Content tagged M1 Max

Prova calore
posted on 2021-11-23 01:04

Il colore è calore, il calore è colore. Un MacBook Pro M1 Max proprio non è un MacBook Pro con i7 di Intel.

Messi uno accanto all’altro, a lavorare sul medesimo compito, si distinguono anche al buio, grazie alle diverse temperature operative.

La cosa folle è che, al posto del MacBook Pro Intel, potrebbe esserci qualunque portatile Pc di potenza comparabile, e farebbe la stessa figura.

Qualunque. È impressionante.

Nel frattempo, MacBook Pro con M1 Max va pure più veloce.

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Le campane negli occhi
posted on 2021-11-16 01:03

Austin Mann ha recensito a suo modo MacBook Pro 16” con M1 Max e racconta questo:

Ho caricato Mac al cento percento e ho staccato l’alimentatore.

Per prima cosa, ho trattato cento file Tiff da centocinquanta megabyte ciascuno in Starry Landscape Stacker. Il rendering ha impiegato quattro minuti e ventiquattro secondi, al termine dei quali la batteria era sempre a cento percento (le ventole sono rimaste silenziose).

Per seconda cosa, ho lanciato un test Cinebench, che è terminato nel giro di alcuni minuti e ha lasciato la batteria ancora al cento percento.

Sono tornato ai cento file Tiff, li ho aperti in StarStax e ho lanciato un mix Gap Filling che ha richiesto due minuti e trentasei secondi. Anche dopo questo procedimento esigente, la batteria è rimasta al cento percento.

Così ho aperto otto immagini in Adobe Camera Raw e ho creato un gigantesco panorama con Photomerge. C’è voluto poco e, come si può immaginare, la batteria è rimasta al cento percento.

Mann è forse un fanboy? È pagato da Apple per millantare prestazioni esistenti solo sulla carta? Aveva un problema di aggiornamento della barra dei menu? Niente di tutto ciò:

A questo punto avevo finito le idee, così sono tornato su Cinebench e ho avviato nuovamente il test. Dopo due minuti e mezzo, la batteria è infine passata al novantanove percento.

Certo, ma senza il confronto con una macchina Intel, significa poco. Il confronto c’è:

Per confronto, ho eseguito gli stessi test sul mio MacBook Pro 16” Intel, la cui batteria è valida all’ottantacinque percento. Dopo avere completato il passo tre (Gap Filling in StarStax), la batteria stava al settantuno percento. Le ventole sono partite al massimo durante il primo passo e non si sono più fermate.

D’accordo, ma è chiaro che risparmiare batteria e avere zero ventole significa sacrificare le prestazioni. In effetti, riferisce Mann, M1 Max è andato veloce solo il doppio rispetto al processore Intel sul MacBook Pro 16” precedente.

Per coincidenza, leggendo la recensione durante l’ascolto durante il crescendo finale della prima parte di Tubular Bells. Ho sentito nelle orecchie il procedere di MacBook Pro che restava al cento percento di batteria. Mann no; lui lo ha visto, ovviamente.

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Dalla AAA alla ZZZ
posted on 2021-11-08 03:33

Dovrebbe essere chiaro, spero che titolare Abbiamo provato giochi per PC su un MacBook Pro Mi Max ed è stato un disastro è evidentemente contromarketing, pagato dietro le quinte da qualche soggetto invidioso o rosicone, che deve cercare di mettere in cattiva luce un concorrente difficile da emulare.

Emulare è la parola chiave, perché Tom’s Guide ha scelto dichiaratamente la strada meno efficace e solo quella: giocare titoli per Windows emulandoli via Parallels.

Come se non fosse l’unica strada e come se già dall’anno scorso non girassero articoli sulla stessa falsariga. Questo indica come l’intento sia malevolo da subito; l’anno scorso si scrivevano le stesse cose su M1. Ora si parla di M1 Max e quantomeno sarebbe appena corretto fare un raffronto e, nell’ipotetico disastro, riferire se ci sia stato un qualche guadagno di prestazioni, e se sì di che entità.

Perché è passato quasi un anno da quando Forbes titolava Buone prestazioni per i giochi piccoli e leggeri, ma esperienze dolorose per alcuni giochi. M1 su MacBook Pro 13”; con un M1 Max, sulla carta, i risultati dovrebbero essere tre volte meglio, o meno peggio. Se anche non fosse così, è ovvio attendersi una differenza.

Bisogna anche ignorare i giochi importanti che però funzionano bene: MacGamerHQ elenca più di cento giochi e ci sono cose che proprio non funzionano, altre che lo fanno male; ma è solo una faccia della moneta. I giochi con prestazioni good sono decine. Per verifica, si può fare qualche ricerca su Apple Silicon Games.

Gente onesta considererebbe anche la novità della piattaforma. Giusto per confronto, in questo momento oltre cinquanta giochi per PC non funzionano… su PC, se il processore appartiene all’ultimissima linea Intel.

