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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Android invecchia bene

È venuta alla luce una vulnerabilità detta Krack che mette in pericolo di intercettazione un numero enorme di reti Wi-Fi.

Tutti i produttori si sono attrezzati e chi non aveva già provveduto a mettere in sicurezza la situazione lo sta facendo; nel giro di poche settimane il problema non sussisterà più. Ovviamente parliamo di sistemi operativi aggiornati all’ultimissima versione e all’ultimissima patch dell’ultimissima versione.

Come racconta Ars Technica, Android 6 è particolarmente vulnerabile. Si usano espressioni come colpito duro e devastante.

Se oggi un apparecchio Android usa la versione 6, Marshmallow, significa che quasi certamente non verrà mai aggiornato. La versione più recente di Android è la 8, Oreo, due passi più avanti.

La versione più recente di iOS è la 11. Due passi più indietro, per confronto, c’è iOS 9.

Le probabilità che oggi un apparecchio con iOS 9 venga aggiornato a iOS 11 sono certo molto basse.

L’unico problema è che iOS 9 è utilizzato dal nove percento delle utenze. Uno su undici.

Marshmallow è impiegato dal trentadue percento delle utenze. Uno su tre.

Aggiungo che la percentuale di chi usa uno iOS sotto la versione 9 è il due percento.

La percentuale di chi usa un Android sotto la versione 6 è il cinquanta percento.

Evidentemente sono sistemi che invecchiano bene. Forse giusto un po’ duri d’orecchio sulla sicurezza, via.

L’accerchiamento

Microsoft ha presentato Surface Book 2, con prezzo a partire da 1.499 dollari (e un quindici pollici parte da 2.499 dollari).

Ho ricevuto intanto il comunicato stampa, datato 16 ottobre, che annuncia in preordine il nuovo Mate 10 Pro di Huawei a partire da 845 euro, ma soprattutto Mate 10 Porsche Design, disponibile dalla metà di novembre a 1.395 euro.

Apple è accerchiata. Se vuoi dire che Windows o Android costano meno e fanno le stesse cose, lo puoi dire gratis (fanno le stesse cose) trovando una ciofeca che costa meno.

Se invece vuoi dire che la qualità di Windows o di Android è pari a quella Apple, puoi fare notare che ci sono sistemi di prezzo paragonabile, se non superiore.

Quello che mi torna a fatica è l’intersezione degli insiemi. Vorrei sentire qualcuno smontare Surface Book 2 o un Mate 10 con la motivazione che puoi pagare molto meno e avere un apparecchio che fa le stesse cose.

Oppure qualcun altro che smonti le ciofeche con la dimostrazione evidente della maggiore qualità di questi apparecchi.

Non ne ho ancora trovati. Windows e Android sono ancora Shangri-La, la terra dei sogni dove quando serve puoi dire che costa meno e, quando cambia il vento, dire che c’è la qualità. Tutto e il suo contrario.

Una redazione e quattro Mac

L’immagine qui sotto mi arriva (grazie!) da Matteo che commenta:

Proviene dalla redazione di un nuovo settimanale francese, Ebdo, dove, come puoi notare, stanno utilizzando i soliti Mac non professionali…

Riunione di redazione a Ebdo

Anelli mancanti

Il mitico Dr. Drang liquidò anni fa alla sua maniera il problema di dare in pasto a Wordpress file Markdown prodotti con BBEdit: una serie di script che facevano da altrettanti anelli mancanti per completare la catena.

Se siano tutti, se siano rimasti validi nel tempo, se la strada da seguire sia diversa dopo questi anni sono cose che auspico di riuscire a dirimere almeno in parte nelle prossime settimane.

Fame di musica

Ho già scritto in altre occasioni della necessità nuova di definire un budget, anche minimo, al sostegno delle iniziative di contenuto che meritano per qualità e senso, perché sia sempre possibile trovare spunti interessanti e diversi dall’inevitabile cacca gratis.

Ecco perché segnalo una raccolta fondi su BeCrowdy mirata al finanziamento dell’attività dell’associazione Concertato.

Il punto non è più se si fruisca personalmente di quello che offre l’associazione, ma della condivisione della sua proposta e, se nel caso, appunto del sostegno, anche minimo.

Nello specifico, sono pienamente a favore di tutto quanto concerne in modo intelligente ed educato la musica classica e già mi è capitato di mettere sul piatto il libero finanziamento a una versione libera dell’Arte della Fuga. Che tra l’altro ha avuto successo.

