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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Tutti a scuola

Da qui al 2021 47.100 studenti e 4.900 insegnanti di Glasgow riceveranno gratis un iPad. Tutti.

Ciascuno sarà responsabile della propria macchina, che li aiuterà lungo il loro corso di studi.

Sappiamo che il 90 percento dei posti di lavoro in Scozia implica attività digitali e i nostri studenti saranno bene equipaggiati al momento di entrare nel mondo professionale.

Cosa interessante è che a passare gli iPad alla città di Glasgow non è Apple, ma un gruppo informatico canadese. Il costo dell’iniziativa è sui trecento milioni di sterline.

Glasgow non è la California. È una bella città per chi c’è stato, europea, scozzese. C’è il benessere europeo e le condizioni di vita non sono dissimili dalle città italiane medio-grandi virtuose.

Lì ci sono soldi per pensare al presente e al futuro dei ragazzi a scuola e non mi risulta che si paghino più tasse che qui.

Così, sono riflessioni. Forse i soldi immessi nella scuola italiana dovrebbero entrare, appunto, nelle scuole. Forse invece vanno in altre direzioni. Mah.

Carta conta

Mi mancavano un po’ gli interventi di Horace Dediu su Asymco e sono rimasto soddisfatto. Apple Car(d) riesce a catturare la realtà di Card con una analisi non pedestre, al contrario della quasi totalità di quanto si possa leggere in giro.

Perché la capacità principe di Dediu è contestualizzare.

Il vecchio cliché vuole che ci vengano promesse auto volanti ma si finisca per avere x, dove x sta per qualcosa di più banale o elementare. […] Lo si dice usualmente per svalutare gli sviluppi della tecnologia neggli ultimi decenni. Invece di costruire grandi cose, si costruiscono minuzie. L’ironia è che x spesso diventa qualcosa di ubiquo e popolarissimo. Magari genera molto profitto e potrebbe persino cambiare i comportamenti. In verità, le alternative alle auto volanti sono sovente idee migliori.

Tutti conosciamo le auto e sappiamo quello che possono fare. Viene spontaneo immaginare il futuro dell’auto come qualcosa che si comporti alla stregua di ciò che conosciamo, ma faccia qualcosa in più. Nel caso dell’auto, muoversi su tre dimensioni invece che due.

È invece probabile che al posto dell’auto volante (o senza pilota, per stare nell’attualità) avremo qualcosa di inaspettato, apparentemente meno clamoroso, più utile, migliore.

È ora, Card. Certamente Apple preparava già la carta di credito mentre sviluppava Pay. La carta di credito, dopo, sembra qualcosa di scontato o banale, che certo non cambierà il mondo e certo non è all’altezza della fama innovatrice di Apple.

La domanda, tuttavia, è un’altra: che cosa stia già preparando Apple come tappa successiva del percorso iniziato con Pay e, più in generale, sullo sviluppo di un ecosistema che facilita la vita in tutti i campi, anche la salute, anche l’economia individuale.

Che cosa si fa dopo avere fatto una carte di credito? Qual è il corrispondente dell’auto volante, che non vedremo, per avere invece una idea migliore? Darsi una risposta interessante è tutt’altro che facile.

L’inferno del brutto designer

Tendi a conoscere il funzionamento delle cose intorno a te e, quando sei in vacanza, puoi ritrovarti circondato da cose aliene, delle quali scopri il funzionamento per la prima volta o per breve tempo. L’esperienza complessiva colpisce per lo stato comatoso in cui versa il design delle cose di ogni giorno.

Ho accostato perfettamente al casello autostradale, uno di quelli automatici. Il lettore del Bancomat era ai limiti della mia apertura alare e ho completato la manovra a fatica. Per una persona brevilinea sarebbe stato impossibile, senza alzarsi in piedi dentro l’auto o scendere. È la prima volta che mi capita, ma non dovrebbe essercene una. Chi ha posizionato quel lettore era confuso, distratto o cattivo dentro.

