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L’estinzione dei terzisti
posted on 2021-03-04 01:03

Lo scorso anno Apple ha annunciato la transizione di Mac ai processori Arm e a tutti è apparso evidente lo spessore dell’operazione, piena di complicazioni, rischi e azzardi, con decine di miliardi di dollari sul tavolo.

Ma è niente in confronto a quello che sta succedendo con iOS 14.5, che fa chiedere alle app il permesso di tracciare chi hanno davanti anche quando lasciano il sito in cui si trovano.

A seguito dell’iniziativa di Apple, qualcosa che mai sarebbe neanche minimamente successo senza iOS 14.5, Google ha annunciato che metterà gradualmente fine al tracciamento della navigazione sui siti terzi.

Ci sono anche qui decine di miliardi di dollari sul tavolo, solo che se li giocano tutti: Google, Facebook, Microsoft, centinaia di agenzie trafficanti di contatti e dati di privacy.

Non tutti ci credono; John Gruber, per esempio, è scettico e pensa che Google giochi con le parole per fare rientrare dalla finestra quello che esce dalla porta.

Tuttavia è già clamoroso che Google dirami un annuncio del genere.

Google ama la privacy come Microsoft l’open source. La tutela quando ha esaurito qualsiasi altro sistema per farne a meno.

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L’appetito vien tutelando
posted on 2021-02-26 01:56

E se Apple, lanciata nel posizionamento come azienda che mette al primo posto la privacy degli utilizzatori, andasse oltre il blocco dei tracciamenti disonesti su Safari, per fornire un’edizione di Mail capace di bloccare i pixel di tracciamento e anche una Vpn per compiere in pace le operazioni che vogliamo restino confidenziali?

Sono due proposte di John Gruber, che mi trovano del tutto consenziente. Personalmente mi sforzo di inviare email solo Ascii, una cosa sempre più difficile per design. Mai come riceverne, comunque.

Se ci teniamo alla privacy, andiamo fino in fondo. Questo non ci impedirà di concedere dati personali a destra e a manca, se pensiamo valga la pena farlo. In compenso, nessuno potrà farlo di nascosto e senza il nostro permesso esplicito e informato. Dovrebbe funzionare così.

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La seconda Olanda
posted on 2021-02-23 00:19

Gli analisti si aspettano che Apple nel 2020 abbia fatturato nell’intorno dei 333 miliardi di dollari (che per qualcuno sono troppo pochi).

Sono numeri vertiginosi. Quando Steve Jobs ritornò come interim Ceo in Apple un quarto di secolo fa, mise a punto un piano che avrebbe consentito la sopravvivenza dell’azienda a patto che fatturasse sei miliardi di dollari l’anno, l’1,8 percento della cifra di oggi.

Ora Horace Dediu di Asymco prevede in un tweet che il valore delle transazioni dell’ecosistema Apple raggiungerà il trilione (all’americana, mille miliardi) entro il 2024.

È cosa ben diversa dal fatturato, ma fa ugualmente impressione. È circa dire che il prodotto interno lordo della nazione-Apple pareggerà quello olandese.

Scrivendola Dediu, prendo la cosa sul serio; fosse chiunque altro la definirei una sparata.

Citare l’Olanda è interessante perché è una nazione che ha costruito la propria ricchezza sui commerci e su collegamenti con ogni luogo nel mondo. Una specie di startup del Rinascimento basata sull’Internet delle navi.

È ancora molto presto per parlarne seriamente, ma le organizzazioni come Apple sono la prima avvisaglia di quello che sostituirà gli stati-nazione nei decenni a venire. Chiaramente la solidità economica è uno dei primi parametri da considerare. Un altro è una influenza a livello planetario.

Come Apple sceglierà di esercitare la propria influenza, e che tipo di relazione gli stati-nazione decideranno di stabilire o meno con Apple, sono due macrotemi che è già tempo di iniziare a sviscerare.

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L’antenato illustre
posted on 2021-02-05 01:24

I Mac M1 hanno già fatto il botto e ne faranno presto altri. È utile ricordare che la tecnologia sottostante è la stessa del 1993, quando uscì Newton MessagePad.

Su Twitter è apparso un bel racconto di un entusiasta che affrontò un viaggio della speranza pur di avere una delle primissime unità in vendita. C’era affollamento, ma sicuramente non le code che poi abbiamo visto con iPhone.

L’esperienza di Newton è stata incredibile e una delle mie migliori decisioni rimane la vendita del PowerBook Duo per usare come portatile un MessagePad 2100 appena uscito di produzione. Durò molti anni, l’ho in casa, si accende e la batteria ancora regge.

Su Apple si è scritto tutto? No, mancherebbe una storia seria e documentata dei reimpieghi della tecnologia. Il riconoscimento della scrittura a mano che sta arrivando sugli iPad è pronipote del riconoscimento usato su Newton. I processori sono Arm oggi come erano Arm ieri.

