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Lingue rubate all’agricoltura
posted on 2021-03-28 03:25

Non volevo scriverlo questo post, ma sono già le tre passate (non capisco, pochi istanti fa neanche erano le due: come vola il tempo), primo; secondo, ho passato la soglia della sopportazione della gente che scrive, manifesta, lotta (soi disant) per riaprire le scuole.

L’obiettivo mi trova totalmente d’accordo, ma le modalità sono da decerebrati. Se fossi lasciato a me stesso finirei all’alba e probabilmente querelato; invece sono abbastanza fortunato da poter citare un articolo di Ars Technica appena uscito: «Le scuole sono sicure?» è la domanda sbagliata da porre (figuriamoci quando diventa una asserzione…).

Dovrebbe bastare il sottotitolo: Non esiste una risposta giusta sulla sicurezza delle scuole, solo una risposta giusta per ciascuna comunità.

John Timmer è americano e scrive degli Stati Uniti, ma è come se fosse un mio vicino di casa:

Le risposte alla domanda sono state scrutinate, analizzate e perfino politicizzate. In tutto questo si è persa la consapevolezza che si tratti di una domanda orribilmente sbagliata… perché non ha una risposta univoca.

Invece, qualsiasi risposta può applicarsi solo a comunità specifiche e, in molti casi, a scuole specifiche. Ed è anche soggetta a cambiamenti secondo l’evoluzione delle dinamiche della pandemia, comprese le nuove varianti del virus.

L’articolo ricorda, studi alla mano, che l’età scolare è quella soggetta al minor rischio di mortalità da coronavirus; puntualizza anche come, secondo altri studi di uguale autorevolezza, la chiusura delle scuole sia associata a una minore diffusione del virus nella comunità di riferimento della scuola.

Questo perché le scuole fanno parte di una comunità più ampia.

Riaprire le scuole non può essere un obiettivo; ci sono scuole che possono essere riaperte e scuole che, purtroppo, invece no. Dipende dal contesto.

Non intendo dire che le scuole non possano riaprire in modo da minimizzare il rischio per gli studenti. Ma capire quando sia il caso di farlo, e assicurare che la sicurezza venga mantenuta, deve essere effettuato a livello di comunità. E ciascuna comunità può anche avere definizioni differenti di quale livello di rischio sia accettabile per la sicurezza.

Questo spiega perché dovremmo ascoltare di più le persone che parlano di come valutare il rischio… e molto meno chiunque creda che la domanda abbia una risposta binaria, semplice.

Ecco. Le persone che agitano la lingua per la riapertura indiscriminata delle scuole sono come quelle che vogliono la chiusura indiscriminata: gente che rende davvero un cattivo servizio alla scuola dove ha studiato, evidentemente imparando cose diverse dal fare funzionare il cervello.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Analogici con il digitale degli altri
posted on 2021-03-18 01:45

Si è costituita pochi giorni fa una Rete Nazionale Scuola in Presenza la quale, come dice il nome, si batte per la riapertura delle scuole… errore: l’iniziativa, per come è scritto nella pagina del gruppo Facebook, serve a raccogliere e diffondere le iniziative contro la DAD a livello nazionale.

C’è una sottile differenza e significativa, nell’ambito di una tendenza che durante quest’anno è stata segnalata più volte: il vero centro di interesse non è affatto la riapertura della scuola, ma la lotta contro l’uso del digitale, di cui chiaramente le lezioni remote sono la manifestazione più evidente. Nonché l’unico modo di fare scuola che per mesi abbiamo avuto a disposizione e senza il quale ci sarebbe stato il vuoto assoluto.

Sarebbe facile fare ironia sul fatto che la rete contro la didattica a distanza si nutre di Facebook e web; invece la questione è più seria perché si tratta di persone disposte alla manipolazione e alla distorsione dei fatti pur di prevalere.

La Rete si compone di più gruppi in giro per l’Italia, compreso A scuola! che gravita su Milano e lancia una manifestazione per domenica 21 marzo in piazza Duomo, dove esibire bandiere bianche perché la scuola non ha colore, maschere integrali bianche a testimoniare l’alienazione dei nostri figli, cappelli a cono d’asino per denunciare la dispersione scolastica, campanelle da suonare, zaini da disporre a scacchiera, disegni dei ragazzi da esporre sugli zaini e… ragazzi seduti vicino al loro zaino, elencati nella lista al pari delle bandiere e delle campanelle.

Che tuo figlio sia uno strumento di protesta da esibire in piazza è discutibile e l’idea di affollare una piazza in una giornata in cui moriranno tipo quattrocento persone per via di una pandemia molto contagiosa mi sembra poco qualificante; tuttavia il confronto delle idee è sacro e guai a chi volesse censurare un’idea, per quanto reprensibile.

