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Impara l’arte
posted on 2021-10-15 01:28

Dopo vari esperimenti condotti con iMovie, mChapters e soprattutto ffmpeg, che è straordinario ancorché esoterico, ho capito il necessario su come aggiungere capitoli a un video.

Peccato che YouTube non li importi e non li riconosca, a favore del suo metodo che a questo punto vedo necessario applicare ex post al posto delle soluzioni più eleganti che immaginavo fossero possibili.

Metto l’arte da parte. Però è stato un bel viaggio.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

La settima onda
posted on 2021-10-14 00:31

Sono in procinto di dotarmi di un watch Series 7 e ho letto con doppia attenzione la recensione di John Gruber su Daring Fireball.

Mi è piaciuta perché ha toccato corde cui sono più sensibile. La cura per i dettagli, la differenza che può fare un millimetro nel case di un orologio, l’evoluzione dello schermo dal primo modello a oggi, le particolarità del bordo convesso della Series 7.

Mi è piaciuta questa considerazione:

watch è un orologio cui capita di essere un computer, non un computer cui capita di stare sul polso. Se valuti la decisione di aggiornarti come faresti con un computer o persino un telefono, stai mancando il punto.

In verità ho sempre chiamato watch computer da polso. Però questa considerazione di Gruber è indirizzata a chi abbia già un watch e stia misurando l’opportunità di cambiare. Il suo giudizio è che vale la pena di farlo solo se piace il suo aspetto. Cioè, il criterio usato da chiunque cerchi un nuovo orologio.

Io arrivo da una prima generazione e per me il salto sarà comunque enorme in fatto di prestazioni e possibilità. Continuo a pensarlo come un computer. E d’altronde lo cambio dopo sette anni, proprio come farei con un computer.

Quest’altra considerazione, che è anche la conclusione, mi è piaciuta moltissimo:

Sette generazioni dopo, sembra chiaro che Apple abbia perseguito fin dall’inizio un ideale platonico di watch, in termini di forma, dimensioni e schermo. Series 4 ha costituito un progresso importante, con cambiamenti di rilievo che hanno molto avvicinato watch a questo ideale. Series 7 è un progresso minore, non maggiore, ma questo si deve alla riprogettazione di Series 4, che ha portato watch così vicino a ciò che da subito era stato concepito per essere. Forse un giorno Apple produrrà un watch del tutto reimmaginato; un nuovo ideale. Forse no. watch ha sempre saputo che cosa voleva essere e Series 7 gli si avvicina più che mai.

Vado convinto. Love is the seventh wave.

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Un aggiornamento da incorniciare
posted on 2021-10-13 00:34

Federico Viticci ha pubblicato e reso liberamente disponibile Apple Frames 2.0, la testimonianza più evidente del potenziale insito nello scripting e nell’automazione.

Chi segua il suo sito MacStories sa che le schermate di sistema operativo e programmi vengono pubblicate nella cornice del prodotto: che io sappia, nessun altro lo fa. Tutti noi comuni mortali acquisiamo una schermata e pubblichiamo la schermata.

Lui no. Se la schermata arriva da un iPhone X, la vediamo dentro il telaio di un iPhone X, come se fosse stata fotografata la macchina mentre mostra la schermata.

Chi ha per le mani un grafico, provi a chiedergli quanto vuole per fare lo stesso lavoro. L’articolo di MacStories contiene ventotto schermate.

E per farlo più volte? Viticci ha creato un automatismo con i Comandi rapidi di iOS/iPadOS/macOS/watchOS. Questa versione 2.0 aggiorna le cornici disponibili, è più veloce, pesa meno e riconosce più lingue.

Non c’è che scaricarla. Su iPhone ho scoperto una cosa interessante: per poter installare Comandi rapidi provenienti da fonti non certificate, bisogna avere azionato almeno una volta un Comando rapido. Altrimenti il sistema inibisce l’accesso all’interruttore della preferenza.

