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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Pensieri superficiali

Mesi fa vari professionisti hanno indicato Surface Studio come un esempio dell’innovazione che Apple avrebbe dovuto portare nei computer desktop e invece niente.

Oggi leggo che le vendite di tutta la linea Surface sono in netto declino. Non è che partissero da volumi di vendita stellari. L’articolo (di Ars Technica, mica tifosi obnubilati) getta ombre sulla volontà di Microsoft di continuare a investire sulla gamma, ricorda la triste fine che ha fatto il business acquistato da Nokia e oggi praticamente azzerato, cita varie mancanze che affliggono Surface dalla nascita a partire da processori insufficienti, connettori arretrati, specifiche non all’altezza della concorrenza.

A un certo punto si arriva a scrivere che praticamente Microsoft con Surface sta facendo come Apple su MacBook Pro.

Capisco che Surface Studio non era evidentemente questo gran che di innovazione. Che se ne vendono proprio pochi. Che i professionisti lo hanno evidenziato entusiasti e poi lo hanno ignorato.

Capisco che Surface, oltre che una linea di computer, è anche un modo di pensare.

Bene o male

Apple News fa guadagnare traffico e abbonamenti a The Telegraph.

The Guardian abbandona Apple News (e gli Instant Article di Facebook) dopo un esperimento, giudicandoli inutili per aumentare il fatturato.

La mia esperienza con Apple News è stata fino a qui poco indicativa.

Aspettando Apple News

Tuttavia mi sento di dire che lo strumento in sé può essere usato bene o usato male ed evidentemente c’è chi lo usa meglio.

Sfida al senso comune

Apple ha senso di esistere quando cambia le regole del gioco e, nel bene o nel male, improvvisamente si gioca una partita nuova in modo inedito. Quando si limita ad accomodare il senso comune, il pensiero collettivo, a fare come fanno tutti, è uno spreco. Di aziende conformiste e conformate è pieno il mondo.

Servizio di sicurezza

Ho ricevuto da Paoloo tutto quanto segue, che pubblico con gratitudine e ammirazione per quanto ha saputo fare. Il funzionamento della faccenda è responsabilità sua. Così come il merito, quandunque la faccenda suddetta fosse di utilità effettiva.

Musica, foto e fischi

Per la prima volta la foto di copertina della rivista Bon Appétit è stata scattata con un iPhone.

Certo, non è come scattare con una vera macchina fotografica. Nell’opinione di Alex Grossman, che dopotutto fa solo il direttore creativo per l’editore Condé-Nast, gli scatti presi da iPhone – specialmente quando si va in stampa invece che restare in digitale – non sono completamente confrontabili con una Dslr [Digital Single-Lens Reflex] da 25 mila dollari. Tuttavia, se si scatta nelle giuste condizioni, il 99,9 percento delle persone potrebbe non notare la differenza. I corsivi sono attribuiti a Grossman da TechCrunch.

L’articolo fa presente come sia la prima volta per Bon Appétit ma non certo per i periodici illustrati in genere. E che l’editing degli scatti è stato effettuato direttamente su iPhone con Vsco invece di dover tirare fuori il portatile.

Su Wired appare inoltre un pezzo dedicato a Steve Lacy, diciottenne musicista e produttore che ha già ricevuto la nomination a un premio Grammy ed è comparso in produzioni di altri nomi emergenti del panorama hip-hop americano. Dove, per amore dell’eufemismo, se emergi vuol dire che hai battuto una certa concorrenza.

Lo strumento di lavoro di Lacy è il suo iPhone.

Ha preso confidenza con il software preferito della sua casa discografica, ma funziona su portatile e lì si trova poco. Il suono è troppo asettico e va elaborato prima di risultare adatto alla pubblicazione. Poi l’ispirazione gli viene quando si sente più libero e si sente più libero usando iPhone e GarageBand. Mentre scrivo, apprendo che GarageBand – assieme alle altre app di iWork – è diventato gratis per vecchi e nuovi utenti, senza la limitazione del necessario nuovo acquisto hardware.

