Content tagged Steve Jobs

Gli estremi non si toccano
posted on 2021-04-21 01:03

Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello Steve Jobs Theater.

Dei prodotti non saprei parlare. Mi viene da parlare del complesso e questa è già una recensione. Questa organizzazione fattura duecentosettantaquattro miliardi in un anno e riesce ad andare contro il consenso comune, i pareri degli esperti, l’ovvio.

Quanti articoli ho letto sulla inevitabilità di fusione tra macOS e iPadOS (ieri iOS)? Numerosi. Quanti articoli ho letto sull’arrivo di M1 su iPad Pro? Zero. Che cosa ha fatto Apple? Ecco. Invece di unificare il sistema operativo, unifica la piattaforma hardware. Significa economie di scala folli e intanto prestazioni di eccellenza. Il massimo con il minimo.

Quando è uscito Pro Display Xdr, sembrava che la parte importante fosse lo stand da novecentonovantanove dollari, buono per le battute e gli sfottó. Chi ha annunciato l’arrivo di quel calibro di schermo su iPad Pro? Nessuno. (Breaking: lo schermo di iPad Pro, come specifiche, è migliore).

Quanti hanno sbeffeggiato watch alla sua uscita? Oggi è una componente notevole del bilancio aziendale. Ora già girano i meme parodistici su AirTag. Vedremo. Bluetooth, accelerometro, chip U1 (quello degli AirPods) e non ricordo che cosa ancora. Il rapporto tra tecnologia e volume dell’oggetto è mostruoso. E la batteria si cambia in un attimo…

A quanta gente ho sentito dire che a Mac manca lo schermo touch. Non capiscono che ce l’ha iPad. Il percorso diventa chiaro ed evidente oggi così come era stato chiaramente tracciato in anticipo. Messi vicino, con una tastiera addosso a iPad, che differenza c’è tra lui e MacBook Pro? Il touch. Lo schermo. Il sistema operativo. Apple Pencil. Due linee di prodotto che si completano e supportano a vicenda, ampiamente diversificate per persone con esigenze ampiamente diverse. E dietro la catena di produzione è per molti versi unica. Un capolavoro di design industriale.

Capolavoro. Design. Può esserci un dubbio qualunque sulla paternità dei nuovi iMac colorati, quasi metafisici in quello spessore che vorrebbe essere zero, scomparire, come è stato anche detto durante la presentazione? Se ne è andato, ma questo iMac è firmato Jonathan Ive da capo a piedi. Steve Jobs avrebbe amato follemente questo iMac.

Da Steve Jobs a Tim Cook. A parte guardarlo sessantenne e in gran forma sulle stradine di Apple Park in t-shirt nera, da dieci anni timona – dicono – senza genio, senza colpi d’ala, tutta organizzazione e politica interna per tenere l’ambiente tranquillo e escludere le teste calde.

Fosse anche vero, fosse Cook il vigile urbano di Cupertino, dirige il traffico più imponente del mondo. E continuano a uscire prodotti nuovi nonostante Apple Park ospiti al momento quattro gatti e quasi tutti lavorino da casa. Giusto perché il lavoro remoto non è produttivo come quello dell’ufficio.

Al termine di un evento come questo mi dispiace solo di essere già a posto lato hardware. Mi piace, molto, seguire questa traiettoria di progresso tecnologico al servizio dell’individuo. Arrivo alla fine e mi ritrovo stupito da tanti dettagli, piccole e grandi sorprese, particolari inaspettati. Il colosso della tecnologia che vince grazie all’essere bastian contraria rispetto al senso comune, esattamente come quando inalberava la bandiera dei pirati su un anonimo edificio di Bandley Drive. La chiacchiera va da una parte, Apple dalla parte opposta. E non si incontrano mai.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La parola agli esperti
posted on 2021-03-20 02:00

È normalissimo trovare vantaggi nel condurre attività produttive fianco a fianco con i colleghi e altrettanto lo è trovare vantaggi equivalenti nel condurre attività analoghe da una postazione remota. Dopo un anno di pandemia bisognerebbe averlo capito; invece ci troviamo con un sacco di gente bravissima e competente, che però sa funzionare solo in un modo.

La nuova normalità ha già mostrato da un pezzo che verrà richiesto di funzionare in più modi e il virus non c’entra: ha solo sbattuto l’evidenza in faccia a chi resisteva a un cambiamento che ha basi ben più profonde dell’evitare il contagio.

Verremo vaccinati o il virus si attenuerà o tutte e due le cose, ma non si tornerà indietro. Settimana scorsa mi hanno chiesto di presenziare a una riunione importante in sede. Ho risposto che quel giorno sarei stato felice di intervenire per un’ora ma l’agenda non consentiva altro spazio.

Non si può allungare un po’?, mi hanno chiesto.

Certo, ho risposto. Possiamo tenere la riunione online e sono a disposizione per tre ore, visto che risparmio un’ora di macchina all’andata e altrettanto al ritorno.

