Content tagged Jason Snell

I Mac mancanti
posted on 2021-06-14 15:12

Dopo che è trascorso qualche anno dal 1984, ho compreso che Mac, come tutti i grandi marchi che finiscono per diventare una sineddoche della propria categoria di prodotti, rappresenta molto più del computer iconico di Apple.

Almeno per me.

Quando dico Mac, penso a un insieme di hardware e software che rivoluziona un’attività umana rendendola incredibilmente semplice e accessibile rispetto a prima.

È successo così con il computing, naturalmente. E si può proseguire a definire Mac anche per il suo opposto: le attività dove manca un Mac e così restano esoteriche, di pochi, difficili.

Per esempio: le stampanti 3D. Se ne faceva un gran parlare, certamente ne trovi una in ogni Mediaworld. Una. Sono apparecchi straordinari, solo che se ne compro una, invece che risolvermi un problema, inizio a pormene molti. Dove trovo le cose da stampare. Come faccio a creare cose originali che servono a me. Come faccio a modificare qualcosa. Eccetera.

Con il primo Mac, c’era MacPaint. Disegnare sul computer, prima, era un esercizio masochista o costava un capitale in accessori. Con MacPaint, iniziavi a disegnare. Nessuno toglieva di mezzo il percorso per arrivare a disegnare capolavori, ma disegnava anche mia nonna, con MacPaint. Al settore della stampa 3D serve un Mac. O rimarrà una faccenda per pochi intimi e appassionati.

La realtà virtuale? I caschi datano a venticinque anni fa. Si fanno continui progressi, si va sempre avanti, i prezzi calano… dov’è però il Mac della realtà virtuale, quello che me la rende pronta, accessibile, godibile subito, senza fare fatica? Dove comincio in modo semplice, subito? Ecco perché sono passati venticinque anni e la realtà virtuale è una cosa di nicchia.

Con watch, Apple ha creato un Mac. Mica per leggere l’ora; per monitorare parametri vitali, per esempio. Puoi avere uno storico della frequenza cardiaca lungo a piacere. Prima era complesso e costoso.

È importante che Apple crei Mac non solo per le persone, ma anche per gli sviluppatori. Più diventa facile e accessibile produrre buon software, più viene fatto. Jason Snell ha accennato su Macworld a tecnologie emerse a WWDC per facilitare lo sviluppo, come Object Capture per chi lavora alla realtà aumentata e vuole creare rapidamente oggetti tridimensionali, o naturalmente Swift Playgrounds, che non sostituisce sicuramente Xcode su Mac ma è un primo passo nel consentire lo sviluppo su iPad di app per iPad.

Di Mac nella storia ne sono stati creati molti, naturalmente, senza sapere che fossero Mac. Il Modello T di Ford era un Mac; il Walkman di Sony era un Mac; il televisore era un Mac. Era un Mac persino il Big Mac.

Interessante come, nella nostra epoca, sembra che l’unica rimasta a creare Mac di un qualche livello sia proprio Apple (Con l’eccezione dei vaccini e magari di Tesla, per le maxibatterie). Eppure ne servirebbero numerosi.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Perculare e percolare
posted on 2021-06-03 12:44

Dell’opportunità di portare i Comandi rapidi su Mac hanno già detto in diversi e poco cambia che Jason Snell lo abbia ribadito nella sua raccolta di cose che vorrebbe vedere presentate a questa Wwdc.

Da ribadire c’è pure la gran differenza tra quanti perculano sulla storia dell’unificazione del sistema operativo e le tecnologie software che percolano da un sistema all’altro e portano a un ecosistema omogeneo senza sacrificare l’adattamento ottimale di ciascun sistema operativo a ciascuna macchina. La lista si allunga, Catalyst migliora e il progetto complessivo ha un buon aspetto. Avanti con la percolazione.

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Caos calmo
posted on 2021-04-02 00:57

John Gruber ha ragione: la storia dell’automazione per macOS e iOS è semplicemente caotica e non pianificata.

Lo fa citando Jason Snell, che ha ragione pure lui, e spiega che Mac ha bisogno dei Comandi rapidi. Né Automator né AppleScript arriveranno mai su iOS, mentre i Comandi rapidi potrebbero tranquillamente compiere il percorso inverso.

I Comandi rapidi per Snell sono il futuro possibile dell’automazione su Mac, per Gruber – che peraltro non prende posizione – finora si è solo generato caos. Due torti non fanno una ragione, ma due ragioni fanno una ragione al quadrato.

Questo, unito al fatto che Apple sta effettivamente ragionando non su un unico sistema operativo per tutti gli apparecchi, ma su sistemi operativi separati e però sempre più integrati, potrebbe lasciare ben sperare per qualche novità interessante in tema di automazione a Wwdc.

Non c’è fretta. Ma chi ha la vista più lunga ha già cominciato a sfruttare i Comandi rapidi di iOS in modo massiccio e Snell porta esempi convincenti. Il passo successivo è logico, trova posto nelle logiche di Apple e porterebbe qualche ordine nel caos. Incrociamo le tastiere.

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Il blocco dello scrittore
posted on 2021-03-05 03:16

Raramente mi trovo in sintonia con un articolo quanto invece lo sono con questa veloce rassegna di Jason Snell sugli editor di testo per iPad.

C’è dentro tutto e nello spazio giusto: su iPad abbiamo buoni programmi, ma ancora nessuno che sia degno di diventare veramente quello di elezione, capace di farsi preferire a un BBEdit ma anche “solo” a un MarsEdit su Mac.

Se fanno bene Markdown, errano sul lato della sincronizzazione; se hanno uno splendido sistema di macro, sono deficitari nel supporto delle scorciatoie sulla tastiera fisica; se costano il giusto hanno ancora qualche bug di troppo; se hanno una colorazione ottimale della sintassi hanno una versione Mac deludente e così via.

C’è un bel blocco di pretendenti al titolo di strumento di preferenza per scrivere su iPad, solo che nessuno ancora si stacca decisivamente da tutti gli altri.

Non c’è dubbio che undici anni fa di editor di testo per iPad neanche si parlava; la piattaforma è giovane e deve abbondantemente evolvere. Dobbiamo avere pazienza duplice, quella di provare le novità che escono e quella di sopportare le lacune del programma che abbiamo scelto sul momento.

Nel mio piccolo, sono passato per lo più a Drafts per scrivere in Markdown e però, quando devo scrivere in Html, la personalizzazione fatta su Editorial è tuttora imbattibile. Per cui alterno da un programma all’altro, secondo necessità.

Magari, in una logica di app specializzate, è giusto così e l’idea dell’applicazione monolitica a cui affidarsi per tutto (vedi BBEdit) è superata. Magari, anche no.

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