Poi, la prossima volta che qualche frescone chiederà che cosa fa un Mac che non possa fare un PC, o rimarcherà che Android costa meno, ecco che cosa fargli vedere. Funziona su tutte le piattaforme di Apple con la sola eccezione di Apple TV (sì, compreso watch). Richiederebbe un lavoro di programmazione importante se non ci fossero i Comandi rapidi. Risolve un problema reale e, nel farlo, aumenta il valore dell’offerta di MacStories.

Chiedergli, al frescone, di fare la stessa cosa con Visual Basic, o con Android se è per quello, con i soli strumenti di sistema.

Se un esempio come questo non basta a fare venire la voglia di automatizzare, penso che niente ci riuscirebbe. Ed è un peccato, per chi si priva di un pezzo di autoformazione non banale.

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Da zero a cento
posted on 2021-10-12 00:16

Proprio l’altro giorno, su stimolo di Edoardo, inserivo qui un vecchio articolo scritto molti anni fa per Macworld Italia, con riferimenti all’epoca in cui Apple chiudeva l’anno fiscale 1997 con un miliardo di dollari in perdite su sette miliardi di ricavi.

Stava tornando Steve Jobs e le cose cambiarono piega nel giro di pochi mesi.

Oggi leggo che Apple potrebbe chiudere l’anno fiscale 2021 con un attivo di cento miliardi di dollari.

Di fronte a una notizia come questa possono aprirsi numerosi fronti di discussione, di cui uno solo mi interessa: comunque vada, abbiamo vissuto un momento storico irripetibile.

Ieri pomeriggio mi occupavo di un libro che spiega come guadagnare un milione di follower sui social media nel giro di un mese. Fa impressione, sì. Convincere un miliardo e mezzo di persone della bontà del tuo prodotto, che si trova fuori dalla corrente e va scelto perché nessuno te lo fa trovare scontato sul tavolo, è davvero tutta un’altra impresa.

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La quarta virtù
posted on 2021-10-11 00:28

Che leggerezza, che letizia vedere Dr. Drang mettere insieme un pezzo di Python e un pezzo di AppleScript per risolvere una faccenda di web scraping inerente il recente voto in California. Dove, racconta,

il problema maggiore era raccogliere i risultati del voto pubblicati dall’ufficio della Segreteria di stato californiana. […] Che non ha pubblicato alcuna tabella singola dei voti organizzati per contea, ma cinquantotto pagine web indipendenti, appunto una per contea.

La sfida diventa allora automatizzare il processo per evitare errori indotti dalla noia, cosa che potrebbe accadere a chi si ritrovasse a riunire a mano i risultati provenienti da cinquantotto pagine differenti.

Passando da Numbers, BBEdit e MultiMarkdown, arriva alla tabella riassuntiva. Il suo metodo ha un pregio particolare per la situazione: in una elezione, è facile che uno o più dati parziali cambino nel tempo. Avere un automatismo permette di rifare i calcoli ogni volta che sia necessario.

Il creatore del linguaggio Perl, Larry Wall, definì le Tre virtù del programmatore come pigrizia, impazienza e hubris (la qualità che ti fa scrivere – e manutenere – programmi di cui nessuno vorrà parlare male).

Grazie a Dr. Drang, conosciamo una quarta virtù: l’insofferenza per la noia.

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La Tiobe di Babele
posted on 2021-10-10 02:30

Di solito il fine settimana è avaro di notizie interessanti, ma fa eccezione Python al primo posto nella classifica dei linguaggi più usati secondo Tiobe, che è la fonte tradizionalmente più seguita in tema.

Il primo posto era da decenni, senza esagerare, una faccenda a due tra C e Java e questa variazione è davvero epocale.

Noto distrattamente che Swift è diciassettesimo e Lisp trentanovesimo, niente di particolarmente inconsueto. C’è anche Scheme quarantreesimo, che un po’ sarebbe da contare come Lisp, anche se cambierebbe assai poco.

