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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

I soliti non professionisti

Devo il titolo a Matteo. Anche il testo:

Ti invio prova della non “professionalità” dei portatili Apple… stanno solo registrando la musica di Oceania)…

E pure la foto.

Un momento della registrazione della colonna sonora di Oceania, con un Mac in bella vista

Un mondo parallelo

A seguito delle discussioni sugli aggiornamenti non richiesti a Windows 10, l’autorità di tutela dei consumatori del Baden-Württemberg in Germania ha ingaggiato una battaglia legale con Microsoft. Dopo diciotto mesi di cause e due verdetti sfavorevoli, Microsoft ha rinunciato a proseguire la lite in tribunale e ha annunciato (solo là) che non eseguirà più aggiornamenti di sistema operativo senza il consenso dell’utente.

Prego di rileggere la parte in corsivo e rileggerla ancora. Implica che il consenso dell’utente è o è stato irrilevante nelle valutazioni di Microsoft e che l’azienda si riserva o si è riservata di fare quello che le pare con i computer degli utenti del suo sistema operativo, il quale secondo vari sostenitori consente a ciascuno di fare ciò che desidera in libertà, al contrario di quello che accade su altre piattaforme.

D’altronde si parla dell’azienda che crea un nuovo sistema operativo evoluto, ReFS, e poi (come mi faceva notare Sasha, che ringrazio) elimina la funzione di creazione di dischi ReFS dalle edizioni più diffuse di Windows, per lasciarla sulle edizioni che costano di più.

A me sembrano disservizi e notevoli. Però forse vivo in un mondo parallelo.

Altre notti interminabili

Se proprio leggere non funziona, c’è sempre l’apprendimento interattivo di Python orientato alla data science.

Ci ho provato e sono arrivato per alcune serie di esercizi fino alle conversioni di tipo. Sapevo già fare tutto e il mio giudizio potrebbe essere viziato, ma l’ho trovato veramente a portata di chiunque.

Tutto avviene dentro il browser, volendo ci si registra con Google o Facebook, è gratis, nel browser c’è una shell interattiva per fare esperimenti e non sbagliare prima di dare la soluzione, insomma, iniziare con Python è veramente una cosa che si può fare senza paura, anche se non si è mai scritta una riga di codice in tutta la vita.

Il corso è in inglese. Primo: è inglese semplicissimo. Secondo: è una occasione perfetta per imparare rudimenti di inglese intanto che si imparano quelli di Python. Come scusa è meglio altro.

(L’agent provocateur aggiunge che per uscire dalla massa, compiere una scelta controcorrente, cantare fuori dal coro e collezionare luoghi comuni c’è a disposizione anche un tutorial interattivo per imparare Lisp).

Intelligenza umanistica

Sono un fautore dell’intelligenza artificiale forte, da quando ho consumato le notti di un’estate a leggere Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid. Tuttavia mi indispone la piega odierna che ha preso la disciplina, tutta presa a sviluppare l’artificiale con nessuna attenzione per l’intelligenza.

I progressi del machine learning sono straordinari, ma le macchine non sanno perché lavorano, né se abbia un senso o sia una perdita di tempo e nemmeno quale sia l’obiettivo.

A confortarmi, questa presentazione Ted di Tom Gruber dedicata a quella che lui ha chiamato humanistic AI. Non più la domanda come rendere le macchine più acute? e al suo posto la domanda come rendere più acuti noi grazie alle macchine?.

Un esempio illuminante: un’intelligenza artificiale capace di diagnosticare correttamente il cancro nel 92,5 percento dei casi, quasi brava come gli oncologi umani, che riescono a diagnosticare correttamente novantacinque volte su cento. Il punto di migliorare la prestazione della macchina non è superare l’oncologo: è supportarlo. L’uomo e la macchina, insieme, centrano la diagnosi il 99,5 percento delle volte.

Meraviglioso il discorso sulla memoria: una intelligenza artificiale che aiuti ciascun umano a tenere nota di quello che, per età, distrazione o malattia, il suo cervello fatica a reperire tra un neurone e l’altro. E che sia sicura e privata, perché ciascuno dovrebbe avere la possibilità di scegliere quali ricordi possono diventare pubblici e quali invece no.

Siamo sempre lì, all’incrocio tra tecnologia e arti liberali, il vero autentico grande lascito di Steve Jobs.

Non importa dove lavori Tom Gruber e a che cosa; voglio più gente come lui e con idee come quelle che manifesta.

Notti interminabili

Le cose che ignoro continuano inesorabilmente a superare quelle che conosco e, in particolare, aumentano a velocità sempre maggiore.