Probabilmente l’entusiasmo di quegli anni fu diverso. Oggi entusiasmarsi richiede più ragionamento, più saldezza mentale, nel momento in cui tutti parlano di tutto e la realtà viene masticata infinite volte al secondo da miliardi di persone annoiate e quasi sempre fuori luogo.

Però esiste, è solo più difficile che traspaia. Provare un M1 in un Apple Store può dare brividi analoghi a quelli di spacchettare un MessagePad 2100 e scoprire un sistema operativo diverso da tutti gli altri.

La tecnologia dentro quell’oggetto troppo avanti per i suoi tempi anima oggi una comunità quattro ordini di grandezza superiore. Ventisette anni fa. Complimenti, antenato MessagePad.

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Guardia di porta
posted on 2021-01-30 00:43

Gli esperti di sicurezza del Project Zero che fa capo a Google hanno scoperto che iMessage gode di un nuovo e ingegnoso meccanismo di sicurezza, detto BlastDoor.

Ingegnoso ingegneristicamente e lo si vede avventurandosi nella lettura del post di Project Zero, che definire per tecnici è eufemistico. Fortunatamente la spiegazione per le persone normali è molto semplice: ora, quando arriva un messaggio via iMessage, il suo contenuto viene analizzato in una sandbox prima di venire messo a disposizione del destinatario.

Una sandbox (la vasca di sabbia per i bambini ai giardinetti) è un’area di memoria pressoché priva di contatti con il resto del sistema. Se per cattiva sorte fosse arrivato un attacco informatico camuffato da allegato, per esempio, il suo tentativo di prendere il controllo del Mac o di rubare si scontrerebbe contro l’impossibilità di uscire dalla sandbox.

La questione è tutt’altro che banale; in passato si sono verificati attacchi all’integrità dei Mac proprio via iMessage. Il sistema utilizzato suscita grande approvazione da parte degli esperti, perché non si limita a sistemare un bug e magari lasciarne aperto un altro; è un miglioramento infrastrutturale che toglie di mezzo una categoria intera di pericoli potenziali per i nostri dati.

Questa è la conclusione dell’analisi di Project Zero che, ricordo, è la concorrenza:

Complessivamente, questi cambiamenti sono probabilmente molto vicini al massimo che poteva essere fatto nel rispetto dei vincoli di retrocompatibilità, e dovrebbero avere un impatto significativo sulla sicurezza di iMessage e dell’intera piattaforma. È una gran cosa vedere Apple allocare risorse per questo genere di rivisitazioni del codice allo scopo di migliorare la sicurezza per gli utenti finali.

Da iOS 14 e macOS 11 (Big Sur) in avanti, iMessage è non solo ragionevolmente cifrato, ma anche sicuro. Per chi collega la citazione, Mastro di chiavi è finalmente stato raggiunto da Guardia di porta.

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Sembra facile
posted on 2021-01-29 02:09

Quando uscirà la versione di iOS che obbliga le app a chiedere il consenso per il tracciamento a fini pubblicitari da parte di chi le usa, Google non mostrerà la richiesta di consenso.

Perché le sue app smetteranno di raccogliere quei dati e la richiesta non sarà necessaria.

Google sta avvisando partner e sviluppatori che la mossa di Apple potrebbe causare diminuzioni nel fatturato delle app.

Apple sta avvisando le persone che il tracciamento della navigazione a scopo pubblicitario diventerà una questione trasparente e che le app potranno tracciare solo chi dà esplicitamente il proprio consenso.

Tim Cook ha definito la privacy una delle questioni fondamentali di questo secolo.

Google non è contenta, chiaramente. Ma, rispetto alla reazione scomposta di Facebook, che è arrivata a assegnarsi il ruolo di portavoce dell’interesse delle piccole imprese, giganteggia.

Sembra così facile. Chi naviga ha diritto a sapere che uso viene fatto dei dati che lasciasse lungo la via. Eppure si pone come una svolta di cui si parlerà molto a lungo.

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Grandi decisioni
posted on 2021-01-28 00:24

Alla luce dei centoquattordici miliardi di fatturato Apple nel trimestre natalizio, adeguo la mia scala di investimento e pongo un interrogativo di lungo respiro.

Spenderesti prima 6,49 euro annuali per Tweetbot 6 iOS oppure tre euro definitivi per una raccolta di eleganti, raffinati ed evoluti sfondi scrivania dinamici, per Mac, iPhone e iPad, ispirati ai colori delle varie versioni di Mac OS X?

