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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Professione regia

Lorescuba invia immagine del banco di regia di un noto locale a ridosso della Milano-Venezia, in zona Trezzo sull’Adda.

Non lo sanno quei tecnici, però Apple li ha abbandonati. Attendiamo notizie dai fabbricanti del mixer.

Banco di regia con Mac

Ora secondi a nessuno

Si parlava di iPhone 7 che, nonostante le critiche, ha venduto molto bene (parlerò più avanti della questione dei record legati alla lunghezza del trimestre).

Ci sarebbe anche watch, sbertucciato perché non farebbe numeri importanti e non servirebbe ad alcuno, giusto per banalizzare due tra le critiche più comuni.

In realtà pare potrebbero vendersi circa tanti watch quanti Mac. Secondo Tim Cook, quello natalizio è stato il miglior trimestre di sempre per watch.

Per fatturato, watch è secondo solo a Rolex nel mondo degli orologi.

Ha ancora senso parlare di smartwatch? Ai media piace inventare categorie e termini attorno a cui alzare polveroni, a partire dalla mitica quota di mercato. Nei fatti, vedo pochissime persone che portano al polso più di un apparecchio. Invece di parlare di smart o non smart, bisognerebbe fare il conto dei polsi.

Dove, a quanto sembra, watch ha pochi rivali.

Quanto alle critiche, un altro tweet sulla falsariga di quello di ieri.

Apple Watch ha avuto il miglior trimestre di sempre. Sconnessione veramente ampia tra la tecnologia e le aspettative e la soddisfazione dell’utente normale.

Non è il caso di buttarla in altri campi diversi dal digitale, ma cominciano a diventare numerosi i settori nei quali i cosiddetti (e sedicenti) specialisti appaiono completamente scollegati dal mondo e dalle vite reali. Intanto, ora come ora, watch potrebbe avere venduto anche venticinque milioni di esemplari al mondo. Non penso che sia secondo ad alcuno.

La pulce bisestile

Complotto! Apple ha annunciato fatturato e unità vendute record per iPhone, ma per via di come funziona il conteggio fiscale ha approfittato di un prenatalizio che, invece delle tredici settimane ordinarie, ne ha comprese quattordici.

Se contiamo gli iPhone venduti per settimana, c’è un calo, altro che record. Bugia, inganno, disinformazione, fake news.

Per legge le aziende americane devono conteggiare un trimestre come composto da tre mesi oppure da tredici settimane. Questa organizzazione costringe ogni qualche anno a registrare straordinariamente un trimestre “bisestile” di quattordici settimane.

In pratica, lo scorso trimestre Apple ha avuto una settimana in più per fare cassa. E i risultati, anno su anno, sono stati confrontati con un trimestre più corto. In termini di giorni utili, la settimana extra ne assicura quasi l’otto percento in più. Il fatturato ne viene favorito, ovviamente. E così Apple ha ingannato tutti, secondo la vulgata.

Che cosa succede quando avviene il contrario? Per forza di cose, capita che un trimestre da tredici settimana venga messo a confronto con un anno precedente dove lo stesso trimestre era da quattordici. Quindi il confronto parte in svantaggio, di poco più del sette percento.

L’ultima volta è successo con il trimestre natalizio 2012. Apple è stata bastonata dagli analisti e Philip Elmer-DeWitt si è chiesto perché non abbiano considerato la questione del calendario.

Capito? Quando Apple approfitta della settimana in più, sparge falsità. Quando la subisce, colpa sua.

Che sia giusto o sbagliato, la realtà è che i commentatori trascurano sempre la questione del calendario. Si leggano i pezzi linkati sopra.

Se proprio bisogna spaccare il capello in duecentocinquantasei, si fa sommessamente notare che il trimestre luglio-settembre è composto da novantadue giorni; quello gennaio-marzo da novanta (a volte novantuno); quello aprile-giugno ne ha novantuno, così come quello settembre-dicembre. Siamo nei dintorni dell’uno percento di giorni in più in meno, ma quando un fatturato si conta in miliardi significa che anche una differenza così minima sposta cifre significative.

Mai sentito qualcuno sottolineare che il trimestre estivo è lungo un giorno in più? Mai, nessuno. Mai sentito tirare in ballo il febbraio bisestile? Mai o quasi mai (vado a memoria).

