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Elogio della follia
posted on 2021-08-21 01:55

Un modo possibile per uscire dalla follia di Office 365: scegliere LibreOffice assieme a un partner che lo integri in azienda.

Non è gratis, ma i dati restano dell’azienda, se ne occupa una app realmente conforme agli standard – i formati legacy di Microsoft, quelli senza la X per capirci, sono deprecati dal 2008 per l’Organizzazione internazionale degli standard (ISO) – e il livello tecnologico è di prim’ordine.

Chi voglia fare prove può scaricare LibreOffice 7.2 appena uscito e pagarlo nulla.

Chi non si fidi, faccia due chiacchiere con qualcuno di LibreItalia, a partire da Italo per il quale metto la mano sul fuoco.

C’è chi giudicherebbe follia anche passare a LibreOffice. Sono d’accordo; è follia sana, che cambia il mondo, migliora le cose, porta colore, freschezza, novità e progresso. L’altra è la follia del grigiume, della paura, della serializzazione delle persone. È benefica solo in virtù della possibilità di vedere quanto sia sana l’alternativa.

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Ok, il prezzo è obbligato
posted on 2021-08-20 10:40

Bella coincidenza che io scriva di EtherPad come mezzo per collaborare online sul testo, Html come standard nelle scuole, ipertesto organizzato per essere imparato fino alla terza media e, nel contempo, Microsoft alzi i prezzi di Office 365 per le aziende.

Uno dice, beh, Microsoft è libera di fare ciò che vuole e i clienti pure.

Probabile che sia così. Non ho il dato sottomano, ma l’ho letto l’altroieri: la quota di mercato di Office online sarebbe dell’ottantasette percento. Quasi tutto il resto è di Google, quasi tutto di utenze non paganti. Di libertà ne vedo poca. Semplifica Paolo Attivissimo:

Si esprime così Steven Sinofsky, che di Microsoft se ne è inteso parecchio, dall’interno e molto in alto:

[Rispetto al software in scatola di una volta, ora che lo si vende in cloud] un utente privato avrebbe potuto spendere per Office centocinquanta dollari ogni quattro anni. Un’azienda che pagasse centocinquanta dollari l’anno ora ne paga quattrocentocinquanta (e non può fermarsi).

Non capisco veramente la ragione per cui un’azienda sottostia a questa situazione senza il coraggio di voltare pagina e prendere in mano seriamente i propri dati. Certo, c’è l’ignoranza. Certo, l’ottusità. Certo, l’interesse privato di qualcuno. Ma non possono essere (quasi) tutte così.

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Prima che sia troppo presto
posted on 2021-08-12 00:15

Scrivo in risposta a Claudio, molto gentile nel dirmi che a suo parere insegnare l’Html ai bambini è troppo e troppo presto.

Può certamente darsi che sia troppo presto. Mi figuro studenti che arrivano alla terza media capaci di strimpellare Html come farebbero con uno strumento se avessero trovato un buon insegnante di musica, non dei webmaster. In terza elementare l’obiettivo è chiaramente molto più limitato.

Ma posso dire che in prima elementare ci sono tanti esercizi per leggere e scrivere correttamente in italiano. Si imparano le maiuscole e le minuscole, le accentate, le pronunce, i tempi verbali. Si passa dallo stampatello maiuscolo allo stampatello minuscolo, intanto che si prepara il terreno al corsivo.

In prima elementare, quindi, si gettano le basi della tipografia. Non ci vedo niente di strano nel gettare le basi della marcatura del testo in terza.

Non per scrivere per forza testo marcato – l’osservazione che la maggior parte di loro non metterà mai un tag in tutta la sua vita è corretta – ma per sapere come funziona. Esattamente come a me, certo più avanti, venne spiegato come calcolare le radici quadrate manualmente. Non ho mai calcolato una radice quadrata a mano fuori dal quaderno di matematica, ma vorrei erigere un monumento a chi mi ha mostrato come fare e come funzione una radice quadrata.

A scuola non si insegnano gli strumenti, si insegna la materia. Me ne sono reso conto quando grazie ai buoni uffici di Chiara sono stato a parlare di nuove tecnologie nel suo liceo artistico.

