Content tagged Wwdc

Un posto migliore
posted on 2021-06-22 12:44

Faccio eccezione alle mie regole di condivisione di contenuti e rendo omaggio a IlTofa che lo ha appena rilanciato. Un articolo semiserio, ma proprio per questo da prendere con attenzione, sulla costruzione di un metaverso da parte di Apple. Costruzione che sarebbe in corso davanti ai nostri occhi a partire da Wwdc 2019 e che culminerebbe in un substrato di realtà aumentata sovrapposto (affiancato? innestato? apparentato? abbinato? accoppiato?) alla nostra realtà consueta.

La costruzione si comporrebbe di quattro livelli – esperienza, il metaverso in quanto tale, applicazioni, piattaforma – e il pensiero dell’autore svolge un bel lavoro tra il creativo e l’analitico, a definire Shazam GPS per l’audio e incasellare le novità di quest’anno, da SharePlay a Spatial Audio generalizzato, fino a Universal Control che sembra un sistema per pilotare un iPad dal mouse da iPhone e invece è il prodromo di una soluzione globale di pilotaggio di un insieme iPhone/watch⁄futuri occhiali Apple eccetera.

Guardare sempre con il classico grano di sale a queste teorizzazioni, perché a un certo livello è più facile crearne di quanto possa apparire. È con noi da sempre la Pixar Theory, secondo la quale tutti i film Pixar si svolgono nello stesso universo.

Al tempo stesso, pensare che il Mac dei prossimi anni trenta potrebbe essere un substrato di realtà virtuale, beh, un pezzettino di innovazione la contempla, no?

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Metterci la faccina
posted on 2021-06-09 00:58

Nella finzione scenica di Wwdc, Tim Cook ha parlato davanti a una platea popolata di Memoji, a rappresentare gli sviluppatori idealmente presenti.

C’è chi l’ha presa per una baracconata o una profanazione di un luogo che alla fine dei conti è intitolato a Steve Jobs; una caduta di stile, un abbassamento del livello.

Ogni opinione è degna di rispetto: tutti sicuri però che la più profittevole azienda di tecnologia digitale al mondo, che mette insieme due miliardi di fatturato ogni tre giorni, decida a cuor leggero di esporsi a figuracce? Abbiamo la certezza che dove fino a ieri a dettare la line era il design, oggi si ceda al cattivo gusto semplicemente per essere alla moda o per fare i supergiovani?

Nei miei messaggi esagero con gli emoji, mentre i Memoji li riservo a pochissime occasioni e persone. Non sono quindi la persona più adatta a pronunciarsi. Tuttavia, un articolo di Angela Lashbrook su Medium porta in merito una serie di informazioni interessanti.

Ci sono studi che mostrano come l’aspetto degli avatar influenzi il comportamento online delle persone e come le persone stesse si identifichino più volentieri in un avatar idealizzato, che le rende più gradevoli, di uno fotografico.

Chi vede un avatar di aspetto simpatico o piacevole tende a riporre più fiducia nell’interlocutore che lo adotta. I Memoji costituiscono un surrogato, certo limitato, del linguaggio del corpo e dell’espressività che portiamo nel mondo fisico. Limitato vale comunque più di nullo.

In altre parole, il come le persone si rappresentano in forma grafica e il come considerano le altre persone tramite le loro rappresentazioni è un dettaglio; un dettaglio importante in una faccenda delicata come la comunicazione interpersonale. Comunicando con il suo pubblico di Memoji, Tim Cook certamente dava risalto alle novità annunciate per iMessage; contemporaneamente trasmetteva tutta una serie di messaggi al pubblico non sviluppatore interessato all’apertura del convegno mondiale degli sviluppatori. Sì, il keynote è nominalmente per gli sviluppatori e di fatto parla al più grande pubblico degli appassionati. La vera comunicazione rivolta agli sviluppatori è il Platforms State of the Union, la prima cosa da guardare dopo il keynote.

Che si possa parlare del keynote Wwdc in termini semplici non implica che la sua preparazione sia semplicistica. Apple ci mette la faccia e pure le faccine sempre a ragion veduta, magari sbagliando, per carità, però con un’idea precisa.

