Content from 2021-04

Il museo dei desideri
posted on 2021-04-30 14:31

C’è un gran parlare di riaperture e continuo a pensare alla prossima occasione di mettermi in volo, al galoppo, sui pedali, spinto dalle onde verso Savona, dove sta il museo All About Apple.

Gli amici che hanno dato vita al museo sono persone splendide e indomabili, che negli anni hanno attraversato più di una peripezia per tenerlo aperto e funzionante. Il virus, ovviamente, è una peripezia pesante anche per All About Apple, che è una Onlus e si mantiene grazie al sostegno delle persone che riconoscono il valore di un pezzo di storia e di cultura irripetibile.

Aperto vuol dire che è una vera sede, con un vero allestimento, con percorsi guidati. Non si chiama museo giusto per darsi un tono. Anzi, forse dovrebbe ribattezzarsi centro culturale, o esposizione permanente. Perché funzionante significa che le macchine sono accese, si possono toccare, sperimentare, vivere. Niente imbalsamazioni, niente cadaveri.

Siccome il museo vive nel presente, inventa, si muove, propone cose. L’ultimissima è diventare membri donatori di All About Apple e anche rischiare di vincere viaggi con Wishraiser.

Così poi succede che faccio di tutto per arrivare a Savona e poi mi tocca pure ripartire per la Versilia o Sorrento o il Sestrière o quel che è.

D’altronde, quello che la vita ci mette davanti, va affrontato. E se si riapre, facciamolo con gusto.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Fuori sintonia
posted on 2021-04-29 01:17

Si scriveva pochi giorni fa della newsletter informativa che invitava i lettori a restare sintonizzati in attesa dei risultati finanziari di Apple, che ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.

Premesso che il trimestre invernale Apple è normalmente il penultimo dell’anno per risultati, la crescita del fatturato anno su anno è stata del 54 percento; il terzo migliore di sempre, il primo di sempre per il periodo gennaio-marzo.

Il fatturato dei Mac – purtroppo non ci sono più le unità vendute – è cresciuto del settanta percento, quello di iPad del settantanove percento, iPhone sopra il sessanta percento. Apple mai ha guadagnato tanto come in questo trimestre, e in quello scorso.

Numeri da paura, molto sopra la media del settore.

Non si sono mai venduti così tanti Mac, per una quota di fatturato che sfiora i nove miliardi. Anche iPad è in serie positiva con crescita forte e sostenuta da diversi trimestri.

Dica ora il candidato se, avendo due macchine da soldi come queste, a una qualunque persona di buonsenso potrebbe mai venire in mente di fonderli in una linea di prodotto unica, o di unificare il sistema operativo.

Eppure se ne parla in continuazione. Da parte di gente certamente poco sintonizzata non tanto con la realtà, ma neanche con il realismo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Il girone Dell’inferno
posted on 2021-04-28 01:51

Ogni giorno arriva qualcuno sui social a dire oggi abbiamo il vincitore di Internet, per indicare una battuta fulminante, un disastro fantozziano, una cosa impossibile eppure avvenuta, insomma un’apoteosi di qualcosa.

Non so se abbia i requisiti per vincere Internet, certo è una lettura epica. L’acquisto di un PC con Dell: il mio viaggio all’inferno.

Per quante storie dell’orrore informatico possano essersi lette, questa le supera di anni luce e oltretutto è pure ben scritta, su molte decine di tweet. Con finale a sorpresa.

Una grande storia oltre che una esperienza fuori dalla logica e dal mondo. Quello degli umani, chiaro. Poi c’è Dell.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Valori postali
posted on 2021-04-27 18:18

Questi giorni rimarranno nella storia, in un modo o nell’altro, perché esce iOS 14.5, assieme a iPadOS stesso numero. Perché da oggi su iPhone e iPad un business che vuole fare soldi registrando il tuo percorso di navigazione su Internet, dovrà chiederti il permesso di farlo.

Storica perché finora questo è accaduto essenzialmente di nascosto. Doppiamente storica perché chi vuole potrà dire sì, seguimi pure. La scelta, il controllo della privacy personale viene lasciato alla persona. Non ci saranno più scuse, in qualsiasi direzione.

La cosa importante da capire è quella espressa molto bene da Pixel Envy:

mi sovviene l’idea della privacy non come qualcosa che si ha e che invece bisogna comprare; un componente tra i tanti in una lista.

Apple ha pubblicato un video di due minuti a illustrare il concetto di App Tracking Transparency. Due minuti, no, un minuto e cinquantasei. Chi abbia dubbi, lo guardi.

Craig Federighi, responsabile software di Apple, spiega in un video basilare di otto minuti che è l’inizio di una partita tra gatti e topi: le aziende provano e proveranno ad aggirare le restrizioni al tracciamento indesiderato.

Senza contare che, fuori dall’infrastruttura di Apple, ci si trova di nuovo in mare aperto, dove vale tutto. Insomma è un inizio, non una conclusione, di un processo che sarà come quello della sicurezza, dove il problema non si risolve mai in modo definitivo e piuttosto si mira a raggiungere livelli di elevati di protezione grazie a una attenzione costante.

In uno svolgersi di eventi apparentemente slegato da questi, Federico Viticci ha deciso di abbandonare il servizio di posta Hey di Basecamp, che usava – lui e tutto lo staff che gravita attorno a MacStories – per rivolgersi ad altri.

Il motivo? Basecamp ha deciso (oltre a varie altre cose) che sull’account aziendale non si parla di politica o di problematiche sociali.

A Viticci interessa (e ci mancherebbe) avere per la propria attività un servizio di eccellenza. Al tempo stesso, desidera che chi glielo fornisce si trovi sulla sua linea rispetto a certi valori.

Si noti come il torto o la ragione, qui, siano nozioni irrilevanti. Il punto focale è questo: unire la valutazione professionale a quella su valori altri.

Qui il cerchio si chiude. Arriverà il momento in cui si sceglierà un servizio (anche) sulla base del rispetto della privacy.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Uno vale molti
posted on 2021-04-26 00:37

Se si segue Apple, è perché è interessante e raramente scontata. A volte ti costringe a cambiare un pensiero abitudinario. A volte prende una nozione canonica e la ribalta.

Pensiamo per esempio al dibattito Bello iMac, peccato che alla fine abbia lo stesso processore di un MacBook Air. È una considerazione che viene dal modo classico di pensare il rapporto tra processore e potenza, quindi valore, del computer.

Per fortuna ci sono testate come ExtremeTech, impossibili da etichettare come sbilanciate a favore di Apple, che spiegano le cose a chi preferisce tenere in esercizio le sinapsi invece che calcificare il pensiero.

Spiega ExtremeTech che, con il system-on-chip M1 di Apple, il modo tradizionale di pensare al ruolo dei processori ha smesso di funzionare. Ci vuole un modo nuovo. Il suo pezzo ha come titolo Il posizionamento di M1 ridicolizza l’intero modello di business di x86, l’architettura Intel protagonista degli ultimi trent’anni e più. Non è un sito acchiappaclic. Se titola così forte, ci sono ragioni.

Secondo Apple, M1 è la Cpu giusta per un computer da 699 dollari, un computer da 999 dollari e un computer da 1.699 dollari. È il chip giusto per avere la massima autonomia con la batteria e la Cpu giusta per avere prestazioni ottimali. Vuoi le prestazioni straordinarie di un iMac M1 ma non puoi permetterti (o non ti interessa) uno schermo costoso? Compri nu Mac mini da 699 dollari, che ha la stessa Cpu. Il posizionamento di M1 è quello di una Cpu economica al punto di poter essere venduta a 699 dollari, potente a sufficienza per costarne 1.699, ed efficiente il giusto per una tavoletta e un paio di portatili di prezzo intermedio.

Qui è dove la gente abituata a pensare per riflesso incondizionato si perde. Se costa poco, deve avere un chip da poco… se costa tanto, vuol dire che c’è un chip superiore. Pensano che avere lo stesso processore su più modelli diversi sia un’offerta al ribasso. È l’opposto: è una condizione di superiorità tecnologica netta. Prosegue ExtremeTech:

Nessuna Cpu x86 è venduta o posizionata in questo modo, per tre ragioni. La prima: gli acquirenti di PC si aspettano generalmente di avere famiglie di prodotto con sistemi di fascia superiore che offrono Cpu più veloci. La seconda: Intel e Amd beneficiano di una narrazione vecchia decenni, che mette la Cpu al centro dell’esperienza di utilizzo, e progettano e vendono i loro sistemi di conseguenza, anche se la narrazione è in qualche modo meno vera di quanto fosse in epoche precedenti. Terza: nessuna Cpu x86 sembra in grado di uguagliare contemporaneamente i consumi e le prestazioni di M1.

