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Il discontinuum spaziotemporale
posted on 2021-10-20 00:49

Qualcuno aveva già capito che il lavoro non richiede per forza, sempre, necessariamente la presenza simultanea in ufficio. La pandemia ha forzato anche i più riottosi ad accorgersi che la collaborazione e la produttività possono trovarsi distribuiti nello spazio, oltre i confini fisici.

Siccome la stessa cosa vale anche per i confini temporali, è ora di renderlo chiaro a quanta più gente possibile, anche se la pandemia questo non lo catalizza.

Un bell’articolo di TechCrunch, Il futuro del lavoro remoto è il testo, parla di Automattic, l’azienda che ha creato WordPress (maledetti) e che è priva di confini fisici: dà lavoro a millesettecento persone e non ha un ufficio.

Viene fuori che anche la loro comunicazione è pressoché interamente scritta e asincrona. La ridda di riunioni, meeting, videoconferenze tipica di molte situazioni italiane (non solo) semplicemente non esiste. Il giornalista chiede un appuntamento alla responsabile del marketing di WordPress.com e si stupisce che la sua agenda sia incredibilmente libera da meeting. Così risponde la per nulla sventurata:

È la cosa che penso non funzioni del normale lavoro di ufficio. L’agenda piena usava essere una specie di vanto e essere pieni di meeting significava essere importanti. Questo, qui, non è un paradigma.

Praticamente tutto il lavoro si svolge attraverso P2, una modifica di WordPress (maledetti):

Un post su P2 è più o meno un post su un blog, con discussioni in thread, la possibilità di seguire le risposte e un pulsante Like.

Lo strumento è relativo ovviamente, conta il concetto:

P2 non è il solo metodo per comunicare in Automattic; l’azienda usa anche software come Slack e Jira. Nondimeno, gli strumenti in gioco condividono il tema della asincronia: i tuoi colleghi sono sparsi per il mondo, dunque non attenderti una risposta immediata.

Eh, ma a volte serve per forza la riunione, il chiarimento, vedersi, altrimenti non si combina niente. Sempre la responsabile marketing:

Si può pensare che qui le cose si muovano più lente, ma in realtà non è così. Negli uffici c’è anche questa idea che si debba per forza essere in presenza. Le persone a volte aspettano a dire cose che arrivi il momento della riunione, quando avrebbero potuto inviare una email. Spesso mi ritrovo a svegliarmi e scoprire di dover recuperare su cose che stanno già accadendo in Europa, contro aspettare una settimana per avere la sala riunioni disponibile e poterne parlare.

Quanto potere va in fumo se si tolgono i vincoli di spazio e tempo. Funziona nelle aziende dove l’idea di documentare tutto e scrivere tutto, come si fa in Automattic, è improponibile causa analfabetismo funzionale e arretratezza. Più una realtà lavorativa è vitale, più è asincrona.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Spostare una virgola
posted on 2021-10-16 03:45

Che godimento, se il sito di LoveFrom, restasse com’è per sempre!

Al posto dei chi siamo (abbinati ai chi se ne frega), degli scopri i nostri servizi (nel senso dei sanitari?), dei WordPress con il plugin bello ma che costi poco. Sembra una guasconata la pagina messa in piedi da Jonathan Ive e compagnia e invece quella virgola sposta una montagna di cose.

Pensa un po’ che non hanno scritto il testo per il motore di ricerca e non hanno cercato l’engagement attraverso la reach della community targettizzata con le call to action per generare le lead e spedire le DEM.

Certo, se lo possono permettere. Ma senza quella virgola sarebbero stati solo patetici. Con la virgola ti aprono un mondo e ancora neanche hai letto il messaggio (chiedo scusa, il body).

La virgola se la possono permettere tutti. È pensarla in un contesto, che è di pochi.

Grazie per un breve momento di luminosa lontananza dalla mediocrità a basso impatto intellettuale merito del cugggino che ha studiato il piaccapì al corso estivo.

Stay hungry, stay foolish resterà nella storia. Ma un posticino per love & fury nel cuore ce l’ho.

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Cattive attitudini
posted on 2021-02-21 03:32

Software sbagliato non per quello che fa, ma per quello che consente di fare. Word come contenitore di file .zip. Excel comprato per fare tabelle brutte e disfunzionali. WordPress pretesto per installare i plugin più tossici e creare le peggiori esperienze web. PowerPoint, per dire slaid, sentirsi in controllo e presentare da schifo.

Ieri ero sul Mac di altri. Trovato un malware-adware talmente sfrontato che aveva perfino un’icona dentro le Preferenze di Sistema. Chi fosse interessato cerchi SkilledObject; non linko nulla perché arrivano un sacco di siti che spiegano come toglierlo. E con quella scusa cercano di farti installare altro adware.

Ma come ci è arrivato? Guardo in cartella Applicazioni, eccolo lì: sedicente installatore di Flash, proveniente da sito nei bassifondi di Internet.

Mica per niente Flash è morto, ma ancora neanche vuole ammetterlo. Il contenuto tecnico di Flash interessa zero e quello zero interessa a nessuno.

