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Ok, il prezzo è obbligato
posted on 2021-08-20 10:40

Bella coincidenza che io scriva di EtherPad come mezzo per collaborare online sul testo, Html come standard nelle scuole, ipertesto organizzato per essere imparato fino alla terza media e, nel contempo, Microsoft alzi i prezzi di Office 365 per le aziende.

Uno dice, beh, Microsoft è libera di fare ciò che vuole e i clienti pure.

Probabile che sia così. Non ho il dato sottomano, ma l’ho letto l’altroieri: la quota di mercato di Office online sarebbe dell’ottantasette percento. Quasi tutto il resto è di Google, quasi tutto di utenze non paganti. Di libertà ne vedo poca. Semplifica Paolo Attivissimo:

Si esprime così Steven Sinofsky, che di Microsoft se ne è inteso parecchio, dall’interno e molto in alto:

[Rispetto al software in scatola di una volta, ora che lo si vende in cloud] un utente privato avrebbe potuto spendere per Office centocinquanta dollari ogni quattro anni. Un’azienda che pagasse centocinquanta dollari l’anno ora ne paga quattrocentocinquanta (e non può fermarsi).

Non capisco veramente la ragione per cui un’azienda sottostia a questa situazione senza il coraggio di voltare pagina e prendere in mano seriamente i propri dati. Certo, c’è l’ignoranza. Certo, l’ottusità. Certo, l’interesse privato di qualcuno. Ma non possono essere (quasi) tutte così.

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Il transmogrificatore
posted on 2021-08-19 01:49

Al momento di insegnare a maneggiare testo e ipertesto con strumenti digitali, la scuola dovrebbe fare lavorare gli studenti con il testo puro e presentare loro le nozioni fondamentali sugli strumenti di marcatura. Il formato standard dei documenti scolastici dovrebbe essere HTML o al limite testo puro trattato con Markdown.

Per tutto il resto c’è Pandoc. È un sistema di conversione tra formati semplice da installare (ci sono riuscito anch’io), aperto alla personalizzazione, in continuo progresso. È software libero, installabile ovunque, che richiede potenza di elaborazione minima.

Da Pandoc escono, solo come esempio, file PDF oppure Word a partire da testo puro o testo marcato, in modo standard (Html) o pratico (Markdown). O viceversa, o altre combinazioni ancora. L’inglese ha una parola stupenda, transmogrification, per spiegare con spirito quello che fa Pandoc.

Consiglio la lettura dell’elenco di tutte le conversioni possibili, sulla pagina nome del suo sito. Forniranno anche un indizio prezioso per tutto il resto del lavoro sul nostro curricolo digitale per elementari e medie: il testo puro, con aggiunta di marcatura, serve a produrre molto più che documenti testuali.

La maggior parte delle persone non lo sa. Risparmierebbe tempo, soldi, fatica, sforzi di comprensione. Potrebbe lavorare con profitto maggiore su computer meno costosi. Dovrebbe impararlo a scuola e senza aspettare l’università, o rischierebbe nella vita di farsi dominare dagli strumenti, invece del viceversa.

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Collaborare come mai prima
posted on 2021-08-18 01:40

Se una scuola decidesse davvero di ragionare in modo moderno sull’insegnamento interdisciplinare degli skill digitali e chiedesse a me che conta di più in assoluto al momento di decidere il software da usare, risponderei le funzioni di collaborazione.

Questo perché il software mainstream odierno fa molto poco oltre al portare in digitale modi di lavorare che erano presenti anche prima dei computer. Chi mi ha rimproverato di pensare troppo presto ai computer nella scuola, dove si è dimostrato nel tempo più producente disegnare a mano più che usare il CAD o imparare a fare i conti prima di affidarsi alla calcolatrice, ha ragione da vendere.

Ma come faceva a collaborare?

Come nasceva nel mondo analogico uno scritto a dieci mani?

Qualunque fosse il modo e posto che ve ne fosse uno, le possibilità di collaborare simultaneamente attraverso computer e rete sono immensamente superiori sotto qualsiasi metrica, tempo, efficacia, precisione, tutto.