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Libertà di limite
posted on 2021-01-27 01:39

Matt Birchler commenta un anno di abbonamento al servizio di posta Hey e osserva qualcosa di interessante rispetto all’obbligo di usare la app propria del servizio:

[Niente app indipendenti, sei matto?] Può essere, ma in questo caso ritengo sia una questione di limite che diventa una forma di libertà. Quando usavo Gmail e Outlook come fondamento della mia infrastruttura di posta, avevo la mia scelta della app. Apple Mail, Spark, Outlook, Gmail, Airmail, Edison, Blue, Newton, Spike, Polymail… […] Spark veniva aggiornata e la usavo. Poi Outlook faceva qualcosa di nuovo e tornavo lì. Poi però aveva un bug e allora mi mettevo su Apple Mail, fino a quando mi annoiavo e tornavo a Spark e il cerchio si chiudeva per cominciare daccapo.

Era scelta? Assolutamente sì, ma era una cosa buona per la mia posta? Neanche un po’.

Se penso a quanti dibattiti attorno al tema che app di posta dovrei usare, ora mi rendo (più) conto di quanto fossero vacui.

Se penso alle molte volte in cui Apple ha limitato la scelta di opzioni in un computer o in un sistema operativo, capisco (meglio) la logica dietro la decisione.

Certo, a volte non funziona bene. Lo riconosce anche Birchler:

Se la app di Hey fosse tremenda avrei un problema serio, ma non solo sa il fatto suo; è la app di posta più affidabile che abbia mai usato e viene tenuta aggiornata e migliorata più velocemente della maggior parte delle altre.

Se la scelta è unica, ma ben pensata e ben realizzata, vale più libertà di chi vuole scegliere tra mille alternative di bassa qualità.

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De gustibus
posted on 2021-01-26 00:31

The Verge pubblica un articolo dedicato ai retroappassionati di Zune radunati su Reddit e riporta questo passaggio:

Microsoft ha trascorso gli anni Duemila qualche passo dietro Apple. L’azienda rivale era perennemente un po’ più avanti, elegante e raffinata rispetto all’endemica squadratura di casa Gates. Zune veniva spesso considerato l’esempio supremo di questa subalternità. Il prodotto era del tutto funzionale, certo, ma per ragioni che resta difficile descrivere – le decorazioni da videogame, il trackpad surdimensionato, l’ingombro sconcertante – era anche un milione di volte meno chic di iPod. (Lo stesso imperscrutabile problema contraddistingue Bing, Cortana, lo sfortunato Windows Phone eccetera). [Traduzione migliorata con il contributo di carolus]

Ragioni che resta difficile descrivere. Problema imperscrutabile. Come se Steve Jobs non fosse mai passato di qui. Eccolo:

Il solo problema di Microsoft è la semplice mancanza di gusto. Assolutamente non hanno gusto. Non in piccolo, ma in grande, nel senso che non pensano idee originali e non portano molta cultura dentro i loro prodotti.

La differenza tra una mentalità Microsoft e una mentalità Apple è che nella prima tutti i gusti sono giusti. Peggio ancora, sono equivalenti. Nella seconda esistono il gusto e la sua mancanza. Per ragioni che resta difficile articolare, l’informatica continua a prosperare nella mancanza di gusto; per fortuna, abbiamo un’eccezione.

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Lasciano o raddoppiano
posted on 2021-01-16 01:22

Horace Dediu ha aggiornato su Asymco la sua guida all’ingresso nell’industria automotive, perché i tempi cambiano. Si tratta di una industria nella quale, si vocifera da tempo, potrebbe un giorno entrare Apple.

Ingresso sul quale sono abbondati naturalmente i de profundis. Dopo i fiaschi clamorosi di Apple nel mondo della telefonia e dell’orologeria, viene naturale credere che il mercato automobilistico sia talmente consolidato e obsoleto da non offrire più sviluppi interessanti.

Invece, delle tante cose che stanno cambiando e anche radicalmente, c’è anche questa. Il mercato dell’automobile potrebbe prestare il fianco a rivolgimenti insospettabili. Ecco un estratto dal pezzo di Dediu.

Serve una prova più evidente? Tesla ha raddoppiato da sola il valore dell’intera industria automobilistica durante un anno di calo delle vendite.

Significa che dovremmo avere il doppio delle auto attuali, o che dovrebbero costare il doppio, o che dovrebbero fruttare due volte quello che fruttano oggi. E che dovrebbe accadere alla svelta. Non possiamo avere il doppio delle auto, dato che non avremmo dove parcheggiarle. Non possiamo raddoppiare il prezzo, a meno che si faccia lo stesso con la nostra ricchezza. Non possiamo raddoppiare i profitti, a meno di disabilitare meccanismi di concorrenza e cambiare il sistema di produzione.

Oppure potrebbe essere che metà del mercato (tutti gli altri costruttori) sia senza valore.

Sembra un azzardo. A meno di ricordare che un tempo, in una galassia molto lontana, c’era un gigante inattaccabile di nome Nokia.

(Intanto inizio a studiare come reinserire i commenti).

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