La verità è che, giusto o sbagliato, il trimestre viene usato da tutti, sempre, come approssimazione della realtà.

Svegliarsi una volta ogni dieci anni a puntualizzare è di conseguenza pretestuoso.

A parte il fatto che Apple ha annunciato la vendita di iPhone trimestrale più alta di sempre e non la vendita di iPhone per settimana più alta di sempre. Di sempre vuol dire che il confronto è anche con altri trimestri da quattordici settimane.

Sempre utile fare le pulci alle statistiche, ma la pulce bisestile è un po’ tendenziosa. Dovrebbe essere sempre attiva per essere credibile, perché persino il banale trimestre di calendario in qualsiasi anno ha almeno due durate diverse, normalmente tre.

Chi non lo ha visto

Molte grandi squadre, come i New Englands Patriots, imparano a esercitare la propria superiorità attraverso una gestione molto efficiente della partita. Imparano cioè a vincere di misura, ma vincere sempre o quasi sempre, senza sprecare sforzi aggiuntivi oltre all’essenziale.

Queste squadre chiudono il loro ciclo con una partita dove gli avversari improvvisamente rendono inadeguata la gestione efficiente di cui sopra. La disabitudine a compiere sforzi straordinari costa la partita decisiva. Questo è quanto NON è accaduto ai Patriots, che hanno visto i Falcons correre il doppio di loro, ma hanno applicato la loro economia di gestione e hanno raggiunto i supplementari, per vincere, dopo essere stati in uno svantaggio apparentemente tombale. Quelli che non hanno visto che cosa succedeva sono stati i Falcons.

Ugualmente, avevo scritto in passato della sponsorizzazione della Nfl da parte di Microsoft, che ha pagato la lega del football per mettere in mano alle squadre tavolette Surface. Con risultati discutibili.

Ero curioso di vedere quanta rilevanza avrebbero avuto le tavolette durante la partita.

Posso essermi perso più di qualcosa, dato che nelle pause tendo a seguire il second screen. Sono altresì convinto di avere visto un’unica inquadratura con dentro un Surface in mano a un assistente allenatore, e niente più.

Si è vista più tecnologia durante lo show di Lady Gaga a metà partita.

Pubblicità pro

Mediamente chiunque collega Apple e Super Bowl attraverso lo spot pubblicitario 1984. È meno nota invece la connessione tramite Hal, l’intelligenza artificiale di 2001: Odissea nello spazio.

La lettura di questo articolo colma ampiamente la lacuna. Raccomandato per riempire le pause di gioco durante la partitissima, oppure in luogo dello halftime show di Lady Gaga.

Non ho favoriti ma mi piace in partenza l’idea del confronto tra una squadra presente molto spesso al Super Bowl e una molto poco, chi gioca per confermarsi e chi per affermarsi. Madden pronostica la vittoria di misura dei primi, con i punti decisivi nel finale di partita, e se ha ragione ci sarà da divertirsi, più dell’anno scorso.

Domanda e pretese

Nel trimestre natalizio iPhone ha superato se stesso con oltre settantotto milioni di unità vendute, oltre le previsioni di chiunque a cominciare dagli analisti, nove scontrini al secondo, un volume (fisico) di affari pari a quello di seicentotrenta carri armati. È tornato a essere la marca di computer da tasca più venduta al mondo, davanti a Samsung. Non se ne erano mai venduti così tanti, a dispetto di chi descrive il mercato come saturo.

iPhone criticatissimo per avere osato rinunciare al jack audio e per costare troppo, in media quattro dollari in più che l’anno scorso. Ma a quanto pare il pubblico ha pensato diversamente. Abbiamo un nuovo insegnamento da scrivere sulle tavole, la legge di Evans: le critiche dei tecnologi sono generalmente un buon controindicatore della domanda dei consumatori.

Il bello è che l’assenza di jack audio, nei piani, doveva spingere gli AirPods. I quali, un ritardo dopo l’altro, sono stati indisponibili per la gran parte dell’autunno, mandando in fumo le buone intenzioni. Il record magari poteva essere persino più alto.

Da ricordare sempre: la domanda apre il portafogli, le pretese sono sovente gratuite.