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Con la maiuscola
posted on 2021-06-08 12:13

Mi piace molto questa evoluzione globale dell’ecosistema, dove i diversi apparecchi non sono isole di un arcipelago, ma tappe di un viaggio, e non c’è uno strumento unico per tutti ma versioni ideali di uno strumento per ciascuno.

È il keynote Wwdc più logisticamente complicato che ho vissuto, perché tra famiglia, lavoro, intoppi, imprevisti e sonno ho speso una volta e mezzo la sua durata e ancora devo vederlo tutto. Tuttavia la portante mi pare chiara.

È un ecosistema maturo, che si apre dove deve verso l’esterno, si arricchisce, si allarga, si raffina. Poco o nulla di quello che si è visto è mai-visto-prima e questo è un buon segno: difficilmente Apple inventa, bensì arriva a cambiare per il meglio qualcosa di esistente e normalmente migliorabile.

È un anno e mezzo che si invita la gente a parlare online; farlo con un FaceTime link sarà più immediato e veloce. A me è capitato di farlo con Zoom o con Teams ed è una pena; con iOS sarà molto meglio.

Durante le videoconferenze, l’audio è sempre uno dei punti dolenti, anche fisicamente quando la riunione dura molto o, come pretendono certi dirigenti ottusi, il giorno deve passare in riunione. Portare lo Spatial Audio dentro la videoconferenza migliora la vita di chi ci si trova.

E Spatial Audio è il pretesto per sottolineare una vera differenza che fa Apple. Traduzione del testo affidata al computer, l’abbiamo vista; riconoscimento del testo dentro una immagine, lo abbiamo visto; il drag and drop da uno schermo all’altro non è una novità; forse lo è da un computer a un altro, ma visivamente sembra qualcosa di già sperimentato.

Ma chi può offrire quello che si è visto ieri a livello di sistema? A disposizione di qualsiasi app? E chi può permetterlo con questo livello di semplicità?

La differenza che mette Apple è da sempre, per la parte fondamentale, questa. Quando Apple reinventa qualcosa di esistente e la trasforma in magia, it just works, dà il meglio. Per questo Wwdc comincia sotto ottimi auspici.

Un ecosistema, dove qui il cambiamento può essere più pronunciato (ma quanto sono belle le nuove mappe?), lì si insaporisce la ricetta che già di suo funziona (tutta la parte di SharePlay su iPhone, non cambia il mondo, ma introduce un sacco di cose piacevoli), altrove si inseriscono cambiamenti persino necessari (iPadOS deve evolvere ancora più di così e però il multitasking migliora), oppure si gettano ponti che ci volevano (Comandi rapidi anche su Mac, capacità di collegarsi con AppleScript; ne scrivevano in tanti, non si vedeva l’ora, è arrivato).

In quest’ottica, mettere sul bilancino watchOS per capire se le aggiunte meritano questo o quel voto in pagella è da Youtuber bolso, che deve parlare del keynote per quaranta minuti altrimenti non monetizza e deve inventarsi cose per arrivare in fondo ai quaranta minuti. Conta l’insieme, la coralità. La coralità viene evidenziata anche a livello di relatori e inizia persino a sembrare troppa; l’inclusione ci mancherebbe, la diversità è un bene, però quasi quasi preferirei che i relatori sotto i Vice President venissero estratti a sorte.

Un pensiero affettuoso e adorante a quanti iPad non è un computer perché non posso programmarci una applicazione per iPad, che poi sono passati alla compilazione in luogo della programmazione e ora hanno solo da ammettere che, persino per il loro filtro, iPad è un computer. O si inventeranno che non è un computer perché non passa da Xcode. Chissà come digeriscono oggi poi, al pensiero di Xcode su iCloud.

Un accenno alla privacy. L’ecosistema. L’argomento è trasversale, non riguarda l’apparecchio A o il sistema operativo B. Qualche settimana e salterà fuori qualche scandalo dovuto a funzioni che non saranno implementate o non funzioneranno in Cina o in Bielorussia. Eppure la direzione dell’azienda è oltremodo chiara: su Mail potremo nascondere l’indirizzo IP, non fare sapere che abbiamo letto un messaggio. Se lo vogliamo, naturalmente. A che pro darsi da fare per implementare la privacy quando sarebbe tanto comodo lasciar perdere tutto e avere sistemi perfetti per compiacere Xi e la compagnia dei dittatori? Ringraziare invece. Ogni tracker soffocato da Safari, ogni tracking pixel neutralizzato da Mail, ogni navigazione anonima è un passo verso più libertà, da cui domani sarà più difficile regredire nel caso che il nostro governo, o l’ineffabile unione, ci ripensi o provi a fare il furbo.

