Content tagged iOS 14.5

La Risposta
posted on 2021-05-08 00:47

Si iniziano a contare le Risposte alla Domanda.

Per Flurry Analytics, le persone che hanno escluso a priori il tracciamento della navigazione fuori luogo da parte delle app su iOS sono il novantasei percento.

Si deduce per complemento, perché il dato che mi riguarda – quelli che hanno lasciato la possibilità di chiedere ed eventualmente ragionano app per app – è al quattro percento.

John Gruber fa ironia sul novantasei percento, che gli sembra poco.

Certo, è un dato iniziale. Pronosticavo un rapporto tipo quattro a uno più che un ventiquattro a uno e per il momento ha ragione lui, ironia o meno.

I numeri potranno anche cambiare. Di certo la Risposta è netta. Non vogliamo essere tracciati da una app anche quando ne usciamo. Non ci va di essere tracciati da un sito quando ci troviamo su altri siti.

A tutti i soggetti in gioco tocca prendere atto e adeguare… tutto. Non sempre il cliente ha ragione; qui però si esprimono, a un livello di gerarchia superiore, gli individui.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

A Domanda rispondo
posted on 2021-05-05 00:33

Ho aperto la app di Facebook. È apparsa la schermata introduttiva alla Domanda. Facebook mi ha spiegato che permettere alla app di tracciare la mia navigazione su Internet esterna a Facebook

  • mi permette di avere pubblicità personalizzata;
  • aiuta Facebook a mantenere gratuito il suo servizio;
  • aiuta le piccole attività che vivono di pubblicità.

Il momento che aspettavo da mesi, di cui si parlava ultimamente con Flavio perché, pur avendo aggiornato iOS, le app non ponevano la Domanda.

Mi sono bloccato. Senza motivo; qualunque risposta dia alla Domanda, posso sempre tornare indietro e cambiare la mia impostazione. Non bastava. Dovevo pensarci bene. Questa situazione è senza precedenti e non riguarda la pubblicità, Facebook, o l’ecosistema su Internet. Forse non riguarda neppure me.

Pubblicità personalizzata. Ecco, credo di essere un po’ fuori dalla media. Non ricordo quando ho comprato l’ultimo paio di scarpe. Al mattino indosso una t-shirt qualunque, magari vecchia vent’anni. Non ricordo di avere mai posseduto un’auto con meno di centomila chilometri addosso. Compro Mac nuovi di zecca, iPad Pro carrozzati; poi però mi durano dieci anni.

Non è snobismo; al più, trasandatezza.

Un paragrafo fa ho già diffuso più profilazione di quanta sia riuscita a farmene Facebook. Il quale Facebook, funziona così. Per lavoro ho di recente chiacchierato con una giornalista-sommelier-consulente in comunicazione per aziende vinicole. La sorella di una mia ex collega di lavoro dirige il marketing di un importante venditore online di vino.

Nella mia timeline di Facebook compaiono pubblicità di vino. Che non bevo.

Rispetto la pubblicità e capisco il valore della pubblicità personalizzata. Ma questa non è personalizzazione; è un pasticcio maldestro. A questo livello, preferisco la pubblicità generica.

Servizio gratuito. Facebook a pagamento. Certo. Avanti il prossimo.

Piccole attività. Solidale, molto solidale. Sono un libero professionista; a mio modo, sono una piccola attività. Potrei guadagnare di più intercettando la posta elettronica di clienti potenziali? Seguendo manager di nascosto per capire se potrei offrire loro consulenze? Approfittando dell’accesso a reti aziendali in cerca di segreti da rivendere?

Probabilmente sì. Solo che, molto prima di essere illegale, è ingiusto. È scorretto. È sbagliato. È disonesto. (È anche stupido, eh). Mai.

La piccola attività può convincermi con una pubblicità creativa, un sito onesto, una newsletter ben scritta. Sono vulnerabile alla buona comunicazione.

La piccola attività vuole seguirmi dove e quando non la riguarda? Magari a mia insaputa? Come sopra. È sbagliato e poi anche tutto il resto. È sempre stato così? Pazienza. Il momento di portare una normalità in questo ambito non arriverà mai troppo tardi. Se la piccola attività si sostiene solo grazie al tracciamento inappropriato delle persone, mi dispiace e rimango solidale, ma c’è un problema da correggere. La mia piccola attività è onesta e preferisco giocare ad armi pari.

Tutto questo ancora non bastava. Perché non disinteressarsene? In fondo, che cosa mi può fare il tracciamento di Facebook? Quando mi collego fuori da iOS mi traccia ugualmente. Di enti che mi tracciano, a parte la protezione offerta da Safari, ce ne sono decine. Alla fine la Domanda somiglia a una goccia nel mare. Perché prendere posizione, senza guadagnarci niente?

