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Fuori sintonia
posted on 2021-04-29 01:17

Si scriveva pochi giorni fa della newsletter informativa che invitava i lettori a restare sintonizzati in attesa dei risultati finanziari di Apple, che ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.

Premesso che il trimestre invernale Apple è normalmente il penultimo dell’anno per risultati, la crescita del fatturato anno su anno è stata del 54 percento; il terzo migliore di sempre, il primo di sempre per il periodo gennaio-marzo.

Il fatturato dei Mac – purtroppo non ci sono più le unità vendute – è cresciuto del settanta percento, quello di iPad del settantanove percento, iPhone sopra il sessanta percento. Apple mai ha guadagnato tanto come in questo trimestre, e in quello scorso.

Numeri da paura, molto sopra la media del settore.

Non si sono mai venduti così tanti Mac, per una quota di fatturato che sfiora i nove miliardi. Anche iPad è in serie positiva con crescita forte e sostenuta da diversi trimestri.

Dica ora il candidato se, avendo due macchine da soldi come queste, a una qualunque persona di buonsenso potrebbe mai venire in mente di fonderli in una linea di prodotto unica, o di unificare il sistema operativo.

Eppure se ne parla in continuazione. Da parte di gente certamente poco sintonizzata non tanto con la realtà, ma neanche con il realismo.

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

Il girone Dell’inferno
posted on 2021-04-28 01:51

Ogni giorno arriva qualcuno sui social a dire oggi abbiamo il vincitore di Internet, per indicare una battuta fulminante, un disastro fantozziano, una cosa impossibile eppure avvenuta, insomma un’apoteosi di qualcosa.

Non so se abbia i requisiti per vincere Internet, certo è una lettura epica. L’acquisto di un PC con Dell: il mio viaggio all’inferno.

Per quante storie dell’orrore informatico possano essersi lette, questa le supera di anni luce e oltretutto è pure ben scritta, su molte decine di tweet. Con finale a sorpresa.

Una grande storia oltre che una esperienza fuori dalla logica e dal mondo. Quello degli umani, chiaro. Poi c’è Dell.

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Valori postali
posted on 2021-04-27 18:18

Questi giorni rimarranno nella storia, in un modo o nell’altro, perché esce iOS 14.5, assieme a iPadOS stesso numero. Perché da oggi su iPhone e iPad un business che vuole fare soldi registrando il tuo percorso di navigazione su Internet, dovrà chiederti il permesso di farlo.

Storica perché finora questo è accaduto essenzialmente di nascosto. Doppiamente storica perché chi vuole potrà dire sì, seguimi pure. La scelta, il controllo della privacy personale viene lasciato alla persona. Non ci saranno più scuse, in qualsiasi direzione.

La cosa importante da capire è quella espressa molto bene da Pixel Envy:

mi sovviene l’idea della privacy non come qualcosa che si ha e che invece bisogna comprare; un componente tra i tanti in una lista.

Apple ha pubblicato un video di due minuti a illustrare il concetto di App Tracking Transparency. Due minuti, no, un minuto e cinquantasei. Chi abbia dubbi, lo guardi.

Craig Federighi, responsabile software di Apple, spiega in un video basilare di otto minuti che è l’inizio di una partita tra gatti e topi: le aziende provano e proveranno ad aggirare le restrizioni al tracciamento indesiderato.

Senza contare che, fuori dall’infrastruttura di Apple, ci si trova di nuovo in mare aperto, dove vale tutto. Insomma è un inizio, non una conclusione, di un processo che sarà come quello della sicurezza, dove il problema non si risolve mai in modo definitivo e piuttosto si mira a raggiungere livelli di elevati di protezione grazie a una attenzione costante.

In uno svolgersi di eventi apparentemente slegato da questi, Federico Viticci ha deciso di abbandonare il servizio di posta Hey di Basecamp, che usava – lui e tutto lo staff che gravita attorno a MacStories – per rivolgersi ad altri.

