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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Pensare differente

Come si fa a pensare differente, ora che il 1996 è trascorso e Apple si avvia a capitalizzare un trilione di dollari?

È Dr. Drang a suggerire la strada. Si prenda HomePod e la lamentela riguardante l’impossibilità di impostare più di un timer, come invece consente la concorrenza.

La soluzione è pensare differente. E usare i Promemoria. Semplice, efficace.

E se l’affollamento dei Promemoria sembra poco elegante, la soluzione lo è maggiormente: cancellare quelli vecchi. Con un AppleScript, che alla concorrenza manca. Pensare differente al quadrato.

Dr. Drang, quando occorre, critica Apple e i suoi prodotti spesso e volentieri. D’altra parte, quando scrive

gli utilizzatori Apple dovrebbero essere abituati all’idea che l’azienda ha opinioni forti riguardo al giusto modo di usare i suoi prodotti e di solito conviene assecondare il sistema,

spiega in tre righe cose che certa gente fatica a capire da trent’anni.

Invece che farsi guidare da un prodotto concorrente, estrarre il massimo dal proprio prodotto, in modi sconosciuti alla concorrenza e che sollecitano l’ingegno e la creatività. Pensare differente, al cubo.

Malelinguette

The Verge può essere difficilmente tacciato di partigianeria e allora, se titola Stanno spuntando malelinguette su buoni telefoni Android, vuol dire che qualcosa di concreto c’è. A partire dal sottotitolo: La copia del design di iPhone effettuata con velocità e cinismo mai visti prima.

Un paio di paragrafi, che dopo tutto stupiscono: la narrativa comune poco tempo fa era fanno quello che fa iPhone e costano meno. Ora, invece:

Dieci anni che visito il Mobile World Congress e mai ho visto copiare iPhone così spudoratamente e cinicamente. MWC 2018 passerà alla storia come la base di lancio per una massa di imitatori di iPhone, ciascuno assemblato con più fretta e approssimazione del precedente.

Nessuno sforzo viene fatto per emulare il complesso sistema Face ID che risiede nella linguetta dell’apparecchio Apple; aziende come Noa e Ulefone hanno una tale fretta di fare uscire il loro sosia di iPhone che neanche hanno personalizzato il software in modo che si adatti alla nuova sagoma dello schermo. Più di un telefono con linguetta visto a MWC mostrava l‘orologio finire sotto l’angolo curvo dello schermo.

L’articolo procede chiamando in causa nomi di rango maggiore, come Asus e LG, a livello sempre basso. La cosa veramente incredibile è che la linguetta in cima allo schermo, per loro, è estetica: non funzionano come iPhone X, ma ne imitano l’aspetto esteriore.

Anche qui la narrativa comune fino a qualche tempo fa era come è brutto iPhone X con la linguetta, e fior di concept a mostrare come Apple avrebbe dovuto seguire l’esempio dei costruttori Android.

Copiare le funzioni, lo fanno tutti e lo fa pure Apple. Alla fine, scrive The Verge, è anche un sistema che permette al massimo numero di utenti di fruire dei progressi tecnologici e, nel bene e nel male, democratizza l’accesso.

Ma copiare l’aspetto, è povertà. Non nel senso della mancanza di risorse.

Senza rimpianti

Anno di grazia 2018, trovo dentro Mac, in /Library/User Guides and Documentation, un file Welcome to Leopard.app.

Centotrentasette megabyte. Il file, ovviamente, data al 2009.

Confesso di averlo spedito dritto nel Cestino senza leggerlo. Forse un giorno lo rimpiangerò. Penso di no.

Amor vacui

Non ci avevo mai pensato e invece un goccino di pensiero laterale, ogni tanto, farebbe gran bene. Tra Siri e funzioni di ricerca, che importanza ha riempire la schermata home di iPhone? Intorno a nessuna.

Si può invece lavorare creativamente con risultati straordinari, come testimonia questa antologia. Sono rimasto ammirato ed è difficile (colpa mia per la maggior parte, sicuro, ma non solo.)

Prossimamente mi tocca un Frecciarossa da due ore e mezzo. Mi sa che mi applico.

Curve pericolose

Il bravissimo Horace Dediu di Asymco si è appena guadagnato un gran numero di odiatori a causa delle curve che ha tracciato.

La prima descrive il numero di apparecchi Apple attivi e funzionanti. Dalla preistoria a oggi ne sono stati venduti circa due miliardi. Circa 1,3 miliardi sono attivi.

Circa due apparecchi su tre sono attivi.

Da anni la percentuale sul totale è costante.

La seconda curva esprime la vita media di un apparecchio Apple.

Circa sedici trimestri, attualmente.

Da anni è in aumento. Non da ieri, da un lustro.

