Content from 2021-11

Il buono, il brutto e il cattivo
posted on 2021-11-30 01:08

Dicembre è fatto per scrivere a babbo Natale; novembre è dunque un buon mese per redigere bilanci.

Il buono

Il buono del mio 2021 è sicuramente OBS Studio, suggerimento di Fëarandil a cui devo una stagione di pizze come minimo. Lentamente, solo per colpa mia, mi si apre un mondo di possibilità nelle comunicazioni video da computer. C’è un mondo di supporto intorno e sembra che niente sia veramente impossibile, a patto di volerci mettere impegno. È computing nella sua forma più pura, software libero che offre possibilità immense veramente a chiunque.

Menzione d’onore a Calca, editor di testo Markdown che esegue calcoli come se fosse un foglio elettronico o un programma con variabili numeriche. Avevo preso l’impegno di usarlo in una serie di occasioni, dal tenere la cassa ai budget per casa e lavoro; è stupendo, semplice e completo, si sincronizza tra Mac e iOS, è gratis, zero risorse necessarie, zero carico sul processore. In un mondo dove si apre Excel per fare il calendario ferie, è un’isola di salute mentale e libertà. Peccato solo che il programma non sia più seguito dal suo sviluppatore; d’altronde quello che fa lo fa bene e dubito che possa smettere di funzionare in tempi brevi. Speriamo che a qualcuno venga l’idea di riprendere il concetto.

Altra menzione d’onore a Pixelmator Pro e al suo omologo Pixelmator Photo per iPad. Sono migliorati molto nel tempo e hanno sostituito qualsiasi altro software grafico nel mio flusso di lavoro, che non è intensivo né sofisticato, nondimeno esiste. Rapporto qualità/prezzo perfetto.

Il brutto

Non riguarda me direttamente, ma ho seguito tutta la vicenda. Tiscali ti propone l’upgrade della ADSL a fibra, gratis. Ti manda il nuovo modem a casa. Il nuovo modem non si collega. Il tecnico dice che il cavo telefonico è vecchio e ne va tirato uno nuovo dall’appartamento alla centralina del condominio. Annuncia che arriverà un altro tecnico a effettuare l’installazione. Non arriva nessuno. Da settimane. Numerose chiamate all’assistenza tecnica e a quella commerciale di Tiscali sortiscono come unico effetto la raccolta di una segnalazione o di un sollecito, dopo di che cambia niente. Una situazione indecorosa per un Paese che sarebbe in Europa.

Il cattivo

Mi serve InDesign per due settimane l’anno, diciamo tre a esagerare. Ho provato a fare l’esperienza di Creative Cloud da accendere e spegnere alla bisogna e la sconsiglio a chiunque. Adobe vuole a tutti i costi abbonati paganti ogni mese e ha messo in opera un meccanismo di bastone e carota che potrei definire adeguatamente solo se fossi in cerca di querele. Diciamo che mi impegnerò a mettere la maggiore distanza possibile tra me e l’azienda e valuterò seriamente la rinuncia a un lavoro pur di evitare il ricorso ai suoi prodotti.

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Multisensing
posted on 2021-11-29 00:50

Un iPad e un tecnoumanista stagionato, a letto, prima che arrivi il sonno.

Lo schermo è diviso in due finestre, una per scrivere su Drafts e una per leggere da Safari. Sopra alle due finestre, in modalità picture-in-picture, si svolge una puntata di Foundation.

Sembrerebbe multitasking, ma è un’altra cosa. Multisensing: tatto, vista, udito insieme in un contesto assai differente da quello in cui tanti sono cresciuti. Dove il dovere era separato dal piacere, il lavoro dall’intrattenimento, i contenuti venivano creati o fruiti isolatamente, in microambienti dedicati, o in macroapparecchi specifici.

Giusto ieri sentivo una docente ricordare che il comitato tecnico-scientifico della sua scuola riteneva più opportuna la consultazione dei libri sulla carta e quindi, per il momento, non permettere l’uso di tablet in aula per l’utilizzo di libri digitali.

Bambini di sei anni, con un futuro che non sarà quello degli adulti di sessanta.

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Diritto di subire la riparabilità
posted on 2021-11-28 23:05

Sembra quasi un apologo creato apposta, il resoconto di John Gruber delle particolarità di Fairphone 4, per parlare di riparabilità e di diritti.

Fairphone è un progetto funzionante sotto Android, nato per essere modulare, riparabile e con parti facilmente sostituibili a partire dalla batteria. Un Fairphone si apre con un normale cacciavite Philips.

In compenso, la resistenza alla polvere è IP54:

Protetto contro l’ingresso di polvere sufficiente a pregiudicare il normale funzionamento, ma non a prova di polvere.

In altre parole, nel momento in cui un Fairphone avrà accumulato al proprio interno abbastanza polvere da creare un problema, quel problema sarà facilmente risolvibile.

Un iPhone è a prova di polvere, IP68, e sarà magari difficilmente riparabile, ma non avrà quel problema. Dal 2016, iPhone 7.

Il diritto alla riparabilità in apparecchi che sembrano destinati ad averne bisogno, non sembra proprio un diritto quanto una condanna.

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Comandi da esportazione
posted on 2021-11-27 01:15

Se i Comandi rapidi su Mac, arrivati in un metaforico altroieri, consentono a Federico Viticci di esportare senza scripting aggiuntivo i link dei siti da leggere memorizzati in Safari, vuol dire che c’è del buono.

Forse è la volta buona che lo scripting su Mac, oltre a esserci, riceve attenzioni serie dagli sviluppatori interni ad Apple. Vedere una tecnologia come questa fiorire e affermarsi può solo fare bene persino agli scettici, quelli che brontolano ma poi, dei comandi utili, approfittano per primi.

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Una giornata particolare
posted on 2021-11-26 01:47

Oggi si celebra una festa americana che mi ha sempre coinvolto emotivamente più di altre. È una festa peculiare e oltretutto abbastanza artificiale, perché farebbe riferimento ai colonizzatori del Nuovo Mondo ma in realtà, per quanto ne so, è stata indetta dal presidente Roosevelt nel 1941.

Eppure mi trovo davanti a Mac mini, con abbondanza di lavoro da svolgere, una famiglia che dorme e un albero di Natale nuovo che le figlie hanno imposto di aprire e montare subito nonostante sia un po’ presto. Posso empatizzare con problemi da primo mondo come sentirsi un master di Dungeons & Dragons migliore di quanto sia giocatore e pure dolermi di non riuscire a fare il master perché a distanza e a casa una famiglia con l’età media della nostra, figlia-uno alle primarie e figlia-due alla materna, te lo rende gioiosamente impossibile.