Non sapevo che esiste una pagina di ebook tecnici gratuiti messi a disposizione dall’editore O’Reilly, uno dei migliori nel campo.

La gamma dei titoli è disperante per estensione, considerato il tempo a disposizione (la pagina è solo un punto di partenza, l’elenco reale è ben più lungo). I titoli sono sintetici e servono a entrare in un argomento più che a sviscerarlo; disperante perché c’è sempre una buona scusa per svicolare da un tomo di centinaia di pagine, ma nessuna per farlo da una introduzione competente.

L’unico pensiero confortante è che queste notti estive sono profonde e favoriscono una concentrazione rilassata.

Fin da piccoli

Una volta mi è capitato di leggere una cosa tipo è bene che i bambini usino da subito Windows perché così poi lo ritroveranno con familiarità sul lavoro quando saranno più grandi.

Vista la foto che gentilissimamente mi inoltra Andy, aggiungerei: inoltre imparano subito come funziona Windows.

E come non funziona. Come bonus. O malus, secondo i punti di vista.

Chiosco-gioco in Windows malfunzionante

Orgoglio di papà

Un piccolo aggiornamento sulle avventure del componente più giovane della famiglia, visto che si parlava poco tempo fa dei rischi di dipendenza dalle tecnologie in tenera età e l’età di Lidia avanza a grandi passi, ma rimane tuttora abbondantemente sotto i quattro anni (per l’esattezza, tre e una manciata di ore).

La figlia ora dispone di un proprio account sul mio Mac, sottoposto ai controlli genitoriali di macOS. Lo usa primariamente per guardare i salvaschermo preferiti in grembo a papà. Entra nel proprio account digitando una password facile (il suo nome) sulla tastiera e ha bisogno di assistenza per selezionare il salvaschermo del momento, ma ne fa partire l’anteprima sempre da sola con un clic sul trackpad.

La sera si addormenta dopo avere giocato un po’ a Bee Leader su iPad. Quando le si dice di mettere via il gioco (e iPad) tergiversa e ci vuole anche un paio di minuti per farsi obbedire. Dopo di che, mette via iPad. E si addormenta nel giro di un quarto d’ora.

Non ho link dimostrativi immediati al momento, ma ho letto da più parti e in più occasioni del problema della luce blu di tavolette e telefoni, che disturba il sonno, eccita i bimbi oltre la soglia eccetera.

Sarà tutto verissimo, frutto di studi e indagini da parte di luminari del campo. La mia famiglia comunque rappresenta una felice eccezione, certamente per coincidenza. Mia figlia mette via iPad e si addormenta.

Il papà è orgoglioso. Prima che per la figlia (la quale cresce abbondantemente con supervisione, ma anche senza) per quell’iPad di prima generazione che non perde un colpo.

In viaggio con Pay

Non avevo mai considerato il Wi-Fi di Autostrade per l’Italia e ho commesso un errore grave, perché è l’unica rete pubblica che conosco e stia sopra la sufficienza per usabilità. La procedura per utilizzarlo, infatti, è fare clic sul pulsante Naviga. Finito. Pronto.

Ieri stavo acquistando biglietti ferroviari online durante uno spostamento per Milano quando improvvisamente è saltata fuori su iPhone la rete cittadina, alla quale incautamente mi sono iscritto mesi fa. Non ricordo mai user e password e un messaggio avvisava oltretutto del cambiamento dell’infrastruttura, per cui era necessario ripetere la registrazione.

Tutta perdita di tempo e inefficienza strutturale; nel frattempo la mia operazione di acquisto era stata vanificata e ho dovuto riprenderla più tardi quasi da capo.

Non vedo l’ora che sia ufficiale iOS 11, il quale dovrebbe rinunciare di suo a connettersi ai Wi-Fi perditempo, con credenziali di accesso ridicole (quella di MacDonald’s, per esempio), impossibili da memorizzare e da modificare, e per giunta pressoché inusabili (esempio da manuale, il Centro di Arese).

Seconda soddisfazione della giornata: alla cassa dell’autogrill Brianza sulla Milano-Venezia, direzione Venezia, ho visto un adesivo di Pay su registratore di cassa e lettore Bancomat. Niente di inedito ma, se comprare in quel modo e in quel contesto, indica una necessità concreta e non solo una adozione di principio.

Pay all’autogrill

Attorno all’interfaccia

Macintosh resterà nella storia primariamente per il suo contributo all’evoluzione dell’interfaccia utente e va ricordato anche più di trent’anni dopo, quando ci si si trova con una miriade di apparecchi a disposizione tra i quali Nintendo Switch.