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C’ero anch’io
posted on 2021-07-31 00:34

Non capita tutti i giorni che Luca Maestri, Chief Financial Officer di Apple, parli agli analisti di un caso di successo di Apple in azienda avente per protagonista una società italiana.

Capita anche meno spesso che il sottoscritto faccia parte del progetto.

Stavolta è capitato.

Non aggiungo altro per discrezione. La presentazione dei risultati finanziari agli analisti è disponibile pubblicamente a chi avesse tempo da perdere per cercare dettagli.

Festeggio orgoglioso con il ritorno a un monitor 4k dopo due mesi di metà HD, un tiramisù non previsto, una to do list da paura e un weekend che eccezionalmente lascerò libero dal lavoro.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

È come funziona
posted on 2021-07-30 00:30

Ho il piacere di ospitare nuovamente, dopo diverso tempo, Stefano:

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Per ragioni di lavoro ho dovuto abbandonare il mio vecchio iPad Pro da 12”9 di terza generazione per passare al nuovo modello carrozzato con M1. Il vecchio terminale aveva poco disco oramai.

In quell’occasione ho deciso il salto verso la tastiera retroilluminata (prima avevo la tastiera stile folder) che avevo trascurato durante la sua presentazione principalmente per l’aumento di peso, concentrandomi sulla portabilità della vecchia soluzione e non dando troppa importanza al “mouse” per iPad.

E come sempre accade Apple mi ha smentito.

Spesso mi capita di utilizzare anche il MacBook Air di mia moglie e il mio disagio (permettimi il termine) è forte passando da iPadOS a macOS: non trovo le gesture a video, mi ritrovo a mettere le ditate sullo schermo sperando che accada qualcosa eccetera. Davvero mi sembra un salto nel passato quando devo utilizzare il MacBook.

Da quando sto giocando con l’interfaccia di iPadOS e il suo mouse sembra che Apple abbia trovato l’uovo di Colombo: un mix di classiche gesture con le dita, molto immediate, con la praticità del puntamento del mouse.

L’utilizzo di iPad è diventato più veloce ovunque lo appoggi, vista la rigidezza della tastiera. E quello che prima pensavi fosse un limite (il peso) all’improvviso svanisce.

In più unisci la potenza sotto il cofano dell’M1: un prodotto devastante, non economico, ma con una durata di utilizzo spalmata almeno sui cinque anni a dir poco.

E con la Apple Pencil di seconda generazione hai un kit all’avanguardia di puntamento e lavoro ineguagliabile.

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Design is how it works.

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Programmazioni scolastiche
posted on 2021-07-29 00:58

È già iniziato il balletto sulla ripresa della scuola a settembre, con preoccupazioni fondamentali come aprire necessariamente in presenza e vaccinare il corpo docente.

Mi dico: da marzo 2020 a settembre 2021, passato un anno e mezzo, la scuola si sarà certamente organizzata per lavorare in presenza e in sicurezza, sempre e comunque. Abbiamo un ministro che si occupa apposta della scuola, certamente ha predisposto al meglio ogni cosa.

Anche rispetto alle vaccinazioni, noto che da tempo sono aperte le prenotazioni per qualsiasi fascia di (maggiore) età. Sicuramente i professori si sono prenotati per tempo e si sono vaccinati o si accingono a farlo. In Lombardia, perfino a prenotare una prima dose ieri si trova posto per fine agosto e già mezza vaccinazione inizia a fare la differenza. Abbiamo un ministro anche qui e male che vada si organizzeranno eventi speciali di vaccino apposta per i docenti; dopotutto, a marzo si prometteva che tutti gli italiani sarebbero stati vaccinati entro fine estate e a giugno, comunque della promessa era rimasta almeno la prima dose. Fine estate è il 23 settembre; avere il cento percento dei docenti con la prima dose entro quella data, per la scuola italiana dove è in pieno svolgimento il valzer delle cattedre, sembra un progresso clamoroso.

Insomma, tutto va per il meglio.

Dall’Australia, invece, arrivano aggiornamenti critici riguardanti lo Stato del Queensland, dove irresponsabilmente – più che pensare ai temi strategici come i nostri – cresce nei college l’adozione del linguaggio Swift di Apple per insegnare coding, introdurre allo sviluppo delle app, preparare neanche tanto al futuro (che poi sarebbe presente) quanto al pensiero computazionale e alla logica.

A questi australiani il sangue è proprio andato alla testa e per forza, stando loro tutto il giorno a testa in giù: non vorranno mica preparare seriamente gli studenti al mondo del lavoro e dare loro un’istruzione adeguata alla realtà corrente. Con tutte le quisquilie di cui la scuola può occuparsi in sicurezza (di perdere tempo e farne perdere), occuparsi di questioni concrete e con ricadute effettive è davvero un affronto.

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L’appuntamento tanto atteso
posted on 2021-07-28 00:56

Il dito è il trimestre finanziario di Apple, impressionante anche per un metro ottimista. Il migliore trimestre primaverile di sempre, per distacco abissale, e vabbè, sono cose già lette. Questa, meno:

I primi tre trimestri del 2021 hanno reso più dei quattro trimestri del 2020.

(Si possono raccontare altre cose simpatiche su questi risultati, tipo che il trimestre primaverile – il peggiore nella tradizione Apple – ha battuto il trimestre natalizio 2017, che è tradizionalmente il migliore. Andiamo avanti, che si fa tardi).

