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La Tiobe di Babele
posted on 2021-10-10 02:30

Di solito il fine settimana è avaro di notizie interessanti, ma fa eccezione Python al primo posto nella classifica dei linguaggi più usati secondo Tiobe, che è la fonte tradizionalmente più seguita in tema.

Il primo posto era da decenni, senza esagerare, una faccenda a due tra C e Java e questa variazione è davvero epocale.

Noto distrattamente che Swift è diciassettesimo e Lisp trentanovesimo, niente di particolarmente inconsueto. C’è anche Scheme quarantreesimo, che un po’ sarebbe da contare come Lisp, anche se cambierebbe assai poco.

Impressiona che i primi tre linguaggi riscuotano ciascuno poco più del dieci percento dell’utilizzo; poi si va in cifra singola e basta pochissimo per entrare in una serie interminabile di zero virgola.

Segno che ci sono linguaggi più seguiti e di tendenza di altri, oppure più consolidati, ma esiste la possibilità di scegliere un linguaggio di programmazione da fare proprio in mezzo a un ventaglio di opzioni molto ampio, che è molto positivo.

Vuol dire anche che bisogna farsi pochi scrupoli e avere zero paura di sbagliare: scartato un linguaggio, ne esistono decine di altri. Pensare di poterli valutare tutti in anticipo è illusorio ed è meglio andare dove porta il cuore che perdersi in valutazioni del tutto teoriche.

Era molto che non invitavo alla scoperta della programmazione. D’altronde è stato un sabato rilassato e mi sarei concesso volentieri un picnic, oppure un qualche problemino da risolvere appunto con del software.

Il sabato è stato denso, per quanto rilassato, e nulla si è potuto. Però avrei preso volentieri in mano Swift Playgrounds o Lisp per chiudere l’oramai annosa questione dei commenti qui sotto. Il momento si avvicina.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Il primo catalizzatore
posted on 2021-09-17 00:10

Tengo particolarmente al ricordo di Sir Clive Sinclair perché ho usato un Macintosh nel 1984.

Prima di Macintosh avevo già usato un Apple //, che mi piaceva moltissimo. Era un computer della redazione, che durante le vacanze di Natale mi portai a casa per giocarci a Lode Runner. Ero affascinato.

Poi però usai un Macintosh, il primo arrivato presso la casa editrice dove lavoravo. Fu uno shock culturale: improvvisamente diventata chiaro quanto fosse possibile superare i propri limiti con l’ausilio del computer e quanto potente fosse l’interfaccia grafica per stabilire il legame necessario.

Apple // era straordinario ma non mi aveva dato questa sensazione, intensa ai limiti dello sconvolgimento.

Solo un altro computer mi ha dato la stessa sensazione: ZX Spectrum. Lo comprai appena terminato il servizio militare; le vetrine dei negozi di elettronica di consumo erano pieni dei primi microcomputer, una grande novità.

Scoprii la programmazione, con il Basic dello Spectrum. Una sera andai a dormire pieno di curiosità: avevo lasciato lo Spectrum ad accendere sullo schermo pixel determinati a caso dal randomizzatore del Basic (l’ho già raccontato, ma oggi è morto Sir Clive ed è necessaria la replica). La mattina dopo ero metà incuriosito e metà deluso: lo schermo era attraversato da righe diagonali a distanza regolare. Avevo appena scoperto gli algoritmi pseudorandom.

La maggioranza dei nuovi adepti del microcomputer decantava i giochi, i colori, il sonoro di Commodore 64: intanto tutti i progressi significativi avvenivano su Spectrum, esattamente come in seguito la maggioranza vociante si sarebbe buttata su PC ignara del fatto che i programmi capaci di fare la storia arrivavano da Macintosh.

È su Spectrum che Psion ha pubblicato per la prima volta alcuni dei programmi più brillanti che abbia mai visto, a partire da Psion Chess (in redazione organizzai un torno di scacchi tra computer e Psion Chess si comportò mirabilmente, nonostante la potenza di elaborazione hardware a sua disposizione fosse la peggiore).

È su Spectrum che ho scoperto il linguaggio Lisp. A quei tempi si usavano le Lisp Machine, calcolatori dedicati di costo inavvicinabile a un privato. Spectrum aveva un interprete Lisp ineccepibile, persino con uno spazio di memoria per routine in linguaggio macchina ove servisse velocità.

È su Spectrum che è uscita una avventura testuale come The Hobbit, che faceva progressi mai visti prima nell’interpretazione del linguaggio parlato, oppure un gioco di strategia come Lords of Midnight, un capolavoro di programmazione che riusciva a inserire nei poco più di quaranta chilobyte a disposizione del programma mi pare dodicimila locazioni diverse, con relativa rappresentazione grafica, per quanto stilizzata.

Non ricordo il nome del word processor migliore per Spectrum (quasi inusabile sulla tastiera di gomma), ma riusciva ingegnosamente a presentare sessantaquattro caratteri per riga in luogo dei trentadue normalmente previsti.