Le mie radici non stanno lì, neanche la festa in sé ha una genesi così profonda. Eppure lo sento sempre, il giorno del Ringraziamento.

E, per quanto sotto forma di semplici involtini, ho richiesto espressamente il tacchino.

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Titanio sulla pelle
posted on 2021-11-25 00:37

È arrivato watch Series 7, ordinato un mesetto dopo l’annuncio ufficiale.

I video e le celebrazioni degli unboxing non sono esattamente il mio genere, ma questa avrebbe potuto essere un’eccezione. La confezione è rigorosamente riciclabile eppure bellissima, per ingegnosità di ingegnerizzazione e cura dei particolari. Un incastro alla volta, piega dopo piega, la sensazione è disvelare un mistero, arrivare a un tesoro. Nessuno che conosco pagherebbe un euro in più esplicitamente per godersi l’apertura di una confenzione; analogamente, chiunque conosca si godrebbe una apertura come quella che mi sono goduto io. Sembra di essere speciali, anche se quella confezione esiste in milioni e milioni di copie tutte uguali.

Vengo dall’acquisto direttamente in Apple Store di un watch di prima generazione, numerosi anni fa (morto nel momento in cui lo schermo si è scollato dalla cassa e l’unità si è divisa in due), e non avevo idea di che cosa avrei trovato aprendo la scatola, che stavolta è arrivata a casa previo ordine online. Le istruzioni per il primo avvio sono discrete ed eleganti, semplicissime e quasi più una coccola per il nuovo proprietario, dato che in realtà non c’è questo gran bisogno, a parte il suggerimento di apparentare watch con iPhone, non scontato per una persona che potrebbe benissimo non saperlo.

L’apparentamento non è velocissimo e ha richiesto diversi minuti; a parte questo, tutto è filato perfettamente liscio.

Ho preso un modello da quarantacinque millimetri. L’aumento delle dimensioni fisiche, due millimetri, è naturalmente impercettibile; abbinato però al ridursi del margine attorno agli schermi, fa una differenza sostanziale nella resa dello schermo durante le interazioni. Mentre sul modello precedente l’agire con le dita chiedeva sempre precisione e concentrazione, ora la situazione è molto più rilassata. I pulsanti sono leggermente più grandi e la differenza, per quanto minima, si avverte decisivamente. Ho usato la scrittura a mano sullo schermo, un carattere per volta, per inserire una password da ventisei caratteri; ci sono riuscito al secondo tentativo. La difficoltà maggiore è stata fare capire al software che la prima lettera era una maiuscola e poi tutto è stato agevole. Sul vecchio watch avrei dovuto usare molta più pazienza e ci avrei comunque messo più tempo, con più stress.

Dentro la confezione si trova comunque un cinturino Sport, cosa che ignoravo; avevo infatti scelto un cinturino a maglie in pelle, da alternare a quello a maglia metallica ereditato dal vecchio watch. La compatibilità dei nuovi orologi con i vecchi cinturini è un tocco che apprezzo.

(Possiedo cinturini costosi perché entrambe le volte ho comprato watch in anni fiscalmente – e ahimé eccezionalmente – molto leggeri, così ho potuto permettermi degli extra budget).

Il cinturino a maglia metallica si è dimostrato a suo tempo un’ottima scelta, che solo d’estate faceva un po’ sudare il polso. Resistentissimo, ha attraversato il mare, la pioggia, il sudore dell’esercizio fisico senza fiatare. Ho scelto pelle stavolta perché la maglia metallica la avevo già e per avere possibilmente qualcosa di più leggero e meno impegnativo sul polso per quando arriveranno i mesi caldi.

Al momento, posso solo dire che il nuovo cinturino in pelle è straordinario. Leggero, veste bene, la chiusura magnetica è impeccabile e la sovrapposizione della parte di cinturino in abbondanza praticamente non si vede. Gran comfort, gran comodità; vedremo se la durata sarà all’altezza, ma in queste poche ora indossarlo è stato un piacere tranquillo.

Del cinturino modello base posso solo dire che al tatto la gomma siliconica dà un feeling piacevole; non l’ho provato. Sto pensando di usarlo per lo sport, così da salvaguardare quello in pelle.

Avendo avuto un watch precedente, mi sono ritrovato un sistema aggiornato e, dove le funzioni sono rimaste quelle, già configurato allo stesso modo. Quindi ho interagito poco con le app installate. I quadranti e le complicazioni sono in numero ben più alto che una volta e ora si possono anche condividere con altri; senza guardare troppo, ho scelto un quadrante abbastanza simile a quello che usavo (digitale, con più informazioni modulari) e per il resto ho semplicemente indossato l’orologio.

Mi sono ritrovato nell’atmosfera che ricordavo, piacevole e produttiva perché watch per me era una splendida macchina per la gestione a misura delle modifiche, filtrate più che efficacemente rispetto a quanto arriva su iPhone. Quando si polemizzava sulla sua utilità o presunta tale, la risposta la avevo e molto chiara: watch consente di lasciare il telefono in tasca e arriva sempre un momento in cui questo assume un valore importante.

Lato salute, riprendo il monitoraggio cardiaco con soddisfazione e senza stare a guardarlo; sapere che c’è è una tranquillità in più (negli ultimi dieci anni ho avuto esami sempre perfetti, ma tecnicamente sono un cardiopatico). Non so se ho voglia di provare la funzione di elettrocardiogramma senza averne bisogno e penso che la lascerò dove sta, almeno per adesso.

Ben diverso è il discorso sul moto e lo stile di vita: per un sedentario sostanziale, non importa quanto sia lo sport che si riesce a inserire, watch si inserisce con discrezione e diventa un ausilio vero. Lo avevo già scritto, sembra puerile affidarsi a una macchina che ti ricorda di alzarti dalla sedia di lavoro o invita a completare i cerchi delle attività quotidiana. In questo scorcio di serata, watch mi ha ricordato per tre volte di alzarmi. Disciplina che, assorbito dal lavoro o da qualsiasi altra cosa, finisce sempre per saltare se non c’è un richiamo.

Ho diritto, come nuovo compratore, a un periodo gratuito di Fitness+ e darà un’occhiata. Non è il mio genere (deformato dallo sport di squadra, detesto fare cose da solo) e più che altro sono curioso di capire se il servizio è così buono da piacere persino a me, o se sia una normale routine come altre che non è difficile trovare su tanti canali televisivi. Comunque non rinnoverò l’abbonamento.