Perché ho visto nascere Internet. Di recente citavo John Perry Barlow e la sua dichiarazione di indipendenza del ciberspazio. Per un attimo abbiamo visto barriere che si sbriciolavano, una nuova coscienza, la netiquette. Ho passato nottate su server Unix privi di interfaccia, con una connessione Internet rubata, grazie a un modem veloce come una pianta grassa, a chiacchierare senza scopo con sconosciuti di tutto il pianeta. Era l’alba di una nuova epoca, paragonabile a quando migliaia di navigatori hanno iniziato a bordeggiare nel Mediterraneo alla ricerca di chissà che e, con il commercio, con il dialogo, è fiorita la civiltà.

Il commercio. Niente in contrario che si possa vivere con Internet, anzi. La pubblicità rispettosa ha tutti i suoi perché. Ho comprato una ring light proprio grazie a una inserzione su Facebook.

È utopico e impossibile pretendere di avere tre miliardi di persone connesse e un ambiente medio da élite di intellettuali. Se Facebook riesce a raccogliere due miliardi di utenze attive, è un merito. Se coltiva una crescita a base di polarizzazione e valorizzazione di chi è inascoltabile, va deprecato. Ma stare su Facebook non è obbligatorio e nemmeno siamo obbligati a seguire gente che non si può ascoltare.

Il punto è esattamente l’opposto: essere obbligati a essere seguiti, senza che neanche lo sappiamo.

La Domanda, semplicemente, ripristina un frammento perduto di quelle aspirazioni che avevamo. Una nuova epoca, con più dialogo, più possibilità, più conoscenza reciproca. Internet come motore di un salto in avanti dell’umanità.

Ecco perché ho risposto Ask app not to track, chiedi alla app di non tracciarmi. È una cosa enorme, per i nostri tempi. Eppure è il minimo. Siamo stati abituati malissimo, Facebook davanti a tutti (parlo di Facebook, ma sono tanti). La Domanda è il primo passo, piccolo anche se immenso, per riportare su Internet il rispetto per ognuno. E sono mostruosamente orgoglioso questa notte di avere un device che pone la Domanda.

È perfino possibile dire sì, tracciami, non c’è problema. Per la prima volta da lustri, ritorniamo ad avere una parte di controllo dell’esperienza. Non è importante rispondere sì o no; è importante rispondere.

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Valori postali
posted on 2021-04-27 18:18

Questi giorni rimarranno nella storia, in un modo o nell’altro, perché esce iOS 14.5, assieme a iPadOS stesso numero. Perché da oggi su iPhone e iPad un business che vuole fare soldi registrando il tuo percorso di navigazione su Internet, dovrà chiederti il permesso di farlo.

Storica perché finora questo è accaduto essenzialmente di nascosto. Doppiamente storica perché chi vuole potrà dire sì, seguimi pure. La scelta, il controllo della privacy personale viene lasciato alla persona. Non ci saranno più scuse, in qualsiasi direzione.

La cosa importante da capire è quella espressa molto bene da Pixel Envy:

mi sovviene l’idea della privacy non come qualcosa che si ha e che invece bisogna comprare; un componente tra i tanti in una lista.

Apple ha pubblicato un video di due minuti a illustrare il concetto di App Tracking Transparency. Due minuti, no, un minuto e cinquantasei. Chi abbia dubbi, lo guardi.

Craig Federighi, responsabile software di Apple, spiega in un video basilare di otto minuti che è l’inizio di una partita tra gatti e topi: le aziende provano e proveranno ad aggirare le restrizioni al tracciamento indesiderato.

Senza contare che, fuori dall’infrastruttura di Apple, ci si trova di nuovo in mare aperto, dove vale tutto. Insomma è un inizio, non una conclusione, di un processo che sarà come quello della sicurezza, dove il problema non si risolve mai in modo definitivo e piuttosto si mira a raggiungere livelli di elevati di protezione grazie a una attenzione costante.

In uno svolgersi di eventi apparentemente slegato da questi, Federico Viticci ha deciso di abbandonare il servizio di posta Hey di Basecamp, che usava – lui e tutto lo staff che gravita attorno a MacStories – per rivolgersi ad altri.

Il motivo? Basecamp ha deciso (oltre a varie altre cose) che sull’account aziendale non si parla di politica o di problematiche sociali.

A Viticci interessa (e ci mancherebbe) avere per la propria attività un servizio di eccellenza. Al tempo stesso, desidera che chi glielo fornisce si trovi sulla sua linea rispetto a certi valori.

Si noti come il torto o la ragione, qui, siano nozioni irrilevanti. Il punto focale è questo: unire la valutazione professionale a quella su valori altri.

Qui il cerchio si chiude. Arriverà il momento in cui si sceglierà un servizio (anche) sulla base del rispetto della privacy.

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L’estinzione dei terzisti
posted on 2021-03-04 01:03

Lo scorso anno Apple ha annunciato la transizione di Mac ai processori Arm e a tutti è apparso evidente lo spessore dell’operazione, piena di complicazioni, rischi e azzardi, con decine di miliardi di dollari sul tavolo.

Ma è niente in confronto a quello che sta succedendo con iOS 14.5, che fa chiedere alle app il permesso di tracciare chi hanno davanti anche quando lasciano il sito in cui si trovano.