Ha deciso di facilitarsi il lavoro e ha preso apparecchiature aggiuntive. Cioè un secondo iPhone.

A diverse persone dovrebbero fischiare le orecchie.

Battute finali

Durante i playoff che chiudono la stagione della National Hockey League americana, ogni panchina avrà a disposizione tre iPad per rivedere pressoché istantaneamente le azioni cruciali e decidere se richiedere agli arbitri un riesame della loro decisione.

Come sottolinea l’articolo di Associated Press, nelle fasi finali del campionato di hockey le segnature si riducono di numero e le azioni si giocano su un filo di rasoio ancora più tagliente; azioni che, nel decidere una eliminazione o una vittoria, pesano milimoni di dollari.

Si può scommettere che nessuno farà sconti al primo iPad che non dovesse funzionare non solo a dovere, ma anche tempestivamente. Quando lo hai riavviato, per dire, la partita è già avanti e se hai preso un gol che non c’era, te lo tieni.

In altri termini, ci accorgeremo subito se gli iPad per lo hockey su ghiaccio sono una barzelletta come i Surface per il football, oppure se – come per tante situazioni – giocano in una lega superiore.

Passaggio evolutivo

Mi hanno di nuovo messo in relazione Office a scuola con il riuscire a trovare lavoro una volta terminata la scuola stessa.

Paghi due prendi zero

Per un periodo della vita ho avuto l’esigenza di produrre diagrammi di gran qualità in poco tempo e, magari, di doverli modificare all’ultimissimo istante, anche in ascensore appena prima di entrare in ufficio.

Ho fatto le cose per bene con l’acquisto di Omnigraffle in versione Mac e iPad, a un prezzo complessivo da vero software. Sono rimasto veramente soddisfatto. Poche volte soldi spesi altrettanto bene.

Passato qualche anno, oggi Omnigraffle mi tornerebbe utile, solo che la versione iPad 1.9.3 in mio possesso salta per aria appena dopo il lancio. Avendo accettato di spedire a The Omni Group il resoconto dell’errore, ho ricevuto una email di spiegazione: Omnigraffle si appoggia a impalcature Apple tanto cambiate negli anni al punto che, sotto iOS 9, non funziona più. Né basterebbe un aggiornamento, poiché App Store non accetta più app basate su quelle impalcature lì.

La soluzione? Scaricare Omnigraffle 2.0. Versione la quale, oltre che riportare la compatibilità, dispone di un ragguardevole set di funzioni Pro acquistabili in-app.

La questione è che Omnigraffle 2 va acquistato e costa persino più della versione 1 comprata a suo tempo. Le funzioni Pro costano come l’applicazione base. In pratica, se volessi la nuova app con il massimo delle funzioni a disposizione, mi costerebbe più del doppio dell’originale.

Come acquirente della versione 1, ho un privilegio: aggiornare in-app alle nuove funzioni Pro è gratis. Pagherei insomma Omnigraffle 2 solo qualcosa più di quanto mi è costato Omnigraffle 1.

Però qualcosa non torna: per avere Omnigraffle 2 base, finisco per pagare due volte il prezzo (una volta per la versione 1, una volta per la versione 2). Uno nuovo utilizzatore che arrivasse domattina lo pagherebbe una volta sola. Questo non mi tutela come utente di lunga data. A saperlo, mi conveniva rimandare l’acquisto a ora invece che effettuarlo anni fa.

Se voglio acquistare Omnigraffle 2 con le funzioni Pro, pago circa due volte, alla pari con chi arriva domattina. E ancora una volta non ho vantaggi come utente di lungo corso.

Se sto come sono, mi ritrovo senza il programma pur avendolo pagato una volta. Chi arrivasse domattina senza avere il programma, comunque non avrebbe pagato per farne a meno.

Non mi pare una politica di aggiornamento rispettosa di chi ha investito fiducia nella versione 1.