Il motivo? Basecamp ha deciso (oltre a varie altre cose) che sull’account aziendale non si parla di politica o di problematiche sociali.

A Viticci interessa (e ci mancherebbe) avere per la propria attività un servizio di eccellenza. Al tempo stesso, desidera che chi glielo fornisce si trovi sulla sua linea rispetto a certi valori.

Si noti come il torto o la ragione, qui, siano nozioni irrilevanti. Il punto focale è questo: unire la valutazione professionale a quella su valori altri.

Qui il cerchio si chiude. Arriverà il momento in cui si sceglierà un servizio (anche) sulla base del rispetto della privacy.

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Uno vale molti
posted on 2021-04-26 00:37

Se si segue Apple, è perché è interessante e raramente scontata. A volte ti costringe a cambiare un pensiero abitudinario. A volte prende una nozione canonica e la ribalta.

Pensiamo per esempio al dibattito Bello iMac, peccato che alla fine abbia lo stesso processore di un MacBook Air. È una considerazione che viene dal modo classico di pensare il rapporto tra processore e potenza, quindi valore, del computer.

Per fortuna ci sono testate come ExtremeTech, impossibili da etichettare come sbilanciate a favore di Apple, che spiegano le cose a chi preferisce tenere in esercizio le sinapsi invece che calcificare il pensiero.

Spiega ExtremeTech che, con il system-on-chip M1 di Apple, il modo tradizionale di pensare al ruolo dei processori ha smesso di funzionare. Ci vuole un modo nuovo. Il suo pezzo ha come titolo Il posizionamento di M1 ridicolizza l’intero modello di business di x86, l’architettura Intel protagonista degli ultimi trent’anni e più. Non è un sito acchiappaclic. Se titola così forte, ci sono ragioni.

Secondo Apple, M1 è la Cpu giusta per un computer da 699 dollari, un computer da 999 dollari e un computer da 1.699 dollari. È il chip giusto per avere la massima autonomia con la batteria e la Cpu giusta per avere prestazioni ottimali. Vuoi le prestazioni straordinarie di un iMac M1 ma non puoi permetterti (o non ti interessa) uno schermo costoso? Compri nu Mac mini da 699 dollari, che ha la stessa Cpu. Il posizionamento di M1 è quello di una Cpu economica al punto di poter essere venduta a 699 dollari, potente a sufficienza per costarne 1.699, ed efficiente il giusto per una tavoletta e un paio di portatili di prezzo intermedio.

Qui è dove la gente abituata a pensare per riflesso incondizionato si perde. Se costa poco, deve avere un chip da poco… se costa tanto, vuol dire che c’è un chip superiore. Pensano che avere lo stesso processore su più modelli diversi sia un’offerta al ribasso. È l’opposto: è una condizione di superiorità tecnologica netta. Prosegue ExtremeTech:

Nessuna Cpu x86 è venduta o posizionata in questo modo, per tre ragioni. La prima: gli acquirenti di PC si aspettano generalmente di avere famiglie di prodotto con sistemi di fascia superiore che offrono Cpu più veloci. La seconda: Intel e Amd beneficiano di una narrazione vecchia decenni, che mette la Cpu al centro dell’esperienza di utilizzo, e progettano e vendono i loro sistemi di conseguenza, anche se la narrazione è in qualche modo meno vera di quanto fosse in epoche precedenti. Terza: nessuna Cpu x86 sembra in grado di uguagliare contemporaneamente i consumi e le prestazioni di M1.

M1 è talmente superiore nel complesso (questo è il punto importante: non solo il consumo o le prestazioni, ma entrambi, insieme) che, all’interno della stessa generazione di prodotti, la scelta del chip è irrilevante.