La luna è quest’altra:

I profitti degli ultimi tre trimestri sono stati superiori a quello dell’ultimo trimestre non pandemico.

Significa che Apple sfrutta cinicamente il virus per fare soldi alle spalle delle persone?

No. Significa che c’era una debolezza negli strumenti usati per lavorare, imparare, divertirsi. La pandemia, semplicemente, l’ha rivelata.

Forse si tratta di una situazione strettamente legata alla pandemia, che poi finirà?

No. Il trend cesserà quando le persone saranno finalmente equipaggiate come avrebbero sempre dovuto essere, non quando finirà la pandemia. Anche perché sono ancora in vigore misure restrittive in tantissime nazioni del mondo, ma il blocco totale monolitico di durata indefinita oramai è una cosa del passato. Praticamente chiunque ha avuto modo di rifare almeno un salto in ufficio e magari continuare a lavorare da casa, ma per decisione invece che per necessità. Secondariamente, chi doveva aggiornare l’equipaggiamento per stare dietro a nuovi requisiti lo ha già fatto da un pezzo, mentre invece la crescita continua. Per non parlare del numero di vaccinati, che nelle nazioni evolute inizia a raggiungere livelli importanti. La pandemia di oggi non è quella del marzo 2020.

Ma quindi è solo una questione di lavoro?

No. I servizi, tra cui Apple Fitness o Apple Arcade, sono cresciuti ancora più dell’hardware, a livelli record. C’è proprio un altro modo di interpretare il computing nella vita oltre che nel lavoro e, di nuovo, il virus c’entra relativamente e sempre meno.

Tante parole dei consulenti su data transformation, digital transformation. Apple, semplicemente è puntuale all’appuntamento storico con il digitale che finalmente, quarant’anni dopo, comincia a mantenere le sue promesse di trasformazione positiva della società, del lavoro, della vita. E fornisce attrezzature adeguate al momento.

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Un undici quasi perfetto
posted on 2021-07-27 02:17

Apple ha pubblicato un elenco di undici buone ragioni per l’adozione di Mac da parte delle aziende.

Non dovrebbe neanche essere necessario e per questo non cambierà più di tanto le cose. Spiegare a un fanatico ottuso che un Mac ti fa risparmiare ottocentoquarantatré dollari rispetto a un Pc, oppure che un’aziendina come Salesforce adotta Mac su larga scala, funziona poco come ogni argomento razionale. Se poi il fanatico ottuso decide gli acquisti della società, non c’è neanche da pensarci.

Tuttavia il lavoro di questi ultimi anni centra il bersaglio da più angolazioni ed è giusto valorizzarlo. Oggi un Mac M1 con le app giuste è una macchina di potenzialità notevoli.

Solo una cosa non mi piace: far notare che Excel su un Mac M1 va veloce il doppio che su Intel.

Da utopista sognatore mi piacerebbe ritrovarmi con una combinazione di hardware e software tale da poter promettere velocità 2x grazie a M1 e 4x grazie a qualcosa che prenda il posto di Excel e lavori meglio. Un M1 software se Excel fosse un Intel, insomma.

Dopo di che, sarebbe perfetto.

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Dall’altra parte
posted on 2021-07-26 00:49

Nella mia bolla sociale sono esplosi i commenti sull’opportunità di vaccinarsi o meno, suppongo a valle delle polemiche sulla necessità di certificazione e relativo green pass a partire dai primi di agosto.

Scopro le mie carte subito, così chi vorrà prendersela con me lo farà per questo e non per quanto dirò dopo: sono giustappunto reduce dalla seconda dose. Se in generale condivido l’idea del green pass, comunque l’Italia lo trasformerà all’italiana in un papocchio indegno e questo andrebbe evitato, perché ci costerà molto e sarà sommamente inutile.

Ma non era questo.

Ho letto molte, molte cose in questi ultimi giorni e noto che nella maggioranza dei casi si tratta di un fronte di opinione che vuole convincere delle proprie ragioni, mentre l’altro fronte controbatte sulle ragioni.

Non ho mai assillato persone perché passassero a Mac; semmai era il contrario, un sacco di gente che usava Windows mi assillava per farmi passare a Windows. E controbattevo i loro tentativi di convincimento.

Sono un tiratardi. Non ho mai provato a convincere chicchessia sull’opportunità di alzarsi tardi, mentre ho sentito predicozzi a tonnellate di chi voleva che io mi alzassi presto. Anche qui, non ho mai avuto ragioni particolari per alzarmi tardi e, se ho risposto, ho controbattuto gli argomenti per alzarsi presto.

Potrei andare avanti ma posso già concludere. Quando c’è gente che vuole convincermi a tutti i costi delle sue ragioni, per certo io sto dall’altra parte. A volte mi è costato, a volte ci ho guadagnato, tuttavia mi sono sempre trovato meglio così. Uso Mac, mi alzo tardi quando posso e mi sono vaccinato contro il Covid.

Non voglio convincere nessuno.

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Olimpiadi e bancarelle
posted on 2021-07-25 00:07

I veri intenditori hanno notato, come riporta Huffington Post, la citazione di varie colonne sonore di videogiochi durante la sfilata di apertura dei Giochi di Tokyo. Una proprio in corrispondenza dell’ingresso dell’Italia nello stadio.