L’alimentatore ora ha un connettore Usb-C e mi viene per questo più facile tenerlo permanentemente attaccato a Mac mini. Sulla batteria e sulla sua durata, posso solo aspettare una messa alla prova; ho accumulato circa sei ore di funzionamento anonimo e certo non posso tirare conclusioni.

L’impressione generale è positiva; dopo qualche mese di assenza, è tornato un collaboratore fidato e discreto. Nei primi momenti l’always on dello schermo mi ha un po’ disorientato; ero abituato a un orologio che si accendeva per dirmi cose e vederlo acceso con la coda dell’occhio mi è costato diversi falsi allarmi. Ora è già invalsa la nuova abitudine ed è come se lo schermo fosse stato sempre acceso.

Ah, sono stato molto lieto di configurare Pay. Quando avevo il vecchio watch non c’era una pandemia, non si girava con la mascherina e si poteva pagare con il telefono usando TouchID o FaceID, senza bisogno di digitare il codice di sblocco; ora dovrei poter pagare un caffè porgendo il polso al Pos, senza bisogno di altro. Ed è una soddisfazione aggiuntiva benvenuta, in attesa del momento in cui le mascherine diventeranno un ricordo.

Per ora è tutto.

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il mese sbagliato
posted on 2021-11-24 01:23

Sarebbe bello che fosse già la vigilia di Natale, ma devo accontentarmi del video di Apple, Saving Simon. Che in fondo è una lezione sul sapere aspettare. Oltre che sulle possibilità cinematografiche di iPhone 13 Pro.

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Prova calore
posted on 2021-11-23 01:04

Il colore è calore, il calore è colore. Un MacBook Pro M1 Max proprio non è un MacBook Pro con i7 di Intel.

Messi uno accanto all’altro, a lavorare sul medesimo compito, si distinguono anche al buio, grazie alle diverse temperature operative.

La cosa folle è che, al posto del MacBook Pro Intel, potrebbe esserci qualunque portatile Pc di potenza comparabile, e farebbe la stessa figura.

Qualunque. È impressionante.

Nel frattempo, MacBook Pro con M1 Max va pure più veloce.

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Altro che storie
posted on 2021-11-22 02:13

Si è chiusa da poco la Interactive Fiction Competition, con il risultato netto di mettere a disposizione settantuno avventure testuali create per la partecipazione alla gara.

Se nessuna di esse sarà capace di scatenare l’immaginazione di un lettore-giocatore come e più di qualsiasi sparatutto, più o meno di massa e più o meno online, sarà per mancanza di talento degli autori, non certo per la stanchezza della formula.

Un ipertesto interattivo ben congegnato batte qualsiasi altra forma di intrattenimento equivalente. E così continuerà a essere. Ciò che dorme nel nostro cervello e aspetta solo un catalizzatore è sempre superiore alla nostra capacità di espressione spontanea.

Vado a fare un giro nelle settantuno proposte.

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La riparabilità ha rotto
posted on 2021-11-21 01:13

Sui fatti come stanno, bastano tre righe di John Gruber:

Il Self Service Repair Program è esattamente quello che è stato annunciato: un programma per persone realmente intenzionate a riparare i propri apparecchi, pertanto irrilevante salvo che per una piccola fetta dell’utenza.

Molto semplice. Eppure si legge una insistenza ideologica a vederci dietro congiure, rivoluzioni, cambiamenti radicali che fa impressione da quanto riesca a sfidare la logica e il buonsenso.

Esisterebbe per cominciare un diritto alla riparazione, completamente sganciato – come è d’altronde di moda – dal dovere di sapere come fare, teorico e pratico. Negli anni ottanta qualsiasi smanettone si poteva sentire in dovere di aprire il proprio modem, nel caso si fosse desiderato aggiustare o modificare qualcosa. Poteva anche riuscirci. Oggi, quello stesso modem è un chip grande come un’unghia, con tracce che solo un ottimo microscopio può mostrare. È stato tolto un diritto alla riparazione oppure il progresso ci ha permesso di mettere in mano un modem a quattro miliardi di persone?

Ho visto mio papà mettere mano a un televisore per cambiare una valvola termoionica. Le valvole termoioniche sono state rimpiazzate dai transistor. Dentro un M1 Max ci sono cinquantasette miliardi di transistor. Esiste un diritto alla loro riparazione individuale, come quello presunto di mio papà di cambiare una per una le valvole termoioniche del televisore (o del computer, se avesse fatto il tecnico informatico)?

Non esiste alcun diritto alla riparazione. Le condizioni del mercato e della tecnologia rendono invece più o meno consigliabile la riparazione rispetto alla sostituzione. Queste condizioni cambiano e con esse gli oggetti che è globalmente conveniente riparare.

Per qualche rivoluzionario da stanzetta, Apple è stata messa alle corde dalle forze del Bene e costretta a rinunciare a una parte dei suoi profitti miliardari, ottenuti costringendo la gente a cambiare apparecchi tutti gli anni, magari – c’è sempre una congiura da sventolare quando si è a caccia di clic a buon mercato – applicando la mitica obsolescenza programmata.

I rivoluzionari evidentemente conducono vite diverse da quelle degli esperti disillusi, secondo i quali Apple taglieggia i poveri utenti con prezzi fuori mercato delle parti di ricambio. Non si trova una buonanima che spieghi come mai, se Apple ha tutto questo guadagno dalla riparabilità dei suoi prodotti, vi abbia rinunciato finora, per cedere unicamente sotto pressioni e minacce di multe.

I più pittoreschi sono gli apostoli della sostenibilità, sempre pronti a invocare riduzioni ed eliminazioni di qualsiasi cosa a eccezione del loro berciare. Riparare apparecchi Apple li renderebbe più sostenibili.

Pensiamoci. Un miliardo di iPhone attivi. Fino a ieri, semplifico, un milione di iPhone sempre a disposizione per sostituire quelli guasti. Da oggi, un milione di iPhone per sostituire quelli guasti e in più un numero indefinito di parti di ricambio. Che richiedono catalogazione, magazzino, spedizioni, istruzioni, contabilizzazione, confezioni e altre occasioni di consumare risorse ed emettere gas serra. Parti di ricambio che, se sono diverse nel prossimo iPhone e non vengono richieste, non serviranno più e andranno smaltite. Non parliamo di chi si cimenterà nella riparazione fai-da-te e fallirà. Avrà consumato parti di ricambio e anche sostituito la sua macchina. Per la sostenibilità, un successone.

