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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Già sentito

L’Istituto Fraunhofer, che ha creato il formato di audio compresso Mp3, ha annunciato ufficialmente la fine del supporto al formato stesso.

Bernhard Grill, direttore della divisione del Fraunhofer interessata al progetto, ha parlato in questi termini del formato Aac:

lo standard di fatto per lo scaricamento di musica e video su telefoni mobili […] più efficiente di Mp3 e con un sacco di funzioni in più.

Quando lo raccontavi dieci anni fa passavi per un fanatico di quelli che fanno sempre le cose a modo loro, mentre ci sono gli standard che usano tutti, e ho una chiavetta piena di Mp3 nel cassetto che sono tanto comodi e non è vero che Aac suona meglio perché ho appena provato sullo stereo.

Chissà se adesso qualcuno ci sente meglio.

Una giornata, due estremi

Una giornata così, iniziata con gente che si impegna a mettere l’apostrofo sbagliato (persino peggio di quelli che usano l’apice).

Un apostrofo che grida vendetta

E finisce con Foto, tutto contento di sincronizzare un iPhone pieno di immagini appena scattate, tanto da impegnarsi il doppio.

Una funzione di importazione di troppo

A Nashville si va in Paradiso

Ricevo, ringrazio e redigo la mail di Stefano:

Ti giro questa simpatica location in un Mall a Nashville, patria della musica country. Sopra il Male Oscuro, sotto Apple. Da notare dove stanno le anime.

Il Male Oscuro non è così tentatore come lo descrivono.

Centro commerciale a Nashville

Microsoft Store in un centro commerciale a Nashville

Apple Store in un centro commerciale a Nashville

Questione di metodo / 2

Si è visto come l’attenzione serrata di Steve Jobs alla segretezza sia un tratto comune anche per la Apple dove lui non lavora più. Ci sono altri tratti che sono rimasti inalterati, pur trasformandosi e maturando, diversi dall’imitazione acefala?

Per esempio, l’iterazione di prodotto. Il primo iPhone non aveva connessione 3G, aveva una sola videocamera e neanche fantastica, mancava di App Store e così via, tutta una lista di mancanze e scelte al ribasso che nei confronti dell’epoca lo ponevano in coda ad apparecchi sistematicamente più intelligenti, più evoluti, più potenti, più completi, più sportivi, più seri, più professionali e più variegati che sono spariti.

Passo dopo passo, edizione dopo edizione, iPhone ha sempre apportato miglioramenti e, quando non c’erano, diventava più sottile e leggero. È l’apparecchio più venduto nella storia dell’uomo, traguardo che mai sarebbe stato raggiunto se ci si fosse limitati anno dopo anno a gonfiare la Ram e aggiungere un gadget.

Anche iPad ha fatto in tempo ad attraversare una iterazione di prodotto durante la vita di Jobs e, di nuovo, il primo iPad che è uscito neanche aveva una videocamera. Le sue prestazioni e possibilità, rispetto a un iPad Pro di oggi, sono di un passato lontano.

Apple ha serbato e saputo coltivare questo tratto? Proviamo a guardare watch. Ne porto uno al polso: è superficialmente impermeabile (ok la doccia, ok la nuotata) ma non oltre. È privo di Gps e dipende strettamente da iPhone anche per molte altre applicazioni. È partito con cautela, tra le critiche e gli snobismi.

I dati di venduta assoluti non vengono comunicati, perché si tratta di un mercato piccolo piccolo, circa cinquanta volte quello dei telefonini. Tuttavia Apple ha fatto sapere che nell’ultimo trimestre le vendite sono quasi raddoppiate anno su anno.

Quatto quatto, watch è arrivato a vendere più unità di qualunque altro wearable, i computer che si indossano. Lista comprendente anche infiniti aggeggi capaci di costare anche un decimo del computer da polso Apple, secondo per fatturato solo a Rolex se lo consideriamo come un orologio.

Un mercato piccolo piccolo. Un mercato più grande di quello di Surface, un successo assai più relativo di quello che si racconta.