Ma questa non è gente onesta; devono a tutti i costi trovare qualche strada per denigrare M1, avendo un pubblico che vuole leggere esattamente questo.

Solo che basta un attimo di attenzione e i loro sforzi per fare propaganda sopra i titoli AAA finiscono per suscitare sbadigli, o peggio.

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Sottostime e sovrastime
posted on 2021-10-28 01:45

Andy Somerfield di Affinity ha dispiegato una lunga serie di tweet per raccontare il rapporto tra Affinity Photo e le schede grafiche, a partire da quando i progettisti della app ne hanno deciso il progetto. Una scheda grafica ideale per Affinity Photo avrebbe avuto tre requisiti.

Ma nessuna scheda grafica poteva vantarli tutti insieme. Per questo, dopo sei anni di sviluppo, la app uscì nel 2015 senza supportare computazione sulla Gpu.

Un paio di anni dopo, Affinity scoprì che finalmente esisteva una Gpu rispondente alle loro aspettative. Solo che la app girava su Mac e la Gpu stava su iPad. Fecero uscire una versione di Affinity Photo per iPad, che batteva tranquillamente qualunque versione desktop, perché a differenza di queste ultime usava la Gpu.

Così ribaltarono l’architettura di Affinity Photo desktop perché sfruttasse le Gpu presenti su desktop e portatili.

Arriviamo a oggi. Questo l’esito delle loro prove con M1 Max:

M1 Max batte la W6900X – un componente desktop da seimila dollari e trecento watt – con immense prestazioni computazionali, immensa banda passante sul chip e trasferimento immediato dei dati da e per la Gpu.

La maggior parte delle persone ancora non ha capito la portata del cambiamento che abbiamo davanti agli occhi quando apriamo una pagina del sito Apple dedicata ai Mac M1 o entriamo in un Apple Store. John Gruber attinge addirittura ai detti di Bill Gates:

Sovrastimiamo sempre il cambiamento nei prossimi due anni e sottostimiamo quello che avverrà nei prossimi dieci. Non lasciamoci indurre all’inazione.

Quello che succede oggi, e avrà ripercussioni interessanti, è iniziato anni fa, sottostimato da tutti. Al tempo stesso, chi predice rimonte clamorose da parte di Intel nel giro di sei mesi, sovrastima.

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Di venti in venti
posted on 2021-10-26 00:12

Sono ricorsi i vent’anni di iPod e naturalmente Bill Gates aveva ragione: non sarebbe durato.

Peccato che avesse ragione come quello che guarda dalla finestra la pioggia che cade e commenta prima o poi smetterà, trascurando che l’unica informazione rilevante di tutta la situazione è esattamente quando accadrà.

iPod è oggi un evento storico, un cambio di pagina poderoso che ha trasformato la parabola di Apple in modo decisivo e veramente cambiato le vite.

È apparsa su AnandTech la recensione dei nuovi M1 Pro e M1 Max. AnandTech è un sito serio, non un qualunque Gizmodo dove una tipa qualunque definisce le prestazioni di M1 Max ridicolous (in modo molto positivo, è come se fosse tipo pazzesco) senza averne titolo.

Per questo fa specie leggere affermazioni così:

La gamma di test di velocità fp2017 ha più carichi di lavoro che sono più legati alla memoria ed è qui che M1 Max è assolutamente assurdo. I carichi di lavoro che mettono il maggiore stress sulla memoria hanno tutti un vantaggio di prestazione moltiplicato diversi fattori rispetto al meglio che hanno da offrire Intel e AMD. Le differenze di prestazione sono semplicemente folli.

L’autore è un super esperto e si riferisce a test specifici. La recensione è articolata e in altri settori il vantaggio di M1 Max si riduce, o anche si annulla: non è il chip perfetto che chiude l’era dell’informatica, ma l’eccezionale iterazione di una serie appena cominciata anche se affonda le radici in processi di produzione avviati anni e anni fa.

Che AnandTech usi questi toni, tuttavia, fa pensare; pensare che, come iPod ha lasciato un segno indelebile sulla storia degli ultimi venti anni, M1 – pardon, Apple Silicon – sia un eccellente candidato a farlo per i prossimi venti.

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Vecchi trucchi
posted on 2021-10-25 02:32

Jean-Louis Gassée ha perfettamente inquadrato la situazione all’indomani della presentazione dei nuovi processori M1 nel suo commentario su Monday Note.

La fazione Intel del nostro villaggio ha archiviato M1 Pro e Max come notevoli, ma non proprio una minaccia: “Certo, Apple è in vantaggio sui tempi per via del loro accesso alla tecnologia di fabbricazione di circuiti da cinque nanometri di Tmsc, ma una volta che Intel ci arriva, i chip x86 supereranno Apple Silicon, specialmente grazie al loro accesso alla vasta libreria di software per Windows”.