Chi vuole, ripari la sua macchina, come gli pare. Come? Lo fa già con i manuali e i kit di riparazione di iFixit? Ma allora che senso hanno i peana per il programma di riparazione? Come? Sono parti originali? Eh no, incontrati con quell’altro che si vanta da sempre di avere usato parti qualunque, liberamente comprate su Internet, che costano una frazione e vanno benissimo. Se possibile, passa anche da quello che i prodotti Apple sono chiusi e non riparabili, che mi riempie il feed da anni e non mi ha ancora mostrato quali cambiamenti siano stati improvvisamente apportati alle architetture.

Come tema dove tutti vogliono avere ragione con la loro tesi pseudocomplottista, incurante delle contraddizioni e delle incompatibilità con le altre tesi, la riparabilità dei prodotti Apple è seconda solo ai vaccini.

Sono argomenti più fallati delle macchine da riparare.

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un buon indirizzo di iCloud
posted on 2021-11-19 02:36

Ho cercato recentemente di mettere in piedi un server di posta elettronica su un mio dominio e di farlo da solo, recuperando via rete le competenze necessarie passo dopo passo. Non ci sono ancora riuscito; è un procedimento che chiede grande familiarità con installazioni di più software a basso livello, la compatibilità reciproca dei quali spesso dipende dall’intuizione di chi installa più che dall’intesa collaudata su protocolli precisi. Dipendenza dopo dipendenza, peculiarità dopo peculiarità, sono arrivato a un punto che non riesco a passare e per cui non emerge alcun aiuto dalla rete. La mancanza di tempo e concentrazione fanno il resto. Il lavoro è da finire.

Un indirizzo email da gestire però ce l’ho e mi ha sempre dato fastidio negli ultimi mesi che restasse inutilizzato a causa dello stallo di cui sopra.

Per questo mi sono lanciato nella attivazione del servizio di dominio personalizzato di email su iCloud: in pratica, inviare e ricevere posta da e per un mio dominio affidandosi all’architettura di iCloud stesso.

Dopo qualche ora di tentativi, la procedura è riuscita.

Semplice, non banale. Apple fornisce istruzioni molto buone, ma si tratta pur sempre di attivare record di DNS su un pannello di controllo di un provider.

Nel mio caso, provider Linode, ci ho messo del tempo per identificare la grafia corretta di alcuni record. Apple vuole che la stringa di certi parametri abbia un punto finale e Linode lo accetta al momento di digitarlo, solo che poi non lo mostra. Analogamente, un altro parametro andrebbe inserito circondato da doppie virgolette secondo Apple, mentre in verità Linode non ne vuole (un altro provider potrebbe funzionare diversamente).

Dovevo infine creare un record SPF, dice Apple, solo che il pannello di controllo di Linode non prevede questa possibilità.

Nello scoprire la soluzione ai vari enigmi è risultato strumentale il supporto tecnico di Linode, stellare per usare un eufemismo. Un addetto ha preso a cuore la situazione e mi ha spedito non solo chiarimenti ma anche una spiegazione di come tenere d’occhio i parametri inseriti con il comando da Terminale dig e verificare grazie a DNS Checker la propagazione dei DNS modificati.

Senza il suo aiuto avrei davvero faticato, per esempio, a scoprire che è possibile creare un secondo record TXT se l’interfaccia non prevede un’opzione SPF.

L’esperienza mi fa raccomandare Linode. Un supporto così puntuale e dettagliato, per non parlare dei tempi, vale e stravale cinque dollari al mese.

iCloud Mail mi consente di (riprendere a) utilizzare un indirizzo veramente personale, agganciato a un dominio di mia proprietà. Apprezzo l’estensione delle possibilità del servizio di Apple (accessibile a chiunque paghi per iCloud; il sottoscritto versa 99 centesimi al mese).

Apro il weekend con soddisfazione.

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OSPIDe indesiderato
posted on 2021-11-18 00:10

Di punto in bianco, l’altra sera la app di PosteID si è rifiutata di autenticarmi con Spid sul servizio PagoPA cui la scuola ha demandato la raccolta delle quote per la gita scolastica della primogenita. Ovvero niente di che, a parte il fatto che ritrovarsi senza la propria identità digitale può davvero diventare fastidioso, per non dire peggio.

La app reagiva a qualunque tentativo di accesso con il messaggio si è verificato un errore. Dal sito l’autenticazione per nome e password risultava scorretta; dopo tre login non riusciti, Poste blocca l’account per mezz’ora e si intuisce come cercare di risolvere un problema di password sotto queste condizioni non sia da augurare ad alcuno.

Dopo una cinquantina di brutti quarti d’ora, il problema si è risolto in modo abbastanza misterioso; all’ennesimo tentativo di login, la app – invece che lamentare un errore generico – ha dichiarato che la password era sbagliata e mi ha dato modo di cambiarla. Da lì è stata tutta discesa.

In mezzo, però ci sono state alcune telefonate poco ispirate con il servizio di assistenza di Poste. Il primo operatore mi ha consigliato di provare a effettuare il login con un altro motore di ricerca, intendendo di cambiare browser; la seconda, gentilissima, ha detto che avrebbe dovuto cancellare i certificati e che questo forse avrebbe risolto il problema. Naturalmente, non è accaduto. I tempi di attesa per parlare con qualcuno sono davvero stancanti e il servizio chiude alle otto di sera. Ricordo che si parla dell’identità digitale; è un po’ come se chiudessero le caserme dei carabinieri. Almeno un canale di emergenza dovrebbe restare accessibile.

Man mano si fa strada la verità: ai tempi, ho sottovalutato Spid e ho scelto la strada più veloce per togliermi il fastidio. Ora che effettivamente ha una utilità diffusa, capisco che avrei dovuto scegliere un operatore più qualificato, non importa a che livello di complessità per registrarsi o di costo. Su PosteID, pare che il problema di restare senza identità digitale importi assai relativamente a chi gestisce il servizio. La cosa non depone bene per il giorno in cui dovessi fare qualcosa di più importante che pagare pochi euro di quota per una gita.

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Aprire la mente e Apple TV
posted on 2021-11-17 03:21

Possedere una copia di Super Mario 64, seguire le istruzioni e compilare una versione del gioco, perfettamente legittima, che gira su tv, grazie a Xcode e a un Mac.

Non serve veramente a nulla ma insegna una montagna di cose. Soprattutto, espone a nozioni che si potrebbero volere approfondire, a sapere che esistono. Di modi per saperlo, questo è uno dei più interessanti che abbia visto ultimamente.

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Le campane negli occhi
posted on 2021-11-16 01:03

Austin Mann ha recensito a suo modo MacBook Pro 16” con M1 Max e racconta questo:

Ho caricato Mac al cento percento e ho staccato l’alimentatore.

