalcatura sottostante Safari – quindi a un sacco di componenti del sistema – è più solida.

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