Non c’è confronto tra collaborazione digitale e collaborazione analogica.

Le prossime generazioni opereranno in un mondo ancora più digitalizzato dell’attuale. La collaborazione presenta vantaggi decisivi in numerose attività. Ne segue che una scuola coscienziosa deve trasmettere agli studenti le nozioni che servono per collaborare al meglio. Nozioni che, meglio chiarire, sono in gran parte non tecniche e attengono al lavoro in team.

Parlando di testo (siamo ancora a ragionare su come iniziare a insegnare a scrivere in digitale e comprendere l’ipertesto), i word processor nazionalpopolari comprendono tutti funzioni di collaborazione. Peccato che siano tutte un afterthought, un’aggiunta a posteriori, e che si veda, con la possibile eccezione dei Google Docs.

Perché allora non scegliere un sistema libero, nato per la collaborazione, semplice a sufficienza per dare zero problemi di accessibilità e supporto?

Ne esistono diversi. A me piace particolarmente Etherpad. Lavora perfettamente in tempo reale, chiede pochissime risorse, permette di sapere chi sta scrivendo che cosa, può essere provato senza impegno sui molteplici server pubblici che lo mettono a disposizione in mille varianti ed è facile da installare e da amministrare, volendolo, su un server locale, dove può essere utilizzato in una rete circoscritta (per esempio quella di una scuola) anche fuori da Internet. Costo, quello del software libero.

Una azienda astuta adotterebbe Etherpad con risparmi clamorosi rispetto a qualsiasi altra alternativa commerciale. Una scuola lungimirante, pure. Avrebbe l’ulteriore vantaggio di introdurre gli studenti alla collaborazione nella maniera più semplice ed efficace.

Ma gli altri formati? Se ci vogliono Pdf? E che dire di quelli che chiedono per forza Word altrimenti non sono capaci? (Un bel biglietto da visita per i sostenitori di Office, eh).

Prossima volta.

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Ci vuole un server
posted on 2021-08-17 01:41

Provo a dare qualche suggerimento concreto per una scuola lungimirante, tanto da insegnare a scrivere anche in versione digitale, trattando testo puro e arrivando in un secondo momento a generare HTML per dare tipografia ai contenuti.

L’ideale è avere requisiti talmente bassi da essere soddisfatti a costo zero su qualsiasi piattaforma. Di editor di testo elementari se ne trovano a manciate e ognuno ha il suo preferito. Nel lungo periodo sarebbe preferibile una scelta che consenta un minimo grado di automazione per l’inserimento di tag HTML, ma si fa sempre in tempo a cambiare programma più avanti se si crea questa situazione. Aggiungo che numerosi editor di testo validissimi sono open source e lecitamente scaricabili senza pagare.

Il lato etico del supportare materialmente il buon software libero, anche se non viene chiesto esplicitamente denaro per usarlo, è una questione importante. Se una scuola destinasse a supporto del software libero quello che pagherebbe altrimenti per un mese di Office 365, farebbe qualcosa di molto buono. E dal mese successivo non pagherebbe più. Immagino che il quadro legale sia tipicamente italiano e complichi la vita agli onesti; spero si limiti a questo anziché rendere l’operazione impossibile.

In qualche caso il software potrebbe essere proprietario, se lascia liberi di fare le cose bene. Su Mac, per esempio, BBEdit è scaricabile con licenza dimostrativa, che dopo trenta giorni consente l’uso ma disattiva le funzioni più specialistiche. Quello che rimane e rimane gratis per sempre è un ottimo editor di testo. Comprare magari licenze per i docenti e lasciare lavorare i ragazzi con la versione gratuita potrebbe essere un compromesso decente.

Sul fronte open source si deve fare un discorso diverso. Fermo restando che qualsiasi progetto ha piacere nel ricevere denaro, ci sono tanti modi per procurare beneficio tangibile attraverso attività a costo quasi zero. Anche il solo menzionare il software sul sito della scuola e promuoverlo verso i genitori è moltissimo; poi è possibile impegnarsi a qualsiasi livello di profondità su software e contenuti, per migliorare una versione italiana, contribuire alla manualistica o anche, dove esistono risorse, di dare una mano a livello di codice. Qui non c’è una soglia minima da rispettare; qualsiasi attività diversa dall’indifferenza è preziosa.