Per prima cosa, ho trattato cento file Tiff da centocinquanta megabyte ciascuno in Starry Landscape Stacker. Il rendering ha impiegato quattro minuti e ventiquattro secondi, al termine dei quali la batteria era sempre a cento percento (le ventole sono rimaste silenziose).

Per seconda cosa, ho lanciato un test Cinebench, che è terminato nel giro di alcuni minuti e ha lasciato la batteria ancora al cento percento.

Sono tornato ai cento file Tiff, li ho aperti in StarStax e ho lanciato un mix Gap Filling che ha richiesto due minuti e trentasei secondi. Anche dopo questo procedimento esigente, la batteria è rimasta al cento percento.

Così ho aperto otto immagini in Adobe Camera Raw e ho creato un gigantesco panorama con Photomerge. C’è voluto poco e, come si può immaginare, la batteria è rimasta al cento percento.

Mann è forse un fanboy? È pagato da Apple per millantare prestazioni esistenti solo sulla carta? Aveva un problema di aggiornamento della barra dei menu? Niente di tutto ciò:

A questo punto avevo finito le idee, così sono tornato su Cinebench e ho avviato nuovamente il test. Dopo due minuti e mezzo, la batteria è infine passata al novantanove percento.

Certo, ma senza il confronto con una macchina Intel, significa poco. Il confronto c’è:

Per confronto, ho eseguito gli stessi test sul mio MacBook Pro 16” Intel, la cui batteria è valida all’ottantacinque percento. Dopo avere completato il passo tre (Gap Filling in StarStax), la batteria stava al settantuno percento. Le ventole sono partite al massimo durante il primo passo e non si sono più fermate.

D’accordo, ma è chiaro che risparmiare batteria e avere zero ventole significa sacrificare le prestazioni. In effetti, riferisce Mann, M1 Max è andato veloce solo il doppio rispetto al processore Intel sul MacBook Pro 16” precedente.

Per coincidenza, leggendo la recensione durante l’ascolto durante il crescendo finale della prima parte di Tubular Bells. Ho sentito nelle orecchie il procedere di MacBook Pro che restava al cento percento di batteria. Mann no; lui lo ha visto, ovviamente.

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Il giardino disincantato
posted on 2021-11-15 01:48

Apple viene spesso chiamata in causa per avere realizzato il walled garden, il giardino recintato, cattivo perché chiuso e per negare a chi lo popola la libertà di volere tutto e il suo contrario.

Intanto su Windows, il sistema dove invece volere tutto e il suo contrario parrebbe essere l’abitudine secondo i suoi sempre oggettivi e imparziali sostenitori, si legge che Microsoft rende eccezionalmente difficile cambiare le applicazioni di default e specialmente il browser. Tocca usare Edge e, se non piace, usare Edge.

È stata scritta anche una utility per aggirare l’imposizione di uso del browser e, ad ascoltare il post, i nuovi sviluppi di Windows aggirano l’aggiramento, per renderlo inutilizzabile.

Microsoft si limita a ignorare silenziosamente le chiavi di registro UserChoice e fa aprire Edge. […] Anche se si brutalizza l’installazione di Windows e si elimina ogni traccia di Edge, Windows aprirà una finestra vuota e mostrerà un messaggio di errore pur di non lasciare usare un altro browser.

Il cambiamento è apparso in una versione preliminare per gli sviluppatori e Microsoft avrebbe dichiarato che si tratta di un errore, naturalmente, che verrà sistemato, ovvio.

Questo dall’azienda che è passata da una dolorosa sentenza antitrust a causa dei trucchi sporchi usati per costringere le persone a stare su Internet Explorer. Azienda che è cambiata, certo. Non è più quella di prima, no. Come scrivono in un commento, prima le cose te le imponeva e basta. Adesso lo fa ugualmente, con più raffinatezza.

Su Mac, nel walled garden, cambiare browser preimpostato è scegliere da un menu dentro Preferenze di Sistema alla voce Generali. Fatto.

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Non c’è tre senza beta
posted on 2021-11-14 00:16

È appena scoccato il ventiseiesimo compleanno di FreeCiv e da un mesetto il gruppo degli sviluppatori riceve feedback rispetto alla terza e ultima beta di FreeCiv 3.0.

Dai commenti sembra di capire che finalmente ci sarà la compatibilità Mac.

Due belle notizie, per la comunità open source e per quella di macOS. FreeCiv interessa chiaramente agli amanti del genere; per loro, però, è una bomba.

Si avvicina Natale e poche cose fanno meglio al mondo del software che una donazione, anche minuscola, a progetti software liberi e di qualità di cui tutti possono beneficiare a costo zero. In che altro settore industriale, sociale, materiale, animale, minerale può mai accadere qualcosa di simile?

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Il gioco delle coppie
posted on 2021-11-13 01:28

Dopo qualche giorno di utilizzo, ho da aggiungere qualcosa alle primissime note di adozione di iOS e iPadOS 15.

Amo moltissimo la nuova gestione della doppia finestra di lavoro su iPad. Organizzare le coppie di programmi al lavoro contemporaneamente sullo schermo è diventato un gioco. Prima non mi dispiaceva, all’opposto di molte critiche negative, ma certamente ora è migliorato e in modo sensibile.

Vale per tutte le mie occasioni di multitasking e vale ancora di più per Safari, con il quale avevo penato settimane prima di interiorizzare il sistema per eliminare un gruppo di pagine non volute. Il sistema c’era e non era neanche complesso; ero io che non lo vedevo. Con iPadOS, in trenta secondi l’ho visto. Forse è un progresso solo per me, però sono proprio soddisfatto.

Ho puramente provato, senza utilità pratica, la funzione che trasforma in testo le scritte presenti dentro una immagine: funziona alla grande e fa meraviglia.

Le note veloci che spuntano dall’angolo inferiore destro, mi mancavano proprio. Le volte che mi dicevano prenda nota e mi impappinavo per lanciare qualcosa con cui farlo davvero non si contano; ora faccio uscire una Quick Note e ho risolto il problema.

App Library non mi è mai parsa una idea particolarmente utile. Però c’è una funzione che consente di tenerla nel Dock. App Library nel Dock è assai più utile di quello che pensavo e la uso regolarmente. Conta perché di solito accedo alle app chiamando Spotlight e digitando le primissime lettere del nome; ora, se non le ho davanti o a distanza di una schermata, apro App Library. Sta diventandomi comoda.