Tra case vacanza, hotel, amici ospitanti e altro ho girato numerose chiavi in altrettante serrature e usato ancora più miscelatori in bagni e cucine. Occhi bendati, un tentativo: sicuro di ottenere l’acqua calda, o aprire? Think again, ripensaci. Le tue probabilità sono orrendamente molto più vicine al cinquanta percento di quanto credi. Menzione d’onore per certe porte con maniglia a tre stadi: in alto chiudi, in basso apri, in mezzo il neutro. L’interazione del meccanismo con la chiave è pura serendipità, per capirla devi rinunciare a cercarla.

Potrei andare avanti a lungo ma preferisco chiudere con il top assoluto: il tagliaerba sicuro.

Una maniglia e un pulsante. Il tagliaerba funziona solo se ambedue sono sollecitati, una stretta, l’altro premuto. Il bello però è che parte solo se uno dei due elementi viene azionato per primo.

Quale dei due? C’è un aiuto meccanico a spiegarlo, vero? Un componente è bloccato e si sblocca solo se l’altro componente è azionato.

L’aiuto non c’è. Maniglia e pulsante sono completamente indipendenti. Se cominci dall’elemento sbagliato il tagliaerba non parte, senza un perché. Ci sono numeri su maniglia e pulsante, a indicare il primo da utilizzare? No. Un’icona? No. C’è una ragione evidente e logica per partire obbligatoriamente da un componente? No, perché servono tutti e due e se ne molli uno l’apparecchio si spegne. Eppure.

Ti salvi solo con il pensiero laterale: ipotizzi che a concepire il sistema sia stato un emulo di Lewis Carroll che si divertiva, come nel racconto di Alice, a smontare la logica e ricostruirla per divertimento a testa in giù. E allora, senza ragione alcuna, cambi la sequenza di impugnatura. Il tagliaerba parte e sembra un piccolo miracolo.

Dici che devi essere intelligente? No. Il sistema deve essere a prova di stupido. Ho visto una persona controllare le lame del tagliaerba elettrico, in cerca di un intoppo, senza scollegare il cavo… non c’erano intoppi, se non un design criptico. Quella persona si è esposta involontariamente a un rischio maggiore del dovuto, a causa del cattivo design. Il metodo per fare partire il tagliaerba deve essere ovvio come quello per fermarlo.

L’inferno è pieno di brutti designer di brutti strumenti, condannati per l’eternità a leggere La caffettiera del masochista. A rovescio.

Una versione per attirarli

Ho appreso con soddisfazione delle modifiche apportate ad Angband in versione 4.2.0. Se, tra tanti pregi, uno dei difetti del gioco stava in una certa meccanicità dell’interazione, ora molto è cambiato.

Molte cose possono accadere che vanno ben oltre il semplice incontro dei mostri e relativo combattimento. I ragni tessono tele, i ranger posano bersagli fantoccio per sviare i mostri, i maghi possono assorbire energia magica da oggetti magici, i ladri possono derubare i mostri e c’è molto altro ancora nella direzione di una maggiore imprevedibilità.

Compaiono inoltre nuovi mostri, ma soprattuto nuove classi da giocare e persino due nuovi regni magici, natura e ombra. La rigiocabilità, già alta, è ancora superiore. Chi conosceva a memoria classi e incantesimi può trovare vere novità da scoprire.

Lo sviluppo è stato condotto nell’ascolto della comunità degli appassionati e si è registrato un consenso generale sull’idea che le migliorie andassero per quanto possibile verso una maggiore e migliore tolkienizzazione del gioco. Un bell’indizio che la crescita è sana.

Per portare qualcuno a scoprire i roguelike, Angband è più che mai una scelta di qualità. Per veterani che magari avevano perduto interesse, è l’occasione di imbarcarsi nuovamente nell’esplorazione sotterranea.

Se solo lo mettessero anche su iOS.

Comunicazione da riparare

Era solo mezza notizia, quella della crescente pignoleria di Apple verso l’uso di batterie non originali nei propri apparecchi.

L’altra mezza notizia è che viene allargato il numero degli operatori indipendenti autorizzati a compiere riparazioni su apparecchi Apple. I riparatori avranno accesso a tutti gli strumenti, le parti di ricambio e le documentazioni di Cupertino. In più dovranno essere certificati e superare una serie di esami.

Apple diventa pignola sulle batterie. Il sospetto di molti è che voglia blindare un business dei ricambi.