C’è anche da chiedersi, per come deve essere organizzata una scuola, se sia meglio concentrarsi sulle scelte software locali oppure ignorarle e puntare tutto sull’uso via webapp. Ne parlo al prossimo giro.

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Ipertestare la scuola
posted on 2021-08-11 01:14

Il primo punto all’ordine del giorno per realizzare un curricolo informatico per la scuola primaria è quello ipertestuale.

Pensiamoci bene: quanto di quello che scrive un bambino di nove anni per la scuola ha forma ipertestuale? Probabilmente niente, o poco. Quanto sarà ipertestuale ciò che scriverà nella sua vita al termine della scuola dell’obbligo? Moltissimo. Userà computer da scrivania, da tasca, a tavoletta, a muro, nei vestiti, forse anche nel corpo. Userà un sacco di ipertesto. Anche senza saperlo; condividerà infiniti testi, foto, video e che cos’è una condivisione, se non l’invio o la ricezione di un ipertesto?

Fin qui sarebbe niente; ma il punto è che la nostra civiltà ha cominciato anche a pensare in modo ipertestuale. I siti non sono scritti come capita per poi aggiungere i link in un secondo giro; l’informazione viene strutturata da subito pensando alla forma ipertestuale. Qualsiasi gioco dove ci si sposti per locazioni, da Adventure a Fortnite, sotto sotto nasconde una struttura ipertestuale. I librogame sono ipertesti con una struttura ad albero molto semplice e a portata di lavoro di gruppo (spoiler).

È necessario che i bambini di oggi vivano a scuola un approccio all’ipertesto, ovviamente nella misura giusta per la loro età.

Naturalmente, mettersi semplicemente a linkare qua e là non è utile. A scuola si impara come funzionano gli strumenti, ma deve arrivare dopo. Prima deve arrivare la conoscenza di come funziona. Un word processor non è una materia da imparare, ma da usare per imparare a scrivere e ad acquisire padronanza dell’italiano. Non ci servono specialisti di Word, ma cittadini che usano splendidamente l’italiano. E sia capace di applicare ipertesto a questa conoscenza.

Per questo, vecchia proposta che porto avanti da anni, a scuola non bisogna scrivere come .doc, ma come .html. Quando i ragazzi producono qualcosa, lo fanno in Html. Diciamo dalla quinta elementare in poi? Prima imparano con gradualità che cosa significa linguaggio di marcatura (metto simboli attorno a quello che scrivo e ne influenzo l’aspetto e la struttura) e iniziano ad applicarsi nella scoperta dell’Html.

Questo ha vari vantaggi. Gli studenti capiscono che cosa c’è dietro le pagine HTML e imparano a padroneggiare la prima fase di quello che è costruire un sito, una base di conoscenze, un ipertesto appunto. Word è il peggiore strumento possibile a questo stadio, perché nasconde la conoscenza del fenomeno. Si clicca un’icona, la selezione diventa grassetto o corsivo, ma non si capisce il perché. È dal perché invece che si parte, dall’alfabeto dell’ipertesto, appunto la parte base di Html. Paragrafi, attributi del testo, liste, tabelle, gerarchia dei paragrafi stessi, naturalmente link.

Viene da sé che lo strumento ideale per questo processo di apprendimento sia l’editor di testo, non certo il word processor. Lo studente impara a scrivere in testo puro, che è il formato più semplice al mondo, quello più resistente negli anni, più facilmente aggiornabile, compatibile con l’universo. E impara a vestire il testo con Html, per dargli l’aspetto e la forma che desidera, imparando il ruolo del browser. Se le scuole avessero iniziato a produrre materiale in Html vent’anni fa, tutto il materiale prodotto negli ultimi vent’anni sarebbe perfettamente leggibile, duplicabile, aggiornabile con facilità, consultabile, riorganizzabile, riutilizzabile, tutto.