Le funzioni di Focus mi lasciano perplesso perché lavoro per più clienti e ricevere comunicazioni miste fa parte della mia consueta routine. Difficile che possa veramente escludere tutti gli altri quando sto lavorando con uno; se li devo abilitare tutti, tanto vale restare come sono. Per ora lascio lì in attesa di ulteriori approfondimenti.

Ancora una volta è tutto, tranne che per un metacommento finale: era da qualche versione di iOS che il mio flusso di lavoro rimaneva praticamente invariato anche all’indomani di un aggiornamento del sistema. iPadOS ha già avuto un impatto significativo sulle mie modalità di lavoro dopo pochi giorni, positivo.

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Lezioni italiane parte seconda
posted on 2021-11-12 03:10

Nutro poca fiducia nel sistema politico italiano così come nei politici italiani. Per qualche anno abbiamo avuto tuttavia un bravo politico che è anche riuscito a fare funzionare il sistema, pur non riempiendo le cronache del gossip di palazzo.

Stefano Quintarelli ha lasciato (almeno per ora) ufficialmente la politica e ha riassunto la sua esperienza in un post formidabile che va assolutamente letto nella sua interezza.

Ciò che distingue Quinta (mi permetto il soprannome perché lo conosco) dal novero dei politici comuni è che lui arriva dall’informatica ed è uno dei padri dell’Internet italiana. Una figura di competenza straordinaria che sicuramente non aveva la necessità di occupare uno scranno parlamentare per soldi o per ambizione fine a se stessa.

La sua testimonianza smonta tanti luoghi comuni: il compromesso, in politica, è un buon risultato e un buon compromesso è il migliore risultato possibile (mentre fare battaglie donchisciottesche disposti a concedere nulla porta al fallimento). Il sistema è fondamentalmente sano. Quello che si legge sui media è molto diverso dalla realtà degli eventi. Parlamentari storici oggetto costante di esecrazione pubblica possono rivelarsi esperti conoscitori delle meccaniche dei lavori in aula e risultare strumentali per raggiungere risultati altrimenti irrealizzabili.

L’elenco delle cose che Quinta è riuscito a fare approvare, aggiustare, scongiurare, proseguire è lunghissimo e resterà a lungo.

La sua esperienza è la prova vivente che servono più persone al governo del Paese con un curriculum informatico di prestigio. E che potrebbe non essere tempo sprecato, come forse verrebbe spontaneo pensare a molte di loro (me compreso, a parte il curriculum di prestigio, che non possiedo).

La grande domanda è: come faremo adesso? Un altro Quinta, nel Parlamento attuale, proprio non si vede. E serve, accidenti se serve.

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Lezioni italiane parte prima
posted on 2021-11-11 00:50

Ho scritto una volta per No Rocket Science, ma avrei adorato essere l’autore della puntata Imparo, imparo, sì che imparo.

Chiunque l’abbia scritta, ha iniziato o va avanti a destreggiarsi con AirTable, Ecamm Live (L’OBS Studio dei ricchi) e Duolingo.

Che mestiere fa? Non lo so (non so chi sia, l’autore, per quanto possa avanzare alcune ipotesi). E non conta. Chi mai potrebbe avere studiato AirTable a scuola, o avere frequentato un master di Ecamm Live? In che curriculum potrebbero mai essere stati visti?

Eppure hanno un grande senso. Su Nrs l’autore scrive Un database non è un foglio di calcolo, lo sto (ri)scoprendo a mie spese, ma mi permette di tenere d'occhio più aspetti della mia vita professionale in una maniera nuova e diversa e - devo dire - mi sto anche divertendo.

Un database può servire in qualsiasi situazione. Ancora di più può servire saper pensare secondo una logica da database. Lo stesso vale per la registrazione video e non parliamo nemmeno di una seconda lingua, che oggi non si può neanche chiamare seconda: dovrebbe essere gemella, pena perdere occasioni di carriera se sei giovane del tutto e mille cose interessanti se l’anagrafe ha smesso di corrispondere.

Imparare a usare due software non è esattamente la stessa cosa che buttarsi su una lingua nuova, o mettersi sotto con la fisica aerospaziale. Eh, lo so. Ma allarga sempre, un pochino, almeno un millimetro, gli orizzonti, e fa sempre bene.

Ecco, appunto. Un’occhiata a Nrs, by the way, è un’altra cosa che per molti sarà nuova e per qualcuno diventerà un’abitudine. Da provare.

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A spade sguainate
posted on 2021-11-10 01:42

Le cronache mostrano impietose un livello di analfabetismo numerico cui sta dietro solo l’ignoranza dell’italiano.

Impegnarsi verso l’esterno è difficile. Gli analfabeti più esposti e più probabilmente visibili nelle nostre bolle relazionali hanno in realtà problemi psicologici e insegnare loro qualcosa non si può; al massimo sono (molto cautamente) accompagnabili per mano in un percorso di recupero difficile, lungo e a fasi alterne.

Dove non dobbiamo sbagliare è su noi stessi. È facile cedere a certe sirene se non abbiamo una tranquilla e solida nozione di che cosa significano numeri e dati. Il calcolo delle probabilità è uno dei bastioni più critici, dove si consumano le battaglie più frustranti e sanguinose.

Facciamoci dei favori personali. Il primo: teniamo d’occhio BackBlaze che ogni trimestre scodella le statistiche di affidabilità del suo ingente parco di dischi rigidi. Leggiamolo e comprendiamolo. Rendiamoci conto che il disco davanti a noi è una goccia nel mare e dal comportamento di una goccia è in verità difficile prevedere come saranno le onde.

Il secondo: scarichiamo e leggiamo The Manual of Mathematical Magic, che insegna in modo semplice e giocoso un sacco di probabilità di base, assai più utili nella vita di quanto possiamo immaginare.

Le visualizzazioni di dati sui giornali e dai media fanno mediamente schifo. Attorno a esse si scatenano risse verbali inaudite mentre, intanto, nessuno si ferma a comprendere come nove volte su nove siano grafici incompleti, imprecisi, sbagliati, confusi e brutti.

Impariamo a difenderci dai cattivi grafici. Leggiamo ma soprattutto meditiamo, è l’attenzione l’antidoto migliore agli abusi visivi dei dati. Leggiamo articoli come i 27 peggiori grafici di tutti i tempi.

Non pretendo che si prendano lezioni di linguaggio R, ma almeno fare attenzione a quello che produciamo dal nostro foglio di calcolo.

