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Breve triste storia editoriale
posted on 2021-10-23 00:56

Il progetto Sigil mette a disposizione un editor per lavorare sui testi che compongono un ebook e nel contempo lasciare inalterata la struttura dell’ebook stesso.

È facilissimo smontare un ebook per accedere ai file in esso contenuti ed editarli ed è ugualmente facile rimontare tutto al momento giusto. È anche dannatamente noioso. Se occorre fare test ripetuti per risolvere un bug o decifrare un comportamento strano del codice, diventa mortale. L’idea di Sigil è rendere possibile la modifica dei file e intanto lasciare integro l’ebook. Un uovo di Colombo.

Negli anni il progetto si è rinominato Sigil-Ebook. Sigil è cresciuto e continuamente migliorato e si è sdoppiato: da una sua costola è nato PageEdit, un editor visivo di documenti Xhtml o Opf, che è l’estensione di un file importante nella struttura degli ebook.

Solo che, prima, Sigil editava – volendo – in modo visivo. Si poteva lavorare sul testo, per dire, come si farebbe in un documento Pages, senza vedere il codice.

Ora non si fa più. L’editor è di testo puro e quindi, per toccare il testo, bisogna comunque stare in mezzo al codice. E allora uno, per lavorare con il codice, fa un copia e incolla in BBEdit, mille volte più potente e comodo. Se c’è un problema tecnico, Sigil resta molto comodo, ma si poteva fare anche prima. Se c’è un problema nel testo, o si sta facendo una revisione editoriale, la convenienza che c’era è del tutto svanita.

PageEdit è il milionesimo editor di Html sulla piazza, niente di speciale. La sua funzione specifica è enigmatica, oppure sono particolarmente stanco e non colgo un’evidenza. Se nasce con l’idea di dare uno strumento a chi vuole creare file Xhtml prima di mettere insieme l’ebook che li contiene, ancora una volta, BBEdit se lo mangia a colazione.

Uno strumento con una funzione interessante, non la possiede più. Fine della storia.

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La quarta virtù
posted on 2021-10-11 00:28

Che leggerezza, che letizia vedere Dr. Drang mettere insieme un pezzo di Python e un pezzo di AppleScript per risolvere una faccenda di web scraping inerente il recente voto in California. Dove, racconta,

il problema maggiore era raccogliere i risultati del voto pubblicati dall’ufficio della Segreteria di stato californiana. […] Che non ha pubblicato alcuna tabella singola dei voti organizzati per contea, ma cinquantotto pagine web indipendenti, appunto una per contea.

La sfida diventa allora automatizzare il processo per evitare errori indotti dalla noia, cosa che potrebbe accadere a chi si ritrovasse a riunire a mano i risultati provenienti da cinquantotto pagine differenti.

Passando da Numbers, BBEdit e MultiMarkdown, arriva alla tabella riassuntiva. Il suo metodo ha un pregio particolare per la situazione: in una elezione, è facile che uno o più dati parziali cambino nel tempo. Avere un automatismo permette di rifare i calcoli ogni volta che sia necessario.

Il creatore del linguaggio Perl, Larry Wall, definì le Tre virtù del programmatore come pigrizia, impazienza e hubris (la qualità che ti fa scrivere – e manutenere – programmi di cui nessuno vorrà parlare male).

Grazie a Dr. Drang, conosciamo una quarta virtù: l’insofferenza per la noia.

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Il transmogrificatore
posted on 2021-08-19 01:49

Al momento di insegnare a maneggiare testo e ipertesto con strumenti digitali, la scuola dovrebbe fare lavorare gli studenti con il testo puro e presentare loro le nozioni fondamentali sugli strumenti di marcatura. Il formato standard dei documenti scolastici dovrebbe essere HTML o al limite testo puro trattato con Markdown.

Per tutto il resto c’è Pandoc. È un sistema di conversione tra formati semplice da installare (ci sono riuscito anch’io), aperto alla personalizzazione, in continuo progresso. È software libero, installabile ovunque, che richiede potenza di elaborazione minima.

Da Pandoc escono, solo come esempio, file PDF oppure Word a partire da testo puro o testo marcato, in modo standard (Html) o pratico (Markdown). O viceversa, o altre combinazioni ancora. L’inglese ha una parola stupenda, transmogrification, per spiegare con spirito quello che fa Pandoc.