Questo sconvolge sistemi e abitudini di pensiero vecchie una generazione (umana). E arriveranno parenti di M1 a sancire la stessa superiorità anche sulle line di prodotto più alte. Oggi i Mac di base (e iPad Pro) montano un processore che, semplicemente, può essere forse sconfitto in una partita, ma vince per forza ogni serie di playoff. E hai voglia a dire che sì, c’è il PC che fa le stesse cose e costa meno. Non costa meno se le fa, e se costa meno non le fa. A partire dal processore.

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Prepararsi al meglio
posted on 2021-04-25 00:43

A giorni Apple comunicherà i risultati trimestrali. Philip Elmer-DeWitt ha pubblicato un brano della newsletter The Briefing, inviata periodicamente agli abbonati di The Information:

È facile trascurare la realtà dell’andamento finanziario di Apple in mezzo allo sbavare dei fanboy su iPhone viola e iMac colorati, ma l’azienda più valutata del mondo ha performato in modo mediocre come crescita negli ultimi anni.

Il commento di Elmer-DeWitt:

Gli odiatori devono per forza odiare, ma l’autore del pezzo deve veramente contorcersi come un pretzel per sostenere che dopo i guadagni dell’ottanta per cento nel 2020 e i risultati record del primo trimestre 2021, gli investitori dovrebbero “restare sintonizzati” in attesa di qualche genere di disappunto in arrivo mercoledì.

È stupendo che centinaia di milioni di acquirenti di iPhone, iMac, iPad e tutto il resto siano fanboy che sbavano, in un contesto di analisi finanziaria che dovrebbe coinvolgere la quintessenza della competenza.

Sarà un buon trimestre.

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Non succede spesso
posted on 2021-04-24 21:28

John Gruber fa notare su Daring Fireball come lo spessore dei nuovi iMac sia di 11,5 millimetri… e quello di un watch Series 6 sia di 10,7 millimetri.

Se ci chiedessero di percepire la differenza con il tatto, in uno di quei test comparativi da eseguire a occhi bendati, potremmo solo tirare a indovinare.

M1 permette soluzioni che nessuno avrebbe mai nemmeno scritto come fantascienza, tipo un computer desktop con undici milioni di pixel sottile – in sostanza – come un orologio da polso.

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La fiera delle vacuità
posted on 2021-04-23 23:56

Seguire Apple è affascinante. Purtroppo capita di seguire anche i commentatori, dilettanti e finti professionisti (professionisti nel senso sano della parola ne vedo pochi).

All’indomani dell’ultimo evento Apple, leggo e sento cose come queste. Niente link, già mi vergogno di avere letto, non voglio responsabilità.

  • Ho un iMac 27” e sono un po’ deluso perché iMac 21” ora è diventato iMac 23”5 e mi aspettavo uno schermo più grande (per logica mi aspetterei l’arrivo di un prossimo iMac 27”, magari con schermo 29”, più che vedere il 21” diventare un 27”, ma forse sono io che sragiono).

  • Siccome hanno lo stesso processore, iMac è praticamente come un MacBook Pro (avevano lo stesso processore anche sotto Intel…).

  • M1 su iPad Pro è inutile finché non esce iPadOS 15 (davvero, non sono proprio andato ad approfondire il perché).

  • Apple si è inventata la sostenibilità ambientale perché è di tendenza (che può essere vero e il tema come viene trattato dalle grandi aziende mi lascia sempre poco convinto, compresa Apple; in ogni caso, il primo rapporto di sostenibilità ambientale pubblicato a Cupertino è datato 2008).

  • Apple ha tenuto per mesi la transizione M1 nella riservatezza (a me risultano un annuncio di Apple Silicon a giugno 2020, all'inizio di una presentazione web vista da milioni di spettatori, che inaugurava Wwdc, cioè una settimana di video e documentazione per sviluppatori, con disponibilità immediata di un Developer Transition Kit basato su Mac mini e battesimo ufficiale di Apple Silicon in forma di M1 il 10 novembre 2020), con disponibilità contestuale del primo MacBook Pro con chip Arm.