Apple diventa pignola sulla qualità dei riparatori e contemporaneamente ne fa aumentare il numero. In pratica, se c’è un business dei ricambi, lo demanda, tutto o in parte, a terzi. Il che smentisce l’idea della blindatura del business.

Il sospetto mio è che, semplicemente, vogliano rendere più agevole la riparazione – per dire – di un iPhone e, grazie all’alleggerimento del carico di lavoro sugli Store, aumentare la qualità del servizio degli Store stessi e quindi la qualità del servizio al cliente.

Contemporaneamente, con la pignoleria sulle batterie originali, sembra anche esserci l’intenzione di limitare almeno certe categorie di guasti e lasciare al cinese solo e soltanto quelli che proprio vogliono scientemente correre il rischio di una riparazione senza garanzie.

Faccio fatica a vedere penalizzazioni dei clienti o profitti furbi a spese dei più sfortunati. Lo scenario più probabile nel medio termine è che mi sia più facile trovare un riparatore sotto casa, che questo riparatore sia preparato e certificato, usi pezzi garantiti e sappia fare un lavoro a regola d’arte.

È una buona situazione. Ma qualcosa, nella catena dell’informazione, fatica a trasmettere il messaggio. Anche di giornalisti preparati e certificati ci sarebbe abbastanza bisogno, nonché capaci di valutare le informazioni e formulare una sintesi onesta.

Mettersi in regolare

Almeno una volta a settimana ringrazio BBEdit per la sua copertura delle regex, espressioni regolari, i codici per cercare e sostituire testo in modo evoluto.

Su GitHub si trova un compendio delle regex come le intende BBEdit molto pratico e comodo rispetto all’aiuto del programma, ineccepibile ma di interfaccia antica (se Apple volesse adeguare l’aiuto in linea del software al ventunesimo secolo, non mi offenderei).

Non esiste uno standard per le regex ma BBEdit è allineato alle realizzazioni più comuni e quindi la paginetta potrà aiutare anche chi preferisce altri editor.

Pubblico e privato

È tempo di rendere più pubblica che sia possibile la politica di WebKit in tema di prevenzione del tracciamento della navigazione da parte dei siti web.

Prima d mtutto c’è una bella spiegazione di che cosa significhi tracciamento della navigazione e che tipi di tracciamento vengono impiegati. Poi c’è la dichiarazione di intenti di WebKit:

Trattiamo l’aggiramento delle misure antitracciamento con la stessa serietà applicata verso lo sfruttamento delle vulnerabilità nella sicurezza.

Trucchi per tracciare la nostra navigazione contro la nostra volontà sono trattati alle stregua di buchi nella sicurezza, problemi gravi da risolvere prima possibile. Mi piace.

WebKit – il fondamento di Safari – non concede eccezioni a questa regola. Dopo di che cerca di mitigare al massimo i problemi che essa potrebbe suscitare e, in caso di conflitti, vince il beneficio per l’utente. Dove è impossibile risolvere un conflitto in modo indolore, WebKit persegue l’uso di nuove tecnologie capaci di agevolare chi naviga e contemporaneamente di impedire il tracciamento.

Si è già detto, ma conviene ripetere: il valore della privacy diverrà sempre maggiore con il passare del tempo e farà sempre più differenza volersi permettere un browser che la tuteli invece di uno che tuteli gli interessi degli inserzionisti.

Safari sta diventando uno dei mezzi sicuri per navigare. Assieme a Firefox; la politica di WebKit per la tutela del nostro privato si ispira a quella di Mozilla, come viene pubblicamente riconosciuto nel documento.

È una di quelle situazioni dove è persino legittimo non avere capito proprio benissimo perché conviene, ma si fa la cosa giusta e si va a dormire la sera appena più tranquilli, magari inspiegabilmente, ma in modo certo. Conviene, facciamolo.

La carica dei malpensanti

Si sta creando qualche polemica in virtù del fatto che Apple inizia a essere pignola sul fatto che i suoi apparecchi utilizzino le sue batterie e non altre, sedicenti compatibili.