Consiglio la lettura dell’elenco di tutte le conversioni possibili, sulla pagina nome del suo sito. Forniranno anche un indizio prezioso per tutto il resto del lavoro sul nostro curricolo digitale per elementari e medie: il testo puro, con aggiunta di marcatura, serve a produrre molto più che documenti testuali.

La maggior parte delle persone non lo sa. Risparmierebbe tempo, soldi, fatica, sforzi di comprensione. Potrebbe lavorare con profitto maggiore su computer meno costosi. Dovrebbe impararlo a scuola e senza aspettare l’università, o rischierebbe nella vita di farsi dominare dagli strumenti, invece del viceversa.

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Collaborare come mai prima
posted on 2021-08-18 01:40

Se una scuola decidesse davvero di ragionare in modo moderno sull’insegnamento interdisciplinare degli skill digitali e chiedesse a me che conta di più in assoluto al momento di decidere il software da usare, risponderei le funzioni di collaborazione.

Questo perché il software mainstream odierno fa molto poco oltre al portare in digitale modi di lavorare che erano presenti anche prima dei computer. Chi mi ha rimproverato di pensare troppo presto ai computer nella scuola, dove si è dimostrato nel tempo più producente disegnare a mano più che usare il CAD o imparare a fare i conti prima di affidarsi alla calcolatrice, ha ragione da vendere.

Ma come faceva a collaborare?

Come nasceva nel mondo analogico uno scritto a dieci mani?

Qualunque fosse il modo e posto che ve ne fosse uno, le possibilità di collaborare simultaneamente attraverso computer e rete sono immensamente superiori sotto qualsiasi metrica, tempo, efficacia, precisione, tutto.

Non c’è confronto tra collaborazione digitale e collaborazione analogica.

Le prossime generazioni opereranno in un mondo ancora più digitalizzato dell’attuale. La collaborazione presenta vantaggi decisivi in numerose attività. Ne segue che una scuola coscienziosa deve trasmettere agli studenti le nozioni che servono per collaborare al meglio. Nozioni che, meglio chiarire, sono in gran parte non tecniche e attengono al lavoro in team.

Parlando di testo (siamo ancora a ragionare su come iniziare a insegnare a scrivere in digitale e comprendere l’ipertesto), i word processor nazionalpopolari comprendono tutti funzioni di collaborazione. Peccato che siano tutte un afterthought, un’aggiunta a posteriori, e che si veda, con la possibile eccezione dei Google Docs.

Perché allora non scegliere un sistema libero, nato per la collaborazione, semplice a sufficienza per dare zero problemi di accessibilità e supporto?

Ne esistono diversi. A me piace particolarmente Etherpad. Lavora perfettamente in tempo reale, chiede pochissime risorse, permette di sapere chi sta scrivendo che cosa, può essere provato senza impegno sui molteplici server pubblici che lo mettono a disposizione in mille varianti ed è facile da installare e da amministrare, volendolo, su un server locale, dove può essere utilizzato in una rete circoscritta (per esempio quella di una scuola) anche fuori da Internet. Costo, quello del software libero.

Una azienda astuta adotterebbe Etherpad con risparmi clamorosi rispetto a qualsiasi altra alternativa commerciale. Una scuola lungimirante, pure. Avrebbe l’ulteriore vantaggio di introdurre gli studenti alla collaborazione nella maniera più semplice ed efficace.

Ma gli altri formati? Se ci vogliono Pdf? E che dire di quelli che chiedono per forza Word altrimenti non sono capaci? (Un bel biglietto da visita per i sostenitori di Office, eh).

Prossima volta.

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Ci vuole un server
posted on 2021-08-17 01:41

Provo a dare qualche suggerimento concreto per una scuola lungimirante, tanto da insegnare a scrivere anche in versione digitale, trattando testo puro e arrivando in un secondo momento a generare HTML per dare tipografia ai contenuti.

L’ideale è avere requisiti talmente bassi da essere soddisfatti a costo zero su qualsiasi piattaforma. Di editor di testo elementari se ne trovano a manciate e ognuno ha il suo preferito. Nel lungo periodo sarebbe preferibile una scelta che consenta un minimo grado di automazione per l’inserimento di tag HTML, ma si fa sempre in tempo a cambiare programma più avanti se si crea questa situazione. Aggiungo che numerosi editor di testo validissimi sono open source e lecitamente scaricabili senza pagare.

