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Chi siamo, dove andiamo
posted on 2021-09-15 00:13

Sembra ieri e invece era il 2007 quando Steve Jobs annunciò il cambio della ragione sociale, da Apple Computer a Apple.

La cosa fece gran rumore. Avrebbe potuto farne molto di più, se non fosse stato che Jobs si esibì in uno dei suoi più formidabili campi di distorsione della realtà:

Mac, iPod, TV e iPhone. Solo uno di questi è un computer. Quindi cambiamo il nome.

Se avesse detto la verità, avrebbe suscitato un clamore superiore, ma forse Apple ne avrebbe risentito in modo anche ragguardevole. Perché erano tutti computer.

Jobs non poteva ammetterlo, perché tantissimi non avrebbero mai comprato un computer da tasca al posto di un telefono, mentre invece si sarebbero messi in fila per un telefono dotato di nuove possibilità.

E sapeva benissimo che ammetterlo sarebbe stato inutile, per un motivo: tempo qualche anno, a nessuno sarebbe più interessato alcunché di che cosa fossero quegli aggeggi in vendita con la mela sopra.

Eccoci al 2021. Apple distribuisce un aggiornamento di sicurezza straordinario, per chiudere la porta a un attacco piuttosto grave a cui è vulnerabile l’intera linea di prodotti (visto, che sono computer?).

Quando si parlava di computer, in un caso come questo fioccavano gli articoli divulgativi, le interviste, i disassemblaggi del malware da spiegare all’uomo della strada, cronistorie sulla sicurezza informatica, polemiche.

Oggi è rumore di fondo. Chi ci tiene aggiorna al volo, chi non ne sa aggiornerà quando glielo diranno i device, non succederà niente di drammatico.

Intanto Apple manda in onda uno show in diretta planetaria dedicato ai nuovi annunci di prodotto.

Invece di un amministratore delegato su un palco, abbiamo un maestro di cerimonia che dipana un filo rosso tra musicisti, illustratori, medici di pronto soccorso, rider, studenti, sportivi, uomini e donne della strada, cantanti, arrampicatori, ginecologi, trainer, videomaker, attori, allenatori, surfisti, impiegati e chissà quanti ne dimentico. L’umanità rappresentata mentre viene liberata di volta in volta grazie ad watch, iPhone, iPad (classico e mini), naturalmente iPhone 13 normale e Pro, tv+.

La tecnologia c’è e di eccellenza, ma sta immersa tra una serie TV e un trekking sulle colline, meditazioni in palestra e montaggi video, scogliere e quartieri urbani, maggioranze e minoranze, un caleidoscopio creato con dispendio immenso di mezzi e capacità.

Ci siamo arrivati. A nessuno interessa più la tecnologia in quanto tale, perché Jobs ha vinto, anzi, stravinto e il computer, da oggetto con cui interfacciarsi, è diventato oggetto della nostra vita, pervasivo come i rubinetti dell’acqua o le sedie o i pigiami.

L’amplificatore di intelligenza originale oggi svolge la stessa funzione per la salute, la forma fisica, la preparazione scolastica, le imcombenze d’ufficio, gli hobby e le aspirazioni, i rapporti umani e quelli da stampare per il capo, senza vincoli di distanza, difficoltà, peculiarità.

Il conglomerato Apple è un’impresa nell’impresa, impegnato nella sfida di trasformare in valore qualunque aspetto della vita quotidiana. La metafora della scrivania si è espansa all’universo conosciuto, almeno quello abitato.

Il computer, anche se nessuno più lo riconosce, è diventato l’ausilio prezioso che avrebbe già voluto essere dagli anni ottanta, che ci aiuta a definire chi siamo, che cosa vogliamo, dove andiamo, e anche a tradurre tutto questo in realtà.

La questione su quanto duri la batteria di watch o se iPad mini sia meglio con USB-C o Lightning, che una volta avrebbe appassionato intere mailing list, è risolta dall’esistenza stessa dell’oggetto, che si autolegittima.

Fu detto cambiare il mondo una persona alla volta. È questo. Psichedelico, rutilante, sopra le righe, sempre al limite della spacconata o del kitsch, sempre evitati con un cambio di scena che trasforma ogni sequenza in una celebrazione olistica con reminiscenze hippy della vita, delle persone, del talento di ciascuno.

Celebrazione interessata, non c’è dubbio, non per questo meno vera. Apple manda in scena il più grande spettacolo del mondo, dedicato allo spettacolo del mondo.

Chi siamo e dove andiamo dipende da noi, ma anche da tutti noi, e anche da loro, i cui droni hanno tributato un omaggio vitale e quasi selvaggio alla California, dove non è cominciato tutto, ma si è girato un angolo che ha cambiato la storia dell’umanità.

Non sappiamo di preciso quando arrivano gli watch Serie 7, ma viene voglia di svegliarsi domani e mettersi in gioco su qualcosa di immensamente sfidante, armati di tecnologia sottile, leggera, fidata, a volte imprevedibile e incostante, sempre in sviluppo, come vorremmo potesse sempre essere l’oggi.

