Content tagged Swift Playgrounds

A neuroni nudi nel parco
posted on 2021-06-16 01:02

Il premio non ci voleva molto 2021 viene assegnato a The Verge nella persona di Monica Chin, autrice dello scoop Apple dice che ora puoi fare il build di una app su iPad, ma gli sviluppatori dicono che la realtà è diversa.

L’articolo è un capolavoro di vorrei ma non capisco. All’inizio ci aspettavamo una serie di novità per iPad che non sono arrivate (ognuno aveva la sua lista, come tutti gli anni); poi scopriamo che Swift Playgrounds consente di fare il build di una app e mandarlo su App Store (a smentire il titolo, costruito come se la premessa fosse una mezza bugia).

Allora viene fuori che le app finora si sono scritte con Xcode su Mac, solo che è molto complicato. Invece Swift Playgrounds è molto semplice.

Purtroppo, emerge l’amara realtà, Swift Playgrounds manca di tutta una serie di strumenti necessari allo sviluppatore professionale.

Eh già; sono quelli che rendono complicato Xcode. Forse è sfuggito all’autrice che sviluppare app, specie app da piazzare sul mercato più competitivo al mondo, è un lavoro, anche di élite. E che Playgrounds significa parchi gioco.

(Il primo Swift Playgrounds, peraltro, era proprio una nuova funzione aggiunta a Xcode, con cui ho scritto un libriccino su Swift che allora navigava verso la versione 2.0).

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I Mac mancanti
posted on 2021-06-14 15:12

Dopo che è trascorso qualche anno dal 1984, ho compreso che Mac, come tutti i grandi marchi che finiscono per diventare una sineddoche della propria categoria di prodotti, rappresenta molto più del computer iconico di Apple.

Almeno per me.

Quando dico Mac, penso a un insieme di hardware e software che rivoluziona un’attività umana rendendola incredibilmente semplice e accessibile rispetto a prima.

È successo così con il computing, naturalmente. E si può proseguire a definire Mac anche per il suo opposto: le attività dove manca un Mac e così restano esoteriche, di pochi, difficili.

Per esempio: le stampanti 3D. Se ne faceva un gran parlare, certamente ne trovi una in ogni Mediaworld. Una. Sono apparecchi straordinari, solo che se ne compro una, invece che risolvermi un problema, inizio a pormene molti. Dove trovo le cose da stampare. Come faccio a creare cose originali che servono a me. Come faccio a modificare qualcosa. Eccetera.

Con il primo Mac, c’era MacPaint. Disegnare sul computer, prima, era un esercizio masochista o costava un capitale in accessori. Con MacPaint, iniziavi a disegnare. Nessuno toglieva di mezzo il percorso per arrivare a disegnare capolavori, ma disegnava anche mia nonna, con MacPaint. Al settore della stampa 3D serve un Mac. O rimarrà una faccenda per pochi intimi e appassionati.

La realtà virtuale? I caschi datano a venticinque anni fa. Si fanno continui progressi, si va sempre avanti, i prezzi calano… dov’è però il Mac della realtà virtuale, quello che me la rende pronta, accessibile, godibile subito, senza fare fatica? Dove comincio in modo semplice, subito? Ecco perché sono passati venticinque anni e la realtà virtuale è una cosa di nicchia.

Con watch, Apple ha creato un Mac. Mica per leggere l’ora; per monitorare parametri vitali, per esempio. Puoi avere uno storico della frequenza cardiaca lungo a piacere. Prima era complesso e costoso.

È importante che Apple crei Mac non solo per le persone, ma anche per gli sviluppatori. Più diventa facile e accessibile produrre buon software, più viene fatto. Jason Snell ha accennato su Macworld a tecnologie emerse a WWDC per facilitare lo sviluppo, come Object Capture per chi lavora alla realtà aumentata e vuole creare rapidamente oggetti tridimensionali, o naturalmente Swift Playgrounds, che non sostituisce sicuramente Xcode su Mac ma è un primo passo nel consentire lo sviluppo su iPad di app per iPad.

Di Mac nella storia ne sono stati creati molti, naturalmente, senza sapere che fossero Mac. Il Modello T di Ford era un Mac; il Walkman di Sony era un Mac; il televisore era un Mac. Era un Mac persino il Big Mac.

Interessante come, nella nostra epoca, sembra che l’unica rimasta a creare Mac di un qualche livello sia proprio Apple (Con l’eccezione dei vaccini e magari di Tesla, per le maxibatterie). Eppure ne servirebbero numerosi.

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Con la maiuscola
posted on 2021-06-08 12:13

Mi piace molto questa evoluzione globale dell’ecosistema, dove i diversi apparecchi non sono isole di un arcipelago, ma tappe di un viaggio, e non c’è uno strumento unico per tutti ma versioni ideali di uno strumento per ciascuno.