Nella fase iniziale dell’apprendimento, praticamente neanche serve un editor di testo, vero e proprio, basta qualcosa dove si possa scrivere. I primi tag verranno digitati carattere per carattere, si imparerà minore-tag-maggiore e poi minore-slash-tag-maggiore. Solo più avanti si mostrerà che esiste la possibilità di affidare la stesura dei tag all’editor. (E probabilmente vedremo modi alternativi per semplificare la generazione dell’Html, come Markdown e i sistemi wiki).

Domani si prosegue con l’individuazione di qualche editor online e offline buono per la bisogna e con la prosecuzione del cammino, che più avanti porterà i più grandi a misurarsi con un linguaggio di marcatura ancora più ambizioso, LaTeX, e con la scoperta della tipografia. C’è anche da pensare all’inserimento di esperienze ed esercizi in modo trasversale dentro le materie tradizionali. C’è un sacco di roba da fare e si capisce meglio perché a scuola usare Office è sbagliato. Con Office si produce, a scuola si deve imparare come sono fatte le cose. Tecnologia compresa.

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Che belle le cose fatte a mano
posted on 2021-05-30 00:10

In Markdown ci sono due modi per inserire link nel testo: inline (l’Url del link segue immediatamente il testo linkato) e reference (Al testo linkato fa seguito un codice di riferimento e in fondo al documento si trovano i riferimenti e gli Url collegati).

Ciascuno ha la sua preferenza, per questioni di leggibilità del sorgente oppure di editing veloce di un link in fase di revisione. C’è anche però chi crea link in Markdown a mano e tende a preferire i link inline, per la ragione che sono più immediati da creare e richiedono meno testo e spostamenti del cursore.

Qui arriva Dr. Drang, per il quale la preferenza è davvero tale e non una ricerca della minore fatica; perché si è fatto un AppleScript per BBEdit che riduce l’impegno della creazione di link reference a un comando da tastiera.

L’AppleScript di Drang guarda la finestra di Safari in primo piano, ne prende l’Url, aggiunge la sintassi Markdown necessaria a creare un link reference e mette l’Url al posto giusto in fondo al documento, tenendo anche conto del suo numero progressivo. Si preoccupa infine – sono i dettagli a fare l’eleganza di uno script – di rimettere il cursore nella posizione migliore per ricominciare a scrivere senza altre manovre.

Tutto questo, per lui, significa Control-L.

Che belle le cose fatte a mano, quando sono script che fanno lavorare il computer invece di fare perdere tempo agli umani.

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Il blocco dello scrittore
posted on 2021-03-05 03:16

Raramente mi trovo in sintonia con un articolo quanto invece lo sono con questa veloce rassegna di Jason Snell sugli editor di testo per iPad.

C’è dentro tutto e nello spazio giusto: su iPad abbiamo buoni programmi, ma ancora nessuno che sia degno di diventare veramente quello di elezione, capace di farsi preferire a un BBEdit ma anche “solo” a un MarsEdit su Mac.

Se fanno bene Markdown, errano sul lato della sincronizzazione; se hanno uno splendido sistema di macro, sono deficitari nel supporto delle scorciatoie sulla tastiera fisica; se costano il giusto hanno ancora qualche bug di troppo; se hanno una colorazione ottimale della sintassi hanno una versione Mac deludente e così via.

C’è un bel blocco di pretendenti al titolo di strumento di preferenza per scrivere su iPad, solo che nessuno ancora si stacca decisivamente da tutti gli altri.

Non c’è dubbio che undici anni fa di editor di testo per iPad neanche si parlava; la piattaforma è giovane e deve abbondantemente evolvere. Dobbiamo avere pazienza duplice, quella di provare le novità che escono e quella di sopportare le lacune del programma che abbiamo scelto sul momento.

Nel mio piccolo, sono passato per lo più a Drafts per scrivere in Markdown e però, quando devo scrivere in Html, la personalizzazione fatta su Editorial è tuttora imbattibile. Per cui alterno da un programma all’altro, secondo necessità.

Magari, in una logica di app specializzate, è giusto così e l’idea dell’applicazione monolitica a cui affidarsi per tutto (vedi BBEdit) è superata. Magari, anche no.

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