Sono arrivato con un discorso preparato all’uopo, quando i docenti mi hanno mostrato con orgoglio che gli studenti di quinta lavoravano al nascente sito dell’istituto.

Gli studenti di quinta, liceo artistico, scrivevano il testo di una pagina in Word. Poi salvavano in Html, dentro una cartella del computer che raccoglieva il lavoro.

Buttai all’aria il programma del mio intervento. Chiesi a tutti di chiudere Word e di aprire, erano PC, il Blocco Note. Gli feci scrivere a mano una piccola pagina Html, con Title, Head, Body, il minimo assoluto. Gli chiesi di salvare, di aprirla con il browser. Mostrai l’effetto che i tag avevano sulla resa grafica nel browser e l’effetto che non avevano (ovviamente ignoravano che esistesse un tag Head e a che servisse).

Poi aprimmo nel Blocco Note uno dei loro file Word salvati in Html. Era pieno di cose incomprensibili a loro e anche a me. Chiesi retoricamente perché avessero scelto di usare il tag chisiricordaquale. Mi dissero che non erano stati loro a scegliere, lo aveva fatto Word. Il sito della scuola vorreste costruirlo voi o lasciare che ci pensi Word al posto vostro, senza sapere che cosa fa?

Mi si dirà sì, ma stai parlando di maturandi, tutt’altra età, tutt’altro contesto.

Intanto era il 1998. Come si intuisce, di Html nella scuola si cominciava appena a parlare. Erano i maturandi perché non poteva essere prima di così.

Secondo, avanti veloce, nel 2023 inizieranno a insegnare Office a mia figlia in terza elementare.

In linea di principio, Lidia potrebbe ritrovarsi nella stessa identica situazione di quei maturandi sventurati del 1998.

Tra parentesi: spero che nessuno dei poveracci abbia deciso di scegliere una carriera di web designer, partendo da Word come strumento professionale. O è disoccupato, o ha cambiato lavoro, o ha dovuto imparare la sera quello che avrebbero dovuto insegnargli a scuola la mattina.

Ho la folle speranza che per mia figlia possa essere diverso e che, venticinque anni dopo, possa sapere che cosa sta facendo, invece di farlo e basta.

Office a scuola è sempre e comunque troppo presto. Se lo sia anche insegnare i rudimenti dell’ipertesto non so, può darsi. Ma sarebbe un errore più benefico di quello di sedersi su Word e chiamarlo insegnamento.

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Ipertestare la scuola
posted on 2021-08-11 01:14

Il primo punto all’ordine del giorno per realizzare un curricolo informatico per la scuola primaria è quello ipertestuale.

Pensiamoci bene: quanto di quello che scrive un bambino di nove anni per la scuola ha forma ipertestuale? Probabilmente niente, o poco. Quanto sarà ipertestuale ciò che scriverà nella sua vita al termine della scuola dell’obbligo? Moltissimo. Userà computer da scrivania, da tasca, a tavoletta, a muro, nei vestiti, forse anche nel corpo. Userà un sacco di ipertesto. Anche senza saperlo; condividerà infiniti testi, foto, video e che cos’è una condivisione, se non l’invio o la ricezione di un ipertesto?

Fin qui sarebbe niente; ma il punto è che la nostra civiltà ha cominciato anche a pensare in modo ipertestuale. I siti non sono scritti come capita per poi aggiungere i link in un secondo giro; l’informazione viene strutturata da subito pensando alla forma ipertestuale. Qualsiasi gioco dove ci si sposti per locazioni, da Adventure a Fortnite, sotto sotto nasconde una struttura ipertestuale. I librogame sono ipertesti con una struttura ad albero molto semplice e a portata di lavoro di gruppo (spoiler).

È necessario che i bambini di oggi vivano a scuola un approccio all’ipertesto, ovviamente nella misura giusta per la loro età.

Naturalmente, mettersi semplicemente a linkare qua e là non è utile. A scuola si impara come funzionano gli strumenti, ma deve arrivare dopo. Prima deve arrivare la conoscenza di come funziona. Un word processor non è una materia da imparare, ma da usare per imparare a scrivere e ad acquisire padronanza dell’italiano. Non ci servono specialisti di Word, ma cittadini che usano splendidamente l’italiano. E sia capace di applicare ipertesto a questa conoscenza.