Il mio primo lavoro da libero professionista, la traduzione di un libro, richiedeva non solo un word processor, ma anche una tastiera almeno decente. Per poterci lavorare acquistai un Ql, che aveva una tastiera decente al minor prezzo possibile, e un word processor notevole (programmato, tu guarda, da Psion).

Clive Sinclair non aveva solo progettato microcomputer, cosa certo non banale ma praticatissima nella prima metà degli anni ottanta; aveva progettato piattaforme catalizzatrici di talento, dove programmatori prodigiosi spostavano in avanti la frontiera di quello che poteva fare il software. Esattamente quello che accadde con Macintosh. Steve Jobs fu un grande catalizzatore di genio programmatorio, ma arrivò dopo Sinclair.

Il creatore di Spectrum e Ql (per tacere di tutto il resto) era anche uno sfidante dello status quo: le sue scelte hardware erano coraggiose e a volte genuinamente folli. Anche dove erano, oltre che folli, poco indovinate (una su tutte, i microdrive di Ql), si distinguevano per ingegno e creatività industriale. Come le meraviglie di Steve Wozniak e degli altri guru del team Macintosh.

Se vogliamo spingere oltre il lecito il parallelo, eccone uno oltraggiosamente paradossale: Sinclair produsse effettivamente l’auto elettrica, cui si dice che Apple stia lavorando da anni.

La quantità di cose che amo dell’informatica e che derivano dal lavoro di Sir Clive è davvero alta e a lui debbo molto della mia formazione.

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Tempo di quattordicesima
posted on 2021-07-21 00:30

Lo sanno anche i terminali stupidi, che è uscito BBEdit 14. Lo sa chiunque al mondo che lo acquisto istantaneamente appena finito questo post (scritto con BBEdit, va da sé).

Non tutti sanno perché dovrebbero mettere da parte le riluttanze e almeno provare la versione trial (che a termine trial resta gratis in forma di eccellente editor di testo, privo delle funzioni utili al coding), se proprio non si ha il buonsenso di effettuare direttamente un investimento in ottimo software Mac-assed.

A questo pensa Coyote Cartography con BBEdit 14, e perché dovrebbe interessarti. La sua carrellata sui punti di forza storici di BBEdit è ineccepibile e meritevolmente contenuta, di lettura veloce oltre che facile. La disamina sulle principali novità della quattordicesima versione di BBEdit si ferma alla sostanza più importante (il supporto dei server di linguaggio, il Notebook che mi metterà davvero in crisi rispetto all’uso che faccio delle Note di macOS, gli ambienti virtuali di Anaconda) e permette di capire subito se sia ora di acquistare oppure no.

Io acquisto, perché senza BBEdit andrei veloce la metà; e poi perché BBEdit 14 aggiunge il modulo per scrivere in linguaggio Lisp. Non posso esimermi. Scherzi a parte, una nuova versione di BBEdit – soprattutto, questa nuova versione – è come ricevere la quattordicesima in termini di soddisfazione. Il dover pagare, invece di incassare, è una piccolezza.

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L’interim alle comunicazioni
posted on 2021-01-21 01:01

Mi scuso per non avere ancora i commenti in ordine. Non è una cosa facile per le mie capacità, ma ci tengo e infatti tutto il resto, che sarebbe più facile, è dietro nella lista delle priorità.

Coleslaw contiene di suo gli agganci per usare Disqus oppure isso. Il primo, da utente, lo detesto e non voglio infliggerlo ad altri, anche se mi risolverebbe tutti i problemi con un nome utente e una password. Oltretutto non mi piacciono cose che leggo in giro a suo riguardo. Il secondo dovrei installarlo da qualche parte per poi innestarlo sul blog. Nessun problema tecnico sull’installazione, che è banale persino per me; però poi divento un portatore sano di dati altrui e non è il mio mestiere.

Invece sto studiando per portare Muut, il motore della precedente incarnazione del blog. Per due ragioni: lo trovo gradevole da usare e, secondo, potrei portarmi dietro tutti i commenti precedenti una volta inseriti nel nuovo blog tutti i vecchi post. Sarebbe una cosa bella.

Solo che Coleslaw non prevede in partenza un plugin per Muut. Lo devo sviluppare.

È un problema risolvibile. Il plugin tipico è composto da una manciata di righe. Posso guardare a come sono fatti i plugin di Disqus e isso, per poi scrivere qualcosa di simile, che tratti Muut.

Prima però mi è necessario capire l’infrastruttura del blog dietro all’utilizzo dei plugin. Ci sto arrivando; il tempo è a tratti poco e la materia è a tratti densa. Una volta capita la teoria, aggiungo alla mia installazione locale un paio di file Lisp ben formati e da lì si dovrebbe funzionare come prima. Vorrei anche fare le cose per bene e poi presentare su GitHub una soluzione che tutti possano usare, ma questo arriva dopo. Insomma, sono in cammino e le cose procedono, solo lentamente.

Nel frattempo.