Contemporaneamente, giravo le bancarelle sul lungomare del paesino. Purtroppo non sono riuscito – per ora – a documentarlo; mentre stavo per scattare una foto ho ricevuto un’occhiataccia e ho evitato problemi. Ho visto una montagna di confezioni evidentemente made in China: dentro, uno scatolotto grande come due Mac mini impilati, collegato a un piccolo controller con i pulsanti tipici di un apparecchio per console di videogiochi.

Dentro lo scatolotto, secondo le istruzioni, 620 giochi retró pronti all’uso. Sulla bancarella, un demo del primissimo Super Mario, mostrato da un comune televisore.

Non conosco ancora il prezzo e non sono riuscito a capire se dentro lo scatolotto giri una copia di Mame o che altro.

Violazioni di copyright a parte, mi ha colpito la doppia rilevanza di quei vecchi giochi nello stesso giorno, come riferimento culturale e identitario per una nazione (Yoko Shimomura, che ha composto varie colonne sonore di videogiochi, è una leggenda vivente per i fan locali) e, al tempo stesso, come qualcosa che ha comunque la forza di ritornare persino nell’epoca dei grandi multiplayer in cloud, non importa se su una bancarella del mercato dentro un apparato dalla liceità commerciale assai sospetta.

Spero che non ci sia dentro Xevious. Non l’ho mai finito, non saprei resistergli e per finirlo ci vuole troppo.

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Vette inviolate
posted on 2021-07-24 00:07

In visita ad amici che lavorano per promuovere su AirBnB una bella casa sulle colline umbre (a un quarto d’ora da Terni, a mezz’ora dalle Marmore eccetera), ho seguito fedelmente le indicazioni di Mappe. Quando però, negli ultimi cinquanta metri, ho visto il segnale per Colle Giacone, l’ho seguito ignorando il navigatore. Che, a dargli retta, mi avrebbe portato, bontà sua, sulla sommità del Colle Giacone, il colle che condivide il toponimo con il paese. Una cima dove arrivare in macchina, perlomeno con un’auto ordinaria, è proprio impossibile.

Una storia banalmente aneddotica che può capitare a tanti. Un’imprecisione di Mappe che non offusca migliaia di chilometri indicati con grande precisione. Il fatto è che, sopra Cessapalombo sui monti Sibillini, mi è capitata la stessa cosa tre settimane fa. In quella occasione è andata meno bene; non mi sono accorto della segnaletica, ho seguito Mappe oltre l’incrocio decisivo e sono finito su uno sterrato che sembrava del tutto lecito salvo trasformarsi in una trappola, dalla quale sono uscito con grande fortuna e con una nuova coppa dell’olio.

Due casi sono pochi per cominciare una serie; nondimeno, invito alla prudenza al momento di concludere itinerari appenninici. E se il segnale finale contraddice Mappe, ha ragione il segnale. Mappe, da lì in avanti, lasciamolo agli escursionisti.

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Mondi alternativi
posted on 2021-07-23 00:48

Nel secolo scorso, Mac OS 8.5 ha introdotto le icone proxy del documento dentro la barra del titolo della finestra.

Si poteva prendere l’icona proxy e trascinarla in una posizione diversa nel sistema, a patto che il documento fosse salvato. In presenza di modifiche ancora da salvare, l’icona appariva in stato disabilitato e trascinarla era impossibile.

Design impeccabile e deliziosamente semplice. Non ti piaceva? Pazienza.

Oggi, Big Sur mostra l’icona proxy solamente se ci passa sopra con il puntatore (un mouseover). Secondo diversi commentatori, John Gruber tra gli altri, è una scelta di design meno impeccabile della precedente.

C’è una relazione uno-a-uno tra l’icone di un documento nel Finder e la finestra aperta dall’applicazione per lavorare su quel documento; mostrare l’icona del documento stesso nella barra del titolo della finestra rafforzava questo concetto.

Design ambizioso e sofisticato, più controverso e complesso. Non ti piace? Modifichi una preferenza nascosta del Finder e ritorni alle icone proxy di prima. (Si può fare anche a livello di singole applicazioni, o globale).

Meglio allora, quando era tutto più semplice e monolitico, o oggi, più complesso e variamente modificabile? Non ho una risposta univoca. Nel dubbio torno al mio solito principio guida: ciò che ti fa imparare qualcosa costa di più, ma vale di più.

Anche questo principio è discutibile: c’è chi vuole unicamente arrivare al lavoro finito, senza acquisire competenze relative al computer che non riguardano il proprio lavoro. La pensavo anch’io così e piuttosto radicalmente, molti anni fa. Oggi che sono cambiate milioni di cose, nutro forti dubbi che valga ancora. Forse è diventato più importante che ognuno abbia delle possibilità di avvicinare un sistema più complesso ai suoi requisiti personali. Al suo mondo di computing.

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Il futuro del design
posted on 2021-07-22 00:05

Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e ti formi come designer, ma devi anche passare un esame di Web Design, perché il design del XXI secolo è anche questo.

Fortunatamente hai un docente geniale e capace che sa metterti a confronto con Html, Css e JavaScript.

Perché non mostrare a tutti il lavoro fatto, nella veste grafica pensata da ciascuno? Così nasce Programmatori per caso.

Ci sono lavori molto belli. Alcune cose richiedono magari Chrome o Firefox, altre sono magari pesantine, ma sono ragazzi che studiano e fanno ricerca. I loro peccati veniali di gioventù sono niente a confronto di certi web designer del mondo professionale, che evangelicamente filtrano il moscerino e fano inghiottire il cammello al cliente.

