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Marte e il dito
posted on 2021-02-19 03:05

Sul gruppo Slack associato a questo blog è già stato fatto notare che tutti i portatili presenti nella sala di controllo dell’ammartaggio (ma si può?) di Perseverance sono Mac e quindi ci si passa sopra.

Siccome dovrei anche fare il giornalista ogni tanto, aggiungo un dettaglio non ovvio ai più: la versione di macOS usata.

È giustamente passato più inosservato il lavoro di un fotografo professionista che, per conto di Cnet, ha messo a confronto un MacBook Pro M1 (quindi un modello base) con un PC superconfigurato, entrambi al lavoro su Photoshop e Lightroom.

In emulazione con Rosetta 2 M1 è arrivato dietro, ma appena è stato provato il software nativo di Adobe (ancora in beta), M1 ha battuto un Ryzen 9 Amd dotato di una scheda grafica di eccezione.

Guardare la Luna ormai è da antichi; è tempo di Pianeta rosso. Intanto, chi lavora con il dito sa che acquisto programmare:

Per chi faccia il fotografo e consideri un aggiornamento hardware, direi che MacBook M1 è una scommessa sicura. Male che vada si può continuare a usare il software esistente via Rosetta 2 e, nel momento in cui arrivano le versioni ufficiali per M1, i miglioramenti nelle prestazioni – nonché nell’autonomia – saranno estremamente benvenute.

Se uno ci pensa, avere sia le prestazioni che l’autonomia è un buonissimo viatico per la missione di Perseverance. Sulla Terra, può farlo solo M1. Su Marte, buon lavoro, robot.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

L’antenato illustre
posted on 2021-02-05 01:24

I Mac M1 hanno già fatto il botto e ne faranno presto altri. È utile ricordare che la tecnologia sottostante è la stessa del 1993, quando uscì Newton MessagePad.

Su Twitter è apparso un bel racconto di un entusiasta che affrontò un viaggio della speranza pur di avere una delle primissime unità in vendita. C’era affollamento, ma sicuramente non le code che poi abbiamo visto con iPhone.

L’esperienza di Newton è stata incredibile e una delle mie migliori decisioni rimane la vendita del PowerBook Duo per usare come portatile un MessagePad 2100 appena uscito di produzione. Durò molti anni, l’ho in casa, si accende e la batteria ancora regge.

Su Apple si è scritto tutto? No, mancherebbe una storia seria e documentata dei reimpieghi della tecnologia. Il riconoscimento della scrittura a mano che sta arrivando sugli iPad è pronipote del riconoscimento usato su Newton. I processori sono Arm oggi come erano Arm ieri.

Probabilmente l’entusiasmo di quegli anni fu diverso. Oggi entusiasmarsi richiede più ragionamento, più saldezza mentale, nel momento in cui tutti parlano di tutto e la realtà viene masticata infinite volte al secondo da miliardi di persone annoiate e quasi sempre fuori luogo.

Però esiste, è solo più difficile che traspaia. Provare un M1 in un Apple Store può dare brividi analoghi a quelli di spacchettare un MessagePad 2100 e scoprire un sistema operativo diverso da tutti gli altri.

La tecnologia dentro quell’oggetto troppo avanti per i suoi tempi anima oggi una comunità quattro ordini di grandezza superiore. Ventisette anni fa. Complimenti, antenato MessagePad.

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La regola dei terzi
posted on 2021-01-31 01:52

La versione di lusso del mio Mac mini 2018, con processore i7, da nullafacente consuma 19,9 watt; a piena potenza, arriva a 122. Il calore emesso è di 68 British Thermal Unit orarie (Btu/h) a riposo, 417 Btu/h sotto stress.

Lo dice una pagina di supporto Apple dedicata al consumo energetico di Mac mini.

Un Mac mini M1 del 2020 consuma, da nullafacente, 6,8 watt: un terzo. A piena potenza, 39 watt. Sempre un terzo. Il calore emesso a riposo ammonta a 23,2 Btu/h; immagina quanto potrebbe essere, sì, è un terzo. Al massimo arriva a 133 Btu/h. Meno di un terzo.

Sembrerebbe, il nuovo Mac mini, la versione risparmiosa di chi pensa più alla bolletta che alle prestazioni. Non fosse che, oltre a consumare un terzo dell’energia, va (molto arrotondato) un terzo più veloce.