Il lato etico del supportare materialmente il buon software libero, anche se non viene chiesto esplicitamente denaro per usarlo, è una questione importante. Se una scuola destinasse a supporto del software libero quello che pagherebbe altrimenti per un mese di Office 365, farebbe qualcosa di molto buono. E dal mese successivo non pagherebbe più. Immagino che il quadro legale sia tipicamente italiano e complichi la vita agli onesti; spero si limiti a questo anziché rendere l’operazione impossibile.

In qualche caso il software potrebbe essere proprietario, se lascia liberi di fare le cose bene. Su Mac, per esempio, BBEdit è scaricabile con licenza dimostrativa, che dopo trenta giorni consente l’uso ma disattiva le funzioni più specialistiche. Quello che rimane e rimane gratis per sempre è un ottimo editor di testo. Comprare magari licenze per i docenti e lasciare lavorare i ragazzi con la versione gratuita potrebbe essere un compromesso decente.

Sul fronte open source si deve fare un discorso diverso. Fermo restando che qualsiasi progetto ha piacere nel ricevere denaro, ci sono tanti modi per procurare beneficio tangibile attraverso attività a costo quasi zero. Anche il solo menzionare il software sul sito della scuola e promuoverlo verso i genitori è moltissimo; poi è possibile impegnarsi a qualsiasi livello di profondità su software e contenuti, per migliorare una versione italiana, contribuire alla manualistica o anche, dove esistono risorse, di dare una mano a livello di codice. Qui non c’è una soglia minima da rispettare; qualsiasi attività diversa dall’indifferenza è preziosa.

C’è anche da chiedersi, per come deve essere organizzata una scuola, se sia meglio concentrarsi sulle scelte software locali oppure ignorarle e puntare tutto sull’uso via webapp. Ne parlo al prossimo giro.

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A proposito di schoolware
posted on 2021-08-15 02:45

Nel teorizzare il mio curricolo di skill digitali per il primo e il secondo ciclo della scuola primaria sono partito come un rullo compressore a parlare di ipertesto, solo che prima occorre qualche generalizzazione riguardante il software.

Più avanti spiegherò anche perché è opportuno lavorare, specie inizialmente, in assenza di software, a patto che il software arrivi, in quanto esiste una differenza tra fondamenta e anacronismi.

Però ora illustro le caratteristiche generali che dovrebbe avere idealmente il software nella scuola:

  • dovrebbe essere software libero ovunque possibile. Per chi crede ai principî, public money, public software: il denaro speso nella scuola è di tutti ed è brutto spenderlo su software proprietario.
  • dovrebbe essere software universale, disponibile su ogni e qualsiasi piattaforma. PC, Mac, Unix, Linux, Chromebook, iOS, Android, iPadOS come minimo. L’ipotesi di lavoro è che sia possibile, nei limiti del ragionevole, applicarsi con qualunque hardware, anche l’ultimo degli smartphone portato in classe da un ragazzo meno abbiente oppure il computer più vecchio presente nel vecchio laboratorio di informatica (che dovrebbe lasciare il passo all’applicazione trasversale dell’informatica stessa nelle materie tradizionali).
  • il requisito precedente è spesso utopico. Probabilmente le scelte andranno verso software basato su Java oppure webapp accessibili da browser, che creano meno problemi di compatibilità interpiattaforma. Su iOS e iPadOS vale solo la seconda ipotesi.
  • Per questo motivo, invece che ragionare per applicazioni sarebbe opportuno ragionare per formati e lavorare su quelli raggiungibili da tutti gli apparecchi a disposizione, o dal maggior numero di essi, importa poco con che strumento software. L’obiettivo non è insegnare lo strumento, ma padroneggiare il lavoro sul formato. Più il formato è elementare, più facilmente ci si lavorerà su qualunque apparecchio.

Ragionare per formato aggira inoltre il tentativo delle società Big Tech di intrappolare le scuole in una bolla tecnologica proprietaria e permette agli studenti di scoprire la varietà degli strumenti a disposizione, insospettabile per persone non addentro e che invece rappresenta un valore immenso. Per specializzarsi su (o chiudersi in) applicazioni o piattaforme specifiche gli studenti avranno tutto il tempo che vogliono durante gli studi superiori.

Il discorso cloud è complicato. Naturalmente una Google o una Microsoft hanno un grande interesse a vendere alle scuole cloud arredato con applicazioni e da qui nascono molti mali (nonché a volte scelte dettate da interesse privato).