Nel guardare il frutto di quest’anno di studio, ricordiamo: sito statico, solo Html-Css-JavaScript. Si può fare ottimo web con semplicità e ottimo risultato, di interfaccia, di fruizione, di esperienza.

Ah: andategli a dire che i computer a scuola non contano, o che bisogna aborrire una lezione via rete se si rischia di perdere tempo di apprendimento. Andte a dire a un designer neodiplomato del 2021 che sono nuove tecnologie, trent’anni dopo che sono state create.

È indecente che la scuola italiana abbia per forza bisogno per salvarsi dei docenti di eccellenza che mettono in ombra le mediocrità. Ma è una gran fortuna che esistano docenti di eccellenza, per il presente di ragazzi che ambiscono giustamente a un futuro degno, da progettare con orgoglio.

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Tempo di quattordicesima
posted on 2021-07-21 00:30

Lo sanno anche i terminali stupidi, che è uscito BBEdit 14. Lo sa chiunque al mondo che lo acquisto istantaneamente appena finito questo post (scritto con BBEdit, va da sé).

Non tutti sanno perché dovrebbero mettere da parte le riluttanze e almeno provare la versione trial (che a termine trial resta gratis in forma di eccellente editor di testo, privo delle funzioni utili al coding), se proprio non si ha il buonsenso di effettuare direttamente un investimento in ottimo software Mac-assed.

A questo pensa Coyote Cartography con BBEdit 14, e perché dovrebbe interessarti. La sua carrellata sui punti di forza storici di BBEdit è ineccepibile e meritevolmente contenuta, di lettura veloce oltre che facile. La disamina sulle principali novità della quattordicesima versione di BBEdit si ferma alla sostanza più importante (il supporto dei server di linguaggio, il Notebook che mi metterà davvero in crisi rispetto all’uso che faccio delle Note di macOS, gli ambienti virtuali di Anaconda) e permette di capire subito se sia ora di acquistare oppure no.

Io acquisto, perché senza BBEdit andrei veloce la metà; e poi perché BBEdit 14 aggiunge il modulo per scrivere in linguaggio Lisp. Non posso esimermi. Scherzi a parte, una nuova versione di BBEdit – soprattutto, questa nuova versione – è come ricevere la quattordicesima in termini di soddisfazione. Il dover pagare, invece di incassare, è una piccolezza.

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Caro social ti scrivo
posted on 2021-07-20 23:56

Ovviamente per amore della buona tipografia, dello scripting e della padronanza dei mezzi di pubblicazione. Mica per fare gli snob con il testo capovolto sperando che almeno uno nella cerchia dei conoscenti risponda ma come hai fatto?.

Da questo punto di vista, John D. Cook è una garanzia e per mostrare come usare il grassetto e il corsivo su Twitter (o dovunque si possa incollare testo) usa emacs, moduli di Perl e altri esoterismi di gran classe.

C’è posto per tutti comunque, anche per gli interessati ai soli effetti speciali in quanto tali, da usare per stupire senza farsi altre domande. La risposta è YayText.

O ʇxǝ⊥ʎɐʎ, tanto per fare anch’io il bulletto.

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Vacanze italiane
posted on 2021-07-19 00:21

Capisci quando la stagione balneare è veramente decollata nel momento in cui la banda disponibile sulla connessione telefonica atterra. E comincia a scavare.

Il canarino nella miniera, nel mio caso, sono le situazioni collaborative con audio e video; a inizio giugno era come stare sulla Adsl, a inizio luglio mi toccava uscire sul balcone per avere il video e adesso si fa fatica ad avere l’audio.

Dipende da dove ci si trova e da mille altre faccende, ovviamente. Non si può neanche biasimare la gente perché guarda la partita su iPhone mentre cerchi di svolgere la tua riunione oppure twitta, condivide, selfizza, posta, pubblica, filma, instagramma, tiktokka e facebookka per mostrare il fritto misto o i sempreverdi piedi in fondo alle gambe poggiate sulla sabbia, sulla branda, sulla sdraio. Sono per la Net neutrality ed è giusto che sia spazio sulla rete per tutti i comportamenti, anche quelli che non sono produttivi secondo qualcun altro. Siamo tutti gli altri di qualcuno.

Dovrebbe però esserci banda per tutti, sempre, comunque. Sembra esagerato? Insostenibile? Antietico? Dico solo che nel mondo, ogni volta che ha cancellato due posti di lavoro, Internet ne ha creati cinque.

Nelle economie più sviluppate e vitali, Internet ha un ruolo nel prodotto interno lordo ampiamente superiore al cinque percento. È stata più volte verificata la correlazione tra aumento della banda a disposizione pro capite e aumento del prodotto interno lordo in questione.

Se le vacanze italiane facessero trovare ai vacanzieri banda tipo coreana, la nostra economia funzionerebbe meglio e ci sarebbe più benessere per ognuno. Ci sente qualcuno nella stanza dei bottoni, o sono tutti in vacanza anche lì?

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Cambia il tempo
posted on 2021-07-18 01:50

Cominciamo a prepararci al meglio per la prossima stagione. Partecipiamo al Kickstarter di Stephen Hackett di 512 Pixels, che lancia il calendario 2022 dello hardware Apple.

Il calendario nasce dalla sua ampia raccolta di vecchi computer e apparecchiature varie marchiate Apple; per ogni mese ci sono tutti i riferimenti a date di uscita, di annuncio, di ritiro, corredati da belle foto.