M1 è talmente superiore nel complesso (questo è il punto importante: non solo il consumo o le prestazioni, ma entrambi, insieme) che, all’interno della stessa generazione di prodotti, la scelta del chip è irrilevante.

Questo sconvolge sistemi e abitudini di pensiero vecchie una generazione (umana). E arriveranno parenti di M1 a sancire la stessa superiorità anche sulle line di prodotto più alte. Oggi i Mac di base (e iPad Pro) montano un processore che, semplicemente, può essere forse sconfitto in una partita, ma vince per forza ogni serie di playoff. E hai voglia a dire che sì, c’è il PC che fa le stesse cose e costa meno. Non costa meno se le fa, e se costa meno non le fa. A partire dal processore.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Prepararsi al meglio
posted on 2021-04-25 00:43

A giorni Apple comunicherà i risultati trimestrali. Philip Elmer-DeWitt ha pubblicato un brano della newsletter The Briefing, inviata periodicamente agli abbonati di The Information:

È facile trascurare la realtà dell’andamento finanziario di Apple in mezzo allo sbavare dei fanboy su iPhone viola e iMac colorati, ma l’azienda più valutata del mondo ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.

Il commento di Elmer-DeWitt:

Gli odiatori devono per forza odiare, ma l’autore del pezzo deve veramente contorcersi come un pretzel per sostenere che dopo i guadagni dell’ottanta per cento nel 2020 e i risultati record del primo trimestre 2021, gli investitori dovrebbero “restare sintonizzati” in attesa di qualche genere di disappunto in arrivo mercoledì.

È stupendo che centinaia di milioni di acquirenti di iPhone, iMac, iPad e tutto il resto siano fanboy che sbavano, in un contesto di analisi finanziaria che dovrebbe coinvolgere la quintessenza della competenza.

Sarà un buon trimestre.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Non succede spesso
posted on 2021-04-24 21:28

John Gruber fa notare su Daring Fireball come lo spessore dei nuovi iMac sia di 11,5 millimetri… e quello di un watch Series 6 sia di 10,7 millimetri.

Se ci chiedessero di percepire la differenza con il tatto, in uno di quei test comparativi da eseguire a occhi bendati, potremmo solo tirare a indovinare.

M1 permette soluzioni che nessuno avrebbe mai nemmeno scritto come fantascienza, tipo un computer desktop con undici milioni di pixel sottile – in sostanza – come un orologio da polso.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La fiera delle vacuità
posted on 2021-04-23 23:56

Seguire Apple è affascinante. Purtroppo capita di seguire anche i commentatori, dilettanti e finti professionisti (professionisti nel senso sano della parola ne vedo pochi).

All’indomani dell’ultimo evento Apple, leggo e sento cose come queste. Niente link, già mi vergogno di avere letto, non voglio responsabilità.

  • Ho un iMac 27” e sono un po’ deluso perché iMac 21” ora è diventato iMac 23”5 e mi aspettavo uno schermo più grande (per logica mi aspetterei l’arrivo di un prossimo iMac 27”, magari con schermo 29”, più che vedere il 21” diventare un 27”, ma forse sono io che sragiono).

  • Siccome hanno lo stesso processore, iMac è praticamente come un MacBook Pro (avevano lo stesso processore anche sotto Intel…).

  • M1 su iPad Pro è inutile finché non esce iPadOS 15 (davvero, non sono proprio andato ad approfondire il perché).

  • Apple si è inventata la sostenibilità ambientale perché è di tendenza (che può essere vero e il tema come viene trattato dalle grandi aziende mi lascia sempre poco convinto, compresa Apple; in ogni caso, il primo rapporto di sostenibilità ambientale pubblicato a Cupertino è datato 2008).

  • Apple ha tenuto per mesi la transizione M1 nella riservatezza (a me risultano un annuncio di Apple Silicon a giugno 2020, all'inizio di una presentazione web vista da milioni di spettatori, che inaugurava Wwdc, cioè una settimana di video e documentazione per sviluppatori, con disponibilità immediata di un Developer Transition Kit basato su Mac mini e battesimo ufficiale di Apple Silicon in forma di M1 il 10 novembre 2020), con disponibilità contestuale del primo MacBook Pro con chip Arm.

So bene che i social media sono palestre per l’ego e, come nella vita, è più profittevole frequentare i culturisti che scolpiscono il proprio corpo, prima di quelli che lo gonfiano.

Leggere un giudizio vuoto su un evento Apple è fonte di grande divertimento per tanti e guai a toglierglielo; ricordiamoci che approfondire il vuoto porta solo a scoprire altro vuoto.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

E naufragar m’è dolce
posted on 2021-04-22 13:49

Venivo da un vecchio monitor Full HD, che peraltro simulava la risoluzione senza averla fisicamente a disposizione, con la conseguenza di una nitidezza relativa delle immagini. Ora scrivo guardando su un nuovo Philips 276E8VJSB/00 ordinato da un rivenditore terzo via Amazon e arrivato in tre giorni.

(Perché si sappia come funziona il mondo; ora che l’ho comprato, se torno sulla pagina, Amazon mi mostra il prezzo maggiorato di quaranta euro rispetto a quanto l’ho pagato).

Avevo iniziato la ricerca di un monitor molto largo e basso, tipo 21:9, ma ho ripiegato su un più convenzionale 16:9 da ventisette pollici. Se ci facessi la bocca, inizierei a considerare nel medio termine l’acquisto di un secondo monitor di taglia uguale, da affiancare al primo.

C’è tempo. Visto che mi sono tuffato in uno schermo più grande, ho deciso di viverlo all’estremo e così, delle numerose risoluzioni che ho a disposizione, ho impostato la massima, 3.840 x 2.160.

Shock culturale.

Venivo da un Full HD, 1.920 x 1.080. Fatti i conti, il mio nuovo spazio scrivania è circa quattro volte il precedente. Alcune finestre che erano a tutto schermo, di Safari, di Miro, di Pixelmator Pro, me lo hanno confermato empiricamente.

Come vivere in un tre locali e traslocare in un dodici locali.

È una condizione estrema, che non andrà bene per tutti. Ho una vista quasi perfetta e dunque, se c’è nitidezza, leggo tranquillamente anche caratteri microscopici.

Per dire: sulla barra dei menu avevo l’orologio analogico, con le lancette, perché si intonava meglio alle icone. Ora la barra è talmente sottile che con le lancette è impossibile discernere l’ora. Ho impostato la vista digitale.

Mail, con l’impostazione che avevo prima, mostra ventiquattro messaggi in arrivo, uno sotto l’altro. A ottanta caratteri per riga, questo punto del post riempie metà della finestra utile in BBEdit. La finestra di YouTube mostra in verticale diciotto video alternativi. Potrei avere affiancate quattro finestre di BBEdit come questa e avanzerebbe spazio. Sto scrivendo in corpo 18, per avere testo più agevolmente leggibile di quanto sia quello dell’interfaccia. Prima scrivevo in corpo 14.

Uno dice, se hai preso il monitor più grande per scrivere con caratteri più grandi, allora è tutto inutile. Non vero: i due incrementi sono tutt’altro che lineari. Ho alzato il carattere del trenta percento ma ho aumentato lo spazio scrivania del trecento percento. Il problema di ottimizzare le situazioni di lavoro per avere più finestre contemporaneamente visibili, non esiste più.

Questo in generale. Il monitor in sé? La robustezza dell’apparecchio è soddisfacente. La cornice è in materiale plastico, mentre il sostegno è in metallo. I bordi della cornice sono discreti e ragionevolmente stretti, l’insieme si inserisce bene in qualunque ambiente. Il piedistallo è un arco curvo, che occupa fisicamente pochissimo spazio sulla scrivania; il monitor si protende in avanti e, se il sostegno è appoggiato a una parete posteriore o arriva comunque al limite della scrivania, lo schermo si troverà una decina di centimetri più in avanti verso l’osservatore. Non esiste regolazione in altezza, mentre è possibile inclinare a piacere. Ovviamente il monitor è compatibile Vesa e può essere montato su una parete. Nella confezione il piedistallo è separato dal monitor; i due pezzi si mettono insieme in un secondo con una vite che, intelligentemente, si regola a mano grazie a un anello ripiegabile. Ci vogliono davvero cinque secondi.

I connettori sono tutti sul retro dell’unità. Fortunatamente, per come è fatto il piedistallo, è un attimo inclinare il monitor in avanti e arrivare ai connettori. Che sono pochi, in un monitor che serve solo in quanto tale e non funge da hub Usb o altro come altri modelli più sofisticati. Qui ci sono due porte Hdmi 2.0, una DisplayPort, un jack audio e la presa per l’alimentazione. Dalla scatola escono un cavo Hdmi, il piccolo alimentatore esterno e il cavo di prolunga per arrivare a una presa di corrente.