So bene che i social media sono palestre per l’ego e, come nella vita, è più profittevole frequentare i culturisti che scolpiscono il proprio corpo, prima di quelli che lo gonfiano.

Leggere un giudizio vuoto su un evento Apple è fonte di grande divertimento per tanti e guai a toglierglielo; ricordiamoci che approfondire il vuoto porta solo a scoprire altro vuoto.

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E naufragar m’è dolce
posted on 2021-04-22 13:49

Venivo da un vecchio monitor Full HD, che peraltro simulava la risoluzione senza averla fisicamente a disposizione, con la conseguenza di una nitidezza relativa delle immagini. Ora scrivo guardando su un nuovo Philips 276E8VJSB/00 ordinato da un rivenditore terzo via Amazon e arrivato in tre giorni.

(Perché si sappia come funziona il mondo; ora che l’ho comprato, se torno sulla pagina, Amazon mi mostra il prezzo maggiorato di quaranta euro rispetto a quanto l’ho pagato).

Avevo iniziato la ricerca di un monitor molto largo e basso, tipo 21:9, ma ho ripiegato su un più convenzionale 16:9 da ventisette pollici. Se ci facessi la bocca, inizierei a considerare nel medio termine l’acquisto di un secondo monitor di taglia uguale, da affiancare al primo.

C’è tempo. Visto che mi sono tuffato in uno schermo più grande, ho deciso di viverlo all’estremo e così, delle numerose risoluzioni che ho a disposizione, ho impostato la massima, 3.840 x 2.160.

Shock culturale.

Venivo da un Full HD, 1.920 x 1.080. Fatti i conti, il mio nuovo spazio scrivania è circa quattro volte il precedente. Alcune finestre che erano a tutto schermo, di Safari, di Miro, di Pixelmator Pro, me lo hanno confermato empiricamente.

Come vivere in un tre locali e traslocare in un dodici locali.

È una condizione estrema, che non andrà bene per tutti. Ho una vista quasi perfetta e dunque, se c’è nitidezza, leggo tranquillamente anche caratteri microscopici.

Per dire: sulla barra dei menu avevo l’orologio analogico, con le lancette, perché si intonava meglio alle icone. Ora la barra è talmente sottile che con le lancette è impossibile discernere l’ora. Ho impostato la vista digitale.

Mail, con l’impostazione che avevo prima, mostra ventiquattro messaggi in arrivo, uno sotto l’altro. A ottanta caratteri per riga, questo punto del post riempie metà della finestra utile in BBEdit. La finestra di YouTube mostra in verticale diciotto video alternativi. Potrei avere affiancate quattro finestre di BBEdit come questa e avanzerebbe spazio. Sto scrivendo in corpo 18, per avere testo più agevolmente leggibile di quanto sia quello dell’interfaccia. Prima scrivevo in corpo 14.

Uno dice, se hai preso il monitor più grande per scrivere con caratteri più grandi, allora è tutto inutile. Non vero: i due incrementi sono tutt’altro che lineari. Ho alzato il carattere del trenta percento ma ho aumentato lo spazio scrivania del trecento percento. Il problema di ottimizzare le situazioni di lavoro per avere più finestre contemporaneamente visibili, non esiste più.

Questo in generale. Il monitor in sé? La robustezza dell’apparecchio è soddisfacente. La cornice è in materiale plastico, mentre il sostegno è in metallo. I bordi della cornice sono discreti e ragionevolmente stretti, l’insieme si inserisce bene in qualunque ambiente. Il piedistallo è un arco curvo, che occupa fisicamente pochissimo spazio sulla scrivania; il monitor si protende in avanti e, se il sostegno è appoggiato a una parete posteriore o arriva comunque al limite della scrivania, lo schermo si troverà una decina di centimetri più in avanti verso l’osservatore. Non esiste regolazione in altezza, mentre è possibile inclinare a piacere. Ovviamente il monitor è compatibile Vesa e può essere montato su una parete. Nella confezione il piedistallo è separato dal monitor; i due pezzi si mettono insieme in un secondo con una vite che, intelligentemente, si regola a mano grazie a un anello ripiegabile. Ci vogliono davvero cinque secondi.

