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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Paghi due prendi zero

Per un periodo della vita ho avuto l’esigenza di produrre diagrammi di gran qualità in poco tempo e, magari, di doverli modificare all’ultimissimo istante, anche in ascensore appena prima di entrare in ufficio.

Ho fatto le cose per bene con l’acquisto di Omnigraffle in versione Mac e iPad, a un prezzo complessivo da vero software. Sono rimasto veramente soddisfatto. Poche volte soldi spesi altrettanto bene.

Passato qualche anno, oggi Omnigraffle mi tornerebbe utile, solo che la versione iPad 1.9.3 in mio possesso salta per aria appena dopo il lancio. Avendo accettato di spedire a The Omni Group il resoconto dell’errore, ho ricevuto una email di spiegazione: Omnigraffle si appoggia a impalcature Apple tanto cambiate negli anni al punto che, sotto iOS 9, non funziona più. Né basterebbe un aggiornamento, poiché App Store non accetta più app basate su quelle impalcature lì.

La soluzione? Scaricare Omnigraffle 2.0. Versione la quale, oltre che riportare la compatibilità, dispone di un ragguardevole set di funzioni Pro acquistabili in-app.

La questione è che Omnigraffle 2 va acquistato e costa persino più della versione 1 comprata a suo tempo. Le funzioni Pro costano come l’applicazione base. In pratica, se volessi la nuova app con il massimo delle funzioni a disposizione, mi costerebbe più del doppio dell’originale.

Come acquirente della versione 1, ho un privilegio: aggiornare in-app alle nuove funzioni Pro è gratis. Pagherei insomma Omnigraffle 2 solo qualcosa più di quanto mi è costato Omnigraffle 1.

Però qualcosa non torna: per avere Omnigraffle 2 base, finisco per pagare due volte il prezzo (una volta per la versione 1, una volta per la versione 2). Uno nuovo utilizzatore che arrivasse domattina lo pagherebbe una volta sola. Questo non mi tutela come utente di lunga data. A saperlo, mi conveniva rimandare l’acquisto a ora invece che effettuarlo anni fa.

Se voglio acquistare Omnigraffle 2 con le funzioni Pro, pago circa due volte, alla pari con chi arriva domattina. E ancora una volta non ho vantaggi come utente di lungo corso.

Se sto come sono, mi ritrovo senza il programma pur avendolo pagato una volta. Chi arrivasse domattina senza avere il programma, comunque non avrebbe pagato per farne a meno.

Non mi pare una politica di aggiornamento rispettosa di chi ha investito fiducia nella versione 1.

Conto su iPad

Federico Viticci manda avanti un sito a tema Apple, MacStories, scritto in inglese con abbondanza di collaboratori madrelingua, specie dagli Stati Uniti. Di conseguenza si ritrova a dover maneggiare una contabilità personale mista in dollari ed euro, che va convertita in euro prima di divenire ufficiale.

Pari e patta

Ho passato la giornata al Salone del Risparmio 2017 tra finanzieri, gestori di fondi, banchieri privati e personali, sviluppatori di software per istituzioni finanziarie, società di intermediazione e affini.

Ho visto la solita ventata di Mac ma, differentemente dall’anno scorso, c’era una valanga di iPad. Impiegati dai compiti più umili, come la raccolta dei dati anagrafici, a quelli più ambiziosi, come l’amministrazione di motori intelligenti di risparmio autogestito oppure l’editing video compiuto al momento, appena girata l’intervista.

Li ho fotografati tutti.

Però Apple ha assunto una posizione ufficiale e precisa, oltre che impegnativa, sul futuro dei Mac cosiddetti professionali. Sabino ha scritto un bellissimo articolo e soprattutto Phil Schiller ha detto senza equivoci quello che andava detto. Cito da Sabino che ha già tradotto:

“Quando parliamo di utenti ‘pro’, dobbiamo dire chiaramente che non c’è un utente professionale tipico. Pro è un termine molto ampio, che copre moltissime categorie [diverse] di utenti […]

Ci sono i creativi, che producono musica o video, o gli artisti grafici, un segmento fantastico [di utenti] del Mac. Ma ci sono anche gli scienziati, gli ingegneri, gli architetti, gli sviluppatori di software, un segmento in grande crescita, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di applicazioni sull’App Store.