Scrisse Chesterton che si sarebbero sguainate spade per mostrare che due più due fa quattro. Si trattava di una metafora naturalmente, nessun sangue verrà versato attorno a un grafico stupido. Il momento, tuttavia, è arrivato. Sguainiamo attenzione, esperienza, familiarità con l’argomento.

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Aggiornamento lento
posted on 2021-11-09 00:58

Per principio, non mi occupo degli aggiornamenti di sistema, che possono essere automatici e quindi trovo poco sensato inserire nella mia agenda di cose da fare manualmente.

Un effetto collaterale è che, come è appena accaduto, sia arrivato solo ora su iPad Pro e iPhone la notifica dell’aggiornamento di sistema pronto da installare.

Aggiornamento che, si badi bene, avrebbe voluto essere iOS 14.8.1; ma un pulsante permetteva di andare direttamente a iOS 15 e così ho fatto. Aspettando che lo proponessero le macchine, iOS 15 mi è arrivato già completo di aggiornamento a 15.1, il che mi ha fatto risparmiare una procedura.

Prime impressioni, positive: l’operazione è stata indolore e, fatta in pausa pranzo, praticamente neanche me ne sono accorto. Tutto quello che ho provato funziona. La app Impostazioni su iPad è andata in crash la prima volta che ho chiesto di cambiare la dimensione delle icone nelle schermate, poi ha funzionato bene e non ha più dato problemi.

I widget sullo schermo sono molto interessanti e sto cominciando a giocarci per trovare una configurazione funzionale e piacevole; ho sempre tenuto una configurazione abbastanza statica di icone su iPad, che mi fornisce il vantaggio della memoria dei polpastrelli; le app potrei azionarle a occhi chiusi, perché so a memoria dove si trovano. Mi rendo conto però che i widget possono impattare seriamente e in senso buono sull’amministrazione delle schermate di iPad e penso che mi convenga entrare nella logica.

Home mi ha permesso di entrare nella tv di casa senza altre configurazioni ed è stata un’altra piccola però piacevole sorpresa.

All’apertura, Mail mi ha proposto la funzione nascondi la mia email e ho accettato. Vediamo se c’è un’effettiva limitazione della posta fastidiosa.

Nient’altro di particolare per ora. Mi rimetto in attesa, questa volta di Mac, che prima o poi proporrà Monterey.

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Dalla AAA alla ZZZ
posted on 2021-11-08 03:33

Dovrebbe essere chiaro, spero che titolare Abbiamo provato giochi per PC su un MacBook Pro Mi Max ed è stato un disastro è evidentemente contromarketing, pagato dietro le quinte da qualche soggetto invidioso o rosicone, che deve cercare di mettere in cattiva luce un concorrente difficile da emulare.

Emulare è la parola chiave, perché Tom’s Guide ha scelto dichiaratamente la strada meno efficace e solo quella: giocare titoli per Windows emulandoli via Parallels.

Come se non fosse l’unica strada e come se già dall’anno scorso non girassero articoli sulla stessa falsariga. Questo indica come l’intento sia malevolo da subito; l’anno scorso si scrivevano le stesse cose su M1. Ora si parla di M1 Max e quantomeno sarebbe appena corretto fare un raffronto e, nell’ipotetico disastro, riferire se ci sia stato un qualche guadagno di prestazioni, e se sì di che entità.

Perché è passato quasi un anno da quando Forbes titolava Buone prestazioni per i giochi piccoli e leggeri, ma esperienze dolorose per alcuni giochi. M1 su MacBook Pro 13”; con un M1 Max, sulla carta, i risultati dovrebbero essere tre volte meglio, o meno peggio. Se anche non fosse così, è ovvio attendersi una differenza.

Bisogna anche ignorare i giochi importanti che però funzionano bene: MacGamerHQ elenca più di cento giochi e ci sono cose che proprio non funzionano, altre che lo fanno male; ma è solo una faccia della moneta. I giochi con prestazioni good sono decine. Per verifica, si può fare qualche ricerca su Apple Silicon Games.

Gente onesta considererebbe anche la novità della piattaforma. Giusto per confronto, in questo momento oltre cinquanta giochi per PC non funzionano… su PC, se il processore appartiene all’ultimissima linea Intel.

Ma questa non è gente onesta; devono a tutti i costi trovare qualche strada per denigrare M1, avendo un pubblico che vuole leggere esattamente questo.

Solo che basta un attimo di attenzione e i loro sforzi per fare propaganda sopra i titoli AAA finiscono per suscitare sbadigli, o peggio.

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Note su Notes
posted on 2021-11-07 00:46

In aggiunta alle cose appena scritte ieri, voglio rimarcare quanto Notes fosse un software selvaggiamente innovativo per gli anni ottanta e come sia gradualmente stato accantonato a favore di cose Microsoft che valevano meno, erano a innovazione zero e si sono affermate non per merito ma per tattiche di marketing e posizionamento, oltre che per il monopolio di Ms-Dos e poi di Windows.

Nessuno lo può spiegare meglio di Steven Sinofsky, che di Windows fu responsabile per un bel po’. La storia completa è a pagamento, ma anche questa veloce ripassata via Twitter è adeguata almeno a porsi il problema.

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Troppo presto
posted on 2021-11-06 00:18

Ho appena imparato che per capire quanto presto se ne sia andato Steve Jobs ho dovuto perdere un amico praticamente alla sua stessa età.

Emilio se ne è andato troppo presto. Ha vissuto la rivoluzione informatica e se fosse stato appena più cinico e senza scrupoli ne sarebbe forse stato un protagonista diretto. Invece era troppo onesto e sensibile, retto e intelligente ed è restato nelle retrovie, mentre sul palco saliva sempre qualcun altro.

Non che sia stato sfortunato; semplicemente ci sono persone fatte per lavorare con passione e persone fatte per lavorare con il pelo sullo stomaco. Lui era passione, intelligenza brillante, costanza, metodicità, precisione, affidabilità. Ha vissuto da protagonista gli anni d’oro di Lotus Notes fino alla sua acquisizione da parte di Ibm e la successiva cessione a Hcl.

Il diventare uno specialista di Notes gli ha garantito lavoro importante e qualificato in aziende di prima fascia, tanto da creare opportunità di lavoro anche per altri attorno a sé, fino all’altroieri, quando il cuore si è fermato, forse per lo stress da lavoro, forse per qualche guaio di salute, forse per il carico di certe occasioni della vita dove fare una scelta sbagliata poi ti mette addosso un peso che porti fino alla fine.