Sotto lo schermo, in mezzo, sporge dal telaio un logo Philips in trasparenza. Allungando una mano lì sotto, sul retro, si trova il pulsante di accensione, che astutamente può essere premuto oppure inclinato nelle quattro direzioni. Così agisce come un nanojoystick per la configurazione dello schermo. All’accensione era tutto già ottimamente impostato per i miei gusti, a parte la luminosità, che da sempre tengo al minimo. Ho ridotto la luminosità e per il resto, sul monitor, non ho toccato alcunché.

Su Mac ho impostato la risoluzione massima. Onestamente non ricordo quale, di quelle intermedie, abbia trovato preimpostata.

Ho avuto qualche problema iniziale perché, in modo non proprio ortodosso, a Mac acceso ho staccato il cavo Hdmi dal vecchio monitor e l’ho attaccato a quello nuovo. Il Mac era a schermo spento e non so dire se ci fosse stato un crash di Big Sur o se il maneggio con il cavo video lo abbia indotto; di fatto il computer non rispondeva. A un certo punto è apparso il desktop, per sparire un secondo dopo. Mac era in crash, dato che non accettava connessioni ssh; l’ho riavviato ed è comparso lo schermo. Tutto regolare.

A sera, siccome è effettivamente molto luminoso anche con la mia impostazione (la base del monitor misura sessantotto centimetri e di superficie irradiante ce n’è), ho fatto una cosa che non faccio mai; ho messo il Mac in stop. La mattina dopo, premendo un tasto, Mac si è svegliato ma il monitor no. Ho accennato a effettuare una connessione da iPad con Chrome Remote Desktop e subito lo schermo si è acceso.

Non so ancora dire se sia un problema di Mac come hardware, di Big Sur, dello schermo. Difficile che sia un problema del cavo Hdmi perché ne ho provati due diversi e ho provato anche a cambiare la porta usata. Stasera provo a lasciare Mac acceso (come faccio sempre) ed eventualmente a spegnere il monitor. Vediamo che succede. Va detto che a questo momento ho totalizzato quasi due giorni di lavoro e a parte questi due momenti, tutto ha funzionato perfettamente; quando non sono alla scrivania, dopo qualche minuto lo schermo va in standby e, quando torno, tutto si riaccende regolarmente. Per un attimo ho pensato di comprare un cavo DisplayPort, ma in effetti sto lavorando.

La nitidezza e il contrasto sono ottimi per il mio gusto e specialmente proveniendo da tecnologia inferiore su tutto. La luminosità, sempre a mio gusto, è persino esagerata e certo l’utilizzatore medio che vuole uno schermo squillante si troverà a proprio agio. Il colore è precalibrato, da quanto ho capito, e a vedere lo sfondo standard di Big Sur, in modo soddisfacente. Non sono un grafico e accetto qualsiasi critica in proposito; per quello che serve a me quanto a precisione del colore e nitidezza del testo, la spesa vale abbondantemente la resa.

Ho provato la risoluzione massima anche per sperimentare che cosa può accadere dando in pasto otto milioni di pixel a un Mac mini con processore i3 e scheda video integrata, certo non un fulmine di guerra.

Ho avuto una bella sorpresa. La risposta è ottima. Certamente non è un setup indicato per fare elaborazione pesante con Photoshop. Nell’uso composito che faccio, veramente nessun problema. Qua e là mi è capitato di vedere un attimo di scattosità, il che mi fa pensare di essere ai limiti di quanto la macchina si possa permettere. Solo un attimo, comunque, e poi si lavora al cento percento. Immagino che basterebbe diminuire anche solo di uno scatto la risoluzione per eliminare qualsiasi ansia da prestazione. Oppure un processore i5, che nell’epoca di M1 è veramente un parente povero e però sarebbe più che adeguato.

Si accettano domande ove avessi dimenticato qualche dettaglio. Per curiosità, questo post – ottomilanovecentoventotto caratteri compresa l’intestazione necessaria al motore del blog – è interamente visibile nella finestra, sempre nel corpo 18 in cui l’ho scritto, ovviamente allargando la finestra stessa. E di fianco ci starebbe un’altra finestra uguale. Scorrimento zero, zoom zero. Il guadagno di produttività rispetto a come stavo prima è clamoroso.

Molti hanno un monitor moderno da tempo e sorridono all’ultimo arrivato. Ad altri, ancora con un monitor vecchio, posso solo consigliare il cambiamento. La spesa si sente, certo, ma è onesta per le prestazioni. Questo mare di pixel finirà per diventare abituale; intanto, me lo godo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Gli estremi non si toccano
posted on 2021-04-21 01:03

Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello Steve Jobs Theater.

Dei prodotti non saprei parlare. Mi viene da parlare del complesso e questa è già una recensione. Questa organizzazione fattura duecentosettantaquattro miliardi in un anno e riesce ad andare contro il consenso comune, i pareri degli esperti, l’ovvio.

Quanti articoli ho letto sulla inevitabilità di fusione tra macOS e iPadOS (ieri iOS)? Numerosi. Quanti articoli ho letto sull’arrivo di M1 su iPad Pro? Zero. Che cosa ha fatto Apple? Ecco. Invece di unificare il sistema operativo, unifica la piattaforma hardware. Significa economie di scala folli e intanto prestazioni di eccellenza. Il massimo con il minimo.

Quando è uscito Pro Display Xdr, sembrava che la parte importante fosse lo stand da novecentonovantanove dollari, buono per le battute e gli sfottó. Chi ha annunciato l’arrivo di quel calibro di schermo su iPad Pro? Nessuno. (Breaking: lo schermo di iPad Pro, come specifiche, è migliore).

Quanti hanno sbeffeggiato watch alla sua uscita? Oggi è una componente notevole del bilancio aziendale. Ora già girano i meme parodistici su AirTag. Vedremo. Bluetooth, accelerometro, chip U1 (quello degli AirPods) e non ricordo che cosa ancora. Il rapporto tra tecnologia e volume dell’oggetto è mostruoso. E la batteria si cambia in un attimo…

A quanta gente ho sentito dire che a Mac manca lo schermo touch. Non capiscono che ce l’ha iPad. Il percorso diventa chiaro ed evidente oggi così come era stato chiaramente tracciato in anticipo. Messi vicino, con una tastiera addosso a iPad, che differenza c’è tra lui e MacBook Pro? Il touch. Lo schermo. Il sistema operativo. Apple Pencil. Due linee di prodotto che si completano e supportano a vicenda, ampiamente diversificate per persone con esigenze ampiamente diverse. E dietro la catena di produzione è per molti versi unica. Un capolavoro di design industriale.

Capolavoro. Design. Può esserci un dubbio qualunque sulla paternità dei nuovi iMac colorati, quasi metafisici in quello spessore che vorrebbe essere zero, scomparire, come è stato anche detto durante la presentazione? Se ne è andato, ma questo iMac è firmato Jonathan Ive da capo a piedi. Steve Jobs avrebbe amato follemente questo iMac.

Da Steve Jobs a Tim Cook. A parte guardarlo sessantenne e in gran forma sulle stradine di Apple Park in t-shirt nera, da dieci anni timona – dicono – senza genio, senza colpi d’ala, tutta organizzazione e politica interna per tenere l’ambiente tranquillo e escludere le teste calde.

Fosse anche vero, fosse Cook il vigile urbano di Cupertino, dirige il traffico più imponente del mondo. E continuano a uscire prodotti nuovi nonostante Apple Park ospiti al momento quattro gatti e quasi tutti lavorino da casa. Giusto perché il lavoro remoto non è produttivo come quello dell’ufficio.

Al termine di un evento come questo mi dispiace solo di essere già a posto lato hardware. Mi piace, molto, seguire questa traiettoria di progresso tecnologico al servizio dell’individuo. Arrivo alla fine e mi ritrovo stupito da tanti dettagli, piccole e grandi sorprese, particolari inaspettati. Il colosso della tecnologia che vince grazie all’essere bastian contraria rispetto al senso comune, esattamente come quando inalberava la bandiera dei pirati su un anonimo edificio di Bandley Drive. La chiacchiera va da una parte, Apple dalla parte opposta. E non si incontrano mai.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Come scegliere il monitor giusto
posted on 2021-04-20 00:39

È il momento giusto per aggiornare lo schermo di Mac mini e passare a una vista desktop più spaziosa.

Amazon propone una milionata di alternative ma mi viene uno scrupolo e do anche un’occhiata sul sito di Mediaworld. L’ultima volta, quando abbiamo comprato la stampante laser per le attività scolastiche di Lidia, è emerso dopo pochi giorni che su Mediaworld avremmo risparmiato qualche euro rispetto ad Amazon. Niente che valga la perdita del sonno, però almeno togliersi la curiosità.