I connettori sono tutti sul retro dell’unità. Fortunatamente, per come è fatto il piedistallo, è un attimo inclinare il monitor in avanti e arrivare ai connettori. Che sono pochi, in un monitor che serve solo in quanto tale e non funge da hub Usb o altro come altri modelli più sofisticati. Qui ci sono due porte Hdmi 2.0, una DisplayPort, un jack audio e la presa per l’alimentazione. Dalla scatola escono un cavo Hdmi, il piccolo alimentatore esterno e il cavo di prolunga per arrivare a una presa di corrente.

Sotto lo schermo, in mezzo, sporge dal telaio un logo Philips in trasparenza. Allungando una mano lì sotto, sul retro, si trova il pulsante di accensione, che astutamente può essere premuto oppure inclinato nelle quattro direzioni. Così agisce come un nanojoystick per la configurazione dello schermo. All’accensione era tutto già ottimamente impostato per i miei gusti, a parte la luminosità, che da sempre tengo al minimo. Ho ridotto la luminosità e per il resto, sul monitor, non ho toccato alcunché.

Su Mac ho impostato la risoluzione massima. Onestamente non ricordo quale, di quelle intermedie, abbia trovato preimpostata.

Ho avuto qualche problema iniziale perché, in modo non proprio ortodosso, a Mac acceso ho staccato il cavo Hdmi dal vecchio monitor e l’ho attaccato a quello nuovo. Il Mac era a schermo spento e non so dire se ci fosse stato un crash di Big Sur o se il maneggio con il cavo video lo abbia indotto; di fatto il computer non rispondeva. A un certo punto è apparso il desktop, per sparire un secondo dopo. Mac era in crash, dato che non accettava connessioni ssh; l’ho riavviato ed è comparso lo schermo. Tutto regolare.

A sera, siccome è effettivamente molto luminoso anche con la mia impostazione (la base del monitor misura sessantotto centimetri e di superficie irradiante ce n’è), ho fatto una cosa che non faccio mai; ho messo il Mac in stop. La mattina dopo, premendo un tasto, Mac si è svegliato ma il monitor no. Ho accennato a effettuare una connessione da iPad con Chrome Remote Desktop e subito lo schermo si è acceso.

Non so ancora dire se sia un problema di Mac come hardware, di Big Sur, dello schermo. Difficile che sia un problema del cavo Hdmi perché ne ho provati due diversi e ho provato anche a cambiare la porta usata. Stasera provo a lasciare Mac acceso (come faccio sempre) ed eventualmente a spegnere il monitor. Vediamo che succede. Va detto che a questo momento ho totalizzato quasi due giorni di lavoro e a parte questi due momenti, tutto ha funzionato perfettamente; quando non sono alla scrivania, dopo qualche minuto lo schermo va in standby e, quando torno, tutto si riaccende regolarmente. Per un attimo ho pensato di comprare un cavo DisplayPort, ma in effetti sto lavorando.

La nitidezza e il contrasto sono ottimi per il mio gusto e specialmente proveniendo da tecnologia inferiore su tutto. La luminosità, sempre a mio gusto, è persino esagerata e certo l’utilizzatore medio che vuole uno schermo squillante si troverà a proprio agio. Il colore è precalibrato, da quanto ho capito, e a vedere lo sfondo standard di Big Sur, in modo soddisfacente. Non sono un grafico e accetto qualsiasi critica in proposito; per quello che serve a me quanto a precisione del colore e nitidezza del testo, la spesa vale abbondantemente la resa.

Ho provato la risoluzione massima anche per sperimentare che cosa può accadere dando in pasto otto milioni di pixel a un Mac mini con processore i3 e scheda video integrata, certo non un fulmine di guerra.