Emilio ha sempre portato i suoi pesi con un sorriso e con apparente leggerezza, senza mai spostarli sulla schiena degli altri a suon di parole. Non è mai venuto meno ai suoi principî e sì, ai suoi valori; la parola è decisamente fuori moda ma lui ne aveva, solidi, precisi, abbracciati con consapevolezza e responsabilità.

Abbiamo lavorato insieme per qualche anno, quando i Mac erano una novità e si faceva collezione di programmi ed era effettivamente possibile avere tutti i programmi per Mac (copyright a parte, ma la questione si pose più avanti). Lui era sempre avanti di un passo nella conoscenza, nell’approfondimento, nei trucchi.

Ed è sempre stato così, fino alla fine. Raramente negli ultimi tempi, ma sempre con gusto e piacere, ci si trovava per una pizza e poi si andava a casa sua a bere una birra in più, mettere su musica country o progressive, parlare di Apple e vedere sempre un ultimo modello appena comprato, una beta per pochi, un programma semisconosciuto ma significativo appena uscito, di cui lui era sempre al corrente per primo. Viveva da esperto di Notes, ma la verità è che nel digitale c’era veramente poco in cui non fosse all’avanguardia.

E, contrariamente ad altri che alla sua età sono bolliti e tirano alla pensione, continuava a esserlo. A lavorare con energia e intelligenza, a migliorarsi, a crescere.

I prossimi Glass Hammer dovrò scoprirli da solo. Emilio si prendeva poche vacanze ma faceva viaggi molto lunghi; nel viaggio più lungo di tutti vorrei che lo accompagnasse l’Alan Parsons Project con i versi di Edgar Allan Poe:

And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy grey eye glances,
And where thy footstep gleams—
In what ethereal dances,
By what eternal streams.

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Musica è chi musica fa
posted on 2021-11-05 00:04

C’è chi sta a fare le pulci al connettore, a contare le porte, a fare lo scettico, a discettare di innovazione che manca.

C’è chi invece fa a tal punto da potersi permettere il gioco. Attività fine a se stessa, tramite la quale si raggiunge l’illuminazione.

Solo chi fa male non trova il tempo di ridersi addosso. Solo i mediocri mancano di autoironia.

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Digitalizzazione con scappellamento
posted on 2021-11-04 00:04

L’Agenzia delle Entrate ritiene che la mia commercialista abbia commesso degli errori nella dichiarazione dei redditi del 2013 (duemilatredici) e io debba versare alcuni euro al fisco per sanare la ferita. La qual faccenda lascia, anzi, deve lasciare giustamente indifferenti, se non per il fatto di fornire un pretesto letterario da cui parte la vicenda.

L’Agenzia delle Entrate mi fa consegnare brevi manu dal postino la busta che contiene l’avviso. Firmo con il dito sul terminale in dotazione al postino stesso. È il digitale, bellezza.

Il giorno dopo, il postino citofona nuovamente. Deve darmi la notifica della consegna del giorno precedente. E lo fa, una striscetta di carta che attesta senza pietà la mia piena sottomissione e testimonierà nei secoli che quella busta, l’ho ricevuta.

A questo punto la apro, la busta, che era rimasta dimenticata per ben ventiquattr’ore. Contiene dieci fogli di carta stampati fronte e retro e graffettati assieme per dettagliare la mia colpa. Dieci fogli.

Mi accingo a scandire tutto e spedirlo alla commercialista, quando vedo un URL nelle note al testo. Incredibilmente, il documento esiste anche in forma digitale e basterebbe scaricarlo dall’URL che ho in mano! Troppo bello per essere vero.

Scarico e invio alla commercialista un PDF bellissimo. Le gioie del digitale nella pubblica amministrazione.

Il giorno dopo, la commercialista mi scrive. Leggo, vado a verificare. È vero.

Il documento in digitale contiene nove pagine. Manca la decima, correttamente elencata nella copertina come allegato.

Ho fretta; scandisco approssimativamente la pagina mancante e la invio alla commercialista.

Poi cerco la versione digitale dell’allegato, che sarà certamente meglio della mia scansione frettolosa. Non c’è. Quella pagina esiste solo sulla carta, viene pinzata assieme al documento più voluminoso e rimane assente nella versione digitale.

Sulla copia cartacea un codice QR mi permette, volendolo, di verificare la conformità della copia digitale rispetto alla copia cartacea. Sulla carta c’è un foglio in più.

E niente, così. Che pianeta pensano di salvare ventisei primi ministri, da soli, quando domani l’Agenzia delle Entrate potrebbe scrivere a tutti loro?

Siamo in piena fase tognazziana. Tognazzi era stato additato come capo delle Brigate Rosse dalla feroce satira de Il Male, o così pensavamo.

In realtà era una copertura per mascherare tutt’altro incarico.

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Come dissipare i risparmi
posted on 2021-11-02 00:44

Ars Technica riferisce dei video sullo smontaggio dei Pixel 6 e Pixel Pro 6 di Google.

Apri uno o l’altro telefono e trovi una tonnellata di dissipazione di calore. Il retro dello schermo è ricoperto di rame, per farne un grosso dissipatore. Sotto il display, l’interno è ricoperto da una pellicola appiccicosa di grafite per la dissipazione del calore, il che fa apparire il telefono clamorosamente più disordinato rispetto alla cura e all’attenzione di iPhone Pro. Sotto, c’è ulteriore dissipazione: una placca di alluminio collegata ai chip fondamentali da nastro termico.

Per confronto, si può guardare lo smontaggio di iPhone 13 Pro da parte di iFixit.

Si può vedere una doppia dose di batterie a forma di L, che reclamano ogni millimetro di spazio disponibile.

In pratica, con un iPhone 13 si compra energia. Con un Pixel 6, calore. Buono per l’inverno, comunque.

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La grande corsa
posted on 2021-11-01 02:31

Chi dice che i videogiochi non siano uno sport, non sa che cosa dice.

In clima di vacanza, mi sono dedicato a più futilità del solito e mi sono imbattuto in questo video che sovrappone cinquemilacentosessantadue tentativi di arrivare in fondo a Super Mario Bros, per centonovantatré ore di gioco.

Teniamo presente che quelli bravi, arrivati in fondo, hanno impiegato poco più di cinque minuti; il video dura appena di più, con un po’ di (interessanti) statistiche riassuntive alla fine.

Per essere una clip di cinque minuti dedicata a Super Mario, l’ho trovata incredibilmente evocativa. Biologia, fantascienza, metafore, analogie, a parte il puro piacere visivo di osservare il flusso dei tentativi di approdare alla schermata successiva.

La storia raccontata da questi cinquemila aspiranti racconta molto più del gioco o dei loro risultati. Esattamente come lo sport.

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