Impressiona che i primi tre linguaggi riscuotano ciascuno poco più del dieci percento dell’utilizzo; poi si va in cifra singola e basta pochissimo per entrare in una serie interminabile di zero virgola.

Segno che ci sono linguaggi più seguiti e di tendenza di altri, oppure più consolidati, ma esiste la possibilità di scegliere un linguaggio di programmazione da fare proprio in mezzo a un ventaglio di opzioni molto ampio, che è molto positivo.

Vuol dire anche che bisogna farsi pochi scrupoli e avere zero paura di sbagliare: scartato un linguaggio, ne esistono decine di altri. Pensare di poterli valutare tutti in anticipo è illusorio ed è meglio andare dove porta il cuore che perdersi in valutazioni del tutto teoriche.

Era molto che non invitavo alla scoperta della programmazione. D’altronde è stato un sabato rilassato e mi sarei concesso volentieri un picnic, oppure un qualche problemino da risolvere appunto con del software.

Il sabato è stato denso, per quanto rilassato, e nulla si è potuto. Però avrei preso volentieri in mano Swift Playgrounds o Lisp per chiudere l’oramai annosa questione dei commenti qui sotto. Il momento si avvicina.

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Cose che cambiano veloci
posted on 2021-10-09 01:25

Neanche un mese stavamo a I progressi delle CPU Apple si arrestano e il futuro appare grigio per l’impatto che inizia a farsi sentire dell’esodo di ingegneri verso Nuvia e Rivos. A Milano direbbero ciumbia, roba forte, con spiegazione-shock:

Riteniamo che Apple abbia dovuto ritardare lo sviluppo del nucleo della CPU di prossima generazione per via del ricambio di personale che ha dovuto affrontare.

Oggi possiamo leggere la recensione del chip A15 presente negli iPhone 13, curata come sempre in modo esemplare da AnandTech: il titolo sintetizza più veloce e più efficiente.

AnandTech fa riferimento allo stesso stato di cose ma scrive in modo leggermente diverso:

Naturalmente, qui il tono trasmette una immagine piuttosto conservativa dei miglioramenti della CPU A15 che, al momento di esaminare prestazioni ed efficienza, sono tutt’altro.

E poi:

In confronto alla concorrenza, A15 non è il cinquanta percento più veloce come dichiara Apple, ma piuttosto più veloce del sessantadue percento.

Si parla anche di giochi:

A15 continua a cementare il dominio di Apple nel gaming mobile.

Il che fa pensare anche alla grafica:

I miglioramenti nelle prestazioni di picco della GPU vanno fuori scala, grazie a una combinazione di unità più grande, nuova architettura e cache di sistema maggiorata, che giova sia alle prestazioni che all’efficienza.

In un mese cambiano un sacco di cose. Velocissime.

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Morire di abitudine
posted on 2021-10-08 01:16

Dopo lo studio commissionato da Apple a Forrester sull’adozione dei Mac M1 in azienda eccone un altro, sponsorizzato da Kandji, che è sostanzialmente concorrente di Jamf e vende soluzioni per facilitare la gestione nelle aziende di grandi quantità di Mac.

Lo studio mostra a suon di numeri che le persone al lavoro preferiscono scegliere che computer usare, che molto spesso hanno più piacere nell’usare un Mac, il quale ha un costo totale di proprietà inferiore a quello dei PC e in definitiva è più conveniente, oltre a essere più produttivo e a favorire il buonumore della forza lavoro.

Come potrebbe essere diversamente? L’oste scrive che il suo vino è buonissimo.

Intanto però che ci si accapiglia sul dito, osserviamo la luna. C’è un mercato, nel quale operano almeno due soggetti: concorrenza. Quindi è un mercato vero, dove è possibile crescere, avere successo e anche essere sfidati da un prodotto alternativo, che difficilmente verrebbe sviluppato in assenza di possibilità di emergere.

