Content tagged Invalsi

Formazione e disinformazione
posted on 2021-07-17 01:22

Mi scuso per insistere, solo che passato il primo clamore – quello che fa comodo alla propaganda, perché la maggioranza si ferma lì – inizia ad alzarsi il sipario sopra la faccenda dei risultati Invalsi e la loro attribuzione di comodo alla didattica remota.

Si prenda l’eccellente articolo di Elisabetta Tola su La valigia blu, Non è “il tonfo della DaD”. I dati Invalsi dicono (molto) altro:

Da giorni impazzano titoli e interpretazioni sui dati Invalsi, usciti giovedì mattina. Peccato che titolisti, giornalisti e anche parecchi politici dimostrino, ancora una volta, di non saper leggere con la giusta attenzione i report e le tabelle pubblicate dall’Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e, soprattutto, di non conoscere il concetto di correlazione e di rapporto causa-effetto.

Tola si sofferma il giusto, spiega bene, va letta, sui punti che ho toccato superficialmente e poi sulle tematiche di fondo: qualunque peggioramento ci sia stato, si innesta su una situazione di una gravità enorme, che trascende qualsiasi diatriba sulla modalità di insegnamento ad aule chiuse, che si trascina da anni.

I risultati cambiano da ciclo a ciclo scolastico.

I risultati cambiano da tipo a tipo di scuola.

I risultati cambiano da regione a regione.

Incredibile come, nelle menti semplici, che abbondano nelle redazioni, un fenomeno così diversificato e composito abbia avuto una causa unica, semplice e ovvia. Che cosa sia accaduto negli anni scorsi nessuno se lo chiedeva, però. Se non altro, potrebbe essere l’occasione per attirare maggiore consapevolezza sul problema.

Ah, Tola ha studiato. Ha guardato le presentazioni dei dati, i dati stessi, tutto. Sa che i dati fino a qui commentati sono provvisori e che quelli definitivi ci saranno solo a settembre. Sa che non c’è alcuna differenziazione tra scuole che hanno insegnato da remoto, scuole che non lo hanno fatto, che lo hanno fatto un po’ sì e un po’ no eccetera. Ovvero, non c’è alcuna base scientifica nell’attribuire i risultati alla didattica remota, perché non si possono (ancora) esaminare campioni specifici. Si potrà; per assurdo potrebbe essere che la lezione via rete sia peggio che tenere le scuole chiuse, oppure che sia migliore del lavoro in aula!

In pratica, tutti sono stati concordi nello spiegare la situazione proprio come non si poteva e non si doveva cercare di spiegare, prima del tempo, senza i dati completi a disposizione e senza avere ascoltato chi li ha prodotti e presentati.

Tutta questa gente, nelle redazioni, nei partiti, su Facebook, non ha fatto un minuto di didattica a distanza in tutta la vita. Eppure è uscita dalla scuola con limiti profondi e si vede. Tanto.

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Imparare a insegnare
posted on 2021-07-16 01:26

Disclaimer: i discorsi a livello nazionale non necessariamente rispecchiano situazioni locali. Chi scrive è molto soddisfatto della scuola della figlia (a parte la tendenza al valzer delle cattedre di cui non capisco la razionalità, umana, economica, logistica, didattica eccetera).

Lo stato della scuola italiana non è allegro. Secondo la valutazione Invalsi, il livello della scuola secondaria di primo grado è questo:

  • il trentaquattro percento degli studenti ha risultati inadeguati in italiano;
  • il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati in matematica;
  • il ventidue percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese letto;
  • il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese ascoltato.

Sconfortante, vero? Eppure sento già la soluzione: colpa della DaD.

Non so come dirlo: questi sono i dati del 2019.

Chi propugna il ritorno alla scuola in presenza perché ci vuole la scuola in presenza, in Italia, oggi, propugna un sistema malfunzionante per uno studente su tre.

Avversari acerrimi della didattica digitale? Ci sta. Convinti che L’attimo fuggente sia la rappresentazione della quotidianità scolastica italiana? Benvenuti. Insegnanti magnetici che moltiplicano la capacità didattica per il carisma e per la fisicità? Averne.