Per questo, vecchia proposta che porto avanti da anni, a scuola non bisogna scrivere come .doc, ma come .html. Quando i ragazzi producono qualcosa, lo fanno in Html. Diciamo dalla quinta elementare in poi? Prima imparano con gradualità che cosa significa linguaggio di marcatura (metto simboli attorno a quello che scrivo e ne influenzo l’aspetto e la struttura) e iniziano ad applicarsi nella scoperta dell’Html.

Questo ha vari vantaggi. Gli studenti capiscono che cosa c’è dietro le pagine HTML e imparano a padroneggiare la prima fase di quello che è costruire un sito, una base di conoscenze, un ipertesto appunto. Word è il peggiore strumento possibile a questo stadio, perché nasconde la conoscenza del fenomeno. Si clicca un’icona, la selezione diventa grassetto o corsivo, ma non si capisce il perché. È dal perché invece che si parte, dall’alfabeto dell’ipertesto, appunto la parte base di Html. Paragrafi, attributi del testo, liste, tabelle, gerarchia dei paragrafi stessi, naturalmente link.

Viene da sé che lo strumento ideale per questo processo di apprendimento sia l’editor di testo, non certo il word processor. Lo studente impara a scrivere in testo puro, che è il formato più semplice al mondo, quello più resistente negli anni, più facilmente aggiornabile, compatibile con l’universo. E impara a vestire il testo con Html, per dargli l’aspetto e la forma che desidera, imparando il ruolo del browser. Se le scuole avessero iniziato a produrre materiale in Html vent’anni fa, tutto il materiale prodotto negli ultimi vent’anni sarebbe perfettamente leggibile, duplicabile, aggiornabile con facilità, consultabile, riorganizzabile, riutilizzabile, tutto.

Nella fase iniziale dell’apprendimento, praticamente neanche serve un editor di testo, vero e proprio, basta qualcosa dove si possa scrivere. I primi tag verranno digitati carattere per carattere, si imparerà minore-tag-maggiore e poi minore-slash-tag-maggiore. Solo più avanti si mostrerà che esiste la possibilità di affidare la stesura dei tag all’editor. (E probabilmente vedremo modi alternativi per semplificare la generazione dell’Html, come Markdown e i sistemi wiki).

Domani si prosegue con l’individuazione di qualche editor online e offline buono per la bisogna e con la prosecuzione del cammino, che più avanti porterà i più grandi a misurarsi con un linguaggio di marcatura ancora più ambizioso, LaTeX, e con la scoperta della tipografia. C’è anche da pensare all’inserimento di esperienze ed esercizi in modo trasversale dentro le materie tradizionali. C’è un sacco di roba da fare e si capisce meglio perché a scuola usare Office è sbagliato. Con Office si produce, a scuola si deve imparare come sono fatte le cose. Tecnologia compresa.

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Gli skill che non si insegnano
posted on 2021-08-09 00:25

Sono passati dieci anni da quando parlai di iPad e uso della tecnologia per l’apprendimento ai docenti di un istituto tecnico piuttosto grosso in provincia di Trento.

Erano anni eroici. Avevo un iPad di prima generazione, inadatto a tenere una presentazione in modo adeguato. Chiesi in prestito ad Apple Italia un iPad di seconda generazione, uscito da poco, e andai con quello.

Fu una bella giornata, difficile e stimolante. Difficile per trovarsi di fronte insegnanti innamorati di lavagne e gessetti, stimolante per tutto quello che si faceva nella scuola e l’attenzione che comunque ricevetti. Non sai mai quanto effettivamente delle tue parole rimane veramente quando parli alle persone e quella volta ebbi una delle mie maggiori soddisfazioni lavorative di sempre.

Durante la presentazione e poi la visita alla scuola, in conversazione con il bravissimo dirigente dell’istituto e con gli insegnanti illuminati, capitò di parlare anche di Wikipedia. Mi infervorai e mi cacciai nei guai come altre volte: dissi la verità. Wikipedia Italia era in mano a una congrega di mandarini egoriferiti. (Penso lo sia ancora, ma non lo so e nemmeno mi interessa; l’unica cosa che faccio con Wikipedia è linkarla quando proprio veramente non c’è altro di decente per evitarlo).