Mac in azienda non è una faccenda di pochi lunatici (o di quell’azienducola che porta a casa duecento miliardi l’anno), ma una realtà concreta, numerosa e in crescita.

Giusto per ricordarlo alle persone con cui chiacchieravo oggi, Windows è lo standard.

Semmai, l’abitudine. E fare sempre la stessa cosa, per la ragione che si è sempre fatta quella cosa, in un mondo come quello tecnologico, oltre a essere controproducente lo trovo persino di una noia mortale.

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Fin da piccoli
posted on 2021-10-07 01:17

Il progetto di curriculum digitale per elementari e medie prosegue sia pure in sordina e mi sarà utile in prospettiva questa pubblicazione di risorse per il coding e il design di app nella scuola elementare, da parte di Apple.

C’è molto, tra l’ovvio Swift Playgrounds e le meno ovvie migliorie a Schoolwork, passando per la guida Everyone Can Code Early Learners.

Ma tutto quello che serve è contenuto all’inizio della dichiarazione di Susan Prescott, vice president per Education and Enterprise Marketing:

Coding e progetto di app costituiscono alfabetizzazione essenziale.

A un quarantenne di oggi potrà sembrare assurdo che nella scuola debbano entrare coding e app design, almeno al pari delle materie da sempre neglette come musica e attività fisica.

Un quattrenne domani ci ringrazierà, perché gli farà un gran comodo e segnerà un divario forse incolmabile in qualità della vita e aspettativa di futuro rispetto a quanti non avranno avuto la stessa possibilità.

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Io speriamo che ci ripensi
posted on 2021-10-06 02:50

Fabio ha di nuovo scelto una data significativa e malinconica per annunciare l’abbandono del suo profilo Twitter e io spero che ci ripensi.

7Bit era in origine anche un sito. Doveva essere anche una carriera personale, che però non decollò secondo le aspettative di Fabio e ha cessato le pubblicazioni proprio con la morte di Steve Jobs, dieci anni fa.

Aspettative alte. Nel suo coprire il mondo Apple, Fabio non è mai stato accondiscendente né ha edulcorato il racconto delle cose. La sua narrazione era sempre entusiasta, a volte distaccata ma mai fredda, e comunque sincera.

Ha sempre denunciato, Fabio, un certo atteggiamento di Apple verso la stampa di settore e un ambiente dove vedeva favoritismi eccessivi, figli e figliastri, ipocrisie e ingiustizie. Come sempre ne ha parlato senza peli sulla lingua e certamente questo non ha aumentato la sua lista di amicizie, in Apple prima che fuori.

Ma lui è fatto così. Ci siamo frequentati poco e ho l’impressione che non abbia mai amato il proscenio e, per quanto desiderasse avere un giusto successo con 7Bit, non cercasse le luci della ribalta, piuttosto un’attenzione maggiore dal pubblico e da Apple.

Ignoro se ci siano ragioni più profonde per la sua decisione, oltre alla delusione personale. Spero di no e che tutto stia andando nel migliore dei modi. Le allusioni alla salute nella sua comunicazione dicono e non dicono; io conto che sia un non-issue e che tutto vada per il meglio.

In ogni caso, è una perdita. 7Bit somiglia nella sua parabola a MacJournals e si unisce a un gruppo di voci che dovrebbero restare vitali e presenti nelle timeline di tutti, in nome del bene comune. Per competenza, passione, umanità, profondità.

La mia forza contrattuale nei confronti di Fabio è sotto lo zero e non ho alcuna influenza sulle sue decisioni. Confido che prosegua a dispensarci analisi, approfondimenti, scoop, critiche, battute, tutto quello che abbiamo potuto leggere in questi anni e che davvero vorremmo continuare a vedere.

Perché di gente che si dice controcorrente e fuori dal coro ne abbiamo a montagne ed è il peggiore dei cori. Fabio non si è mai dato arie ed era, ed è veramente una voce alternativa, non allineata, un contraddittorio indispensabile proprio perché senza sconti.

Io speriamo che ci ripensi.

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