Ho avuto una bella sorpresa. La risposta è ottima. Certamente non è un setup indicato per fare elaborazione pesante con Photoshop. Nell’uso composito che faccio, veramente nessun problema. Qua e là mi è capitato di vedere un attimo di scattosità, il che mi fa pensare di essere ai limiti di quanto la macchina si possa permettere. Solo un attimo, comunque, e poi si lavora al cento percento. Immagino che basterebbe diminuire anche solo di uno scatto la risoluzione per eliminare qualsiasi ansia da prestazione. Oppure un processore i5, che nell’epoca di M1 è veramente un parente povero e però sarebbe più che adeguato.

Si accettano domande ove avessi dimenticato qualche dettaglio. Per curiosità, questo post – ottomilanovecentoventotto caratteri compresa l’intestazione necessaria al motore del blog – è interamente visibile nella finestra, sempre nel corpo 18 in cui l’ho scritto, ovviamente allargando la finestra stessa. E di fianco ci starebbe un’altra finestra uguale. Scorrimento zero, zoom zero. Il guadagno di produttività rispetto a come stavo prima è clamoroso.

Molti hanno un monitor moderno da tempo e sorridono all’ultimo arrivato. Ad altri, ancora con un monitor vecchio, posso solo consigliare il cambiamento. La spesa si sente, certo, ma è onesta per le prestazioni. Questo mare di pixel finirà per diventare abituale; intanto, me lo godo.

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Gli estremi non si toccano
posted on 2021-04-21 01:03

Prima di tutto: più si affina la ricetta, più amo il format online degli eventi Apple. Riescono a evitare manierismi, dare freschezza e ritmo, contestualizzare, giocare anche attorno al già eventualmente visto, alternare serietà a trovate surreali e però mai eccessive. Il filmato di promozone di AirTag è carino; la parodia di Mission Impossible che fa infilare il chip M1 dentro iPad Pro all’agente segreto Tim Cook, dopo il furto con destrezza da MacBook Pro, riesce a essere persino leggera nonostante il profluvio di effetti speciali. Applauso. Senza parlare della copertura dei prodotti, essenziale e studiatissima. C’è gente molto brava dietro queste produzioni e onestamente credo che preferirei un altro evento online a una seduta nello Steve Jobs Theater.

Dei prodotti non saprei parlare. Mi viene da parlare del complesso e questa è già una recensione. Questa organizzazione fattura duecentosettantaquattro miliardi in un anno e riesce ad andare contro il consenso comune, i pareri degli esperti, l’ovvio.

Quanti articoli ho letto sulla inevitabilità di fusione tra macOS e iPadOS (ieri iOS)? Numerosi. Quanti articoli ho letto sull’arrivo di M1 su iPad Pro? Zero. Che cosa ha fatto Apple? Ecco. Invece di unificare il sistema operativo, unifica la piattaforma hardware. Significa economie di scala folli e intanto prestazioni di eccellenza. Il massimo con il minimo.

Quando è uscito Pro Display Xdr, sembrava che la parte importante fosse lo stand da novecentonovantanove dollari, buono per le battute e gli sfottó. Chi ha annunciato l’arrivo di quel calibro di schermo su iPad Pro? Nessuno. (Breaking: lo schermo di iPad Pro, come specifiche, è migliore).

Quanti hanno sbeffeggiato watch alla sua uscita? Oggi è una componente notevole del bilancio aziendale. Ora già girano i meme parodistici su AirTag. Vedremo. Bluetooth, accelerometro, chip U1 (quello degli AirPods) e non ricordo che cosa ancora. Il rapporto tra tecnologia e volume dell’oggetto è mostruoso. E la batteria si cambia in un attimo…

A quanta gente ho sentito dire che a Mac manca lo schermo touch. Non capiscono che ce l’ha iPad. Il percorso diventa chiaro ed evidente oggi così come era stato chiaramente tracciato in anticipo. Messi vicino, con una tastiera addosso a iPad, che differenza c’è tra lui e MacBook Pro? Il touch. Lo schermo. Il sistema operativo. Apple Pencil. Due linee di prodotto che si completano e supportano a vicenda, ampiamente diversificate per persone con esigenze ampiamente diverse. E dietro la catena di produzione è per molti versi unica. Un capolavoro di design industriale.