Anche Mediaworld propone una scelta ampia. Trovo lo stesso monitor che avevo visto su Amazon e anche il prezzo è uguale. Dai, compriamo su Mediaworld e vediamo che cosa succede.

Succede che faccio per accedere al sito e vengo informato che il mio account è valido, ma non è stato confermato. Avrei dovuto validare il mio account con la risposta alla classica email di verifica che viene spedita.

Il problema è che la cosa data a diversi anni fa. Cerco nella pagina l’opzione per farmi inviare una nuova email di verifica. Non c’è. Cerco la l’email di verifica nell’archivio. Non c’è.

Idea: se racconto di essermi dimenticato la password, potrò cambiarla e bypassare la validazione.

Eseguo e ricevo una password provvisoria per l’accesso al sito. Perfetto.

Accedo con la password provvisoria e mi viene detto che non ho ancora confermato l’account.

A questo punto, se hai seguito con attenzione, dovresti essere in grado di rispondere a una semplice domanda: su che sito ho ordinato il nuovo monitor?

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Processore su processore
posted on 2021-04-19 01:54

Giusto perché domani Apple tiene un evento di lancio di qualcosa, tengo a ricordare oggi che esiste Parallels Desktop 16.5 che supporta i Mac con processore M1.

Con Parallels Desktop si può accendere una macchina virtuale su cui eseguire per esempio un Linux per Arm e farla andare il 30 percento più veloce di quanto succede con un consueto Mac Intel equipaggiato con Cpu i9 e abbondanza di Ram.

Una cosa da usare su Parallels e che funziona più veloce ignorando il sovraccarico di elaborazione dato dalla infrastruttura della macchina virtuale, è da uscire di testa.

L’impressione è che Apple sia andata cinque anni davanti a chiunque, nel giro di neanche dodici mesi dal primo annuncio della transizione ad Arm.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Valori fuori norma
posted on 2021-04-18 01:28

Jeff Bezos ha scritto la sua ultima lettera agli azionisti come amministratore delegato di Amazon. E, come ha sempre fatto, in fondo ha allegato anche la prima, scritta nel secolo scorso, era il 1997. L’una e l’altra insieme sono due letture assolutamente raccomandate.

Bezos era l’uomo più ricco del mondo. Poi ha divorziato. Ha riconosciuto metà del patrimonio alla moglie. Ora è ancora l’uomo più ricco del mondo. Chiaro che disponga di mezzi sconosciuti ai comuni mortali (ha disposto finanziamenti personali ad aziende di avanguardia nelle iniziative di contrasto al cambiamento climatico per dieci miliardi di dollari). Altrettanto chiaro che qualcosa lo abbia capito e lo capisca.

Per questo va letto con rispetto e attenzione, checché si pensi di Amazon o della sua gestione. La maggior parte di noi tremerebbe ad affrontare la gestione di un condominio (non tutti, eh). Lui lascia al prossimo amministratore delegato un milione e trecentomila dipendenti. Intanto, lascia un consiglio come questo:

Chi voglia avere successo negli affari (e nella vita) deve creare più di quanto consumi. L’obiettivo dovrebbe essere creare valore per chiunque interagisca con noi. Un’attività che non crea valore per coloro che raggiunge, può sembrare di successo in superficie, ma è destinata a non durare.

Dopo di che passa a dettagliare le stime del valore creato nel 2020 per azionisti, clienti, dipendenti, venditori indipendenti: totale, trecentouno miliardi. Non sono tutti soldi; sono tempo risparmiato, denaro risparmiato, costi risparmiati. Il calcolo è semplice e per niente stupido, da leggere.

La parte che ho più apprezzato è la seguente:

Sappiamo tutti che l’originalità ha un valore. Ci viene insegnato a “essere noi stessi” Ciò che chiedo realmente è l’essere realistici sull’energia che ci serve per mantenere l’originalità. Il mondo ci vuole tipici e ci tira per la giacchetta in mille modi. Non dobbiamo lasciarlo accadere.

C’è un prezzo da pagare per essere originali, e ne vale la pena. La versione favoletta di “sii te stesso” è che, una volta permesso alla nostra originalità di brillare, i problemi finiscano. È una versione fuorviante. Essere sé stessi merita. Ma non bisogna aspettarsi che sia semplice o gratis. Bisogna metterci costantemente energia.

Per l’uomo che fu due volte il più ricco del mondo, l’originalità e la creazione del valore sono collegate. Per uno che ha sempre usato computer considerati fuori norma, è rinfrescante. Anche se non credo che mi usciranno mai dieci miliardi dalla tasca.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Come suona il destino
posted on 2021-04-17 01:28

Abbiamo sentito tutti infinite volte il suono di un Mac che si accende e pochissime o neanche, per fortuna, quello di un Mac che annuncia un problema serio.

512 Pixels ne ha raccolti una serie e ritengo che nessuno sul pianeta sia riuscito a sentirli tutti nelle circostanze previste (addetti alle riparazioni, programmatori ficcanaso, retroappassionati con emulatore: non vale).

Che esistesse anche il suono di un’auto in collisione, per esempio, mai lo avrei detto.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

L’arte della macina
posted on 2021-04-16 02:18

Mi sono ricordato. Le tre virtù del programmatore, il codice come soluzione per entrare in uno stato mentale più elevato.

Poi però, serve una dote speciale ed eminentemente umana: la disposizione a macinare. Ne scrive Jacob Kaplan-Moss:

A volte la programmazione somiglia alla magia: declami un qualche incantamento arcano e una flotta di robot ti obbedisce. A volte, tuttavia, la vera magia è quella di tutti i giorni. Se sei disposto ad apprendere l’arte della macina, puoi ottenere l’impossibile.

Ad adottare l’arte della macina corrisponde l’originale embrace the grind: accettare il fatto che per risolvere una situazione o portare a termine un lavoro si può solo dedicare un tempo e un impegno che chiunque altro nemmeno riuscirebbe a concepire.

L’ultima frase riporta alla magia, ma quella dei prestigiatori. Molti trucchi si basano su una preparazione meticolosa che può durare per settimane, talmente lontana dalla vita reale che difatti gli spettatori neanche iniziano a pensare. Si meravigliano per il trucco, che sarebbe evidentissimo… se solo fossero disposti mentalmente a contemplare il fatto che quel trucco di un minuto abbia richiesto settimane di lavoro.

Non svelo il trucco (niente di che) raccontato nell’articolo di Kaplan-Moss, il quale però cita un passo di un articolo di Teller, mitico prestigiatore americano che ha fatto epoca a Las Vegas negli spettacoli condotti assieme al suo compare Penn:

Un trucco che implica più tempo, denaro ed esercizio di quanto saremmo disposti a investire, ci ingannerà (assieme a numerose altre persone sanissime). Penn e io una volta facemmo uscire cinquecento scarafaggi vivi da un cilindro sulla scrivania di David Letterman. La preparazione del trucco richiese settimane. Assoldammo un entomologo che ci fornì scarafaggi dal moto lento, non eccitati dalle luci di scena, e ci insegnò a raccoglierli senza urlare come preadolescenti. Poi costruimmo un comparto segreto in anima in schiuma, materiale cui gli scarafaggi non riescono ad attaccarsi, ed elaborammo un trucco subdolo per inserire di nascosto il comparto dentro il cilindro. Più fatica di quanto valesse il trucco? Per una persona qualsiasi, probabilmente sì. Non per due maghi.

Questa è l’arte della macina: ci sono situazioni che neanche l’automazione, lo scripting, il machine learning può risparmiarci. Chi sia disposto ad affrontarle ugualmente con il giusto approccio, disporrà di una marcia in più e magari troverà più occasioni in tempi difficili.

Perché tutto questo? Perché BBEdit ha compiuto gli anni di recente. Se esiste un programma disposto ad assisterti quando ti tocca macinare, che non può abbreviare la pena, ma può darti il meglio per affrontarla e renderla persino piacevole, quello è BBEdit.

E poi esiste Internet, un luogo dove si può viaggiare tra editor di testo, automazioni individuali, giochi di prestigio, per compiere viaggi inaspettati. Ci tocca macinare, ma può valerne la pena.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Programmare per dimenticare
posted on 2021-04-15 00:45

Oltre a giocare per entrare in uno stato mentale speciale (vorrei dire superiore ma si può fraintendere), si può fare anche dell’altro.

Scrivono su Wired che per alcuni di noi – isolati, felici nell’oscurità – il codice è una terapia, una via di fuga e un percorso verso la speranza in un mondo travagliato.

Dire terapia è esagerato, stare nell’oscurità mi rende generalmente poco felice, ma mi è impossibile dissentire da una affermazione come questa:

Scrivere codice allevia la pressione perché può fornire controllo in momenti nei quali il mondo sembra entrare in una spirale negativa. Parlandone in forma riduttiva, la programmazione consiste nel risolvere piccoli enigmi. Non enigmi inerti come quelli su una rivista, ma enigmi che che respirano con una strana forza vitale. Enigmi che fanno accadere cose, che completano compiti, automatizzano il lavoro tedioso o permettono di pubblicare parole a disposizione del mondo.