A seguito dell’iniziativa di Apple, qualcosa che mai sarebbe neanche minimamente successo senza iOS 14.5, Google ha annunciato che metterà gradualmente fine al tracciamento della navigazione sui siti terzi.

Ci sono anche qui decine di miliardi di dollari sul tavolo, solo che se li giocano tutti: Google, Facebook, Microsoft, centinaia di agenzie trafficanti di contatti e dati di privacy.

Non tutti ci credono; John Gruber, per esempio, è scettico e pensa che Google giochi con le parole per fare rientrare dalla finestra quello che esce dalla porta.

Tuttavia è già clamoroso che Google dirami un annuncio del genere.

Google ama la privacy come Microsoft l’open source. La tutela quando ha esaurito qualsiasi altro sistema per farne a meno.

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La fila dei postulanti
posted on 2021-02-16 03:44

Cresce l’attesa per iOS 14.5, la versione di sistema operativo per iPhone che farà chiedere alle app il permesso di tracciare arbitrariamente le persone nella loro navigazione in giro per Internet.

Sembra una cosa normale; ci possono intercettare le comunicazioni oppure tenere d’occhio quando andiamo per strada, ma lo possono fare solo soggetti preposti (come le forze dell’ordine) e che abbiano ricevuto una autorizzazione specifica. Almeno in teoria; lo stato ha dimostrato una scarsa capacità di proteggere le persone.

Come per la legge sulla privacy, che ha riempito il web di dichiarazioni di consenso totalmente inutili.

Come, inutili? Sta al cittadino occuparsi attivamente della tutela della propria privacy. C’è una legge apposta.

Col cavolo.

È apparso un articolo interessante intitolato Che permesso diamo veramente quando accettiamo tutti i cookie che ha preso per esempio il sito di Reuters in Europa. Mica bische clandestine o vendita di creme per la crescita di parti del corpo a scelta; Reuters.

Se diamo l’Ok alla profilazione prima di entrare, accordiamo a Reuters il permesso di passare i nostri dati di navigazione in giro per Internet (non solo sul sito Reuters!) a SEICENTOQUARANTASETTE agenzie che operano nel campo della pubblicità su Internet.

(Chiedo scusa per il maiuscolo ma, diamine, seicentoquarantasette).

Ciascuna di queste aziende ha la propria policy di tutela della privacy e trattamento dei dati.

Il cittadino coscienzioso che ha a cuore la propria riservatezza non ha che leggersi seicentoquarantasette diverse policy e decidere che cosa approvare e che cosa no.

Non è libertà, questa. È pura finzione scenica. La legge che ci tutelerebbe popolando il web di richieste di consenso è fatta semplicemente per poter dire di avere la coscienza a posto dopo ci che, nel rispetto di facciata dei contribuenti, sono caz… sono fatti loro.

È una situazione chiaramente oltre il livello della ragionevolezza.

iOS 14.5 porta niente più che una sana boccata di ossigeno in un ecosistema che, da questo punto di vista, è evidentemente tossico.

Ma porta anche potenzialmente una riduzione di fatturato per chi prospera attraverso questi sistemi. Non stiamo parlando di una normale, rispettosa, ragionevole profilazione di consumatori consenzienti, bensì di tracciamento indiscriminato, ubiquo e surrettizio.

Questi soggetti, Facebook primo fra tutti, hanno iniziato a fare campagna contro l’iniziativa di Apple. Che si è tolta dal mucchio; qualsiasi altra grande azienda tecnologica ha scelto di tacere e cercare di conservare lo status quo. Girano soldi, fa niente se a spese delle persone pedinate su Internet indipendentemente dalla loro volontà.

Ne escono iniziative come un articolo ripreso malamente da Il Post, che si picca di fornire una informazione al servizio dei lettori e qui invece si comporta come il peggio dei siti acchiappaclic. Apple (che ha i suoi problemi e difetti, come tutti) viene dipinta come l’azienda che controlla Internet (più, nell’originale, il metaverso. Seriamente) e, a cascata, più o meno una colpevole di tutto quello che non va nel mondo tecnologico. Senza un controesempio, un confronto, una verifica.

Follow the money. iOS 14.5 farà un cattivo favore a chi si comporta in modo non trasparente e queste forze, come è ovvio, difendono la propria posizione, con ogni mezzo.

D’altronde, se le persone preferiranno essere tracciate a tappeto, potranno dare il permesso a tutto. Oppure potranno abbandonare iOS e andare su Android. Il punto è che lo faranno in modo consapevole e informato.

La differenza non è più tra monopolisti e pluralisti o aperti e chiusi; è tra chi informa l’utilizzatore e chi lo disinforma.

Il Post, che pure ha una condotta specchiata in tema privacy, in questo caso ha disinformato di brutto.

Dietro la richiesta di consenso di Reuters c’è una fila di seicentoquarantasette postulanti in cerca dei tuoi dati senza dirtelo.

iOS 14.5 non elimina questo problema, ma lo semplifica in maniera radicale. Chi apre una app verrà informato di quello che sta per succedere e potrà dire OK oppure no, grazie. La normalità più normale.

Io scelgo la normalità.

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