Capolavoro. Design. Può esserci un dubbio qualunque sulla paternità dei nuovi iMac colorati, quasi metafisici in quello spessore che vorrebbe essere zero, scomparire, come è stato anche detto durante la presentazione? Se ne è andato, ma questo iMac è firmato Jonathan Ive da capo a piedi. Steve Jobs avrebbe amato follemente questo iMac.

Da Steve Jobs a Tim Cook. A parte guardarlo sessantenne e in gran forma sulle stradine di Apple Park in t-shirt nera, da dieci anni timona – dicono – senza genio, senza colpi d’ala, tutta organizzazione e politica interna per tenere l’ambiente tranquillo e escludere le teste calde.

Fosse anche vero, fosse Cook il vigile urbano di Cupertino, dirige il traffico più imponente del mondo. E continuano a uscire prodotti nuovi nonostante Apple Park ospiti al momento quattro gatti e quasi tutti lavorino da casa. Giusto perché il lavoro remoto non è produttivo come quello dell’ufficio.

Al termine di un evento come questo mi dispiace solo di essere già a posto lato hardware. Mi piace, molto, seguire questa traiettoria di progresso tecnologico al servizio dell’individuo. Arrivo alla fine e mi ritrovo stupito da tanti dettagli, piccole e grandi sorprese, particolari inaspettati. Il colosso della tecnologia che vince grazie all’essere bastian contraria rispetto al senso comune, esattamente come quando inalberava la bandiera dei pirati su un anonimo edificio di Bandley Drive. La chiacchiera va da una parte, Apple dalla parte opposta. E non si incontrano mai.

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Come scegliere il monitor giusto
posted on 2021-04-20 00:39

È il momento giusto per aggiornare lo schermo di Mac mini e passare a una vista desktop più spaziosa.

Amazon propone una milionata di alternative ma mi viene uno scrupolo e do anche un’occhiata sul sito di Mediaworld. L’ultima volta, quando abbiamo comprato la stampante laser per le attività scolastiche di Lidia, è emerso dopo pochi giorni che su Mediaworld avremmo risparmiato qualche euro rispetto ad Amazon. Niente che valga la perdita del sonno, però almeno togliersi la curiosità.

Anche Mediaworld propone una scelta ampia. Trovo lo stesso monitor che avevo visto su Amazon e anche il prezzo è uguale. Dai, compriamo su Mediaworld e vediamo che cosa succede.

Succede che faccio per accedere al sito e vengo informato che il mio account è valido, ma non è stato confermato. Avrei dovuto validare il mio account con la risposta alla classica email di verifica che viene spedita.

Il problema è che la cosa data a diversi anni fa. Cerco nella pagina l’opzione per farmi inviare una nuova email di verifica. Non c’è. Cerco la l’email di verifica nell’archivio. Non c’è.

Idea: se racconto di essermi dimenticato la password, potrò cambiarla e bypassare la validazione.

Eseguo e ricevo una password provvisoria per l’accesso al sito. Perfetto.

Accedo con la password provvisoria e mi viene detto che non ho ancora confermato l’account.

A questo punto, se hai seguito con attenzione, dovresti essere in grado di rispondere a una semplice domanda: su che sito ho ordinato il nuovo monitor?

Mentre approfondisco la faccenda dei commenti per il blog, chi vuole lasciare comunque un commento da qui può accedere liberamente alla pagina commenti di Muut per QuickLoox. Non è ancora (ri)collegata a questi post (è lo scopo di tutto l’esercizio). Però lo sarà.

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