Le mie competenze di programmazione rivaleggiano con quelle di uno scacciamosche (manuale), però quando sono riuscito a completare del codice funzionante, sì, è stato così.

Tutto questo ha a che vedere con le tre virtù del programmatore, enunciate da Larry Wall, il creatore di Perl:

  1. Pigrizia: la qualità che ci spinge a sforzarci al massimo per ridurre il consumo energetico complessivo. A scrivere programmi per risparmiare fatica, che altri troveranno utili, documentati in modo che non ci sia da rispondere a troppe domande.
  2. Impazienza: la rabbia che si prova dinanzi alla pigrizia del computer e ci fa scrivere programmi che non si limitano a reagire ai nostri bisogni, ma li anticipano. O almeno ci provano.
  3. Hubris: la qualità che ci fa scrivere (e curare) programmi di cui gli altri non vorranno dire cose cattive.

A loro volta le tre virtù del programmatore hanno a che vedere con doti particolarmente utili in questo momento davvero difficile per molti, doti di cui parlerò domani se mi ricordo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Suggerimenti per la riapertura
posted on 2021-04-14 00:09

Apple ha dedicato recentemente una pagina a una delle sue Distinguished School, la scuola primaria cattolica di Santa Teresa a Sydney, che utilizza massicciamente iPad per attuare i progetti di studio della serie Everyone Can Create.

Chiaro che il vino dell’oste sia per forza il migliore e che non valga la pena di cercare spunti intriganti o cronaca imparziale in un redazionale che è di autopromozione. Nondimeno, qualche frase qua e là meriterebbe un pizzico di attenzione sopra la media.

Con una comunità di studenti di cinquanta culture diverse, dei quali cui tre quarti parlano inglese come seconda lingua, St. Therese è ricorsa a iPad per aiutarli a sbocciare contro ogni previsione.

Da noi si ama molto raccontare che l’insegnamento digitale acuisca le disuguaglianze e il disagio sociale.

Quando ogni scuola della nazione ha dovuto improvvisamente passare all’apprendimento remoto, lo sforzo che avevamo compiuto per incorporare iPad e il curriculum Everyone Can Create in ogni aspetto dell’insegnamento ha voluto dire che ci trovavamo con una base solida, dalla quale i nostri studenti potevano continuare a imparare senza interruzione.

A proposito del digitale considerato uscita di emergenza se proprio non se ne può fare a meno e altrimenti relegato in laboratori o considerato una materia, invece che una base.

Durante il lockdown, gli studenti hanno usato la app Seesaw per creare raccolte di lavori digitali e condividerle con i docenti. Si sono rivelate così gradite a studenti, docenti e famiglie che ora sono diventate una pratica abituale.

Il digitale può benissimo integrarsi con l’insegnamento classico e nessuno ha mai detto che lo debba sostituire. A parte i manifestanti che vogliono una scuola buona per il Novecento, nel 2021.

E ora tre capoversi impegnativi. Nell’originale il titolo del paragrafo è Agents of Equity. Il punto non è che iPad sia più bello degli altri, ma che il digitale possa essere usato con successo per ridurre i divari.

Durante il lockdown abbiamo potuto osservare studenti che non avevano spiccato il volo durante i giorni di scuola tradizionale, sperimentare un livello elevato di successo. Offrire grande flessibilità sui tempi di apprendimento è stato un sistema così efficace di eliminare i divari, particolarmente per gli studenti che avevano fatto fatica a ingranare dall’inizio, che gli insegnanti continueranno a registrare lezioni usando iMovie e ad approfondire l’insegnamento mediante attività virtuali su iPad inserite nelle proprie lezioni.

“Questa iniziativa di apprendimento misto è un buon esempio di come usiamo la tecnologia per sfidare norme datate come il modello della classe-fabbrica, dove i docenti parlano a file di ragazzi dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio all’interno di un edificio” dice la preside.

“Ogni bambino è diverso, quindi perché ogni lezione dovrebbe essere uguale per tutti?” afferma. “iPad ci permette di personalizzare dove e quanto avviene l’apprendimento, mescolando lezioni virtuali e in presenza che danno modo a ciascuno studente di decidere il modo migliore per dimostrare i propri progressi”.

Non è un racconto di fantascienza, ma quanto succede in una scuola vera, lontana dalla solita America, in un ambito che, seppure privato, è low-fee. St. Therese è una scuola per famiglie normali.

Certamente il lavoro di inserimento di iPad nell’insegnamento è andato avanti per quattro anni. In Australia sono lenti, non come da noi dove gira la circolare del ministro e il giorno dopo sono tutti pronti per le lezioni remote.

Ecco. In questi giorni di dibattito sulla questione delle riaperture, un modesto contributo per evidenziare che, qualunque cosa succeda alle aule, nella scuola ci sono troppe teste che continuano a restare chiuse. Il lockdown non c’entra.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Divino e terreno
posted on 2021-04-13 23:00

Mi è sfuggito il ventinovesimo compleanno di BBEdit.

Perché, quando avrei dovuto pensarci, litigavo con le app dei canali per bambini RayPlay Yoyo e Cartoonito. I modi di fallire che adottano nel momento in cui tu vorresti passare la diretta del canale da iPhone al televisore attraverso tv sono creativi come riescono a esserlo in Rai quando si dilettano con il digitale.

Yoyo proprio non lo permette. Se lo permette, non ci sono arrivato.

Cartoonito è fantastica. Manda senza problemi il video dalla home sul televisore. Solo che è verticale. Ruotato di novanta gradi.

Per fortuna c’è una seconda possibilità: la voce di menu Canale TV. Se accendo il mirroring di iPhone su tv, il video va a pieno schermo sul televisore. Un terzo del quale viene occupato da una parte della schermata del centro notifiche di iPhone, presente per errore. Non ho trovato un modo per levarla.

Ci sono giorni dove devi volare alto per forza, perché come metti i piedi per terra, vien voglia di scappare.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Nel mood giusto per Doom
posted on 2021-04-12 01:04

Sì, beh, niente male approfittare del codice a disposizione degli sviluppatori per inserire un’istanza di Flappy Birds dentro le Notifiche di macOS.

Neil Sardesai, ingegnere iOS, ha già messo Pong dentro un’icona del Dock – riferisce Gizmodo – e Dino Runner nella barra dei menu.

Tuttavia sono solo exploit fini a se stessi e lui lo sa benissimo, tanto che perfino nel pezzo gliene chiedono conto: lo standard è farcela con Doom, che è arrivato persino sul display di un test di gravidanza.

Quando vedo Doom nelle Notifiche di Big Sur, ci provo di sicuro.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Giocare per dimenticare
posted on 2021-04-11 02:34

Ho avuto nella vita contatti sporadici e superficiali con discipline orientali come zen o yoga. Non ne ho mai fatto niente di serio. Eppure ho fato esperienza di varie situazioni di vita tipicamente occidentali che ben si prestavano a favorire l’insorgere di stadi della mente prossimi a quello della meditazione.

Da cestista, uno dei miei punti di forza NON erano i tiri liberi. La mia tecnica era approssimativa e non sono mai riuscito a sviluppare un automatismo durevole. La mia percentuale in carriera è giudicabile come appena sufficiente.

Eppure, quando i miei tiri liberi potevano decidere una partita, ho segnato quasi sempre. Invece che avvertire la pressione del momento, avevo imparato a liberare la mente e a isolarmi dal contesto. Direbbe l’autore di qualche libretto zen, a diventare tutt’uno con il pallone che entrava nel canestro.

Un’altra attività propedeutica erano i videogiochi da bar, specialmente quelli a tema spaziale, del tipo astronave che deve arrivare più avanti possibile evitando il fuoco nemico. Giocando concentrato, ero uno qualunque. Certe rare volte, riuscivo – come dire? – a rendere le mani indipendenti dalla parte razionale del pensiero. Giocavano loro. Con risultati radicalmente migliori.

Ma non sono mai arrivato a risultati come finire Super Mario Bros. in quattro minuti, cinquantaquattro secondi, novecentoquarantotto millesimi. Si legga l’articolo: è giocare una partita non perfetta, ma impiegando nove fotogrammi in più rispetto al limite fisico.

L’eccezionalità dell’impresa non sta nella coordinazione oculo-manuale, ma nella condizione mentale: è semplicemente impossibile raggiungere un risultato del genere attraverso la concentrazione.