Curve pericolosissime perché perfino il Wall Street Journal titola Il tuo amore per il tuo vecchio smartphone è un problema per Apple e Samsung e sembra una novità. Apple lo sa da cinque anni. Prospera proprio per questo, e non nonostante. Che sia un problema per Samsung è tutt’altra questione e mettere insieme le due storie è indice di incomprensione della realtà.

Curve pericolose anche perché imbarazzanti per chi blatera di obsolescenza programmata. Vita media in aumento, percentuale di attività costante. Per dimostrare l’obsolescenza programmata alla luce di questi dati serve un genio, oppure un ignorante.

Geni non se ne vedono.

Il tempo si è fermato

L’ultimo mio contatto con il sito Rai data quasi esattamente a quattro anni fa.

Mi scandalizzavo perché, finalmente uscito dal guano di Silverlight, il sito si era infilato nella brodaglia di Flash.

Niente è cambiato. Se eccettuiamo l’universo attorno alla Rai.

Pesi e misure

Mi è tornato comodo di recente il comando

du -a . | sort -rn | head -20

per visualizzare i venti file più pesanti all’interno di una directory.

Il Terminale è sempre interessante più per come aumentare la potenza di un comando che per il comando in sé.

Compito facile: variare il numero di file mostrati.

Compito medio: visualizzare la dimensione dei file in modo leggibile da un umano.

Compito difficile: applicare il comando a un numero arbitrario di directory e sottodirectory.

Contraddizione in privacy

I dati iCloud relativi agli utenti cinesi verranno purtroppo conservati in un centro dati cinese, su server affidati a una azienda cinese che, naturalmente, è gradita al governo.

La mossa è obbligata dalla legislazione cinese e viene giustamente criticata perché si presume esponga alla dittatura locale i dati delle persone. I dati su iCloud sono cifrati e possono essere letti solo da chi possieda le chiavi di accesso all’account ma questo, chiaramente, non ferma più di tanto un totalitarismo.

Apprendo intanto da Reuters che

L’Unione Europea sta preparando legislazione per obbligare le aziende a consegnare i dati personali dei clienti su richiesta, persino se i dati in questione vengono custoditi fuori dai confini europei.

La reazione tipica che sento è del tipo Così le multinazionali che evadono le tasse la smetteranno di fare quello che vogliono.

Certamente in Europa non ci sono dittature e auspicabilmente le richieste di dati personali saranno ben motivate da inchieste giudiziarie. Peraltro, scrivo queste righe dal Paese con il doppio delle intercettazioni telefoniche dei primi tre Paesi europei messi insieme.

Fatti i distinguo, la posizione del governo cinese verso i dati su iCloud non è tanto diversa da quella dell’Unione europea.

Però in un caso è colpevole Apple di non tutelare la privacy dei cinesi; nell’altro è colpevole Apple di voler scantonare dal volere dell’autorità. A me pare vagamente contraddittorio.

Eterni secondi

Ogni tanto Apple viene accusata di questo o quel monopolio e di danneggiare subdolamente la concorrenza.

Prendiamo per esempio le prestazioni dei processori nei computer da tasca. Il nuovissimo S9 Samsung (grazie Matteo) sta saldamente dietro iPhone 8 e iPhone X, che pure sono usciti oramai un quadrimestre fa. (Tanto che Bloomberg spettegola già sulle nuove uscite).

Samsung è uno dei principali fornitori di componentistica ad Apple e guadagna soldi per ogni iPhone venduto, se parliamo di concorrenza.

Ma la competizione sui processori sembra sbilanciata non tanto per il monopolio, quanto per superiorità tecnologica. Il telefono che esce per secondo (più tardi) dovrebbe quanto meno competere, invece che mettersi in coda.

A costo accessibile

Una serie di tweet corredati da fotografie sulle caratteristiche di accessibilità di Apple Park.

Pulsanti strategici ad altezza di carrozzina, esposizione di prodotti ad altezza compatibile sempre con la carrozzina, spazi delimitati con illuminazione in aiuto degli ipovedenti, percorsi identici tra i tavoli per chi cammina e chi non può eccetera.

Come giustamente fa notare l’autore, così si fa accessibilità quando il costo non è un problema.

Quando si parla di prezzi, se comprando un iPhone X pago (anche) strutture accessibili a un disabile che voglia fare lo stesso, allora la discussione sul costo dovrebbe prendere una piega diversa da quella usuale.

Telefonate variabili

Il giorno prima dice la sua su iPhone X: alla fine, passata la novità, è solo un telefono.

Il giorno dopo dice la sua sul rallentamento di iPhone in caso di batteria stanca, che tante polemiche e class action ha causato.

Vorrei rispondergli che telefonare è un’attività a velocità costante, della durata approssimativa di un minuto al minuto.