Mancano ancora due settimane al completamento della raccolta fondi, che ha già abbondantemente superato la copertura minima richiesta. Il calendario, dice Hackett, è digitalmente già pronto e deve solo essere stampato, per chi lo volesse su carta. E sarà spedito a novembre, in tempo per entrare nell’anno nuovo già muniti del necessario.

Con sedici dollari ci si porta a casa un calendario 2022 per una volta davvero originale.

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Formazione e disinformazione
posted on 2021-07-17 01:22

Mi scuso per insistere, solo che passato il primo clamore – quello che fa comodo alla propaganda, perché la maggioranza si ferma lì – inizia ad alzarsi il sipario sopra la faccenda dei risultati Invalsi e la loro attribuzione di comodo alla didattica remota.

Si prenda l’eccellente articolo di Elisabetta Tola su La valigia blu, Non è “il tonfo della DaD”. I dati Invalsi dicono (molto) altro:

Da giorni impazzano titoli e interpretazioni sui dati Invalsi, usciti giovedì mattina. Peccato che titolisti, giornalisti e anche parecchi politici dimostrino, ancora una volta, di non saper leggere con la giusta attenzione i report e le tabelle pubblicate dall’Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e, soprattutto, di non conoscere il concetto di correlazione e di rapporto causa-effetto.

Tola si sofferma il giusto, spiega bene, va letta, sui punti che ho toccato superficialmente e poi sulle tematiche di fondo: qualunque peggioramento ci sia stato, si innesta su una situazione di una gravità enorme, che trascende qualsiasi diatriba sulla modalità di insegnamento ad aule chiuse, che si trascina da anni.

I risultati cambiano da ciclo a ciclo scolastico.

I risultati cambiano da tipo a tipo di scuola.

I risultati cambiano da regione a regione.

Incredibile come, nelle menti semplici, che abbondano nelle redazioni, un fenomeno così diversificato e composito abbia avuto una causa unica, semplice e ovvia. Che cosa sia accaduto negli anni scorsi nessuno se lo chiedeva, però. Se non altro, potrebbe essere l’occasione per attirare maggiore consapevolezza sul problema.

Ah, Tola ha studiato. Ha guardato le presentazioni dei dati, i dati stessi, tutto. Sa che i dati fino a qui commentati sono provvisori e che quelli definitivi ci saranno solo a settembre. Sa che non c’è alcuna differenziazione tra scuole che hanno insegnato da remoto, scuole che non lo hanno fatto, che lo hanno fatto un po’ sì e un po’ no eccetera. Ovvero, non c’è alcuna base scientifica nell’attribuire i risultati alla didattica remota, perché non si possono (ancora) esaminare campioni specifici. Si potrà; per assurdo potrebbe essere che la lezione via rete sia peggio che tenere le scuole chiuse, oppure che sia migliore del lavoro in aula!

In pratica, tutti sono stati concordi nello spiegare la situazione proprio come non si poteva e non si doveva cercare di spiegare, prima del tempo, senza i dati completi a disposizione e senza avere ascoltato chi li ha prodotti e presentati.

Tutta questa gente, nelle redazioni, nei partiti, su Facebook, non ha fatto un minuto di didattica a distanza in tutta la vita. Eppure è uscita dalla scuola con limiti profondi e si vede. Tanto.

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Imparare a insegnare
posted on 2021-07-16 01:26

Disclaimer: i discorsi a livello nazionale non necessariamente rispecchiano situazioni locali. Chi scrive è molto soddisfatto della scuola della figlia (a parte la tendenza al valzer delle cattedre di cui non capisco la razionalità, umana, economica, logistica, didattica eccetera).

Lo stato della scuola italiana non è allegro. Secondo la valutazione Invalsi, il livello della scuola secondaria di primo grado è questo:

  • il trentaquattro percento degli studenti ha risultati inadeguati in italiano;
  • il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati in matematica;
  • il ventidue percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese letto;
  • il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese ascoltato.

Sconfortante, vero? Eppure sento già la soluzione: colpa della DaD.

Non so come dirlo: questi sono i dati del 2019.

Chi propugna il ritorno alla scuola in presenza perché ci vuole la scuola in presenza, in Italia, oggi, propugna un sistema malfunzionante per uno studente su tre.

Avversari acerrimi della didattica digitale? Ci sta. Convinti che L’attimo fuggente sia la rappresentazione della quotidianità scolastica italiana? Benvenuti. Insegnanti magnetici che moltiplicano la capacità didattica per il carisma e per la fisicità? Averne.

Il mondo che volete e che rivolete è questo, malfunzionante una volta su tre.

Mi confronto molto volentieri con chiunque, ma prima chiedo una lista delle cose che la scuola ha fatto nel 2020 e nel 2021 per uscire dalla situazione angosciante del 2019. Perché nessuno vuole tornare a un sistema bacato, giusto? Per ogni studente mal preparato ci sono dietro famiglie, fatiche, un futuro più difficile, una risorsa minore per la collettività. Ogni studente che non siamo in grado di formare bene è un pezzo di Italia che si degrada e attualmente formiamo male centinaia di migliaia di studenti.

Quando si accusa la didattica digitale di dare cattivi risultati o risultati persino peggiori di questi, raffiguratevi il quadro: persone incapaci di insegnare bene messe a insegnare su un sistema che sono incapaci di usare. Che cosa può andare storto?