Il mondo che volete e che rivolete è questo, malfunzionante una volta su tre.

Mi confronto molto volentieri con chiunque, ma prima chiedo una lista delle cose che la scuola ha fatto nel 2020 e nel 2021 per uscire dalla situazione angosciante del 2019. Perché nessuno vuole tornare a un sistema bacato, giusto? Per ogni studente mal preparato ci sono dietro famiglie, fatiche, un futuro più difficile, una risorsa minore per la collettività. Ogni studente che non siamo in grado di formare bene è un pezzo di Italia che si degrada e attualmente formiamo male centinaia di migliaia di studenti.

Quando si accusa la didattica digitale di dare cattivi risultati o risultati persino peggiori di questi, raffiguratevi il quadro: persone incapaci di insegnare bene messe a insegnare su un sistema che sono incapaci di usare. Che cosa può andare storto?

Vogliamo tornare in aula? Torniamoci. Ricordiamoci che – globalmente – lasciamo impreparati un terzo degli studenti. Il problema sarà il digital divide o la nostra capacità di insegnare? Le nostre aule miracolose sono l’approdo sperato o un banco di sabbia dove ci areniamo?

Diamo alla didattica digitale tutte le colpe del mondo. Però mi dite che cosa avete fatto in questi venti mesi per quegli studenti lì, quelli inadeguati, che lo sono diventati in presenza, con la lezione frontale, con il rapporto personale, con gli sguardi, le buone vibrazioni, con tutte quelle cose che durante la pandemia sono mancate e, sento, erano indispensabili. Indispensabili a che, se lasciano per strada un terzo dei ragazzi?

Mia modesta proposta: imparate ad applicare la didattica digitale fino a quando siete così bravi che funziona esattamente come quella analogica. Poi la distruggete con critiche inappellabili e insegnate come volete. Però all’Invalsi restano indietro in cinque su cento, non trentatré. Abbiamo un accordo?

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Cattivi maestri
posted on 2021-07-15 00:57

I dati li tiro fuori una prossima volta, perché in realtà non servono; bastano i concetti, davanti al meme che il pessimo risultato degli ultimi test Invalsi sia colpa della DaD (abbreviazione che non ripeterò più perché chi parla per sigle si dimentica della sostanza delle cose, prima ancora che delle parole).

Fai che la tua azienda abbia avuto un calo di fatturato durante la pandemia. Ne ho viste e sentite di ogni, l’ultima – ieri – gli alberghi.

Fai che la tua azienda abbia cercato di limitare i danni per esempio, nel caso di un ristorante, con la vendita via asporto. Oppure, con il lavoro remoto.

Il fatturato ovviamente è diminuito. Diresti che è colpa dell’asporto? Io direi che è colpa della pandemia. Se il ristorante fosse rimasto chiuso, avrebbe perso tutto il fatturato, non una parte.

Se non ci fossero state le lezioni via rete e le scuole fossero semplicemente rimaste chiuse, i risultati Invalsi sarebbero stati migliori? Ne dubito proprio.

Le lezioni telematiche hanno consentito di limitare i danni. Non è colpa loro; è colpa della pandemia.

E ora, si dice, bisogna assolutamente tornare alla scuola in presenza. Ma bene, anzi, benissimo. Domanda stupida, indegna dei test di valutazione: è stato fatto tutto quello che andava fatto per assicurare la scuola in presenza sempre e comunque, a prescindere dalle condizioni a contorno?

La pandemia passerà. Restano purtroppo tante altre cause che possono portare alla chiusura di una o più scuole. Sono state eliminate? O toccherebbe ricorrere a un piano alternativo? Se questo non prevede le lezioni remote, che fanno così male ai ragazzi, che cosa prevede?

Proviamo a metterla su un altro piano. La scuola (la Scuola) dovrebbe essere attrezzata per dare a tutti adeguata qualità dell’apprendimento. In qualsiasi situazione. Se questo non accade è responsabilità della scuola, non degli strumenti di insegnamento. Che se sono usati male vanno saputi usare bene, più che essere additati come colpevoli da cattivi maestri. Non quelli delle cattedre, ma quelli della propaganda.

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