L’Italia avrebbe invece interesse a valorizzare nel modo migliore il denaro destinato all’istruzione di base. Purtroppo il discorso si fa politico e lo si amministra in modi che tengono conto di tutto tranne l’interesse di chi studia.

In un mondo distopico, ciascuna scuola ha le competenze (molto prima delle risorse necessarie, che sarebbero minime) per allestire il proprio cloud privato, perfino tenendolo fuori da Internet per risparmiare denaro e lavorare in sicurezza.

In un mondo utopico, il Ministero dell’Istruzione attrezzerebbe un proprio cloud a disposizione delle scuole.

In un mondo ideale, sempre il Ministero finanzierebbe la libera iniziativa delle scuole nell’acquisto dello spazio cloud necessario a ciascuna, con precedenza a fornitori europei e prezzi calmierati.

In un mondo possibile, le scuole farebbero quello che vogliono, purché il risultato sia avere a disposizione un cloud puro, da popolare con strumenti aventi le caratteristiche di cui sopra.

In un altro mondo possibile, il Ministero (eh, quante cose NON fa!) acquista a buon prezzo spazio cloud da tutti, Amazon, Google, Microsoft eccetera, e poi dà alle scuole lo spazio che occorre.

Nel mondo che abbiamo, le scuole sono ostaggio dei cloud arredati e questo crea inevitabilmente sovrapposizioni tra il software che intendiamo usare per gli studenti e quello proprietario e pagato già dentro il cloud. Qui serve una prese di coscienza delle dirigenze e chi la attuerà porterà un gran beneficio ai propri studenti. Certo bisogna impegnarsi, ma la strada più larga è quella meno vantaggiosa già dai tempi del Vangelo.

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Tempo di quattordicesima
posted on 2021-07-21 00:30

Lo sanno anche i terminali stupidi, che è uscito BBEdit 14. Lo sa chiunque al mondo che lo acquisto istantaneamente appena finito questo post (scritto con BBEdit, va da sé).

Non tutti sanno perché dovrebbero mettere da parte le riluttanze e almeno provare la versione trial (che a termine trial resta gratis in forma di eccellente editor di testo, privo delle funzioni utili al coding), se proprio non si ha il buonsenso di effettuare direttamente un investimento in ottimo software Mac-assed.

A questo pensa Coyote Cartography con BBEdit 14, e perché dovrebbe interessarti. La sua carrellata sui punti di forza storici di BBEdit è ineccepibile e meritevolmente contenuta, di lettura veloce oltre che facile. La disamina sulle principali novità della quattordicesima versione di BBEdit si ferma alla sostanza più importante (il supporto dei server di linguaggio, il Notebook che mi metterà davvero in crisi rispetto all’uso che faccio delle Note di macOS, gli ambienti virtuali di Anaconda) e permette di capire subito se sia ora di acquistare oppure no.

Io acquisto, perché senza BBEdit andrei veloce la metà; e poi perché BBEdit 14 aggiunge il modulo per scrivere in linguaggio Lisp. Non posso esimermi. Scherzi a parte, una nuova versione di BBEdit – soprattutto, questa nuova versione – è come ricevere la quattordicesima in termini di soddisfazione. Il dover pagare, invece di incassare, è una piccolezza.

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Equivalenze
posted on 2021-06-19 11:32

Mi sono spostato a lavorare al mare, come tutti gli anni. Diversamente da essi, ho portato come me Mac mini e l’ho collegato a un televisore superfluo presente nella casetta. Ho ricostruito così il flusso di lavoro consueto, equamente ripartito tra Mac e iPad.

Sto anche provando qualche piccola variante di flusso, più di scrivania che autostradale. E posso affermare quanto segue:

Un uso intermedio di BBEdit rende superfluo un uso base di Excel.

Dopo di che, BBEdit consente di fare un’altra montagna di cose.

(Vale per qualsiasi editor di testo evoluto e per qualunque foglio di calcolo, in realtà).

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Che belle le cose fatte a mano
posted on 2021-05-30 00:10

In Markdown ci sono due modi per inserire link nel testo: inline (l’Url del link segue immediatamente il testo linkato) e reference (Al testo linkato fa seguito un codice di riferimento e in fondo al documento si trovano i riferimenti e gli Url collegati).

Ciascuno ha la sua preferenza, per questioni di leggibilità del sorgente oppure di editing veloce di un link in fase di revisione. C’è anche però chi crea link in Markdown a mano e tende a preferire i link inline, per la ragione che sono più immediati da creare e richiedono meno testo e spostamenti del cursore.