Se poi lo spartito sta su Mac o su iPad, meglio ancora.

Rinnovo (istruzioni) locali

Come spesso succede, il mio libriccino su Swift era stato scritto per amore della materia e anche per interesse personale. Non di tipo finanziario: le vendite sono andate bene e ho coperto più che abbondantemente le bollette della luce per un anno, ma è chiaro che se la molla fosse quella, si scriverebbe niente.

Interesse personale di tipo formativo: avevo scritto nell’introduzione – e lo ripeto – che oggi, semplicemente, il tema della programmazione non è ignorabile. Neanche se lavori alle Poste o in un ferramenta. Se sei un ingegnere elettronico probabilmente ti interesserà di più e se sei un sous chef ti interesserà meno; zero, tuttavia, è impossibile. Come con l’inglese. Fatti tutti i distinguo e considerate tutte le situazioni, è impensabile per una persona attiva scantonare da un approccio almeno minimo, the pen is on the table.

Swift era appena arrivato e scrivere un libro di avvicinamento alla materia mi dava l’occasione per avvicinarmici davvero, senza alibi e anzi con il fiato dell’editore sul collo, e così scoprire il nuovo linguaggio per programmare le app.

In trenta mesi Swift è cresciuto in maniera smisurata. Si sono avvicendate tre versioni principali – oggi siamo alla 4, scrivevo sulla 1.2 – e il linguaggio, divenuto open source, si sta sviluppando anche fuori da Apple. In questo blog il tema è stato toccato più volte.

Non ci sarà una nuova edizione su carta, perché se ne è perso il senso. Con quello che è Swift oggi ci vorrebbe un tomo di quattrocento pagine, scritte da un programmatore professionista.

Tuttavia è ancora in circolazione l’edizione online e ho cominciato un giro di correzioni e aggiornamenti. Anche se il sistema per approcciarsi a Swift nel modo più semplice resta Swift Playgrounds, desidero che il mio libriccino resti vivo come modestissima alternativa per cominciare semplicemente e raggiungere quella confidenza minima con la programmazione di cui parlavo.

Per esempio, ho appena effettuato la sostituzione di tutte le istruzioni println con print, in accordo al cambio della sintassi deciso con Swift 2.

L’idea è di arrivare tipo a fine mese ad avere una versione ragionevolmente priva di errori e aggiornata rispetto agli sviluppi di Swift. La cosa inciderà in modo tendente a zero sui proventi derivanti dal libro, ma appunto, le ragioni per scrivere sono altre.

Tutto ciò per dire che accetto segnalazioni di errori e inadeguatezze e che farò del mio meglio per arrivare a un ebook all’altezza di una persona che, oggi, priva di nozioni importanti di programmazione, voglia provare ad avvicinarsi a Swift.

Grazie anticipate.

Tempo di backup

Tra letto e sentito, tre persone in tre giorni che si sono lamentate di Time Machine perché, nel momento del bisogno, il disco ha dato problemi.

Ogni due/tre mesi controllo puntualmente il disco di backup con Utility Disco. L’ho fatto ieri e ci ha messo circa una decina di ore. Significa che, sì, la struttura di Time Machine è complessa; significa anche che è necessario verificare di tanto in tanto il disco. Se è il backup, dobbiamo essere ragionevolmente certi che funzioni alla bisogna; trascurarlo visto che ora non serve è trascurare il disco di backup e ho detto tutto.

Il nuovo filesystem Apfs da questo punto di vista contiene funzioni moderne che nel prossimo futuro renderanno molto più tranquilli i sonni di chi confida nel proprio backup. Intanto, però, i dischi Time Machine continuano a essere in Hfs+ indipendentemente da quello che accade sul disco di sistema. Una volta ogni due/tre mesi raccomando un giro di verifica con Utility Disco.

A dirla tutta, conservo anche tre dischi rigidi che attacco una volta l’anno al Mac e su cui riverso disordinatamente più o meno tutti i documenti presenti nel disco di sistema. In questo modo sono ragionevolmente certo che, se fallisse Time Machine, avrei almeno una copia recuperabile – magari vecchia, ma presente – di tutti o quasi tutti i file. Oggi ho iniziato a copiare disordinatamente cose anche su un quarto disco rigido.