Ci sono moltissime cose e moltissime persone che possiamo chiamare ‘professionali’, flussi di lavoro professionali, e dobbiamo stare particolarmente attenti a non semplificare troppo, a dire ‘i professionisti vogliono questo’ oppure ‘i professionisti non vogliono quest’altro’, le cose sono ben più complicate di così.”

Insomma, il clima si sta pacificando. A ognuno il suo e speriamo tanti Mac Pro e iMac professionali il prima possibile. Allora mostro del Salone qualcosa di diverso, scelto tra simulatori di Formula Uno, golf giocato in realtà virtuale, distribuzioni di prosecco alle undici del mattino, selfie tra finti lingotti d’oro, scooter avveniristici e altri intrattenimenti vari.

Partite a scacchi al Salone del Risparmio

Voglie ortogonali

Capisco perfettamente le esigenze e i desideri di tante persone che chiedono processori sempre più veloci, schede grafiche sempre più potenti, dischi sempre più capaci, funzioni di rete sempre più pervasive, efficienze sempre maggiori, prezzi sempre minori.

Come fa Pixelmator

Il discorso sulle convenzioni che cambiano al mutare delle circostanze spiega molte decisioni di interfaccia utente di Apple, oltre contingenze come la direzione di scorrimento dei contenuti di una finestra o la sostituzione di tasti funzione fisici e immutabili con una barra Oled sensibile al tocco.

Per esempio, il filesystem tradizionale contrapposto all’architettura app-centrica di iOS, anche se sarebbe meglio dire di iCloud.

Ieri ero in viaggio e mi serviva modificare un file grafico di Pixelmator, presente nel mio Mac e salvato in iCloud, ovvero “dentro” Pixelmator.

Ho lanciato la versione iPad del programma. Il file era già lì dentro, identico alla versione che avrei trovato su Mac. Ho apportato le modifiche e inoltrato il file dove serviva. Missione compiuta.

A sera sono arrivato al Mac che mi aspettava a casa. Ho lanciato Pixelmator e il file era pronto e aggiornato, senza che io avessi mosso un dito per favorire la sincronizzazione.

È un caso particolare nel quale l’organizzazione di file centrata sulla app è vastamente più efficiente di quella tradizionale. In che cartella ho lavorato? Non lo so, non serve saperlo.

Ovviamente ci sono altre situazioni nelle quali l’organizzazione classica batte quella app-centrica e, se c’è un campo dove Mac è superiore a iPad, è proprio nel poter offrire al massimo livello entrambe le esperienze, dopo di che uno si regola come crede.

Appunto. In certi casi è meglio una specifica organizzazione, in altri no. Non c’è niente di giusto o sbagliato, né di eterno o immutabile. Convenzioni che si modificano al mutare dei tempi e delle circostanze.

Mac Pro. E iPhone 4

Un numero oramai pazzesco di anni fa ho scritto un post su un evento storico, se non altro, per la distanza cronologica: l’evento stampa organizzato da Apple per fare il punto su iPhone 4, che aveva il problema del death grip. Ossia, perdeva segnale se la mano copriva le antenne di bordo, come tutti i telefoni cellulari su questo pianeta.

Mini ottimismi

Le vendite di iPad sono in diminuzione. Il prodotto ha avuto un boom enorme alla nascita, con un ritmo di vendita francamente insostenibile. E poi si è dimostrato mostruosamente durevole: a casa mia il primo iPad è ancora in funzione, affidato alla figlia, e io lavoro senza problemi (tranne qualche lentezza che inizia a farsi sentire) su un modello di terza generazione, che sta per compiere cinque anni. Il ricambio degli iPad, alla faccia di chi blatera di obsolescenza programmata, sarà pachidermico nei ritmi. In un certo senso neppure è iniziato.

Corsi, ricorsi e convenzioni

C’era una volta un sistema operativo chiamato Mac OS X 10.7 Lion che, visto che cosa succedeva con iPad e iPhone al momento di fare scorrere una pagina con il dito, adotto lo scorrimento naturale e invertì l’effetto che si era sempre ottenuto chiedendo lo scorrimento al mouse o al trackpad. (Rimase l’opzione di disattivarlo).