Vogliamo tornare in aula? Torniamoci. Ricordiamoci che – globalmente – lasciamo impreparati un terzo degli studenti. Il problema sarà il digital divide o la nostra capacità di insegnare? Le nostre aule miracolose sono l’approdo sperato o un banco di sabbia dove ci areniamo?

Diamo alla didattica digitale tutte le colpe del mondo. Però mi dite che cosa avete fatto in questi venti mesi per quegli studenti lì, quelli inadeguati, che lo sono diventati in presenza, con la lezione frontale, con il rapporto personale, con gli sguardi, le buone vibrazioni, con tutte quelle cose che durante la pandemia sono mancate e, sento, erano indispensabili. Indispensabili a che, se lasciano per strada un terzo dei ragazzi?

Mia modesta proposta: imparate ad applicare la didattica digitale fino a quando siete così bravi che funziona esattamente come quella analogica. Poi la distruggete con critiche inappellabili e insegnate come volete. Però all’Invalsi restano indietro in cinque su cento, non trentatré. Abbiamo un accordo?

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Cattivi maestri
posted on 2021-07-15 00:57

I dati li tiro fuori una prossima volta, perché in realtà non servono; bastano i concetti, davanti al meme che il pessimo risultato degli ultimi test Invalsi sia colpa della DaD (abbreviazione che non ripeterò più perché chi parla per sigle si dimentica della sostanza delle cose, prima ancora che delle parole).

Fai che la tua azienda abbia avuto un calo di fatturato durante la pandemia. Ne ho viste e sentite di ogni, l’ultima – ieri – gli alberghi.

Fai che la tua azienda abbia cercato di limitare i danni per esempio, nel caso di un ristorante, con la vendita via asporto. Oppure, con il lavoro remoto.

Il fatturato ovviamente è diminuito. Diresti che è colpa dell’asporto? Io direi che è colpa della pandemia. Se il ristorante fosse rimasto chiuso, avrebbe perso tutto il fatturato, non una parte.

Se non ci fossero state le lezioni via rete e le scuole fossero semplicemente rimaste chiuse, i risultati Invalsi sarebbero stati migliori? Ne dubito proprio.

Le lezioni telematiche hanno consentito di limitare i danni. Non è colpa loro; è colpa della pandemia.

E ora, si dice, bisogna assolutamente tornare alla scuola in presenza. Ma bene, anzi, benissimo. Domanda stupida, indegna dei test di valutazione: è stato fatto tutto quello che andava fatto per assicurare la scuola in presenza sempre e comunque, a prescindere dalle condizioni a contorno?

La pandemia passerà. Restano purtroppo tante altre cause che possono portare alla chiusura di una o più scuole. Sono state eliminate? O toccherebbe ricorrere a un piano alternativo? Se questo non prevede le lezioni remote, che fanno così male ai ragazzi, che cosa prevede?

Proviamo a metterla su un altro piano. La scuola (la Scuola) dovrebbe essere attrezzata per dare a tutti adeguata qualità dell’apprendimento. In qualsiasi situazione. Se questo non accade è responsabilità della scuola, non degli strumenti di insegnamento. Che se sono usati male vanno saputi usare bene, più che essere additati come colpevoli da cattivi maestri. Non quelli delle cattedre, ma quelli della propaganda.

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Cattivi a percentuale
posted on 2021-07-14 01:12

Apple è cattiva, monopolista e avida perché chiede il quindici percento dei proventi delle app in vendita su App Store che fatturano meno di un milione di dollari.

Da ottobre, Google chiederà a chi pubblica giochi su Stadia una percentuale del quindici percento, fino ai tre milioni di fatturato.

In questi mesi, ne deduco, Google deve essere qualcosa di persino innominabile, visto che la percentuale richiesta agli sviluppatori su Stadia è superiore.

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La città degli iPad
posted on 2021-07-13 01:09

Otto campus parte dell’Università statale della California forniranno ai nuovi iscritti di quest’anno che lo richiedono un kit composto da iPad Air, tastiera e Apple Pencil, nonché il supporto tecnico che sarà necessario.

In totale saranno serviti trentacinquemila studenti, che potranno tenere il kit durante la loro intera frequenza universitaria.

California State University non è roba da ricchi; metà degli studenti frequenta grazie a borse di studio e iniziative filantropiche. La maggioranza dei laureati è il primo o la prima a raggiungere il traguardo nella propria famiglia di origine.

Non so se sia il modo più intelligente per risolvere il digital divide; certo è più intelligente che lamentarsi del digital divide e intanto comprare banchi a rotelle e Lim.

Pensando all’Italia, è come se questo autunno, nessuno escluso, tutti gli abitanti di Crema, o di Gorizia, ricevessero un iPad Air.

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Buoni auspici
posted on 2021-07-12 01:53

Da anni, con due figlie piccole, non sono padrone dei miei schermi. Ma le figlie crescono e oggi ho fatto una vera indigestione, con due set della finale del tennis e quasi tutta la finale del calcio (di cui sono anche riuscito a confondere la data, per via del caldo, suppongo).

Dopo il primo set, non avrei messo due centesimi su un esito della prima finale diverso da quello effettivo e purtroppo avevo ragione.

Sul calcio ero del tutto privo di competenze. Ma a un certo punto dei supplementari ho dovuto spostarmi su iPad. Ho lanciato RaiPlay, per giunta via Safari, neanche la app, e dopo due false partenze ha funzionato.

Un’aurora boreale tricolore sarebbe sarebbe stata meno convincente, come buon auspicio.

