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Europa 2.0

Per quanti non si fossero trovati a dover rispettare certi requisiti formali collegato a una gara di appalto, Europass ha chiuso il servizio alle diciannove di ieri per aggiornarsi a una nuova versione. Europass di cui pensavo peggio, invece è decente. Non sono mai riuscito a fare salvare un curriculum su Dropbox o Google Drive da iPad, però lo scaricamento in locale ha sempre funzionato. E poi il senso di Europass 2.0, leggo, è proprio sganciarsi dai cloud esterni per conservare il curriculum in proprio. In un certo senso, non riuscendo a salvare, già c’eravamo.

A proposito di salvare, naturalmente il lavoro sull’ultimo curriculum è andato perso. Il giorno della transizione era stato annunciato con anticipo ma l’ora no e quelli dentro il servizio si sono accorti che non funzionava più quando hanno appunto cercato di salvare.

L’idea di aggiornare il servizio su un server differente e riassegnare i DNS al momento della transizione non è venuta in mente a nessuno. Forse in Europa non c’erano abbastanza risorse per usare uno staging server.

La pagina di errore non ha un redirect alla home del nuovo servizio, nel caso riprenda a funzionare; si può ricaricare all’infinito a prescindere dallo stato del server funzioni oppure no. Un burocrate ama questo tipo di sfide all’utente comune e così ho intuito subito che avevano colto l’occasione.

L’intuizione mi è servita unicamente per arrivare alla pagina di login, la novità principale del servizio. Che lascia in attesa perenne le richieste di accesso. Perenne non va preso alla lettera, chiaro. Diciamo che alle ventitré non c’era verso di entrare e nemmeno all’una.

Fanno sei ore di disservizio. A questo punto una Amazon avrebbe cominciato a perdere qualche decimale in Borsa e a pubblicare bollettini di aggiornamento. L’Europa vola più alto e ci lascia pregustare la sorpresa di quando una persona paziente il giusto scoprirà di poter di nuovo lavorare su Europass.

Dopotutto in Europa proteggono la nostra privacy contro le subdole multinazionali americane, ingrati che siamo. Certo l’impossibilità di usare un servizio garantisce che non verranno acquisiti dati personali.