Curve e controcurve

I risultati trimestrali di Apple (i migliori di sempre) comprendono un consistente declino di iPad, per di più costante da molti trimestri e molti si chiedono il perché.

Marco Arment argomenta che in fondo iPad sia stato una fase. Produce da Six Colors due grafici convincenti, appunto quello di iPad che mostra la fase discendente di un’onda e quello di Mac: nuovo record di vendite, sempre a galla con qualche alto e qualche basso, ci sarà sempre qualcuno che ne vuole uno. (Tra parentesi, i MacBook Pro poco professionali, poco espandibili, poco riparabili, con poca Ram, con poca grafica, poca potenza, vanno via come il pane).

John Gruber ritiene che gli anni del picco, 2013 e 2014, siano stati eccezionali perché il mercato era vergine e quasi nessuno aveva un iPad. Inoltre, lo spazio concettuale teorizzato da Steve Jobs – una zona franca tra portatili e computer da tasca – era molto ampia.

Questa zona si è assai ridotta: tra un iPhone 7 Plus e un iPad mini la distanza è brevissima. I Mac sono diventati sempre più leggeri e sottili, sempre più vicini come ingombro a un iPad.

Il vero punto a mio parere, che peraltro anche Gruber sottolinea, è che iPad è una macchina diabolicamente duratura. Scrivo queste note sotto il piumone, con un terza generazione che non perde un colpo, anche se non monta iOS 10. Per il grande pubblico, l’incentivo a cambiare iPad arriva dopo molti anni, quasi come per un Mac. Quelli che lo hanno comprato nel 2014 non hanno il minimo intento di sostituzione, nella massa.

Il tutto tenendo le cose nel giusto contesto: le vendite di iPad, nel loro declinare, sono due volte e mezzo quelle di Mac. Quelle sue curve che mostra Arment sono visivamente sbilanciate, sembrano due corse alla pari e non lo sono.

Ancora, se Apple vendesse solo e unicamente iPad, sarebbe al numero 139 della classifica Fortune 500 che enumera le più grandi aziende al mondo. Molti si accontenterebbero.

Molta rete e poche soluzioni

Non mi è mai piaciuta l’interfaccia dei servizi Network Solutions, sempre pronti a proporti un optional non richiesto in qualsiasi situazione, non importa quanto fuori luogo. Però uno lo sa, sta attento, si regola.

Nei giorni scorsi è accaduto qualcosa di più grave: ho acquistato un dominio per cinque anni, al costo di centotré euro e spiccioli. E sulla mia carta di credito sono stati addebitati centodieci euro e spiccioli.

Uno dirà, hanno sbagliato a compilare l’ordine, succede. Invece l’ordine riporta centotré euro.

Propongono optional non richiesti in ogni pagina, ti sarà scappato un clic, dice. Può darsi; ma sull’ordine non ce n’è traccia. Se acquisti una cosa non richiesta per errore, comunque dovrebbe figurare nell’ordine.

Il supporto clienti di Network Solutions lavora soprattutto per telefono, ma è ancora possibile scrivere tramite il sito. Mi ha risposto un operatore gentilissimo: devo telefonare, per motivi di privacy.

Non mi metto a telefonare negli Stati Uniti per una faccenda di sette euro spalmati su cinque anni, un euro e quaranta l’anno, dodici centesimi al mese, tre centesimi a settimana.

Né annullerò l’ordine, almeno stavolta: il fastidio e la perdita di tempo che comporterebbe rifare tutto sono enormemente superiori ai sette euro per cinque anni.

Ho lasciato una risposta poco amichevole al supporto, chiedendo nuovamente spiegazioni (che possono arrivare senza problemi di privacy) e soprattutto una risoluzione rapida del problema. Vediamo che cosa succede.

Scoccia perché si tratta di pratiche che neanche più i siti porno, al massimo i venditori di suonerie che turlupinano gli anziani con gli abbonamenti settimanali.

Niente da dire sulla network, ma le solutions lasciano per ora a desiderare.

Tutto questo solo per dire: attenzione. Non pretendo che si faccia girare la voce come se fosse chissà quale appello. Tuttavia, meglio considerare altri fornitori se non è un problema.

Rara avis in museo

Mi segnala Lorescuba (grazie!) che il Corriere della Sera ha dedicato un articolo al museo ]All About Apple](https://www.allaboutapple.com) di Savona.