Non dovrebbero servire; a meno che il backup online dei documenti importanti effettuato su Degoo fallisca e servano cose che non si trovano in Dropbox o iCloud Drive.

Sembra un eccesso di backup? Unicuque suum. Per quanto mi riguarda, se domani mi avanza un quinto disco rigido, metto i documenti anche lì.

Diventare migliori

C’è un motivo in più per cui mi piace molto il retrocomputing ma preferisco vivere nel presente e magari, quando possibile, nel futuro: ti costringe a migliorare.

Mi spiego. Viste con gli occhi del 2017, le applicazioni che abbiamo usato e alle quali ci siamo appassionati, beh, erano semplici.

Anno dopo anno sono arrivate nuove versioni sempre più potenti e versatili e anche nuove applicazioni, costruite su modelli più efficaci e moderni.

La nostra crescita e il nostro rendimento – in senso astratto, non parlo di stipendi o di obiettivi di produzione – erano in un certo senso legate alla crescita del nostro parco software. E anche dell’hardware: ogni modello nuovo era un passo in avanti in capacità, in potenza, in specifiche di cui non si poteva fare a meno per restare sulla breccia.

Oggi tutto questo è finito o, meglio, si evolve diversamente. Per me avere la versione più aggiornata di BBEdit è irrinunciabile; ma quanto il prossimo BBEdit sarà significativamente migliore di quello prima? Certamente risolverà qualche problema e offrirà qualche opportunità in più; ma, onestamente, considererei miracolo una nuova versione capace, che so, di farmi risparmiare un’ora di lavoro a settimana.

Esistono certo altre applicazioni simili a BBEdit, più moderne, con le stesse aspirazioni e si può discutere della superiorità dell’una o dell’altra. Quanto significativa, però, questa superiorità? La verità è che mi munisco di un editor di testo all’avanguardia ottengo, complessivamente, le stesse possibilità, qualunque sia l’editor.

La nostra crescita e il nostro rendimento oggi dipendono non più da quella del parco software. Ma da noi. Non dubito di poter trovare cose migliori di Editorial su iPad. Migliori al punto di stravolgere il mio flusso di lavoro, tuttavia, no. Se invece riuscissi a venire a capo del workflow che mi fa salvare un articolo su Wordpress senza passare dal browser, quello sì, mi cambierebbe le giornate.

Dipende da me. Ecco perché il passato è scintillante, ma l’energia sta tutta nel presente.

Cibo per simbionti

Purtroppo è necessario occuparsi di Microsoft in questi giorni; succedono l’abbandono del settore musicale e quello dei computer da tasca, solo che nessuno spiega il perché.

Che è questo (grazie Mastro): Microsoft prospera perché i difetti intrinseci del suo ecosistema generano un indotto sconfinato e permettono a un insieme immenso di aziende simbionti di vivere sistemando i problemi causati dall’ecosistema Microsoft.

(Il che ha meno relazione di quanto sembra con la qualità del software. Prima di commentare, prima di commentare qualsiasi cosa, è obbligatorio leggere e comprendere nella sua totalità l’articolo linkato e pure l’articolo precedente a quello).

Tutto qui. Non puoi vendere musica da un ecosistema difettoso e vincere la concorrenza che invece lavora meglio.

Non puoi neanche giocare al difetto sui computer da tasca. Sono una cosa troppo personale, troppo intima. E la concorrenza, per quanto perfettibile, si rinnova continuamente, migliora costantemente. Se vuoi affermarti nei computer da tasca, devi fare le cose molto bene.

Difatti le recensioni su Windows Phone sono sempre state generalmente positive; Microsoft era cosciente di non poter ricorrere alle solite armi, in quel mercato. E però, senza le solite armi, perde.

Se Microsoft lavora bene, non ce la fa. Riesce solo dove lavora intenzionalmente male per lasciare spazio ai simbionti. Pensarci bene. I miei dischi sono Microsoft free.

Tecnologia nel quartiere

Ho messo una piccolissima mano nell’organizzazione di una festa di quartiere a Legnano, Skacciakanazza, il che mi ha permesso di guardare dietro le quinte.

Una volta il tema principale per una festa di zona era l’approvvigionamento del cibo. Poi c’erano i banchetti degli sponsor, poi il complessino (direbbe Elio), la lotteria benefica, il torneo di qualcosa (poco importa se scacchi, scopa, beach volley, burraco) e si finiva lì.