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Boardgame 2021
posted on 2021-07-11 01:18

Oggi vado fuori tema e me ne scuso anticipatamente. Sono però rimasto colpito da una telefonata udita a bordo spiaggia, dal tavolo di fianco. Se fosse stata rivolta a me, avrebbe avuto questo tenore.

Ti invito a fare parte del board, il consiglio di amministrazione, della mia azienda di consulenza. Il compenso per fare parte del board è l’uno percento del fatturato, che può salire fino al tre percento se, invece di fare pura presenza, presti servizio. Ho pensato di invitarti perché vogliamo mostrare un board diversificato e tu sei un maschio europeo.

La telefonata, tuttavia, non era rivolta a me.

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Prega per la loro redenzione
posted on 2021-07-10 00:43

Oggi per fortuna finiscono gli Europei di calcio.

Per fortuna, in quanto un noto marchio di bevanda gassata sponsorizza una raccolta di figurine dei calciatori.

Sulle lattine campeggia un codice QR, che porta a una pagina dove si può leggere quanto segue:

E utilizzando l’App [omissis] potrai anche scansionare il logo [omissis] che trovi sui prodotti [omissis] per redimere un pacchetto di 5 figurine digitali!

Capisco che oramai scansionare sia diventato parte del linguaggio comune (il verbo relativo alla scansione sarebbe scandire). Possiamo passarci sopra.

Ripetere il nome del marchio a distanza di quattro parole è brutto. Anche qui, si capiscono le ansie del marketing manager e lasciamo passare pure questa.

Ma redimere le figurine… dato per scontato che si tratta di una sedicente traduzione di to redeem, che colpa avranno mai commesso?

Più che pensare alla redenzione delle figurine, penserei a quella dei copywriter. La religione più diffusa in Italia prevede il perdono. Ma a fronte di un pentimento sincero e del fermo proposito di non farlo più.

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Incontri ravvicinati
posted on 2021-07-09 00:09

Come vorrei che con lo streaming i contenuti non sono più tuoi incontrasse ho un hard disk pieno di film scaricati via Torrent.

Quanto mi piacerebbe vedere se domani succede qualcosa tutti i contenuti con Drm diventeranno inutilizzabili incontrare suo padre quando diceva se domani sparisce l’energia elettrica la gente abituata alla calcolatrice non saprà fare i conti a mente.

Il massimo sarebbe l’incontro tra il problema dei supporti digitali è che non durano nel tempo e orgoglioso della mia collezione di Dvd.

Sì, perché a sentirli hanno tutti ragione, contemporaneamente. Spesso sono anche la stessa persona.

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Una notte al Museo
posted on 2021-07-08 01:04

Apprendo adesso che stasera il museo All About Apple sarà straordinariamente aperto dalle 21 alle 23, con ingresso ridotto a cinque euro e nessun bisogno di prenotazione (anche se gli ingressi saranno necessariamente regolati).

Sono nelle Marche in attesa che arrivi il pezzo per riparare la macchina e piuttosto bloccato. Chi ha una macchina che funziona, la usi. Queste occasioni al Museo diventano rapidamente serata indimenticabili.

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Dal letame nascono regex
posted on 2021-07-07 01:27

Non potevo astenermi da un articolo che racconta la storia della creazione delle espressioni regolari a partire dai tentativi di realizzare la prima intelligenza artificiale.

Intanto, come effetto collaterale, ho trovato un’indagine approfondita sulla genesi di una battuta piuttosto nota:

Alcuni, di fronte a un problema, pensano “ci sono, userò espressioni regolari”. Ora sono di fronte a due problemi.

Inoltre scopro che le espressioni regolari sono più vecchie di me e non ci avrei creduto:

In un paper del 1951 scritto per RAND Corporation, Stephen Kleene ragionava sugli schemi che le reti neurali avrebbero potuto riconoscere dentro linguaggi-giocattolo molto semplici detti “linguaggi regolari”. Per esempio: dato un linguaggio la cui grammatica ammette unicamente le lettere A e B, esiste o no una rete neurale che può determinare se una sequenza arbitraria di caratteri è valida per la grammatica A/B? Kleene sviluppò una notazione algebrica per incapsulare queste “grammatiche regolari” (come a*b* nel caso del nostro linguaggio A/B) ed ecco nata l’espressione regolare.

Passando per Noam Chomsky, Marvin Minsky, Ken Thompson e altri si arriva lettura dopo lettura ai giorni nostri, dove di intelligenza artificiale continua a vedersi al massimo l’intenzione, mentre le espressioni regolari prosperano e sono uno strumento impagabile.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.

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La fortuna aiuta gli Audacity
posted on 2021-07-06 01:14

Esempio potente della necessità del software libero. Audacity, apprezzato editor audio in sviluppo da molti anni, è stato comprato da Muse Group e, da preziosa risorsa open source, è diventato uno spyware poco raccomandabile. Gli acquirenti, infatti, hanno aggiunto al programma tutta una serie di acquisizioni di dati dell’utilizzatore, oltre a una licenza d’uso che presenta diverse ambiguità.

Il tema della legittima acquisizione dei dati degli utenti per migliorare il software, qui non attacca: ci vuole molta fantasia per spiegare come il mio indirizzo IP possa aiutare lo sviluppo di un software che lavora offline.

La comunità di Audacity è prevedibilmente in subbuglio e si parla di una possibile nuova versione del programma, di nuovo open source e ancora una volta libera da sfruttamento indebito di dati individuali a scopo commerciale.

