Content tagged Apple Silicon

Per aggiornarti meglio
posted on 2021-08-02 00:45

C’è ancora qualcuno dotato di buona volontà. Nello specifico, su The Eclectic Light Company hanno iniziato a spiegare perché gli aggiornamenti di macOS siano così corposi e, nello specifico dello specifico, perché quelli di Big Sur superano ogni record.

Intanto, tutti gli aggiornamenti di Mac sono universali. Contengono tutte le varianti necessarie per tutti i modelli di Mac. Il principio è che ogni aggiornamento debba essere bastante per l’intera gamma di modelli da aggiornare.

A questo si aggiunge che Apple pubblica aggiornamenti firmware solo dentro gli aggiornamenti di macOS. Ogni update contiene tutti gli aggiornamenti firmware per ciascun modello supportato.

Naturalmente, in questo momento di transizione, gli aggiornamenti sono Universal Binary: il codice da eseguire è in doppia versione, per Intel e per M1. Per M1 la situazione è ancora peggiore perché ragioni tecniche impongono lo scaricamento di un volume consistente di dati all’inizio dell’aggiornamento, dati che per Intel non servono.

Sono solo alla metà delle ragioni fornite nell’articolo, ragioni che diventano progressivamente più tecniche e articolo che si chiude aprendo più domande di quelle che meritoriamente è riuscito a chiudere.

Tutto questo non è giustificazione ma spiegazione e aiuta a chiarire almeno in parte come mai ultimamente qualunque aggiornamento di macOS richieda giga su giga. C’è da augurarsi che Apple arrivi in fretta a sistemare i suoi meccanismi di aggiornamento per renderli più astuti ed efficienti, che mandino a ciascun Mac solo quello che effettivamente gli serve.

Il rischio è che, di fronte a routine di update che diventano sempre più onerose, l’utilizzatore medio inizi a vederle come il lupo cattivo e a starne alla larga, il che rende completamente inutile l’aggiornamento. Torniamo a come era una volta, quando un aggiornamento di Mac era non dico una festa, però si stava tranquilli e contenti.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La coperta di Linus
posted on 2021-06-29 01:52

In attesa che qualcuno realizzi davvero la mappa della libertà, per fortuna c’è chi si dà da fare per difendere la libertà di codice. Su qualcosa il software libero dovrà pure girare.

Per fortuna c’è quel computer chiuso, proprietario e inaccessibile che si chiama Mac, per il quale – come avranno fatto? – è iniziato il supporto di Linux relativamente ai sistemi con chip Apple Silicon. (Scrivo Apple Silicon perché a breve scrivere M1 non sarà più comprensivo di tutta l’offerta). Linus Torvalds e compagni hanno iniziato a coprire quello che sarà l’ultimo avamposto di libero pensiero informatico.

Ribadisco la previsione già fatta, da un’altra angolazione: da qui a dieci anni, per usare software veramente libero, molto probabilmente sarà indispensabile un Mac.

Su qualunque altro apparecchio funzionerà solo il Linux-frankenstein, quello sottoposto a lobotomia per funzionare come accessorio sterile e vicolo cieco del sistema operativo su cui si sono appena inventati che sia stato inventato il web.

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La tempestività perfetta
posted on 2021-05-28 00:38

Mike Bombich, il produttore di Carbon Copy Cloner, ha raccontato sul proprio blog di alcuni problemi legati al boot con dischi esterni su Big Sur. Lettura interessante e autorevole; Carbon Copy Cloner è in giro con successo da oltre vent’anni.

Apple ha chiarito che continuerà a supportare il boot da unità esterne sui Mac con Apple Silicon, ma la realtà è che saranno più limitati in ciò che possono fare.

Questa è una delle conclusioni del post, il quale consiglia essenzialmente di attuare strategie di backup meno basate su dischi esterni in grado di avviare Mac e spiega come Carbon Copy Cloner si adatterà alla nuova situazione.

Era il 19 maggio; AppleInsider lo riprende con tempestività il giorno 24 per accorgersi del post e parafrasarlo a modo suo, con il titolo Le mosse di Apple puntano a un futuro privo di backup bootabili, afferma uno sviluppatore. Qualcosa di leggermente diverso dal contenuto effettivo del post.

I casi del destino: proprio il 24 maggio, Apple pubblica macOS 11.4.

Il 27 maggio, The Eclectic Light Company titola I Mac M1 con Big Sur 11.4 supportano pienamente i dischi esterni. Questa la conclusione del pezzo:

In precedenza, le mie riserve maggiori sul raccomandare i Mac M1 si concentravano sulle loro importanti limitazioni con i dischi esterni bootabili. Grazie alla estensione del kernel AppleVPBootPolicy e a altri cambiamenti in macOS 11.4, ora posso raccomandarli senza questa riserva. I Mac M1 sono OK.

Il futuro del booting esterno su Mac sarà diverso da come lo racconta AppleInsider. In compenso, si sono goduti tre giorni eccezionali di acchiappaclic.

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La regola dei terzi
posted on 2021-01-31 01:52

La versione di lusso del mio Mac mini 2018, con processore i7, da nullafacente consuma 19,9 watt; a piena potenza, arriva a 122. Il calore emesso è di 68 British Thermal Unit orarie (Btu/h) a riposo, 417 Btu/h sotto stress.

Lo dice una pagina di supporto Apple dedicata al consumo energetico di Mac mini.

Un Mac mini M1 del 2020 consuma, da nullafacente, 6,8 watt: un terzo. A piena potenza, 39 watt. Sempre un terzo. Il calore emesso a riposo ammonta a 23,2 Btu/h; immagina quanto potrebbe essere, sì, è un terzo. Al massimo arriva a 133 Btu/h. Meno di un terzo.

Sembrerebbe, il nuovo Mac mini, la versione risparmiosa di chi pensa più alla bolletta che alle prestazioni. Non fosse che, oltre a consumare un terzo dell’energia, va (molto arrotondato) un terzo più veloce.

Macchine più frugali ne abbiamo; macchine più potenti ne abbiamo; macchine che sono contemporaneamente più frugali e più potenti, beh, dobbiamo ancora renderci pienamente conto di come M1 rovesci il tavolo di gioco e cambi bruscamente le regole.

John Gruber su Daring Fireball mostra una versione più leggibile della tabella dei consumi, che comprende più modelli. C’è da stropicciarsi gli occhi.

Interessante è il commento di Gruber, secondo il quale la cronologia degli ultimi modelli di Mac mini, in breve, racconta la storia di come i processori Intel siano arrivati a sviluppare troppo calore per gli standard di Apple, nel tentativo di generare prestazioni all’altezza delle aspettative e di come Apple si sia resa conto di avere bisogno di una generazione extra di Mac da scrivania prima di poter contare su Apple Silicon.

Il che spiegherebbe la lunga attesa di un Mac mini tra 2014 e 2018; Intel non riusciva a tirare fuori processori adeguati e Apple contava su Apple Silicon, che però non era ancora pronto. Per cui, diciamo nel 2017, ha deciso di fare uscire comunque un nuovo Mac mini, seppure ancora Intel.

Il mio Mac mini è stato un riempitivo nella linea di prodotto. E poi uno si chiede perché affrontare una transizione di architettura così impegnativa.

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