CNBC ha un ottimo riassunto della situazione. Personalmente mi limito a osservare che una batteria dentro un MacBook Pro o un iPhone non è una sorta di grossa Duracell che prendi e cambi a piacere. È un computer dedicato pieno di software, che comunica con sensori a bordo delle macchine, sulle quali girano sistemi operativi scritti tenendo conto delle peculiarità di quelle batterie.

Il tutto deve funzionare entro vincoli molto stretti di dimensioni, temperature, efficienza e sicurezza per chi usa l’apparecchio.

Nonostante tutti gli sforzi che si fanno, è inevitabile che ogni qualche milione di batterie, una volta ogni tanto, qualcosa di brutto accada: un principio di incendio, un rigonfiamento, una perdita.

Con le tecnologie usate attualmente nelle batterie, il tasso di incidenti è miracolosamente basso. Mai potrà essere zero.

Comprare batterie fabbricate non si sa da chi e non si sa come è un sistema eccellente per aumentare la probabilità di incidenti gravi, o anche di dover buttare via un portatile costoso per il vezzo di risparmiare su una tecnologia che fornisce energia tramite reazioni chimiche a trenta centimetri dalla mia faccia.

Preferisco risparmiare su altro e dovrebbe essere ovvio, per gente che pensi in modo logico. Certo, uno che pensa male si può prendere una cinesata senza garanzie per il gusto di combattere la multinazionale che vuole lucrare sui ricambi, una volta non c’erano tutte queste fisime sulle batterie signora mia, le batterie sono tutte uguali. L’energia per ripetere queste sciocchezze non viene mai a mancare.

Quando prendono fuoco no, le batterie non sono più tutte uguali. Samsung dovrebbe avere insegnato qualcosa.

La tavoletta di Babele

Quando le parole non sono abbastanza, gli insegnanti trovano un linguaggio comune attraverso iPad.

È una storia confezionata direttamente da Apple, quindi di parte. Eppure è tremendamente credibile. In tutta Europa arrivano ragazzi che devono imparare la lingua del Paese in cui risiedono. Favorevoli o contrari all’immigrazione, è interesse totalmente comune che lo facciano bene, in fretta e senza penalizzare chi la lingua la conosce già.

Insegnanti dalla Germania e dalla Svezia, nazioni capofila del fenomeno, mostrano come un iPad in mano ai ragazzi, con i giusti contenuti, porti a risultati percettibilmente migliori dei metodi tradizionali.

Da noi usa molto il mantra della mancanza dei soldi, ma forse è solo un problema di intendersi: dove uno dice non ci sono soldi, io capisco sono spesi male e comunque vanno trovati. La posta in gioco è troppo alta. Ancora una volta, qualsiasi idea uno abbia, non esistono dubbi sul fatto che avere in Italia persone che sanno bene l’italiano è una priorità. Vale anche per tanti italiani analfabeti funzionali.

Chissà, magari un iPad aiuterebbe tante istituzioni a comprendere il linguaggio delle necessità reali in aggiunta a quello della burocrazia improduttiva.

La stagione del malessere

Sì, in questo periodo cerco di generare malessere e inquietudine capaci di portare verso Swift una persona interessata almeno vagamente alla programmazione e abitante dell’ecosistema Apple.

Oggi per farlo mi servirò di inessential di Brent Simmons e del suo articolo Termina l’era NeXT; inizia l’era Swift.

È apparso poco dopo WWDC ma potrebbe essere stato scritto ieri e spiega bene come l’annuncio di SwiftUI segni l’inizio della fine di un’epoca lunghissima in cui il software Apple era legato a Objective-C.

Da adesso in poi sarà sempre più legato a Swift, con vantaggi vari tra i quali anche la possibilità di documentarsi mentre la materia è ancora fresca e in fase di consolidamento. Molto più facile che aprirsi a nozioni di cui milioni di altri sono già padroni da quando ancora si usavano le lire.

Da Swift Playgrounds in su, se avanzano giorni di vacanza, sappiamo che cosa fare.

Del vecchio bitconio

Talmente avanti, Apple ][, che era già pronto negli anni settanta per estrarre Bitcoin.

Nota per gli sprovvisti di ironia: il progetto è bellissimo proprio perché completamente inutile ai fini pratici. Più facile vincere al Superenalotto.