Avrei dato qualsiasi cosa per poter leggere l’attività cerebrale di chi ha compiuto l’impresa, durante quei quasi cinque minuti di oblio supremo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Il significato di uguaglianza
posted on 2021-04-10 02:12

Sono ventisettemila macchine nuove più dodicimila rinfrescate, secondo la municipalità di Edimburgo, che verranno consegnate da qui a fine 2022 a studenti tra i dieci e i diciotto anni e docenti, nell’ambito del programma Edinburgh Learns for Life.

Siccome le macchine senza una struttura serie di rete, nel 2021, sono uno spreco, assieme alla distribuzione degli iPad avverrà un potenziamento della connettività nelle scuole, in primo luogo wireless.

Analogamente, per i docenti verranno organizzati corsi di aggiornamento professionale, dato che un iPad è una macchina splendida per insegnare, per chi la padroneggia.

Mentre in Italia i somari riempiono le piazze contro le lezioni in digitale in quanto aumentano le disuguaglianze, in Scozia le disuguaglianze le eliminano.

Quando si deve stare tutti fermi perché qualcuno fa più fatica degli altri a muoversi, non è uguaglianza, ma truffa sulla pelle dei ragazzi e delle famiglie.

Uguaglianza è quando tutti vengono messi in grado di progredire insieme.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Quello che voglio(no)
posted on 2021-04-09 00:16

I tempi eroici del jailbreaking, quando aprivano la sicurezza degli iPhone per poter caricare app non previste da App Store.

L’ho fatto anch’io: avevo ottenuto un iPhone di prima generazione, che senza jailbreak non avrebbe mai potuto funzionare fuori dagli Stati Uniti e senza un contratto con At&T.

C’era chi sosteneva che il jailbreak fosse una questione di libertà dell’utente. Perché l’ho comprato e ho il diritto di farci quello che voglio.

Ci parlerei volentieri oggi, quando sono cambiate un po’ di cose e, per esempio, Procter & Gamble partecipa in Cina a test di una tecnologia di tracciamento pubblicitario in grado di acquisire dati delle persone senza il loro consenso e in barba alle prossime nuove regole di Apple.

La mossa rientra in una iniziativa più ampia del colosso nella vendita al dettaglio di beni di consumo, che vuole prepararsi per un’epoca nella quale nuove regole e preferenza del consumatore limitano i dati a disposizione dei reparti marketing.

Un jailbreak di oggi potrebbe certo consentire l’installazione di app che scavalcano le regole di Apple per tracciare senza consenso del tracciato.

L’ho comprato e ho il diritto di fargli fare quello che vogliono. Senza neppure sapere bene che cosa facciano. Un po’ meno accattivante, come slogan.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La scuola facile
posted on 2021-04-08 00:39

Accennavo ieri a come le maestre di mia figlia abbiano affrontato più che validamente la faccenda delle lezioni remote.

Disclaimer: quell’esperienza omogenea, uguale ovunque e comunque di cui scrivono i media classici, non esiste. Ogni classe, ogni scuola, ogni indirizzo ha le proprie specificità e indicare una ricetta come se andasse bene o male per tutti è sbagliato.

Ciò detto, si può comunque trarre ispirazione generale da alcuni aspetti. Si tenga presente che vale per un primo anno della primaria, con tutti i pro e contro applicabili se si pensa ad altre annate.

Le nostre maestre hanno fatto poche cose, semplici, valide e a costo zero o quasi zero rispetto alla lezione in aula:

  • lezioni da quarantacinque minuti;
  • gruppi da sette bambini;
  • dirette con esercitazioni pratiche e attività materiali;
  • pochissima lezione frontale e tanta interazione;
  • riduzione delle ore.

Da un orario in aula di otto ore giornaliere, l’orario online è stato ridotto a “sole” due ore. Molti genitori non hanno capito e si sono anche lamentati; sono quelli che poi nei sondaggi bocciano la Dad. In verità, quei novanta minuti complessivi sono il massimo che si possa chiedere a bambini di sei anni, quindi con una soglia di attenzione bassa; fare di più sarebbe controproducente.

Invece, le lezioni a sette bambini hanno aumentato clamorosamente l’efficacia e la quantità di lavoro svolto. Le maestre hanno demandato alle famiglie una quantità elevata di compiti, esercizi, attività che altrimenti si sarebbero svolte in classe. Senza entrare nelle ovvie implicazioni sociali della questione, che però non dipendono dall’apprendimento digitale bensì da come siamo sempre stati abituati a organizzarci, la risultante è stata che per un mese il lavoro di classe:

  • è progredito alla stessa velocità di quello in aula;
  • tra lezioni su Meet e compiti, ha richiesto meno tempo, con un aumento dell’efficienza dell’insegnamento;
  • ha portato a un aumento del dialogo, seppure online, tra maestre e genitori.

Naturalmente i bambini non hanno socializzato. Ma siamo in zona rossa e non è colpa della telescuola se i bambini non hanno socializzato. Anche in questo caso, la nostra organizzazione sociale è di un certo tipo e per vari aspetti si è adattata piuttosto bene alla convivenza con il virus; per altri aspetti, no.

Invece di manifestare per riaprire le scuole, senza che sia stato fatto nulla per consentire di farlo in sicurezza, lo scettico dovrebbe invece capire che oggi il lavoro dell’insegnante deve riverberarsi anche attraverso il mondo digitale, specialmente oggi che siamo in condizioni di emergenza, ma poi sempre; in certe situazioni la lavagna batte lo schermo, in altre vale il viceversa; la scuola vincente miscela il meglio delle due esperienze, invece che perdersi in manicheismi.

Le persone di buona volontà, docenti e genitori, possono trovare risorse, esperienze, pareri, creatività e conforto nel gruppo Facebook La classe capovolta o presso Insegnanti 2.0. I protestatari potrebbero anche usare più spesso i cappelli a cono d’asino che esibiscono nelle piazze. In fondo, si capisce bene perché li maneggino con tanta familiarità.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Renitente all’apprendimento
posted on 2021-04-07 03:45

La primogenita al suo primo anno di scuola primaria torna in aula dopo un mesetto di blocco e di lezioni a casa.

Questo post doveva contenere una serie di elogi, spiegati, alle maestre per come hanno organizzato l’attività e tenuto vivo l’interesse di bambini di sei anni senza alienarli con videolezioni scervellate. Hanno lavorato davvero bene, con semplicità ed efficacia.

Invece lo scrivo domani, perché la società che fornisce la piattaforma di registro elettronico alla scuola della primogenita è stata attaccata da pirati informatici che hanno cifrato i contenuti della piattaforma e chiesto un riscatto; il classico ransomware.

Per portare a segno un attacco di questo tipo, occorrono debolezze di piattaforma e ingenuità nelle persone. In ogni caso, non dovrebbe essere una minaccia capace di impattare significativamente su un’azienda; e, se lo fa, dovrebbe esistere una procedura apposita di disaster recovery per liberarsi del problema.

Invece, no. In questo momento la home di Axios Italia riporta quanto segue:

§§§

06/04/2021 - Ore 08:45


Gentili Clienti,

a seguito delle approfondite verifiche tecniche messe in atto da Sabato mattina in parallelo con le attività di ripristino dei servizi, abbiamo avuto conferma che il disservizio creatosi è inequivocabilmente conseguenza di un attacco ransomware portato alla nostra infrastruttura.

Dagli accertamenti effettuati, al momento, non ci risultano perdite e/o esfiltrazioni di dati.

Stiamo lavorando per ripristinare l'infrastruttura nel più breve tempo possibile e contiamo di iniziare a rendere disponibili alcuni servizi a partire dalla giornata di mercoledì.

Sarà nostra cura tenervi costantemente aggiornati.

05/04/2021 – Ore 18:20


Gentili Clienti,

nello scusarci per il protrarsi del disservizio, teniamo a informarVi che stiamo lavorando alacremente con l’obiettivo di rendere disponibili tutti i servizi web entro pochi giorni. Sarà nostra cura aggiornarVi al loro ripristino.

05/04/2021 – Ore 13:20


Gentili Clienti,

a seguito di un improvviso malfunzionamento tecnico occorso durante la notte, si è reso necessario un intervento di manutenzione straordinaria.

Sarà nostra cura darVi comunicazione alla ripresa del servizio.

Scusandoci per il disagio, per qualsiasi necessità rimaniamo a Vostra completa disposizione attraverso l’indirizzo mail contatti@axiositalia.com

03/04/2021 – Ore 11:00

§§§

Mentre scrivo, sono tre giorni che i servizi sono fermi. Soprattutto, il tentativo iniziale di fare passare per malfunzionamento tecnico un attacco ransomware fa cadere le braccia.

Questa azienda ha i requisiti per fornire il registro elettronico alla scuola pubblica italiana? Registro che, stante l’ordinamento della scuola pubblica suddetta, è di importanza critica (almeno burocratica)?