La riunione si è tenuta online ed è riuscita benissimo. Abbiamo anche concluso in due ore soltanto.

Ma sono solo un qualunque professionista. Ci sono imprenditori, uomini d’affari, dirigenti di alto livello convinti di sapere perfettamente perché è necessario che tutto torni come prima, negli stessi modi di prima, nell’errata convinzione che il lavoro remoto sia frutto dell’emergenza invece che dell’ingresso del digitale nella vita quotidiana, anche lavorativa.

Ci sono anche persone come Tim Cook, a capo di un’azienda capitalizzata quanto il prodotto interno lordo italiano, con una sede centrale da dodicimila posti, che a queste problematiche ha dovuto pensare su un poco. Lo ha intervistato di recente People e ha detto cose poco interessanti, ma terribilmente concrete. Se Steve Jobs, quando esagerava, fuggiva in avanti dove nessuno riusciva a seguirlo, Cook quando esagera diventa l’impiegato della porta accanto, che snocciola ovvietà disarmanti tanto quanto ineludibili.

La pancia mi dice che, per noi, è ancora molto importante essere fisicamente in contatto, perché la collaborazione non è sempre un’attività pianificata.

Gente che vorrebbe lavorare tutta la vita senza mai mettere più piede in ufficio: è improbabile. Dipende dall’azienda, ma è improbabile. E chi ha già pianificato tutto per il momento del ritorno, invece, quando tutto tornerà come prima?

A essere onesti, stiamo ancora pensando a come organizzarci.

La collaborazione non è sempre un’attività pianificata. Nemmeno la postazione di lavoro può più esserlo. Ma parlarsi e vedersi dal vivo è sempre e comunque preferibile, giusto?

Abbiamo imparato che ci sono alcune cose perfette da fare in virtuale via Zoom, WebEx, FaceTime o quello che è a disposizione. Per questo penso che [quando i dipendenti rientreranno negli uffici] allestiremo un ambiente ibrido per un po’.

Ma la produttività? Come ci si può fidare di gente che lavora altrove senza controllo, capace di distrarsi o di fare finta di lavorare? L’azienda non funziona meglio in presenza?

Dopo la chiusura degli uffici a metà marzo, abbiamo avuto questo periodo enormemente prolifico con [la presentazione del] primo iPhone 5G. Abbiamo introdotto il chip M1 nei Mac. Sono traguardi importanti.

Ecco. Ascoltiamo i so-tutto sul digitale e l’analogico; poi però seguiamo quelli che affrontano sul serio la situazione e organizzano decine di migliaia di persone per occuparsi di un business da duecento miliardi l’anno, con successo. Magari qualcosa hanno capito.

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La seconda Olanda
posted on 2021-02-23 00:19

Gli analisti si aspettano che Apple nel 2020 abbia fatturato nell’intorno dei 333 miliardi di dollari (che per qualcuno sono troppo pochi).

Sono numeri vertiginosi. Quando Steve Jobs ritornò come interim Ceo in Apple un quarto di secolo fa, mise a punto un piano che avrebbe consentito la sopravvivenza dell’azienda a patto che fatturasse sei miliardi di dollari l’anno, l’1,8 percento della cifra di oggi.

Ora Horace Dediu di Asymco prevede in un tweet che il valore delle transazioni dell’ecosistema Apple raggiungerà il trilione (all’americana, mille miliardi) entro il 2024.

È cosa ben diversa dal fatturato, ma fa ugualmente impressione. È circa dire che il prodotto interno lordo della nazione-Apple pareggerà quello olandese.

Scrivendola Dediu, prendo la cosa sul serio; fosse chiunque altro la definirei una sparata.

Citare l’Olanda è interessante perché è una nazione che ha costruito la propria ricchezza sui commerci e su collegamenti con ogni luogo nel mondo. Una specie di startup del Rinascimento basata sull’Internet delle navi.

È ancora molto presto per parlarne seriamente, ma le organizzazioni come Apple sono la prima avvisaglia di quello che sostituirà gli stati-nazione nei decenni a venire. Chiaramente la solidità economica è uno dei primi parametri da considerare. Un altro è una influenza a livello planetario.

Come Apple sceglierà di esercitare la propria influenza, e che tipo di relazione gli stati-nazione decideranno di stabilire o meno con Apple, sono due macrotemi che è già tempo di iniziare a sviscerare.

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Un addio esagerato
posted on 2021-02-22 02:54

Addio, AppleScript.

Lo scriveva The Eclectic Light Company nel novembre 2016 e, come già fecero Mark Twain e Steve Jobs, oggi AppleScript potrebbe commentare che la notizia del suo abbandono è stata leggermente esagerata.