Però non puoi barare al gioco. False informazioni, pseudoverità, mezze bugie non sono ammesse. E qui cascano alcuni asini, anche senza cappello a cono.

Leggo la pagina e, nonostante un link interno non funzionante (forse l’Html non è materia degna di apprendimento nel 2021?), vedo che si appropriano dell’articolo 34 della Costituzione. Avrebbero ragione loro perché, citano, la scuola è aperta a tutti. Ecco, il senso di quella frase è un altro. Non so, di notte le scuole sono chiuse, o la domenica. Non ci si riferisce all’apertura fisica.

Rigettano l’uso prolungato e indiscriminato della Didattica a Distanza. Anch’io, e chi non lo farebbe? Ma posso sapere che cosa vuole dire prolungato e indiscriminato? La scuola di mia figlia quest’anno ha fatto i salti mortali per aprire in sicurezza e per restare aperta. Un venerdì pomeriggio sono uscite da scuola tre classi su diciannove; le altre sedici erano in quarantena per contagi di bambini, genitori, parenti. Nessuno voleva chiudere. Ora hanno chiuso, mia figlia fa lezione in remoto e le insegnanti stanno facendo un lavoro spettacolare. Chiaro che in altri posti andrà magari meno bene, per mille ragioni, o ancora meglio, per mille altre. Dove sta però il prolungamento, dove sta l’indiscriminazione? Vedo della farneticazione, piuttosto.

Dicono che la tutela della salute psicofisica [è] gravemente minacciata in bambini e adolescenti. Vero. E poi:

La prolungata mancanza di socialità e di una sana relazionalità didattica sta determinando tra i giovanissimi un allarmante aumento dei casi di tentato suicidio e di autolesionismo, mentre la scarsa attività fisica e il dilatarsi del tempo trascorso davanti a tablet e PC inducono l’aumento dei casi di pubertà precoce.

Nel primo caso si fa riferimento a un articolo di Huffington Post su cui ci sarebbe da scrivere un post dedicato. Il tema è delicato anche se riguarda numeri piccoli rispetto alla popolazione scolastica, ma anche un solo ragazzo in difficoltà merita rispetto. Solo un commento a margine: le scuole sono definite gli spazi in cui si possono infrangere le regole sotto lo stretto controllo dell’adulto. Insomma.

La manipolazione più grave è quella del secondo caso. La scarsa attività fisica e il dilatarsi del tempo trascorso davanti a tablet e PC inducono l’aumento dei casi di pubertà precoce.

Sarebbe una questione esplosiva. Disgraziatamente, lo studio scientifico cui si fa riferimento esplora un aumento dei casi di pubertà precoce a causa del lockdown; non a causa dei tablet o della mancanza di attività fisica. Certamente, durante le chiusure succede anche questo; ma sono semmai concause e non i primi responsabili, come si lascia intendere.

E poi che cosa c’entra questo con la scuola in presenza? Mia figlia, nell’orario in presenza, fa attività motoria un’ora alla settimana. Questa è esattamente scarsa attività fisica; la mancanza di attività fisica degna di questo nome è un danno grave che la scuola in presenza infligge ai bambini. I quali, per la maggior parte del tempo, passano la scuola in presenza seduti.

Ah, lo studio copre il periodo da marzo a settembre 2020; in altre parole, per metà dell’arco di tempo coperto le scuole erano chiuse. Tutte, in presenza e pure online. Alla fine dello studio si legge che, per stabilire veramente una correlazione tra fattori patogeni specifici e pubertà precoce, occorrono altri studi e campioni più numerosi. Ovvero, si fa dare per scontata allo studio una semplice ipotesi di lavoro.

Questi sono i passaggi più gravi. Ci sarebbe da scrivere per ore. Questo, per esempio:

Le Istituzioni si devono adoperare per mettere in atto rapidamente tutte le misure necessarie allo svolgimento delle lezioni in sicurezza e in presenza per ogni ordine e grado di istruzione.

[Risate amare] È un anno che siamo in pandemia. Rapidamente? Forse il problema non è proprio la Dad, ma chi prende decisioni inefficaci e sconsiderate. Se scendono in piazza per mandare a casa il ministro della Salute, mi metto in prima fila. Se invece manifestano contro la Dad, come facciamo a salvare il salvabile, senza lezioni online e con governanti incapaci di mettere le scuole in sicurezza?

Tutti vogliamo che riaprano le scuole. Io non voglio che riaprano per tornare indietro di cinquant’anni. La scuola deve offrire il meglio dell’analogico e il meglio del digitale, armonizzati e bilanciati. Perché esiste una didattica sola, a volte in presenza e altre volte a distanza. Tutti i compiti che doveva sbrigare mia figlia a casa dopo otto ore di scuola in aula mi sembravano un’idiozia ed erano didattica a distanza bella e buona, anche se interamente analogica.