Macchine più frugali ne abbiamo; macchine più potenti ne abbiamo; macchine che sono contemporaneamente più frugali e più potenti, beh, dobbiamo ancora renderci pienamente conto di come M1 rovesci il tavolo di gioco e cambi bruscamente le regole.

John Gruber su Daring Fireball mostra una versione più leggibile della tabella dei consumi, che comprende più modelli. C’è da stropicciarsi gli occhi.

Interessante è il commento di Gruber, secondo il quale la cronologia degli ultimi modelli di Mac mini, in breve, racconta la storia di come i processori Intel siano arrivati a sviluppare troppo calore per gli standard di Apple, nel tentativo di generare prestazioni all’altezza delle aspettative e di come Apple si sia resa conto di avere bisogno di una generazione extra di Mac da scrivania prima di poter contare su Apple Silicon.

Il che spiegherebbe la lunga attesa di un Mac mini tra 2014 e 2018; Intel non riusciva a tirare fuori processori adeguati e Apple contava su Apple Silicon, che però non era ancora pronto. Per cui, diciamo nel 2017, ha deciso di fare uscire comunque un nuovo Mac mini, seppure ancora Intel.

Il mio Mac mini è stato un riempitivo nella linea di prodotto. E poi uno si chiede perché affrontare una transizione di architettura così impegnativa.

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In carica per un tempo limitato
posted on 2021-01-22 00:42

C’è stato il tempo in cui andavo regolarmente in giro per lavoro con un PowerBook 100 nello zaino e due batterie, una installata e una di ricambio. La volta che dimenticai il portatile alla fermata dell’autobus lo recuperai grazie a una striscia di nastro adesivo presente sulla batteria di ricambio, che serviva a distinguerla dall’altra, e di cui riportai l’esistenza alla gentile ma diffidente signora che lo aveva ritrovato.

Più avanti, capitava di abbassare la luminosità del monitor per strappare qualche minuto in più di autonomia. Il disco rigido veniva fermato appena possibile, per i momenti in cui il computer poteva lavorare senza dovervi accedere. In caso di emergenza imparavi a scommettere sulla quantità di lavoro che conveniva produrre senza salvare, per prolungare il tempo a disposizione, e però a salvare davvero prima che l’autonomia terminasse.

Oggi si discetta sull’amministrazione automatica della batteria da parte di Big Sur a partire dal fatto che il software tende a concentrare lo stato di carica operativo attorno all’ottanta percento, visto che andare a cento può ridurre la vita complessiva della batteria.

Ci si lamenta inoltre della scarsa accessibilità ai parametri di controllo della carica. La mia modesta opinione è che gli ingegneri Apple sappiano molto meglio di me come funzionano le batterie dei Mac e come trattarle nel modo dovuto.

D’altronde ci sono i Mac M1. Per principio non incrocio le informazioni di questo blog con quelle che girano nel mio gruppo Slack, salvo eccezioni, e faccio eccezione per Marco (grazie!) che ha appena scritto:

Aggiornamento velocissimo sul nuovo MacBook Air M1. Oggi è stato usato dalle 8 alle 18 e la batteria segnava ancora 78%. È vero, non uso intensivo. Solo tabelle, gestionale, AirDrop, messaggi e Safari, ma con il mio Pro di tre anni fa me lo sogno di stare due o tre giorni senza caricare la batteria.

Così abbiamo portatili che possono tirare una giornata consumando un quarto della batteria se il carico di lavoro è leggero.

Così abbiamo il sottosistema di alimentazione che punta a caricare la batteria a quattro quinti e poi si rilassa, rallenta, riduce lo stress sull’apparecchiatura. La batteria, oltre ad avere un’autonomia senza rivali, avrà vita più lunga.

Tutto ciò dall’azienda che, si legge nei giorni dispari, ha cessato di innovare e indulge nell’obsolescenza programmata.

Si può solo migliorare
posted on 2021-01-18 01:43

Visto su Twitter, solo che non riesco più a trovarlo. In compenso, ricordarlo è semplicissimo: i Mac M1 sono i migliori fatti da Apple finora. E sono i peggiori Mac M1 che vedremo.

Se appena appena le aspettative saranno corrisposte, le prossime generazioni di Mac potrebbero veramente restare nella storia per avere cambiato con decisione le regole del gioco.

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