Molti punti dell’articolo sono indubbiamente validi. Apple non sembra dedicare grande attenzione ad AppleScript (non che sia la prima volta), molte risorse di programmazione sono andate nello sviluppo di Swift e, aggiungerei, l’uso di linguaggi di scripting più vicini a un linguaggio di programmazione classico (Python, per non fare nomi) è letteralmente esploso. Proprio AppleScript, dopotutto, può essere impostato per l’uso di JavaScript al posto di se stesso.

Ciononostante, la tesi di fondo del pezzo è errata, o almeno in cospicuo ritardo:

Mi aspetto che nel 2017 verranno confermate la morte di AppleScript e la sua sostituzione a opera di un nuovo sistema di scripting basato sui playground Swift, che non solo funzionerà su macOS ma offrirà nuove possibilità a chi usa iOS.

Ciononostante, mi piace pensare che Apple sia poco motivata su AppleScript ma una lezione o due l’abbia imparata. E stia sviluppando lentamente qualcosa di meglio del semplice abbandono di AppleScript.

Dalla profezia funesta sono passati più di quattro anni e potrebbe sembrare anche un buon segno. Magari ci fosse una strategia di scripting ad ampio raggio e a regola d’arte, che si sta sviluppando anche se richiede molto tempo per via delle tante considerazioni di cui tenere conto, relativamente al passato, alla compatibilità, all’opportunità di creare ponti tra apparecchi diversi.

Voglio pensare che AppleScript abbia cose utili da dire, anche attraverso una trasformazione radicale, perché no?, e che il momento dell’end tell sia ancora lontano.

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De gustibus
posted on 2021-01-26 00:31

The Verge pubblica un articolo dedicato ai retroappassionati di Zune radunati su Reddit e riporta questo passaggio:

Microsoft ha trascorso gli anni Duemila qualche passo dietro Apple. L’azienda rivale era perennemente un po’ più avanti, elegante e raffinata rispetto all’endemica squadratura di casa Gates. Zune veniva spesso considerato l’esempio supremo di questa subalternità. Il prodotto era del tutto funzionale, certo, ma per ragioni che resta difficile descrivere – le decorazioni da videogame, il trackpad surdimensionato, l’ingombro sconcertante – era anche un milione di volte meno chic di iPod. (Lo stesso imperscrutabile problema contraddistingue Bing, Cortana, lo sfortunato Windows Phone eccetera). [Traduzione migliorata con il contributo di carolus]

Ragioni che resta difficile descrivere. Problema imperscrutabile. Come se Steve Jobs non fosse mai passato di qui. Eccolo:

Il solo problema di Microsoft è la semplice mancanza di gusto. Assolutamente non hanno gusto. Non in piccolo, ma in grande, nel senso che non pensano idee originali e non portano molta cultura dentro i loro prodotti.

La differenza tra una mentalità Microsoft e una mentalità Apple è che nella prima tutti i gusti sono giusti. Peggio ancora, sono equivalenti. Nella seconda esistono il gusto e la sua mancanza. Per ragioni che resta difficile articolare, l’informatica continua a prosperare nella mancanza di gusto; per fortuna, abbiamo un’eccezione.

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E hanno troppo rispetto per lo status quo
posted on 2021-01-25 00:55

Perché usare brutto software imbruttisce.

Dopo anni e anni di logoramento, finalmente Adobe ha staccato la spina a Flash. Hanno cominciato a farlo cinque anni dopo che Steve Jobs aveva pubblicato i suoi Thoughts on Flash e ci hanno messo altri cinque anni. La malapianta aveva messo radici fin troppo diffuse e ramificate.

Ora finalmente Flash, a parte la doverosa conservazione museale, è morto.

Invece no.

A me verrebbe da non crederci e non conosco il cinese, ma non capisco il perché dovrebbe essere scritta una fake news a questo proposito e così prendo per buona la versione inglese di questo articolo di AppleDaily secondo il quale una rete ferroviaria cinese veniva controllata da un sistema scritto in Flash.

I funzionari di China Railway Shenyang (che esiste, almeno in Wikipedia; dovevo verificare, per forza) hanno avuto cinque anni di tempo per passare a qualche altro sistema e così, quando Adobe ha spento anche l’ultimo server, c’è stata una transizione, a suo modo, ordinata: il traffico ferroviario si è bloccato per venti ore.

Colpa di Adobe, certo. Come quando aggiorni macOS e il driver della stampante smette di funzionare: colpa di Apple.

Si sono riscattati in fretta, comunque: hanno trovato il modo di rimettere in piedi l’infrastruttura.

Con una copia pirata di Flash. Che così vivrà, in una nicchia ecologica tutta particolare, per anni ancora.

Steve Jobs aveva dichiarato ai tempi della creazione di Macintosh meglio essere un pirata che arruolarsi in Marina.

Poi, però, con la campagna Think Different, aveva anche posizionato Apple come un marchio per chi non ha rispetto per lo status quo.

Il software brutto imbruttisce. Il sintomo più pericoloso e invalidante per la mente è cercare la conservazione dello status quo, oltre ogni limite di ragionevolezza.

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