Chi vuole fare l’analogico con il digitale degli altri si faccia le sue di scuole, già ce ne sono di bellissime, la Costituzione non batte ciglio. Non si ha l’idea di quanto e bene si possa imparare online con buoni docenti e buoni metodi. La socialità, certo. È una foglia di fico. Si mettano in sicurezza le palestre per poter fare tutto quello sport, necessario, che la scuola schifa, e che sviluppa la socialità assai meglio delle lezioni frontali d’antan.

Visto infine che questa è gente che gioca sporco, un paragrafo insinuante me lo concedo. Non voglio neanche approfondire, ma sono convinto che dietro al sito di A scuola! ci sia una persona che di mestiere fa la creative strategist di una agenzia molto digitale e molto creativa.

Tutti volontari, eh. Ma per fare guerra al digitale nella scuola, qualcuno mette soldi per pagare competenze.

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In un modo o nell’altro
posted on 2021-03-16 01:53

Ho lasciato stare il più possibile la faccenda della pandemia, solo che oggi era praticamente impossibile riuscire a trattenersi.

Di fronte a quello che accade e che lascia a dire poco sconcertati, l’unica risposta che riesco a dare è tenere presente Tommaso.

Un sacco di gente si batte a parole perché Tommaso vada a scuola in aula e, nei fatti, agisce perché stia a casa.

L’unico lato positivo di tutta questa faccenda è che, alla fine, vincerà lui comunque vada. E il suo compagno di programmazione, e gli altri compagni, e tutti questi bambini e ragazzi che avranno tempo di leccarsi le ferite, stanno imparando come matti a dispetto delle prefiche e bagneranno il naso a tutti, virus per primo.

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Notizie che non lo erano (e che dovrebbero)
posted on 2021-02-10 01:22

Vari siti sono in fermento perché iPhone 12 mini avrebbe venduto poco.

Per Ars Technica, si è trattato del flop 2020 per le vendite di Apple; gli analisti sarebbero a discutere se ad Apple convenga fare un 13 mini l’anno prossimo.

Per creare un minimo di contesto: i dati di riferimento sono quelli del trimestre natalizio, record di sempre complessivo e soprattutto per il fatturato di iPhone, oltre sessantacinque miliardi di dollari, il diciassette percento in più dello stesso periodo un anno prima. Siccome si parla di qualche decina di milioni di apparecchi, non mi stupisce che uno possa avere venduto meno degli altri. Indizio: quando hai più di un modello, ce ne sarà sempre uno che vende meno degli altri. Avrà venduto meno del previsto? Può essere. Con queste cifre, probabilmente qualcosa avrà anche venduto più del previsto. La notizia, se c’è, sembra da estrarre con più sforzo del petrolio dagli scisti bituminosi.

Si noti che nel 2019 non ci fu alcun iPhone 11 mini. Ci sarà o non ci sarà un iPhone 13 mini? Sorpresa: Apple lo sa già da un pezzo. La linea 2021 è già decisa da tempo ed è stata progettata ben prima che arrivassero sul mercato gli iPhone 12. D’altro canto, non essendoci stato un iPhone 11 mini, non si capisce come possa essere stato pensato di fare un iPhone 12 mini, se la logica è questa.

Tant’è. Pur di rastrellare qualche clic, si scrive la qualunque.

Avrei personalmente trovato più interessante lo studio della clinica americana Mount Sinai sulla diagnosi anticipata di coronavirus tramite watch. Nell’intento di preservare il più possibile dal contagio il loro personale, hanno condotto uno studio che ha coinvolto centinaia di soggetti, equipaggiati con watch e chiamati quotidianamente a dare risposte da una app creata per lo scopo.

Risultato: l’insieme dei dati biometrici provenienti da watch e dalle risposte dei partecipanti ha consentito di segnalare l’insorgenza dell’infezione fino a sette giorni prima di quanto riesca a fare il tampone.

Se munire la popolazione mondiale di watch e app-questionario sembra una opzione poco praticabile, per tutte le organizzazioni che devono continuare a svolgere il proprio lavoro nonostante la pandemia questa è una notizia vera. La parte specialmente interessante è che l’analisi e la previsione delle infezioni possono essere svolte in remoto, senza interagire con un potenziale contagiato. Nel caso di altri apparecchi che rilevino dati biometrici con la stessa precisione e affidabilità di watch, si può applicare la medesima tecnica.

Dirò di più: siccome lo studio è durato da aprile a settembre, è stato impossibile, anche per chi lo volesse, partecipare con un iPhone 12 mini, per la ragione che non era ancora in vendita.

Sarà un’altra ragione del flop?

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