Perché non si riesce mai con la scuola a fare una cosa come si deve fino in fondo? Perché la scuola insegna ma sembra che mai riesca a imparare pienamente?

Vediamo intanto se oggi tornano su.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

LG, il prezzo è giusto
posted on 2021-04-06 00:40

LG è uscita dal business dei computer da tasca insegnandoci diverse lezioni.

La prima sembra ovvia, ma palesemente va ricordata: è poco saggio investire denaro su prodotti di aziende che lavorano in perdita. LG è un colosso globale in salute, eppure la sua divisione mobile era in rosso da più di cinque anni in misura disastrosa, con fatturati da quattro-cinque miliardi di dollari e margine negativo di settecento-ottocento milioni (750 milioni nel 2020, 850 nel 2019). Una situazione che difficilmente può durare a lungo.

La seconda lezione è quella sul valore delle trovate tecnologiche fini a se stesse.

Essere disposti a provare cose nuove, anche se non funzionano, vuol dire fare esperimenti con il portafogli dei clienti paganti. LG sarebbe stata la prima a introdurre fotocamere ultrawide; ha proposto design ricurvi e flessibili, schermi rotanti, modelli arrotolabili. Mancano solo le alabarde spaziali.

Il lettore di bocca buona si stupisce, pensa innovazione! e si chiede perché queste cose non le faccia Apple. In generale, se Apple non le fa, è perché non sono ancora pronte, o non piacciono alla gente che dovrebbe comprarle. Qui si preferisce una azienda che si faccia gli esperimenti nella propria stanzetta, in senso figurato, e proponga unicamente cose che funzionano e possono davvero essere utili, dopo avere scartato le idee simpatiche ma impraticabili.

Terza lezione: secondo una narrativa molto diffusa, gli smartphone costano cifre esagerate e, in particolare, gli iPhone più di tutti. La realtà è diversa: per produrre oggetti tecnologicamente evoluti come quelli attuali in termini di miniaturizzazione, autonomia, potenza, e farlo su un percorso di miglioramento costante negli anni, molto probabilmente i prezzi che ne conseguono sono necessari. Si può obiettare magari sull’entità dei margini di profitto; la base dei costi, tuttavia, è una dura evidenza per le aziende non preparate. Nel mercato attuale fanno soldi Apple, Samsung e poi rimangono le briciole.

L’ultima lezione.

Il prodotto è un pretesto. Nel 2021 si compra un ecosistema, di cui lo hardware è semplicemente l’aggancio materiale, come già scrivevo a proposito delle stampanti. LG poteva avere gli schermi delle meraviglie, ma il suo ecosistema tende a zero. Non stupisce che i profitti seguissero la stessa traiettoria.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Supremo Enigma
posted on 2021-04-05 00:56

Apple afferma chiaramente che watch è compatibile con iPhone 6s o successivo con iOS 14 o successivo.

Sarà compatibile con iPhone SE edizione 2016, che condivide il processore di iPhone 6s ed è uscito sei mesi dopo? Si direbbe di sì perché è successivo, ma sto ancora cercando una conferma.

La cerco perché mi interessa il modello cellulare e la tabella degli operatori che lo supportano rinvia per l’Italia a Vodafone, però attraverso un link che non funziona.

La cosa è rilevante perché, per usare la funzione di telefonia in autonomia, watch SE deve comunque essere apparentato a un iPhone, il quale deve utilizzare lo stesso identico provider.

L’unica eccezione a questa regola è per i membri di In Famiglia, per i quali la restrizione non si applica. Neanche a dirlo, il supporto per avere watch cellulare configurabile in modo diversi per i membri di In Famiglia, in Italia deve ancora arrivare.

Ho perfino posto una domanda su Apple Discussions, che è il primo passo verso lo sviluppo di uno stato depressivo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La mappa della libertà
posted on 2021-04-04 00:56

Nel dichiarare la digitalizzazione come obiettivo primario da qui al 2025, la città di Dortmund ha approvato due risoluzioni fondamentali:

  • uso di software open source ovunque possibile;
  • il software sviluppato dall’amministrazione o da essa commissionato viene messo a disposizione del pubblico.

Fatto importante è che, da qui in futuro, la pubblica amministrazione dovrà giustificare il mancato uso del software libero in luogo di una applicazione proprietaria. Di solito è il contrario.

Dortmund entra nell’elenco delle città che – ne avevo già scritto – sono assimilabili ai monasteri dopo il crollo dell’Impero romano di Occidente: isole di conservazione della cultura e della civiltà in un mare di declino.

In una visione fantasy, mi sovviene la sequenza delle pire in cima ai picchi più alti, accese in sequenza per trasmettere una richiesta di soccorso, come mostrato ne Il ritorno del Re:

Vale anche la lettura della Trilogia Galattica di Asimov, relativamente alla Fondazione incaricata di tenere acceso il lume della civiltà nella Galassia squassata dai conflitti. (C’è anche la Seconda fondazione, di cui però nessuno conosce l’ubicazione).

Forse è ora che qualche volonteroso realizzi una mappa dinamica sul web, che mostri e connetta le isole del mondo ancora libero svettanti sopra la melma dell’omologazione.

Se sembra esagerato o sciocco, si salvi questo post e ne riparliamo nel 2031.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Salute e benessere
posted on 2021-04-03 01:32

Una persona molto anziana che vive sola, autosufficiente ma con qualche problema di deambulazione. Se cade, può essere un problema.

Se cade e non riesce più a raggiungere un terminale di comunicazione, è un grosso problema. Risolvibile con uno di quegli apparecchietti da portare al collo, con un pulsante programmato per segnalare un problema alla centrale di ascolto.

Se cade e perde conoscenza, è un problema che l’apparecchietto non risolve.

Se è già caduta una volta? La risposta del medico di base, per telefono, è ricoverare. Se avesse detto chiaramente tanto vale che muoia in ospedale suonerebbe almeno più sincera. Certamente il sottotesto suona come ho altre cose cui pensare.

Credo che in questo momento watch sia l’unica soluzione buona anche per lo scenario peggiore, visto che a partire dal modello SE contiene la funzione di riconoscimento della caduta, con attivazione automatica della chiamata di emergenza se il portatore non la esclude entro trenta secondi.

Noto come la struttura adibita alla salute pensi al benessere (proprio). E come l’azienda tecnologica sinonimo di benessere, pensi alla salute.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Caos calmo
posted on 2021-04-02 00:57

John Gruber ha ragione: la storia dell’automazione per macOS e iOS è semplicemente caotica e non pianificata.

Lo fa citando Jason Snell, che ha ragione pure lui, e spiega che Mac ha bisogno dei Comandi rapidi. Né Automator né AppleScript arriveranno mai su iOS, mentre i Comandi rapidi potrebbero tranquillamente compiere il percorso inverso.

I Comandi rapidi per Snell sono il futuro possibile dell’automazione su Mac, per Gruber – che peraltro non prende posizione – finora si è solo generato caos. Due torti non fanno una ragione, ma due ragioni fanno una ragione al quadrato.

Questo, unito al fatto che Apple sta effettivamente ragionando non su un unico sistema operativo per tutti gli apparecchi, ma su sistemi operativi separati e però sempre più integrati, potrebbe lasciare ben sperare per qualche novità interessante in tema di automazione a Wwdc.

Non c’è fretta. Ma chi ha la vista più lunga ha già cominciato a sfruttare i Comandi rapidi di iOS in modo massiccio e Snell porta esempi convincenti. Il passo successivo è logico, trova posto nelle logiche di Apple e porterebbe qualche ordine nel caos. Incrociamo le tastiere.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Bovi d’aprile
posted on 2021-04-01 00:57

Suppongo che voglia essere uno scherzo.

L’idea è che uno pensi che sia vero, scopra che non lo è e ci si facciano grasse risate sopra: gli scherzi funzionano all’incirca così.

A parte l’idea insinuata sotto sotto che telemetria significhi per forza minaccia alla privacy, un pochino forzata, un altro messaggio che passa con lo scherzone è che iOS e Android siano in fin dei conti equivalenti.

Poi lo scherzo finisce, quando si apre Ars Technica e si legge Uno studio sostiene che Android invii a Google venti volte più dati di quanti ne invii iOS ad Apple.