Oggi sono cose che sì, vanno coordinate, ma sono date pressoché per scontate. Mentre l’ingresso della tecnologia è ingente e stupefacente.

Alla lotteria analogica era affiancata anche quella interamente digitale. Laboratori di robotica per bimbi, che hanno saturato ogni spazio possibile di partecipazione e sono andati a casa con gli starter kit che permettono di cominciare (in una festa ogni spicciolo conta, ma mettere in mano ai piccoli il minimo per cominciare a giocare al maker costa davvero poco).

Poi il laboratorio sulla realtà virtuale che coniugava la creazione dell’ambiente software con la storia del territorio. I check point con codice QR per accumulare punti validi nel contesto della festa.

Un’azienda raccoglieva curriculum interessanti sul lato tecnologico e organizzava laboratori di cibersicurezza in ambiente mobile. Alla festa del quartiere. E funzionavano.

Cibersicurezza mobile alla festa di quartiere

So che l’intenzione era di fare decollare droni a scopo dimostrativo oltre che per raccogliere foto dall’alto e aggiungere spettacolo allo spettacolo. Questo non è accaduto perché la legislazione italiana è killer: puoi fare volare un drone come ti pare, a patto di rispettare una serie infinita e vessatoria di condizioni che lo rendono completamente impossibile. Se anche prevalesse il buonsenso per quanto in violazione della legge (sostanzialmente, se si vede un drone in aria in Italia, la probabilità che sia illegale è del 99,99 percento), basterebbe un assessore tremebondo a bloccare tutto.

E alla lotteria si vincevano tavolette.

Insomma, perfino la festa per strada è diventata tecnologica e c’è pane per la riflessione. Più salamella, ovvio.

È stato fatto un grande lavoro sul piano musicale e per tutta la giornata si sono alternati su un piccolo palco band e singoli a livello veramente alto, con jam session improvvisate, bluesman, rockettari veri, tutta gente che nelle serate riempie i locali di mezza Lombardia. Il tutto mixato e controllato con tecnica e capacità, diversamente dalla tipica festa di paese.

Sul banco di regia c’era naturalmente un Mac.

Il Mac sul palco per la musica

Musica, maestri

Horace Dediu traccia l’elenco delle aziende che fornivano servizi musicali negli ultimi quindici anni e sono sparite o diventate irrilevanti.

Tra le altre, AOL MusicNow, Yahoo! Music Unlimited, Spiralfrog, MTV URGE, MSN Music, Musicmatch Jukebox, Wal-Mart Music Downloads, Ruckus, PassAlong, Rhapsody, iMesh and BearShare.

Tutte usavano un formato anticopia (Drm) di Microsoft e i loro brani, una volta cessato il servizio, sono divenuti illeggibili o, nel migliore dei casi, destinati a perdersi al primo problema software per impossibilità di avere un ripristino, un backup o comunque un contatto con i server che certificano l’integrità del formato.

Una delle ragioni di scomparsa di questi servizi è che Microsoft li accoltellò alla schiena quando, dopo avere concesso le licenze per l’uso del formato, le ritirò per fare posto al suo Zune Marketplace. Un fallimento, dopo di che il servizio si convertì in Xbox Music. Un altro fallimento e il suo nome divenne Groove.

Entro fine anno Groove cesserà di esistere.

Apple e Microsoft hanno iniziato a occuparsi di musica circa nello stesso periodo, ma oggi Apple è la numero uno nel settore e Microsoft si avvia verso lo zero.

Da tempo la musica distribuita da Apple è priva di Drm: una scelta difficile da concretizzare per la diffidenza delle multinazionali della musica, che Steve Jobs contribuì a superare con una famosa lettera aperta.

Dediu avvia una riflessione sofisticata sulle difficoltà di fornire un buon servizio verticale quando le tue fondamenta sono orizzontali: come essere compatibile con l’universo e nel contempo offrire una qualità elevata su qualunque ramo dell’attività.

Più semplicemente, direi che che la musica è una cartina di tornasole: se riesci a offrire un servizio gradito, hai certo capito qualcosa di come pensano i tuoi clienti. Se, d’altro canto, tutto quello che hai da offrire è un euro in meno, probabilmente non sei il più adatto a occuparti di musica.

Ho in cuffia le Piano Improvisations di Keith Emerson. A parte la recente scomparsa del loro esecutore, non possono essere contenuto cheap. E a nessuno verrà mai in mente di dire che i pianoforti sono tutti uguali.