A Savona per il museo bisogna assolutamente andare almeno una volta nella vita e, se lo ha fatto il Corriere, veramente vuol dire che nessuno ha più scuse.

Non sollecito mai clic, però faccio un’eccezione. Chiedo un clic sull’articolo del Corriere. È scritto in italiano, dice cose sensate, parte dall’incontro con i protagonisti, ci sono buone foto, un buon video, niente di inventato.

Lo so: poi si viene assaliti da bambini, gattini, modelle, delitti, politicanti, creme per la ricrescita dei capelli, pubblicità ingannevole. Però, almeno, fare sapere al Corriere che per una volta hanno pubblicato una cosa meritevole di essere letta a differenza della gran parte.

Accavallavacca

Rubo un titolo a Stefano Bartezzaghi per descrivere la situazione della mia scrivania.

  • Alimentazione di MacBook Pro.
  • Auricolari.
  • Time Machine.
  • Hub Usb che collega a sua volta:
    • Alimentazione e sincronizzazione di watch.
    • Alimentazione e sincronizzazione di iPhone.
    • Alimentazione e sincronizzazione di iPad.
    • Alimentazione e sincronizzazione di un orologino che mi hanno regalato a un evento e devo ancora decifrare.

Aggiungo, staccati ma presenti sulla scrivania,

Sono sicuro che frugando bene sotto la superficie salterebbe fuori qualcos’altro.

Sono tutti cavi.

A guardare bene l’elenco, si capisce che varie voci potrebbero essere eliminate già oggi. Time Machine, lo scanner, gli auricolari potrebbero collegarsi wireless, per esempio.

Altre voci sono già state eliminate. Per esempio, la connessione al televisore è regolata wireless da tv. Abbiamo abolito la stampante di casa ma quando c’era, era senza fili. E così via.

Il punto è che la mia scrivania oggi è affollata di cavi che si accavallano, intrecciano, annodano, logorano, impolverano.

La prossima rivoluzione, di quelle vere, mica da comunicato stampa, è l’eliminazione di tutti-tutti-tutti i cavi. Compresa l’alimentazione.

E se uscisse un Mac che rinunciasse alle sue componenti professionali per promettermi oggi, qui, subito, it just works, di eliminare il viluppo di cavi sulla mia scrivania, darei priorità assoluta alla tentazione.

Perdite e profitti

Continuo a capacitarmi con fatica e a porre la stessa domanda: compreresti un computer da tasca da una azienda che ci perde soldi, in maniera sistematica, senza una strategia precisa di recupero? Che qualità, che progettazione, che supporto ci si aspetta?

Continuo perché le notizie si susseguono e scopro adesso che LG lo scorso trimestre ha perso duecento milioni di dollari nel complesso, “grazie” a perdite nel settore smartphone (fortuna che sono smart) che pesano quasi il doppio.

Di più: è dall’estate 2015 che LG perde denaro in questo, chiamiamolo, business.

Certo, ho sentito millemila persone blaterare che non avrebbero scelto un Mac per paura che l’azienda svanisse. Tuttavia Apple ha iniziato a crescere prima con nuovi Mac, poi aprendo un’attività nel mercato della musica, poi una nel mercato della telefonia.

LG che innovazioni sta preparando?

Consigli di seguito

Su Reddit scrivono che Apple cancella le recensioni negative su Apple Store di un monitor 5k di LG in quanto ha problemi di funzionamento con Mac.

Naturalmente, la notizia corre veloce per tutta la rete. Solo che non è una notizia, bensì una invenzione. L’estensore la completa con una correzione:

Apple ha appena autorizzato le recensioni del monitor. È anche emerso che non erano mai state autorizzate [quindi, non essendo mai stato pubblicato alcunché, è impossibile, che sia stato cancellato qualcosa]. La mia asserzione che Apple abbia deliberatamente spento le recensioni era scorretta.

Uno si chiede come mai scrivere una cosa del genere senza verificare che sia vera ma via, è domenica, stiamo rilassati.

Mentre la notizia della censura correva velocissima, quella della bufala procede con i piedi di piombo. Siti come TidBits verificano e correggono. Altri, come Übergizmo, ignorano gli sviluppi.

Io seguirei TidBits.