Qui arriva Dr. Drang, per il quale la preferenza è davvero tale e non una ricerca della minore fatica; perché si è fatto un AppleScript per BBEdit che riduce l’impegno della creazione di link reference a un comando da tastiera.

L’AppleScript di Drang guarda la finestra di Safari in primo piano, ne prende l’Url, aggiunge la sintassi Markdown necessaria a creare un link reference e mette l’Url al posto giusto in fondo al documento, tenendo anche conto del suo numero progressivo. Si preoccupa infine – sono i dettagli a fare l’eleganza di uno script – di rimettere il cursore nella posizione migliore per ricominciare a scrivere senza altre manovre.

Tutto questo, per lui, significa Control-L.

Che belle le cose fatte a mano, quando sono script che fanno lavorare il computer invece di fare perdere tempo agli umani.

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Propaganda script
posted on 2021-05-15 01:43

Dr. Drang è tornato a bloggare da Mac dopo tre anni di iPad. Si era messo su iPad perché, tra altre ragioni,

Cercavo di imparare i modi migliori di usare un iPad e forzarmi a usarlo per bloggare sembrava un buon metodo di apprendimento.

Sistema sicuramente diverso da su Mac faccio così ma su iPad devo farlo diverso quindi non va bene.

Avrà ottenuto qualcosa? Dopotutto perdura il mito di iPad come macchina da consumo più che da produzione di informazioni. Certo, tre anni di blogging qualcosa devono averlo insegnato, altrimenti uno come lui avrebbe smesso molto prima. Vuole dire che qualcosa da imparare c’era.

Per riprendere su Mac, Drang ha ripreso BBEdit, naturalmente con la sua cifra:

Quando bloggavo regolarmente con BBEdit, avevo realizzato diversi script per facilitarmi il compito. Nelle due ultime settimane ho riportato in vita quegli script…

Tre anni su iPad hanno comunque lasciato traccia:

…e ho effettuato aggiunte, rubando numerose idee che ho usato in Drafts e Comandi rapidi.

Scripting che si propaga da iPad a Mac. Niente male, per un apparecchio che neanche dovrebbe potersi chiamare computer, per alcuni.

Ciliegina sulla torta:

Ora mi ritrovo un package Blogging nuovo e migliore per BBEdit su Mac, che unisce script creati in bash, Python, Perl e AppleScript.

Che poi, costruire un package per BBEdit è una attività a sé di sviluppo.

Drang non ha reso disponibili i suoi script. Però li ha elencati. Cimentarsi nel realizzarne qualcuno da soli sarebbe un’eccellente modalità di autoapprendimento.

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Il momento del software
posted on 2021-05-12 00:34

I dati di Geekbench 5 riportati da MacRumors sono inequivocabili: iPad Pro con M1 vale, computazionalmente, come un Mac con M1.

La media dei test multi-core restituisce un valore di 7.378 per MacBook Air e di 7.284 per iPad Pro.

Sono valori superiori a quelli di un MacBook Pro 16” Intel (6.845), che lasciano indietro iPad Pro con il processore più evoluto della serie Ax. Ne ho uno da due anni e mi sembra tuttora che vada velocissimo; secondo Geekbench, sul multi-core fa 4.656. Una tartaruga rispetto a quello che c’è sul mercato.

Tutto questo significa che chiunque abbia un iPad a fare le fusa sulla scrivania in questo momento guarda ai primi di giugno, a Wwdc, con la voglia di un bel salto in avanti. Software, ovviamente; per l’hardware siamo più che a posto.

iPadOS invece può fare molto più di ora. A voler sperare contro ogni speranza, mi piacerebbe vedere affinamenti dell’interfaccia che non vadano necessariamente verso la computerizzazione della tavoletta; benissimo l’uso di tastiera e trackpad (mancano scorciatoie di tastiera, poi essenzialmente ci siamo), però vogliamo valorizzazione dello schermo touch.

Vorrei un contesto che permetta la comparsa di (un) BBEdit per iPad, magari che consenta manipolazioni e trasformazioni avanzate del testo con il tocco.

Mi piacerebbero estensioni dei Comandi rapidi che consentissero ancora più automazione e ancora più integrazione tra iOS, iPadOS e macOS.