Sarebbe la migliore risposta e pure una bella lezione a chi vede nel software libero solo un’occasione di fare business senza scrupoli. Con un po’ di fortuna avremo di nuovo un ottimo editor audio libero. E magari ci ricorderemo anche di fare una piccola donazione per contribuire a tenerlo sano e benvoluto.

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Pulita, benedetta e subito
posted on 2021-07-05 00:24

Non mi ero reso conto prima di quanto sia preciso, conciso e chiaro il blog di Erica Sadun e del beneficio che può portare a una persona interessata allo scripting.

Erica va dritta al punto con estrema linearità e sintesi. Inoltre ha una facilità soprannaturale nel variare il taglio degli interventi. Scorrere la pagina home per una dozzina di post ha quasi il valore di un corso.

Un esempio: controllare la condivisione schermo dalla riga di comando. O anche creare un servizio di conteggio parole, sul quale Dr. Drang ha ricamato da par suo, aggiungendo un sacco di migliorie e rifiniture.

Rimane il fatto che la soluzione saduniana, per quanto sbrigativa e artigianale, era funzionale. Drang l’ha levigata e lucidata, ma era già in essere.

Nella mia raccolta di feed RSS ora ne compare uno in più. Una come Erica ci vuole.

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L’abitudine non fa il monaco
posted on 2021-07-04 00:40

Praticamente tutti hanno criticato con forza il nuovo assetto di interfaccia di Safari per iOS 15 e macOS Monterey, perché la barra in basso non va bene, condensare schede e campo URL in una sola riga svantaggia chi usa tante schede, perché varie funzioni sono più difficili da trovare o più lontane da raggiungere in termini di clic eccetera.

Va segnalata l’eccezione che conferma la regola: M.G. Siegler su 500ish che si pronuncia in difesa del nuovo Safari.

La sua analisi è piuttosto articolata e approfondita, alla pari con le altre di segno opposto. La sostanza è questa:

All’inizio ho pensato che [spostare la barra strumenti in basso] fosse un errore. Ma l’ho fatto perché ero abituatissimo a come era prima. Dopo poche settimane di uso, mi piace di più averla in basso.

Siegler contesta ai contestatori di essere più contro il cambiamento in generale che contro questi cambiamenti in particolare.

Se ha ragione lui, per quanto le nuove versioni di Safari siano in beta e certe cose possano cambiare, cambierà poco o nulla, a significare che era una questione di abitudine e non di design.

Se hanno ragione gli altri, Safari farà molta marcia indietro (non tutta, non credo proprio, ma molta) e si riavvicinerà a come lo si è sempre usato.

Qualunque cosa succeda delle due, sarà interessante confrontare i giudizi degli esperti di interfaccia con quello che è successo davvero. E ricordarsene.

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Scendere in campo
posted on 2021-07-03 00:40

Se a qualcuno capiterà di andare verso il Giardino delle Farfalle sopra Cessapalombo: qualunque cosa dicano le mappe, restare sulla strada asfaltata. Ci dicono che l’errore commesso da noi lo hanno compiuto in tanti per via di una particolarità del percorso e noi ce la siamo cavata bene, ma non è garantito.

Anche perché è un posto (delizioso) dove la frase non c’è campo ha ancora un significato concreto e, se capita di dover inviare un messaggio o telefonare prima di scendere in pianura, per farlo bisogna impegnarsi veramente.

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Uniti dal silicio
posted on 2021-07-02 00:29

La pubblicazione del blog riprenderà, con gli arretrati del caso, martedì 6 luglio.

È stato confortante leggere John Voorhees su MacStories che dà conto delle prime notizie interessanti sulla beta pubblica di Monterey. Meno rispetto alla mia tentazione di provare le beta stesse e più per il quadro di insieme.

Le prime impressioni di Voorhees si intitolano infatti l’inizio di una nuova era e fanno cenno a una sorta di trilogia dei sistemi, iniziata con Catalina e proseguita con Big Sur, che segnano la transizione di macOS verso una situazione nuova, in cui la maturazione di tutte le linee di prodotto porta verso la comparsa di migliorie significative in modo trasversale tra Mac, iPad e iPhone; al tempo stesso, è arrivato il momento in cui le migliorie stesse possono impattare in modo interessante anche sulle altre piattaforme, come succede per esempio per SharePlay o per i Comandi rapidi che, su Mac, riconoscono anche AppleScript e Automator, inverando le previsioni più ottimistiche di chi sperava in novità positiva sul fronte dell’automazione.

In più i problemi della beta pubblica sembrano marginali e comunque minori in confronto a quanto si era visto con Big Sur e Catalina, il che depone ulteriormente a favore della voglia di provare.

Certo che però, leggi di come i sistemi Apple si stanno preparando alla nuova epoca di Apple Silicon, di come collaborano insieme, di come le funzioni crescono e si compenetrano da una piattaforma all’altra… se vuoi provare una beta, non ha tanto senso, a meno che le provi tutte insieme. Il che facilita una certa ansia sottintesa.

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L’ora alfa per le beta
posted on 2021-07-01 01:50

Breve sondaggio: qualcuno ha intenzione di installare le beta pubbliche dei nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad, Mac, watch…?

Apple mi ha colto un po’ di sorpresa perché sono ancora a lavorare in località amene con qualche vincolo al download di ingenti masse di dati. Ma appena torno sotto l’ombrello di una connessione stabile, la tentazione è forte.

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