Dissi che, in una scuola, l’uso di Wikipedia per cercare informazioni era una follia e una negazione del buon insegnamento (e apprendimento). In una scuola, leggere Wikipedia è il male assoluto. In una scuola, Wikipedia va scritta.

Recuperare informazioni dalle fonti autentiche. Distillarne quello che costituisce una buona voce per Wikipedia e organizzarlo. Prendere familiarità con il sistema di markup. Collaborare con i coautori e rispettare le regole. Tutto questo è un eccellente metodo per imparare e per imparare a imparare.

Una scuola deve scrivere Wikipedia, non leggerla, dissi. Se abbastanza scuole scrivono Wikipedia, arriverà abbastanza materiale da impedire ai mandarini di crogiolarsi nel loro piccolo potere, perché non riusciranno a controllarlo.

Tutto ciò potrebbe svanire come lacrime nella pioggia. Anni dopo, tuttavia, mi imbattei per caso in un telegiornale che dedicava spazio alla didattica digitale nelle scuole, mostrava sequenze di quella scuola e ne parlava per via di come incoraggiava il lavoro attivo su Wikipedia nell’ambito del processo didattico.

Qualcosa di quanto avevo detto aveva germogliato.

Conservo la presentazione tenuta quel giorno, in cui a un certo punto accenno ai nuovi skill messi all’incrocio di tecnologia e arti liberali, che è necessario insegnare ai ragazzi per il loro futuro e che i programmi scolastici tradizionali ignorano. Questa era la lista dei tech skill, che chiamai così per distinguerli dagli hard skill, quelli classici, e dai soft skill di cui si parla fin troppo e da troppo tempo:

  • Ipertesto
  • Edizione e montaggio multimediale
  • Modellazione 3D
  • Condivisione e lavoro di gruppo in rete
  • Ricerca e analisi di informazioni e dati

Queste potrebbero essere le basi di un curricolo di studi alternativo per il triennio che completa il primo ciclo della primaria e per quello che lo segue (le medie inferiori di una volta). Probabilmente va limato qualcosa e immagino che si evidenzierà lavorandoci.

La prossima fase consiste nel delineare gli obiettivi parziali all’interno di ciascuno di questi obiettivi globali. Poi si tratterà di inserire gli obiettivi parziali nell’ambito delle materie tradizionali e, per farlo, trovare progetti ed esercizi che possano inserirsi con profitto nel programma canonico.

Come sto andando?

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Un curricolo per l’estate
posted on 2021-08-08 23:25

Nelle prossime due settimane credo che darò spazio a un’urgenza personale. Settembre è infatti vicino. Settembre 2022.

Da qui a un anno la figlia più grande inizierà il triennio che completa il primo ciclo di scuola primaria. E, se nessuno fa qualcosa, comincerà ad affrontare l’informatica a scuola; le insegneranno… a usare Office.

Devo fare qualcosa anche a costo di buttare via del tempo e voglio abbozzare un curricolo di studi tecnologici alternativo, che si basi sugli standard e sugli skill prima che sulle applicazioni, sia trasversalmente applicabile a tutte le materie e che insegni ai ragazzi qualcosa di interessante, utile e accessibile per la loro età.

L’obiettivo è passare agli insegnanti una proposta che, se fossimo in un mondo ideale, avrebbero un anno di tempo per valutare ed eventualmente recepire, anche solo in minima parte.

Il mondo ideale non è questo è la fine più probabile di uno sforzo come questo sarà il dimenticatoio. Devo essere però capace di cogliere la ricompensa insita nel viaggio (the journey is the reward) ed essere consapevole che a mia figlia daranno in pasto Office ma io potrei comunque uscirne con tante idee più chiare e tante risorse più visibili.

Si intende che qualsiasi feedback, in qualunque forma, sarà oltremodo gradito. Se invece il progetto finisse nel nulla, magari tra due giorni ci si troverà a parlare di Runescape ora che è vivo su iPad, chi lo sa. Ho sempre preferito la serendipità alla programmazione ossessiva.

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