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Scienza e politica

C’è qualcosa peggiore, per divisività e ambiguità del tema, di scrivere su scienza e fede? Sì: scienza e politica.

Perché la politica va per idee, ma i meccanismi della politica vanno per scienza. O dovrebbero ed è già la prima area di conflitto.

Votare, diceva un amico su Facebook, è l’atto politico per eccellenza. Certo. Contare i voti è aritmetica pura; non c’è niente di politico nel conteggio dei voti e, se c’è, puzza.

Un parlamento è la manifestazione più alta della politica, del confronto, della democrazia. Il numero dei membri di un parlamento – il discorso si fa improvvisamente meno astratto – non è, non deve essere una decisione politica, che è inevitabilmente di parte. Il parlamento è, appunto, sopra le parti: pieno di parti che litigano e lo fanno secondo regole rigide, precise, che valgono per tutti, non per la maggioranza o per chi raccoglie più voti.

Quindi il numero dei membri di un parlamento va deciso in maniera scientifica: il numero ottimale per una nazione, il miglior compromesso tra la rappresentatività e la funzionalità effettiva.

Sembra impossibile? Eppure ci hanno provato. C’è uno studio scientifico che ipotizza come calcolare il giusto numero di parlamentari in rapporto alla popolazione.

Giusto? Sbagliato? Fazioso? Sbilanciato? Imparziale? Pilotato? Frega niente. È uno studio scientifico, quindi dire sbagliato è rispondere con una pernacchia a un argomento. Bisogna portare dati migliori se i dati non vanno bene e argomentare correttamente se l’argomentazione è scorretta. In pratica, o si scavalca lo studio per andare oltre o è meglio stare zitti. Il metodo scientifico funziona così. Un peer può limitarsi a trovare difetti nello studio, ma deve mostrare che sono tali e farlo al livello di complessità dello studio, o più sopra. Più sotto, meglio leggere che scrivere.

(Il primo che si azzarda a dire che per l’Italia dovrebbe applicarsi a una camera sola, essendocene due, lo deautorizzo su iTunes).

Parlando di questo argomento si finisce inevitabilmente a parlare di sistema elettorale. Mi permetto di segnalare alcuni articoli di Pietro Speroni di Fenizio di cui ho avuto l’onore di curare la pubblicazione. Speroni di Fenizio è un matematico specializzato nell’analisi dei sistemi elettorali, che ha inventato un sistema semplice da capire, capace di riunire caratteristiche di proporzionale e maggioritario in modo sinergico e riunire governabilità, rappresentanza, tutela delle minoranze, impossibilità di maggioranze bulgare e altro ancora. Invito alla lettura.

Molti e molti anni fa, un mio amico talentuoso utilizzò un Sinclair QL per mostrare i risultati delle elezioni locali su un grosso televisore in pizzeria man mano che procedeva lo spoglio: non era mai successo prima. Interesse e curiosità totali da parte di tutti in paese. Questo post discende da quel giorno lì.

I partiti si erano (metaforicamente) scannati a fare politica per conquistare voti. La partecipazione degli elettori non finiva usciti dal seggio, però; e per fare sapere a tutti chi vinceva, prima di chiunque altro, serviva un computer con un programma. Politica e scienza devono marciare insieme. Litighiamo su quanti seggi si debbano riempire in parlamento, ma su base scientifica. Chi lo fa su base politica cerca il proprio interesse e invece il parlamento, grande o piccolo, è di tutti, sopra le parti.