Ma più che ai pesci, per la profondità dell’analisi, viene da pensare ai ruminanti, semplicemente alle prese con balle di news più che trifogli nel prato.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

This blog covers 1802, 1Password, 1Writer, 276E8VJSB, 50 Years of Text Games, 500ish, 512 Pixels, AAC, AI, AR, Accademia di Belle Arti, Acer, Adium, Adobe, AirBnB, AirPods, AirPort Express, AirPort Extreme, AirTable, AirTag, Akko, Al Evans, Alac, All About Apple, All About Apple Museum, AlphaGo, Altroconsumo, Amazon, Amd, Anaconda, Anagrafe, Android, Andy Hertzfeld, Anteprima, App Store, App Tracking Transparency, Apple, Apple Arcade, Apple Distinguished School, Apple Gazette, Apple II, Apple Music, Apple Park, Apple Pencil, Apple Silicon, Apple Store, AppleDaily, AppleInsider, AppleScript, Aqua, Aqueux, Arm, Ars Technica, Ascii, Asymco, Audacity, Audion, Australia, Automator, Axios, BBEdit, Backblaze, Bandley Drive, Basecamp, Battle for Polytopia, Beeper, Bell Labs, Benjamin Clymer, Big Mac, Big Sur, Bill Gates, Bing, BirchTree Mac, BlastDoor, Braille, Bruno Munari, Buzz Andersen, CERN, California State University, Cap’n Magneto, Carbon, Carbon Copy Cloner, Carlo Canepa, Cartoonito, Casa Graziana, Catalina, Cbs, Cessapalombo, Chaplin, Cheetah, China Railway Shenyang, Cina, Clubhouse, Coca-cola, Coleslaw, Colle Giacone, Collegiacone, Comandi rapidi, Come un ombrello su una macchina da cucire, Common Lisp, Comune, CorpoNazione, Cortana, Cossignani, Covid, Covid-19, Coyote Cartography, Creative Cloud, Crema, Css, Csuccess, Cuore di Mela, Cupertino, Cupra Marittima, DaD, Dad, Dalian, Dan Peterson, Daring Fireball, De André, Dediu, DeepMind, Dell, Disney, DisplayPort, Disqus, DocC, Dock, Dolby Atmos, Dolphin, Doom, Dortmund, Dr. Drang, Drafts, Drm, DuckDuckGo, Dungeons and Dragons, Dvd, Edimburgo, Edinburgh Learns for Life, Editorial, Elio e le Storie Tese, Epic, EpocCam, Erc, Erica Sadun, Euro 2020, Europei, Everyone Can Create, Excel, Exchange, ExtremeTech, Eyepatch Wolf, F24, Fabio Massimo Biecher, FaceID, Facebook, Fai, Federico Viticci, Feedly, Finder, Flac, Flappy Birds, Flash, Flavio, Flurry Analytics, Focus, Fondazione, Fondo Ambiente Italiano, Ford, Franco Battiato, Frix, FrontPage, Fsf, Fëarandil, G3, GQ, Geekbench, Geneforge 1 - Mutagen, Giacomo Tufano, Gianni Catalfamo, Giardino delle Farfalle, Giorgio Dell’Arti, GitHub, Gizmodo, Gnu, Go, Google, Google Play, Gorizia, Gplv3, HP, HP Smart, Hafnium, Halide, Happy Scribe, Hdmi, Hearthstone, Hemlock, Hewlett-Packard, Hey, Hii, Hodinkee, HomePod Mini, Horace Dediu, Html, Huawei, Huffington Post, Il ritorno del Re, Il vitello dai piedi di balsa, IlTofa, Immuni, Incunabolo, Insegnanti 2.0, Inside Macintosh, Intel, Internet, Internet Explorer, Internet Relay Chat, Invalsi, Irc, Isaac Asimov, It is better to be a pirate than join the Navy, Ivacy, Jacob Kaplan-Moss, Jason Snell, JavaScript, Jeff Bezos, Jeff Vogel, Joanna Stern, John D. Cook, John Gruber, John Perry Barlow, John Voorhees, Jonathan Ive, Jägermeister, Kagi, Kansas City Chiefs, Ken Thompson, Keyboard Maestro, Kickstarter, Krebs, LG, La classe capovolta, LambdaMOO, Larry Wall, LaserWriter, LibreItalia, LibreOffice, Lidar, Lightroom, Liguria, Linus Torvalds, Linux, Lisp, Live Text, Luca Accomazzi, Luca Bonissi, Luca Maestri, Lucy Edwards, Lux, M.G. Siegler, M1, M118dw, Mac, Mac OS, Mac OS X, Mac mini, MacBook Air, MacBook Pro, MacMomo, MacRumors, MacSparky, MacStories, Macintosh, Macintosh Plus, Macworld, Mail, Mailchimp, Mappe, MarK Twain, Marco, Markdown, MarsEdit, Martin Peers, Marvin Minsky, Matt Birchler, Matteo, Matthew Cassinelli, Mavericks, Mediaworld, Medium, Meet, Memoji, MessagePad, Microsoft, Mike Bombich, Mike D’Antoni, Mission Control, Mission Impossible, Model One Digital+, Model T, Mojave, Monterey, Monti Sibillini, Mosaic, Motorola, Mount Sinai, Mp3, Muse, Museo Malacologico Piceno, Muut, Nanchino, Napoli, Nasa, NeXT, Neil Young, NetHack, NetHack Challenge, NetNewsWire, Netscape, New York Times, Newton, Newton Press, Nicola D’Agostino, Noam Chomsky, Nokia, Notebook, Notifiche, Notre-Dame, NovaChat, OBS Camera, OBS Studio, OS X, Object Capture, OldOS, Olimpia, Olimpiadi, OpenDocument, OpenDocument Reader, Ordine dei Giornalisti, Orwell, P3, PageMaker, Pages, Panic, Panini, Paola Barale, Paolo, Paolo Attivissimo, Parallels, Patreon, Patrick Mahomes, Pdf, Penn, People, Perl, Perseverance, Pfizer, Philip Elmer-DeWitt, Philips, Photoshop, Pixar, Pixar Theory, Pixel Envy, Plan 9, Play Store, Playdate, Polympics, Polytopia, Power Macintosh 7200/90, PowerBook, PowerBook Duo, PowerPC, PowerPoint, Preferenze di Sistema, Pro Display Xdr, Procter & Gamble, Programmatori per caso, Project Zero, Python, Queen, Queensland, Quick Notes, QuickLoox, Radio.Garden, Rai, RaiPlay, RaiPlay Yoyo, Raspberry Pi, Raymond, Raz Degan, Recenti, Reddit, Redmond, Richard Stallman, Rss, Runescape, Ryzen, Safari, Salesforce, Samsung, Sars, Savona, Scott Forstall, Screen Time, Scripting, SharePlay, Shazam, Shortcuts, Shortcuts Catalog, Siegler, Simone Aliprandi, Six Colors, SkilledObject, Slack, Sony, South African Revenue Service, Spaces, Spatial Audio, Spid, Spiderweb Software, St. Therese Catholic Primary School, Stadia, Stefano, Stephen Hackett, Stephen Kleene, Steve Jobs, Stevie Wonder, Storie di Apple, Sudafrica, Super Bowl, Super Mario, Super Mario Bros, Swift, Swift Playgrounds, SwiftUI, Taio, Tampa Bay Buccaneers, Teams, Tech Reflect, Teller, Tempi moderni, Terminale, Tesla, TextEdit, Textastic, The Briefing, The Eclectic Light Company, The Information, The Internet Tidal Wave, The Motley Fool, The Verge, Think Different, Thoughts on Flash, TikTok, Tim Berners-Lee, Tim Cook, Tivoli, Tivoli Audio Art, Toca Boca, Tokyo, Tom Brady, Tom Taschke, Tommaso, Torrent, Toshiba, Travis Holm, Trillian, Trilogia Galattica, Tweetbot, Twitter, TypeScript, U1, Unicode, Unix, Utf-8, Vaccino, Vesa, Vestager, Visual Studio, Visual Studio Code, Vpn, VxWorks, WWDC, Walkman, West Coast, Wimbledon, Windows, Windows 11, Windows Phone, Wired, Wishraiser, Word, WordPress, World of Warcraft, WorldWideWeb, Wwdc, X-window, Xcode, Xdr, Xevious, Xi, YayText, Yoda, Yoko Shimomura, YouTube, Zoom, Zune, adware, analogico, board, business, cartelle smart, cookie, coronavirus, cybersecurity, desktop publishing, digitale, ePub, emacs, emoji, hyper key, i3, iBooks Author, iCloud, iMac, iMessage, iMovie, iOS, iOS 14, iOS 14.5, iOS 14.5.1, iPad, iPad Air, iPad Pro, iPadOS, iPadOS macOS, iPhone, iPhone 12 mini, iPhone 6, iPhone 6s, iPhone SE, iPod, iTunes, intelligenza artificiale, isso, jailbreak, lossless, macOS, macOS 11.4, malware, npm, open source, privacy, programmazione, regex, remote working, rsync, sandbox, scuola, setteBit, software, soup, streaming, tag, uptime, walled garden, watchOS, x86, zip, Arcade, tv, watch, watch SE

View content from 2021-08, 2021-07, 2021-06, 2021-05, 2021-04, 2021-03, 2021-02, 2021-01


Unless otherwise credited all material Creative Commons License by lux