È il keynote Wwdc più logisticamente complicato che ho vissuto, perché tra famiglia, lavoro, intoppi, imprevisti e sonno ho speso una volta e mezzo la sua durata e ancora devo vederlo tutto. Tuttavia la portante mi pare chiara.

È un ecosistema maturo, che si apre dove deve verso l’esterno, si arricchisce, si allarga, si raffina. Poco o nulla di quello che si è visto è mai-visto-prima e questo è un buon segno: difficilmente Apple inventa, bensì arriva a cambiare per il meglio qualcosa di esistente e normalmente migliorabile.

È un anno e mezzo che si invita la gente a parlare online; farlo con un FaceTime link sarà più immediato e veloce. A me è capitato di farlo con Zoom o con Teams ed è una pena; con iOS sarà molto meglio.

Durante le videoconferenze, l’audio è sempre uno dei punti dolenti, anche fisicamente quando la riunione dura molto o, come pretendono certi dirigenti ottusi, il giorno deve passare in riunione. Portare lo Spatial Audio dentro la videoconferenza migliora la vita di chi ci si trova.

E Spatial Audio è il pretesto per sottolineare una vera differenza che fa Apple. Traduzione del testo affidata al computer, l’abbiamo vista; riconoscimento del testo dentro una immagine, lo abbiamo visto; il drag and drop da uno schermo all’altro non è una novità; forse lo è da un computer a un altro, ma visivamente sembra qualcosa di già sperimentato.

Ma chi può offrire quello che si è visto ieri a livello di sistema? A disposizione di qualsiasi app? E chi può permetterlo con questo livello di semplicità?

La differenza che mette Apple è da sempre, per la parte fondamentale, questa. Quando Apple reinventa qualcosa di esistente e la trasforma in magia, it just works, dà il meglio. Per questo Wwdc comincia sotto ottimi auspici.

Un ecosistema, dove qui il cambiamento può essere più pronunciato (ma quanto sono belle le nuove mappe?), lì si insaporisce la ricetta che già di suo funziona (tutta la parte di SharePlay su iPhone, non cambia il mondo, ma introduce un sacco di cose piacevoli), altrove si inseriscono cambiamenti persino necessari (iPadOS deve evolvere ancora più di così e però il multitasking migliora), oppure si gettano ponti che ci volevano (Comandi rapidi anche su Mac, capacità di collegarsi con AppleScript; ne scrivevano in tanti, non si vedeva l’ora, è arrivato).

In quest’ottica, mettere sul bilancino watchOS per capire se le aggiunte meritano questo o quel voto in pagella è da Youtuber bolso, che deve parlare del keynote per quaranta minuti altrimenti non monetizza e deve inventarsi cose per arrivare in fondo ai quaranta minuti. Conta l’insieme, la coralità. La coralità viene evidenziata anche a livello di relatori e inizia persino a sembrare troppa; l’inclusione ci mancherebbe, la diversità è un bene, però quasi quasi preferirei che i relatori sotto i Vice President venissero estratti a sorte.

Un pensiero affettuoso e adorante a quanti iPad non è un computer perché non posso programmarci una applicazione per iPad, che poi sono passati alla compilazione in luogo della programmazione e ora hanno solo da ammettere che, persino per il loro filtro, iPad è un computer. O si inventeranno che non è un computer perché non passa da Xcode. Chissà come digeriscono oggi poi, al pensiero di Xcode su iCloud.

Un accenno alla privacy. L’ecosistema. L’argomento è trasversale, non riguarda l’apparecchio A o il sistema operativo B. Qualche settimana e salterà fuori qualche scandalo dovuto a funzioni che non saranno implementate o non funzioneranno in Cina o in Bielorussia. Eppure la direzione dell’azienda è oltremodo chiara: su Mail potremo nascondere l’indirizzo IP, non fare sapere che abbiamo letto un messaggio. Se lo vogliamo, naturalmente. A che pro darsi da fare per implementare la privacy quando sarebbe tanto comodo lasciar perdere tutto e avere sistemi perfetti per compiacere Xi e la compagnia dei dittatori? Ringraziare invece. Ogni tracker soffocato da Safari, ogni tracking pixel neutralizzato da Mail, ogni navigazione anonima è un passo verso più libertà, da cui domani sarà più difficile regredire nel caso che il nostro governo, o l’ineffabile unione, ci ripensi o provi a fare il furbo.

Mentre armeggiavo con una finestra di Terminale durante la visione di Wwdc, mi è scappato scritto Uptime al posto di uptime. Ho scoperto una nuova funzione di un comando Unix che pensavo di padroneggiare. Abbiamo tanto da imparare intanto che i sistemi si affinano.

Ne parlo perché la scoperta dell’esistenza di Uptime e questo Wwdc sono state ambedue esperienze con la maiuscola.

Perché non posso, sarò in giro a lavorare con iPad Pro senza attrezzature di backup… altrimenti, per la prima volta da anni, vorrei fortemente installarmi tutte le beta.

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