Non penso che tutti fremano ansiosi di scrivermi. Tuttavia è bello e utile scambiarsi opinioni. E poi capita che sia io a fremere ansioso di poter leggere qualcosa. Così, ecco che cosa si può fare durante l’interim.

Il canale Slack è un posto accogliente, con traffico più che ragionevole, persone tranquille. Chi mi manda un indirizzo email verrà invitato senza problemi.

Per mandarmi un indirizzo email, si può usare l’email. lux at mac punto com, lvcivs at gmail punto com. Anche direttamente per scrivere e basta, senza inviti e canali alternativi.

Un metodo più veloce ancora è ricorrere alla messaggistica. Su Messaggi, Telegram e Signal esisto come Lucio Bragagnolo; se bisogna cercarmi per email, gli indirizzi sono sempre uno dei due sopra. Sorry, WhatsApp zero, ne ho già fin troppo. Accetto volentieri Google Chat ma mi serve un avviso, perché normalmente è spento. Previo avviso, a malincuore ma cosa non si fa per un contatto umano, posso accendere anche Skype o Teams e pensare a come è cattivo il mondo, ma esserci ugualmente.

I sistemi di messaggistica permettono di creare gruppi ma non sono interessato; c’è già quello Slack che è perfetto.

Sui più comuni social sono presente, solo che non mi sembrano il massimo per parlarsi in maniera occasionale. Niente in contrario, comunque.

Grazie per la pazienza e per la gentilezza che ho visto in tutti quelli che mi hanno contattato in questi giorni di transizione.

P.S.: comunicazione di servizio che non c’entra niente ma riguarda comunque la comunicazione in un certo qual modo. Come scritto in passato, recluto sempre persone disposte a giocare a Battle for Polytopia, giochino di strategia a turni molto carino, privo di pubblicità, semplice ma tutt’altro che banale, gratuito da giocare individualmente e che, se convinti, con 1,09 euro si apre al gioco multiplayer. Siamo un gruppo di una manciata di persone, teniamo in vita una manciata di partite, ogni tanto ne finiamo una, ne lanciamo un’altra, turni da ventiquattr’ore, nessun obbligo, tutto molto tranquillo. (Se qualcuno vuole invitarmi in un gruppo proprio, il mio alias è lvcivs).

marcomassa e elring86 si sono aggiunti al gruppo ma non ho ancora chiesto loro se vogliono entrare in un gruppo Telegram chiamato Battlers for Polytopia, dove sostanzialmente facciamo le congratulazioni a chi vince, ci accordiamo su chi lancia una nuova partita e pochissimo altro. Il traffico è veramente basso e il disturbo minimo. Su richiesta, li invito.

Prove di stregoneria spicciola
posted on 2021-01-15 02:30

Domani torno al solito formato e mi limito a commentare qualcosa a margine rispetto alla transizione. Solo per oggi, una piccola soddisfazione per essere riuscito ad arrivare a questo primo prototipo.

Non sono ancora al lavoro in Common Lisp come spero di arrivare a fare, però ho iniziato a lavorare sul file di configurazione, che non è esattamente trasparente, e ho un comando rsync di stregoneria spicciola che porta sul server del sito il risultato della generazione del blog senza combinare pasticci o, almeno, facendone pochi e poco visibili per ora.

La lista dei to do è molto lunga. Priorità ora: portare nel nuovo motore tutta la base dati precedente, anche grezzamente, e reinserire la possibilità di commentare. Probabilmente partirò da questa. Qui sotto si vede probabilmente Disqus, ma non mi piace e cercherò qualcosa di diverso. Non perderci tempo.

Il giovedì delle ceneri
posted on 2021-01-14 00:54

È destino che questo blog debba risorgere dalle sue ceneri ogni tanto e stavolta è merito, per modo di dire, dell’aggiornamento a Big Sur. Sembra impossibile ricostruire il vecchio Octopress; ogni volta qualcosa manca, quello va compilato non compila, l’installazione dà errore, ho girato a vuoto per ore e la materia non sembra di interesse estremo su Internet.

Così, la rinascita dalle ceneri avviene grazie a Coleslaw, mio vecchio pallino. Coleslaw non ha particolari meriti se non l’essere sviluppato in linguaggio Lisp. Una occasione unica per imparare qualcosa in più e in meglio riguardo al mio linguaggio di programmazione preferito.

La base di partenza di Coleslaw è meno completa di quella di Octopress e mancano tante cose. Ora mi interessa solo pubblicare. Tutto quello che sta intorno a questo post è provvisorio, frutto dell’installazione standard. Ci sono cose senza senso, cose da aggiornare, cose da correggere.

Bisogna poi importare tutti i post precedenti, aggiungere i commenti, fare un sacco di cose. Lo so. Ma prima di tutto, pubblicare.

Il resto arriva un passo per volta.

Se qualcuno morisse dalla voglia di commentare o dirmi qualcosa, posso solo pregarlo di pazientare e intanto magari chiedermi un invito per il gruppo Slack parallelo a questo blog. Qualunque conoscenza di Coleslaw è benvenuta!

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