Content tagged App Store

Se non sono ottusi
posted on 2021-06-24 01:06

L’Unione Europea procede, con annunci a orologeria, nell’investigare Apple per come ha strutturato App Store su iOS e se ci sia danno per la concorrenza.

Margrethe Vestager, Executive Vice-President della Commissione Europea, è riuscita a dichiarare che

Sembra che Apple abbia ottenuto un ruolo di “guardiana” rispetto alla distribuzione di app e contenuto agli utenti dei suoi diffusi apparecchi.

Ottenuto. Si capisce tutto qui, perché si vede il linguaggio della politica. Meglio, è il linguaggio di chi descrive una operazione di appropriazione, non si sa quanto indebita. Come avrà fatto Apple a diventare guardiana? Avrà promesso favori in cambio di una nomina? Corrotto una qualche autorità? Mercanteggiato in una commissione parlamentare? Negoziato una poltrona in cambio di un’altra poltrona? Ottenuto vuol dire che qualcuno lo ha dato e Apple lo ha ricevuto.

L’idea che Apple possa avere creato dal nulla una piattaforma prima inesistente, e che abbia scelto di curarla come potrebbe succedere per una biblioteca o collezione artistica, non può pervenire in alcun modo alle sinapsi di una politicante ottusa.

Questo nulla toglie alle problematiche che riguardano App Store, il trattamento di sviluppatori, il migliogramento della sicurezza e della affidabilità eccetera. Naturalmente App Store non è perfetto.

Ma Vestager e i suoi burocrati non investigano, in realtà; cercano di figurarsi quello che per loro è un ignoto, una forma culturale aliena, qualcosa che non sono in grado di capire, anticipare, raccontare; quindi controllare.

Quello che non possono controllare, cercano di neutralizzarlo. Se almeno facessero così solo con Apple, invece che su tutto il loro difettoso scibile, a spese di quattrocento milioni di cittadini costretti a farsi governare dall’ottusità.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Ville e villani
posted on 2021-05-06 00:31

Presumo che con l’allentarsi delle restrizioni agli spostamenti riprenderemo le visite di famiglia alle ville curate dal Fondo Ambiente Italiano (Fai). Sono luoghi culturalmente e paesaggisticamente interessanti, dove spesso vengono organizzate attività anche per bambini e ragazzi e comunque intrattenimento oltre il puro godimento della località.

L’ingresso è a pagamento – ridotto se si ha la tessera – e ci sono ovviamente regola da rispettare. Se all’interno delle ville avvengono vendite o spettacoli a pagamento aggiuntivo, la loro presenza è stata naturalmente concordata con chi amministra la villa per conto del Fai.

Non è previsto, e non succede, che un visitatore entri e si metta a vendere del suo senza avere un permesso; men che meno capita di vedere proposti bene e servizi in concorrenza a quanto effettuato dal Fai.

Ci sono altre ville come quelle del Fai, ma certamente non a ogni angolo di strada; se il Fai chiude una villa o – come in questo periodo – limita gli ingressi e richiede prenotazione obbligatoria nei weekend, l’unico comportamento possibile è accettare la decisione e, se proprio, cercarsi qualcos’altro. Qualunque atto contrario alle regole del Fai sarebbe un ingiustificabile atto di villania.

Con tutto questo, non ho sentito né letto del Fai come un monopolista chiuso, così come invece leggo e sento di Apple mentre in tribunale si ascoltano i suoi avvocati contrapposti a quelli di Epic.

Mentre il walled garden del Fondo Ambiente Italiano è considerato luogo curato, protetto, sicuro e di garanzia per il rispetto dell’ambiente, quello di App Store dovrebbe passare come un monopolio irrispettoso dei diritti degli sviluppatori e specialmente di chi vorrebbe stare su iPhone senza dover attenersi alle regole di Apple. Neanche iPhone lo avessero inventato a Cupertino.

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Gratis costa troppo
posted on 2021-03-10 02:03

Posso dire per una volta che John Gruber sia d’accordo con me, anche se non lo sa.

Nel riprendere un suo post del 2008 sulla novità che allora era App Store, commenta:

non avevo previsto come le app “gratis” avrebbero azzoppato/limitato/distorto il mercato.

Non lo posso linkare ora (i commenti sono una faccenda più spinosa di quello che pensavo e il tempo è poco), ma lo avevo scritto e ribadisco: App Store è anni luce davanti a Play Store per qualità e reputazione e la strada da percorrere è quella del migliore servizio, anche se dovesse perdersi qualche dollaro per strada.

Possono esistere app gratis se sono gratis. Niente pubblicità, niente acquisti in-app, niente abbonamenti, niente. Gratis è gratis.

Fuori da quello che è gratis, qualunque app deve presentare una barriera iniziale di pagamento. 0,99 va benissimo. Da lì in poi può succedere (ragionevolmente) tutto. Quello che non può esistere è lo scaricamento gratis di cose che poi cercano di farsi pagare nei modi più disparati.

Dà una immagine falsata, offre una esperienza torbida, affatica. Si avvisi il navigatore in forma chiara e precisa che quella app prevede qualche tipo di transazione in denaro e niente lo fa più che un prezzo di ingresso.

Al tempo stesso, si avvisi in maniera altrettanto netta che una app è gratis, facendo sì che sia assolutamente vero.

Così, quando scarichiamo una app, sappiamo perfettamente da subito come andranno le cose e tutto sarà più onesto e affidabile.

Il gratis che c’è ora su App Store costa troppo.

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La cura del giardino
posted on 2021-02-14 01:51

A seguito di un nuovo iPhone entrato in casa, la famiglia può giovarsi di tre mesi di prova gratuita di Arcade. Una figlia ha passato i sei anni, l’altra i tre, un’occhiata al servizio l’ho data.

App Store, rispetto a Google Play Store, fa la figura di un centro urbano rispetto a una favela (con tutto il rispetto per chi abita quelle reali, certamente non per scelta). Ci sono problemi, ci sono strade da evitare, tutto potrebbe (sempre) andare meglio, ma ti puoi anche rilassare, fare cose utili, divertirti.

A confronto con App Store, tuttavia, Arcade è la Città Ideale. La selezione è reale e attenta, i giochi sono interessanti anche quando non sono del mio genere, tutto viene via con leggerezza e tranquillità.

In casa si gioca, ma nessuno è giocatore accanito. Pagheremmo più che volentieri Arcade se sostituisse una spesa videoludica, ma non la abbiamo. Quest’anno abbiamo già speso in giochi più dell’intero 2019, diciotto euro di app Toca Boca più 5,49 euro per Castle of Illusion. Solo che è l’eccezione, non la regola. Il 2018 è stato come il 2019, che è stato come il 2017.

Così non ci abboneremo a Arcade. Però ci godremo questi tre mesi come gente di città che può concedersi un soggiorno straordinario nel resort sulla barriera corallina.

Apple viene spesso associata all’idea di walled garden, il giardino recintato, dove il recinto è la parte negativa. Francamente, se guardo Arcade vedo piuttosto un tended garden, dove c’è qualcuno che oltre a recintare il terreno si prende anche cura di che cosa ci cresce.

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