Mentre armeggiavo con una finestra di Terminale durante la visione di Wwdc, mi è scappato scritto Uptime al posto di uptime. Ho scoperto una nuova funzione di un comando Unix che pensavo di padroneggiare. Abbiamo tanto da imparare intanto che i sistemi si affinano.

Ne parlo perché la scoperta dell’esistenza di Uptime e questo Wwdc sono state ambedue esperienze con la maiuscola.

Perché non posso, sarò in giro a lavorare con iPad Pro senza attrezzature di backup… altrimenti, per la prima volta da anni, vorrei fortemente installarmi tutte le beta.

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Perculare e percolare
posted on 2021-06-03 12:44

Dell’opportunità di portare i Comandi rapidi su Mac hanno già detto in diversi e poco cambia che Jason Snell lo abbia ribadito nella sua raccolta di cose che vorrebbe vedere presentate a questa Wwdc.

Da ribadire c’è pure la gran differenza tra quanti perculano sulla storia dell’unificazione del sistema operativo e le tecnologie software che percolano da un sistema all’altro e portano a un ecosistema omogeneo senza sacrificare l’adattamento ottimale di ciascun sistema operativo a ciascuna macchina. La lista si allunga, Catalyst migliora e il progetto complessivo ha un buon aspetto. Avanti con la percolazione.

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What a Wonderful Teen World
posted on 2021-06-02 00:11

Non solo Lucy.

Apple ha annunciato chi ha vinto la Swift Student Challenge 2021, legata all’imminente Worldwide Developers Conference.

Senza entrare nel merito, alla competizione prendono parte centinaia di studenti da tutto il mondo, ragazzi e ragazze che non hanno ancora la maggiore età ma si mettono in gioco, imparano un linguaggio di programmazione, inventano soluzioni a problemi reali, ci provano davvero.

Sono, o almeno somigliano a, quelle persone che nello spot Think Different, pazze a sufficienza da voler cambiare il mondo, poi lo cambiano davvero.

Forse è solo invidia. Mi devo muovere in un mondo nel quale mi capita a ogni angolo qualcuno che mi spiega gli eccessi della tecnologia, come difendere i bambini dalle insidie dei cellulari, la necessità di spegnere, questo, quello, tutto.

Tra i due eccessi, preferisco una quindicenne che usa Swift a partire da due genitori immunodepressi per creare un servizio capace di aiutare tanti. Ed è solo un esempio. Ragazzi, difendetevi dai pericoli della tecnologia: programmatela. Sapete fare cose meravigliose.

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Il momento del software
posted on 2021-05-12 00:34

I dati di Geekbench 5 riportati da MacRumors sono inequivocabili: iPad Pro con M1 vale, computazionalmente, come un Mac con M1.

La media dei test multi-core restituisce un valore di 7.378 per MacBook Air e di 7.284 per iPad Pro.

Sono valori superiori a quelli di un MacBook Pro 16” Intel (6.845), che lasciano indietro iPad Pro con il processore più evoluto della serie Ax. Ne ho uno da due anni e mi sembra tuttora che vada velocissimo; secondo Geekbench, sul multi-core fa 4.656. Una tartaruga rispetto a quello che c’è sul mercato.

Tutto questo significa che chiunque abbia un iPad a fare le fusa sulla scrivania in questo momento guarda ai primi di giugno, a Wwdc, con la voglia di un bel salto in avanti. Software, ovviamente; per l’hardware siamo più che a posto.

iPadOS invece può fare molto più di ora. A voler sperare contro ogni speranza, mi piacerebbe vedere affinamenti dell’interfaccia che non vadano necessariamente verso la computerizzazione della tavoletta; benissimo l’uso di tastiera e trackpad (mancano scorciatoie di tastiera, poi essenzialmente ci siamo), però vogliamo valorizzazione dello schermo touch.

Vorrei un contesto che permetta la comparsa di (un) BBEdit per iPad, magari che consenta manipolazioni e trasformazioni avanzate del testo con il tocco.