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Ferragosto in anticipo
posted on 2021-08-14 01:52

È finita da poco la migliore sessione dell’anno su Roll20, il pomeriggio è andato giocando con le figlie (anche su Apple TV), ho fornito Amadine alla moglie che a gran voce reclamava un vettoriale che costi poco ma con cui lavorare in modo interessante come si fa con Pixelmator Pro per il bitmap e un grillo lungo quattro dita passeggia sullo schermo del Mac che è l’unica fonte di luce in casa.

Dovrei cominciare adesso a preparare il post di oggi, ma decido unilateralmente che mi prendo una vacanza anticipata. Sii paziente.

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Uno schermo per tutti, tutti per una app
posted on 2021-08-13 00:57

Devo dare conto dell’arrivo in casa di una Apple TV 4K da 64 gigabyte.

Un acquisto del tutto esagerato dato che non abbiamo un televisore 4K né contiamo di averlo a breve, non abbiamo un impianto audio collegato al televisore e non siamo patiti di serie televisive. Però la Apple TV precedente è durata molti, molti anni e non so come si troverà a operare questa nel futuro.

Esteriormente i cambiamenti riguardano l’altezza (rispetto allo scatolino nero che avevamo, il nuovo scatolino ha la stessa superficie ma è alto quasi il doppio) e le porte di collegamento; la Apple TV precedente ne aveva una pletora, qui o è Hdmi o è Ethernet. Avevo irrazionalmente il timore che una Apple TV 4K facesse questioni per vedersi collegata a un televisore obsoleto e mi è passato. Nessun problema.

Avere un iPhone nella stessa rete Wi-Fi permette di configurare molto rapidamente l’apparecchio. iPhone fornisce il livello di sicurezza e confidenza per fare dare ad Apple TV molte cose per scontate e arrivare rapidamente a funzionare livello base. La configurabilità dell’apparecchio a parte le impostazioni fondamentali è veramente ampia e ci sono molte cose su cui chissà quando troverò il tempo di passare.

Poi c’è il telecomando. Quello nuovo è significativamente più grande, più spesso, con più pulsanti, anche se non passiamo la mezza dozzina di punti su cui mettere il dito, più il tasto laterale per chiamare in causa Siri. In più ci sono un pulsante di accensione e stop, di cui onestamente non si sentiva la mancanza, e i pulsanti per il volume, che bypassano il telecomando del televisore e per questo sono molto, molto comodi.

Il nuovo telecomando è anche a batteria ricaricabile via connettore Ligthning. Per giudicare questa scelta rispetto alle tradizionali batterie a perdere ci vorrà tempo; per ora registro l’arrivo di un ulteriore cavo Usb-Lightning che torna molto utile per i nostri iPhone.

Il telecomando ha il pulsante grande che è anche sensibile al tocco, ed è di fatto tutta una nuova interfaccia. Bisogna assolutamente abituarcisi, anche se ci vuole poco, e lo trovo piuttosto sensibile, forse un filo troppo rispetto alla mia esperienza. Però la sensazione dell’eccessiva sensibilità è già quasi svanita dopo due serate, forse è solo questione di prenderci il dito.

Il modo che abbiamo per sfruttare una parte minima delle notevoli possibilità della nuova Apple TV è usare l’abbonamento ad Apple Arcade per giocare davanti al televisore, usando il telecomando come controller.

Dopo averlo testato per il periodo di prova, ho convintamente accettato di versare 4,99 euro mensili per Apple Arcade. Forniscono alle figlie un ambiente con app di qualità, senza pubblicità, senza sorprese sgradevoli, disponibili su tutti gli apparecchi di casa compresa appunto Apple TV, il cui numero continua ad aumentare, di ogni genere. Certamente non è cosa per un vero gamer, ma per il nostro parterre di seienni-treenni è una buona scelta.

Buona, non ottima, perché vari giochi sono di complessità elevata oppure adatti a fasce di età superiori. Tutta roba che si dirime molto in fretta e con tranquillità.

A volte anche un gioco non-adatto può diventare un’occasione per stare insieme. La primogenita ha deciso di caricare Badland+ (fuori da Apple Arcade costa 2,99 euro), lo ha trovato troppo difficile (et pour cause) e ha chiesto a papà di provare a giocare lui, visto che voleva vedere che cosa succedeva. Anche secondogenita ha esclamato che voleva vedere e così abbiamo passato una mezz’ora di relax sul divano a risolvere livelli e commentare quello che si vedeva e che succedeva. Un’esperienza che vale decisamente la pena di alternare al gioco, diciamo, impegnato su iPad Pro. (Su Mac e su iPhone di fatto non ho mai scaricato nulla da Apple Arcade).

Mi ritrovo totalmente nella chiosa di John Gruber ad Apple TV e a come viene giudicata rispetto alla concorrenza:

Direi che Apple TV è la quintessenza di un prodotto Apple: il suo punto primario è offrire una esperienza di utilizzo superiore a quanti la desiderano e per averla sono disposti a pagare più di un prodotto concorrente.

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