Conta che nella testa delle persone sia rimasta l’idea di installare un player di Flash comunque, non importa perché; qualcosa fa. Non serve che arrivi da un sito sicuro, ce l’hanno tutti. È software di bassa lega, quindi l’esperienza di scaricarlo (che dovrebbe essere rivelatrice: come si mangerà in un locale che ti accoglie in modo scortese?) può essere discutibile. Vale tutto.

Vale tutto giustifica la brutta pubblicità ovunque e perfino nelle app, i social vissuti sciattamente, l’abolizione di qualsiasi criterio di valore diverso da costa meno, l’esaltazione dell’ignoranza come sistema di vita.

Sembra una tirata retorica. Lo è. La guerra contro i cattivi programmi non si fa perché funzionano male. Funzionano benissimo. Fanno pensare male ed è questo il problema.

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Eleganza terminale
posted on 2021-01-20 00:35

Giusto ieri parlavo del mio tour tra Pages e WordPress per arrivare ad avere del testo Html editabile in BBEdit. Oggi è arrivato MacMomo a spiegarmi una cosa semplice, elegante, potente.

§§§

Penso che una soluzione semplice sia usare il comando da Terminale textutil, che permette di elaborare i vari formati di testo.

L’idea è questa:

  • selezioni e copi il testo dal file di Pages (ma potrebbe anche essere Word o TextEdit);
  • esegui questo comando da Terminale: pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy;
  • incolli l’HTML ottenuto dove ti pare.

Il comando in pratica incolla il testo copiato e lo passa direttamente a textutil che lo converte in HTML e lo ri-copia negli appunti.

In questo modo penso sia più rapido ed eviti il problema delle foto, che vengono bypassate.

Chiaramente poi non è detto che l’HTML così ottenuto sia perfetto per i propri scopi, ma nel caso penso basti BBEdit per editarlo come si preferisce… ;)

P.S.: il comando può anche essere salvato come alias all’interno del file .bash_profile, così da averlo rapidamente con un scorciatoia a piacere.

Tipo: alias 2html='pbpaste | textutil -stdin -convert html -stdout | pbcopy'

§§§

Se serviva spiegare a chiare lettere come l’interfaccia grafica sia un grande aiuto, ma il Terminale è un’arma formidabile, ecco fatto. Grazie!

Il test del documento formattato
posted on 2021-01-19 01:57

Procedo con l’esperienza in Big Sur, che per il momento trovo neutra. Qualcosa forse era meglio prima, qualcosa forse è meglio adesso, almeno rispetto alle parti evidenti del sistema.

Sotto il cofano invece… uno dei lavori che svolgo prevede la pubblicazione di articoli su WordPress. Capita, anche nel 2021, che arrivi un file Pages (quantomeno Pages e non Word, già qualcosa) con tutta una serie di formattazioni interne e anche le foto.

Non esiste al mondo che io faccia editing dentro WordPress, quando ho a disposizione BBEdit. Quindi la prima cosa da fare è disporre del testo in formato testo, preferibilmente Html.

Il punto è che molte delle formattazioni presenti nel sorgente sono utili e, con sforzo minimo, sono già una parte di lavoro fatto. Se esporto da Pages posso tutt’al più ottenere un file ePub, che mi porta di parecchio fuori strada.

Quello che posso fare è selezionare tutto il testo su Pages e incollarlo sull’editor Visuale di WordPress (lo ammetto: WordPress serve di sicuro almeno a una cosa). Poi commuto la visione in quella di Testo e, direbbe il milanese imbruttito, taaac!, ho pronto il mio Html da riversare in BBEdit dove posso editarlo come si deve, con tutti gli strumenti che servono per fare prima, meglio e in fretta.

Selezionare tutto il testo in Pages, però, significa copiare e incollare in WordPress anche le immagini. Queste mi dimentico sempre di eliminarle prima di passare da Visuale a Testo; nel passaggio a Testo diventano codifica binaria lunga poco più delle dimensioni native dell’immagine. Se ci sono tre immagini nel testo, significa aggiungere tipo mezzo milione di caratteri all’articolo.

Arrivo finalmente al punto. Sul mio Mac mini, Safari ha sempre boccheggiato nel passare questo test. Ci mette del tempo ed è ragionevole, ma poi capita che si pianti oppure addirittura che si chiuda. Molte volte sono passato da questo workflow lavorando per scelta su iPad Pro, dove l’operazione ha più probabilità di riuscita.

Fino a ieri. Oggi Safari su Mac mini ha completato l’operazione nel giro di un paio di minuti e poi mi ha restituito il controllo con noncuranza. Nessun problema. Il file era sui duecentoquarantamila caratteri, certo non uno dei più grossi, ma perfettamente in grado di creare problemi nella mia esperienza.

Tutto ha funzionato. L’unica cosa differente rispetto a prima delle vacanze, nella mia configurazione, è che ora lavoro su Big Sur. Prima ero fermo a Mojave. In qualche modo, l’impalcatura sottostante Safari – quindi a un sacco di componenti del sistema – è più solida.

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