Non ho infine il desiderio di multiutenza che molti hanno e lo cambierei con un raffinamento di autocompletamento e autocorrezione, più un pizzico di machine learning capace di imparare come si muovono le mie dita sulla tastiera virtuale e facilitare loro il lavoro, prendendo atto degli errori e delle imprecisioni abituali e sistemando le cose come devono essere.

La transizione a Arm è tutt’altro che finita, ma sarei entusiasta di vedere l’inizio dell’adeguamento del software a un nuovo standard di prestazioni ed eleganza.

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Divino e terreno
posted on 2021-04-13 23:00

Mi è sfuggito il ventinovesimo compleanno di BBEdit.

Perché, quando avrei dovuto pensarci, litigavo con le app dei canali per bambini RayPlay Yoyo e Cartoonito. I modi di fallire che adottano nel momento in cui tu vorresti passare la diretta del canale da iPhone al televisore attraverso tv sono creativi come riescono a esserlo in Rai quando si dilettano con il digitale.

Yoyo proprio non lo permette. Se lo permette, non ci sono arrivato.

Cartoonito è fantastica. Manda senza problemi il video dalla home sul televisore. Solo che è verticale. Ruotato di novanta gradi.

Per fortuna c’è una seconda possibilità: la voce di menu Canale TV. Se accendo il mirroring di iPhone su tv, il video va a pieno schermo sul televisore. Un terzo del quale viene occupato da una parte della schermata del centro notifiche di iPhone, presente per errore. Non ho trovato un modo per levarla.

Ci sono giorni dove devi volare alto per forza, perché come metti i piedi per terra, vien voglia di scappare.

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Il blocco dello scrittore
posted on 2021-03-05 03:16

Raramente mi trovo in sintonia con un articolo quanto invece lo sono con questa veloce rassegna di Jason Snell sugli editor di testo per iPad.

C’è dentro tutto e nello spazio giusto: su iPad abbiamo buoni programmi, ma ancora nessuno che sia degno di diventare veramente quello di elezione, capace di farsi preferire a un BBEdit ma anche “solo” a un MarsEdit su Mac.

Se fanno bene Markdown, errano sul lato della sincronizzazione; se hanno uno splendido sistema di macro, sono deficitari nel supporto delle scorciatoie sulla tastiera fisica; se costano il giusto hanno ancora qualche bug di troppo; se hanno una colorazione ottimale della sintassi hanno una versione Mac deludente e così via.

C’è un bel blocco di pretendenti al titolo di strumento di preferenza per scrivere su iPad, solo che nessuno ancora si stacca decisivamente da tutti gli altri.

Non c’è dubbio che undici anni fa di editor di testo per iPad neanche si parlava; la piattaforma è giovane e deve abbondantemente evolvere. Dobbiamo avere pazienza duplice, quella di provare le novità che escono e quella di sopportare le lacune del programma che abbiamo scelto sul momento.

Nel mio piccolo, sono passato per lo più a Drafts per scrivere in Markdown e però, quando devo scrivere in Html, la personalizzazione fatta su Editorial è tuttora imbattibile. Per cui alterno da un programma all’altro, secondo necessità.

Magari, in una logica di app specializzate, è giusto così e l’idea dell’applicazione monolitica a cui affidarsi per tutto (vedi BBEdit) è superata. Magari, anche no.

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It (Still) Doesn’t Suck
posted on 2021-02-27 01:50

Avendo saltato Catalina, sono stato per due anni senza pensare troppo agli aggiornamenti di sistema e non mi ricordavo più di quanto possano essere numerosi, specialmente nei primi mesi. Big Sur ha appena ricevuto l’aggiornamento .2.2, il quinto dalla sua uscita, e questo la dice lunga sulla frequenza: grosso modo, è un riavvio al mese.

A seconda di come si sia lasciato Mac e delle sue impostazioni, i programmi potrebbero riaprirsi o meno e, in caso positivo, riaprire automaticamente i documenti che erano rimasti aperti, oppure no.

Ma BBEdit riapre in ogni caso i documenti rimasti aperti, anche se non sono stati salvati.

E consente di recuperare quelli che per errore sono stati chiusi senza essere stati prima salvati. Per quanto ne so, nessun altro fa una cosa del genere.

Naturalmente, questo comportamento è personalizzabile e può essere inibito se risulta sgradevole.

È il parametro della pace dei sensi, della tranquillità assoluta, del Nirvana del testo. Comunque vada, BBEdit ti supporta attivamente. Ed è proprio vero che it (still) doesn’t suck.

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