È tutto già successo. Il paragrafo successivo è gustosissimo, con i riferimenti alla reazione verso la presentazione del primo processore a 64 bit di Apple, anno 2013 (iPhone 5). Reazione identica. Il titolo del pezzo di Gassée era 64 bit. Niente, non ti servono. E li avremo entro sei mesi.

Gassée segnala un riassunto definitivo scritto da Steven Sinofsky nell’ambito di un articolo molto più lungo:

Si è tentati di guardare a M1 Pro/Max in termini di prestazioni, mentre prestazioni per watt PIÙ grafica integrata PIÙ memoria integrata PIÙ processori dedicati integrati significa innovazione in una direzione interamente differente. È solo l’inizio.

C’è molto di più su Monday Note ed è veramente tutto da leggere. Solo una nota per chi non conosca la figura di Sinofsky:

Prima di lasciare Microsoft dopo oltre due decenni, è stato President per l’area Windows. In questa carica, Sinofsky ha seguito da vicinissimo le vicissitudini dello sviluppo x86 di Intel e le sfide create dal supporto dei sistemi operativi. In altre parole, un punto di vista vantaggiosamente esclusivo dal quale valutare Apple Silicon.

Come dire: domani il cugggino parlerà entusiasta del chip Intel che immancabilmente arriverà tra sei mesi e batterà Apple Silicon. Basta tenere presente che sono trucchi di lunga data, un po’ logori. Un Sinofsky la sa ben più lunga.

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La forza che viene da dentro
posted on 2021-10-19 00:41

Una presentazione durata neanche un’ora, aperta da Tim Cook in mezzo a un’area incolta di Apple Park: forse è finita la benzina? Una cosa fatta in fretta? Gli iPad Pro non sono venuti pronti in tempo?

In un altro stacco si vede benissimo la zona di Apple Park perfettamente ordinata. E nessuna inquadratura è lasciata al caso. L’ho vista come un invito a trascurare la forma e badare alla sostanza.

La sostanza è tutta nei nuovi system-on-chip, M1 Pro e M1 Max. Poi bisognava parlare anche di computer, perché un processore è utile solo quando lo si può dirigere. Così, dopo una spruzzata di musica, è stato tutto MacBook Pro.

Qualcuno è dispiaciuto, io per primo, perché è stata terminata la TouchBar. Mi sa che siamo in pochi. L’idea era tutt’altro che sciocca, ma non ha avuto seguito presso gli sviluppatori e pragmaticamente è stato riconosciuta la mancanza di trazione. In compenso tornano MagSafe (alla grandissima) e il vero successore del mitico MacBook Pro 17”, dato che il 16” Intel era percepibilmente una bellissima macchina ma anche un riempitivo nell’attesa.

Ed eccola terminata, l’attesa. Il salto dal primo M1 è importante e M1 Max arriva a triplicare i transistor, a quota cinquantacinque miliardi.

Sono processori destinati a disorientare i so-tutto e quelli che sono obiettivi e sopra le parti, quindi usano Windows. Appena ti azzardi a dire qualcosa sulle prestazioni, quelli consumano qualche decina di watt in meno; se per caso alzi un dito a proposito dei consumi, ti annichiliscono con le prestazioni.

Apple fa il pesce in barile e se la gode; si balocca con le performance per watt, una nozione incomprensibile a qualsiasi uomo della strada, e intanto rende chiaro che queste macchine trinciano qualsiasi PC portatile mainstream. Il prezzo? Non ci sono particolari novità rispetto al solito e, comunque, il punto è che a parità di prezzo non si trova oggi una macchina concorrente in grado di offrire insieme le stesse prestazioni e gli stessi consumi.

M1 è stato una sorpresa, ma Pro e Max sono due mazzate.

Dopo anni che si lamentava l’abbandono dei pro da parte di Apple, è difficile pensare a un portatile diverso dai MacBook Pro visti ieri per un videomaker o un modellatore 3D in cerca di portatilità.

Il Mac poi era trascurato, eh? Apple pensava solo a iPhone. L’attenzione ai servizi? Ormai è una macchina per fare soldi, non c’è più innovazione.

Sono curioso di vedere con che altro hardware verranno confrontati, e con che coraggio.

Ora si può procedere con le battute sugli HomePod mini colorati o sul rene da vendere per avere un MacBook Pro (conosco gente che è arrivata al dodicesimo). Intanto, lì dentro, ci sono ricerca, tecnologia ed eccellenza che nessun altro è riuscito a portare a questo livello. Mentre, con la mano sinistra, elaborano il nuovo profilo di utenza di Apple Music.

Tanto di cappello alla sostanza e della forma chissenefrega. Per Apple Park la tecnologia più avanzata che può servire è al più il tagliaerba.

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