Mi piacerebbero estensioni dei Comandi rapidi che consentissero ancora più automazione e ancora più integrazione tra iOS, iPadOS e macOS.

Non ho infine il desiderio di multiutenza che molti hanno e lo cambierei con un raffinamento di autocompletamento e autocorrezione, più un pizzico di machine learning capace di imparare come si muovono le mie dita sulla tastiera virtuale e facilitare loro il lavoro, prendendo atto degli errori e delle imprecisioni abituali e sistemando le cose come devono essere.

La transizione a Arm è tutt’altro che finita, ma sarei entusiasta di vedere l’inizio dell’adeguamento del software a un nuovo standard di prestazioni ed eleganza.

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Caos calmo
posted on 2021-04-02 00:57

John Gruber ha ragione: la storia dell’automazione per macOS e iOS è semplicemente caotica e non pianificata.

Lo fa citando Jason Snell, che ha ragione pure lui, e spiega che Mac ha bisogno dei Comandi rapidi. Né Automator né AppleScript arriveranno mai su iOS, mentre i Comandi rapidi potrebbero tranquillamente compiere il percorso inverso.

I Comandi rapidi per Snell sono il futuro possibile dell’automazione su Mac, per Gruber – che peraltro non prende posizione – finora si è solo generato caos. Due torti non fanno una ragione, ma due ragioni fanno una ragione al quadrato.

Questo, unito al fatto che Apple sta effettivamente ragionando non su un unico sistema operativo per tutti gli apparecchi, ma su sistemi operativi separati e però sempre più integrati, potrebbe lasciare ben sperare per qualche novità interessante in tema di automazione a Wwdc.

Non c’è fretta. Ma chi ha la vista più lunga ha già cominciato a sfruttare i Comandi rapidi di iOS in modo massiccio e Snell porta esempi convincenti. Il passo successivo è logico, trova posto nelle logiche di Apple e porterebbe qualche ordine nel caos. Incrociamo le tastiere.

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Non tutto il male
posted on 2021-03-31 00:51

La prossima edizione di Wwdc sarà ancora interamente online oltre che auspicabilmente piena di spunti interessanti. Le nuove versioni dei sistemi operativi, onestamente, sono eventi meno significativi che non un tempo, quando le versioni principali erano meno frequenti e i sistemi stessi meno maturi. macOS esiste da vent’anni, iPadOS da undici; tutti ci auguriamo migliorie, bug fix e sorprese grandi e piccole, ma difficilmente qualsiasi nuova possibilità del software a bordo di iPhone o Mac scuoterà il mondo.

La transizione dei processori Mac a Arm attende nuove macchine e nuovi system-on-chip. Sarebbe una delusione per tutti se venissero tradite le aspettative e quindi si può legittimamente sospettare che Apple avrà fatto di tutto e di più per non tradirle.

Poi c’è watch, poi c’è tv, poi c’è il fatto che tutti i memoji sulla grafica dell’annuncio hanno gli occhiali e questo scatena le fantasie di chi aspetta one more thing in tema di realtà aumentata, insomma, c’è qualcosa di stimolante veramente per ognuno, fino alla Swift Student Challenge per i giovanissimi.

La notizia principale, non me ne vogliano i commentatori dei siti acchiappaclic, è però oggi il format online. Tutti si spera di tornare presto a una normalità che non potrà essere esattamente come prima e che, però, potrebbe essere ragionevole, mentre ora non lo è.

Wwdc era però un evento esclusivo, accessibile a poche migliaia di sorteggiati disposti a scodellare dall’Italia tre o quattromila euro di iscrizione, aereo, vitto e alloggio, autonoleggio, varie ed eventuali.

Questa Wwdc rimane un evento esclusivo per i contenuti (Apple ha anche rimesso mano di recente alla app Developer, non per coincidenza); tuttavia, come l’anno scorso, è aperta veramente a chiunque disponga di connessione decente e tempo da investire.

Milioni di partecipanti invece di migliaia. Nei dolori e nei problemi a volte inenarrabili che il virus continua a lasciare in giro, corresponsabili governanti inetti e cittadini sconsiderati, questo effetto collaterale è una piccolissima eppure concreta buona notizia.

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