Ma divago. Il punto: l’iterazione sta pagando nel caso di watch esattamente come ha fatto con iPhone, iPad, tv. Il metodo di Steve Jobs è ancora in opera a Cupertino e porta risultati, anche se è difficile progettare serialmente apparecchi in grado di vendersi a miliardi come iPhone.

Questione di metodo / 1

Suppongo che la mancanza di Steve Jobs si avverta, in Apple. Come non potrebbe? È stato nel bene e nel male un personaggio unico che ha definito un’epoca. Mi sembra più interessante provare a capire se il team abbia saputo serbarne gli insegnamenti e da questo punto di vista la recente attualità è rivelatrice.

Il bello del mattone

Mi sono chiesto se si potesse in qualche modo automatizzare il ritaglio di un gruppo di foto su iOS.

Ho acceso Workflow e in tre minuti, con tre mattoni software, ho creato il mio primo flusso di lavoro in iOS.

Niente di cui vantarsi: è veramente facile, applicandosi su una operazione semplice come questa.

Molto su cui riflettere: più che mai bisogna chiedersi se facciamo a mano qualcosa che il computer potrebbe fare al posto nostro. Dalla capacità di essere noi a trovare la soluzione, invece che vederla arrivare da qualcun altro, possono dipendere molti futuri

Qualcosa da sognare: Workflow è stato acquistato da Apple e ha una meccanica molto, molto simile a quella di Automator su macOS. Metti che in una futura iterazione di sistemi operativi veda la luce un sistema di automazione facilmente programmabile trasversale, dove un flusso di lavoro possa progredire passando da Mac a iPad e viceversa.

Il saltacomando

Sentita gratitudine a chi avesse già spulciato nella documentazione e fosse in grado di spiegarmi tecnicamente con quale criterio la funzione di hotspot personale di iOS appare nella prima schermata delle Impostazioni, oppure nella prima schermata come funzione con il pulsante rimandato alla seconda schermata, o ancora nascosta dentro la funzione Cellulare.

Doppia sveglia

Doppio sogno è un gran libro, questo è un piccolo blog. Ma almeno dare una sveglia doppia, si può.

Mi sono svegliato l’altroieri e Microsoft ha aggiornato la sua linea Surface. Linea che finora ha dato risultati non clamorosi e ultimamente in decisa flessione, con calo di oltre il venti percento.

Mi è stato rimproverato di riportare questo dato senza tenere in conto l’aggiornamento dell’altroieri. Il quale ammonta a un portatile con prezzo base di 999 dollari.

Per quanto interessante, difficilmente farà vendere più Surface Book o Surface Studio o Surface Pro.

Ieri mi sono svegliato e Apple aveva diramato i risultati trimestrali. Vendite di Mac in crescita del quattro percento, mentre il resto del mercato è in stallo. Sembra strano che in questo scenario la gente abbandoni Mac con numeri mai visti prima come millanta, pardon, sostiene Microsoft.

Bello sognare, eh. A patto che, quando arriva la realtà, ci trovi svegli.

Pre-verità

Si fa un gran rumore su fake news e post-truth, post-verità, perché le elezioni le ha vinte quello sbagliato.

La festa del backup

Apparentemente Degoo offre uno sconto del 95 percento su due terabyte di spazio backup per la vita.

Bisogna sempre ricordarsi che questa offerte lifetime hanno la vita di chi le offre. Ma, anche se Degoo durasse due anni e poi sparisse, mi pare un’ottima offerta.

Male non fare

E quando ho scritto degli aggiornamenti troppo aggressivi a Windows 10 sono stato pure criticato.

Non aggiornare a Windows 10

Questo è un grosso rivenditore di materiali da pavimentazione nell’hinterland milanese.

La foto è sfocata e mi scuso, ma questioni di discrezione e fretta hanno condizionato l’inquadratura.

Ma quanto è fuori fuoco Windows 10, per suscitare questa reazione?