QuickLoox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

La quadratura del quadrante

Da qualche tempo il mio watch è problematico. Ha smesso di aggiornare il circolo interno delle attività (l’alzarsi in piedi durante il giorno) e molto spesso, anche se non sempre, non invia più notifiche.

Ho provato a reinstallare il sistema, senza successo, e sto cercando di capire se su Internet qualcuno ha una soluzione, ma non è il punto. Invece, proprio smanettando e smadonnando attorno alle app e alle impostazioni, ho iniziato a riflettere sulle peculiarità delle app per watch.

Per alcune situazioni, tutto sommato è meglio non avere una app. Il caso eclatante è quello di WhatsApp, che – quando le cose mi funzionano – mostra notifiche dei messaggi che arrivano e che posso ignorare se è il caso, oppure tenerne conto e rispondere subito, con la dettatura o la scrittura manuale. È di fatto tutto quello che può servire usando WhatsApp via polso; il tutto senza una app. Non serve.

A volte c’è la app e ti passa la voglia di usarla. Slack su watch è comodissimo con le notifiche e provare ad addentrarsi nella app è più inutile che dannoso per il morale.

La app di Slack per watch ha chiuso i battenti qualche mese fa e adesso si usa il servizio come WhatsApp, attraverso le notifiche.

Anche se Slack non ha dato motivazioni ufficiali, si può pensare che corrispondano a quelle di tante altre app che sono sparite in questi mesi: scarso utilizzo.

Ci ho provato più volte a usare l’app di Slack su watch: era terribile. Meglio adesso che se ne fa a meno. Per forza c’era scarso utilizzo; era inutilizzabile.

E difatti dovrebbe esserci una terza categoria: le app indispensabili. Non sono un grande utilizzatore di app su watch, ma di fatto non ne ho ancora trovate.

Probabilmente parte del problema è questa: manca ancora non tanto la killer app, quella che ti fa comprare l’apparecchio pur di averla, ma solidi casi di uso che vadano oltre quanto viene fornito preimpostato con un watch tirato fuori dalla scatola.

Così come parte della spiegazione è che Apple ora chiede app che siano native e autonome, per quanti desiderassero usare watch indipendentemente da iPhone. L’impegno richiesto per questo obiettivo è ben diverso da quello di scrivere sostanzialmente una camera dell’eco per quello che succede su iPhone.

Si può supporre che la prima ondata di app per watch, quando questo era una semplice estensione del terminale da tasca, abbia esaurito la sua ragione di esistenza. La seconda ondata, sempre come supposizione, inizierà ad arrivare quando gli sviluppatori avranno le idee più chiare su che cosa mettere sul quadrante dell’orologio per farne qualcosa di utile.

Forma e sostanza

Sì, tu. Convinto di dover usare Office perché te lo impongono i clienti, l’ufficio, un parente, Giove e Venere in quadratura. Ansioso di pagare un abbonamento per creare documenti di scarsa qualità con un programma sovradimensionato e semiostile. Fissato con la conversione dei documenti Word che ti mandano, che per motivi misteriosi sono uguali a se stessi sulla tua scrivania solo se li apri con Word (sai che sulla mia, quando va malissimo malissimo, manca un font e per il resto sono completamente uguali, e non uso Word da vent’anni?). Che devi per forza avere le macro Visual Basic, anche se finora ti sono servite unicamente a pigliarti del malware.

Ecco, a te della sostanza frega niente. La lettera alla scuola per annunciare che tuo figlio va alla settimana bianca, se anche fosse in testo puro, conterrebbe esattamente le stesse frasi. Il memo per i colleghi di ufficio, anche quando lo avessi messo in Arial grassetto invece che Arial chiaro, letto a voce alta suonerebbe identico. Anche la sua versione Pdf, si leggerebbe uguale. La sostanza è sempre la stessa; usi Word irretito da un feticcio per la forma (oltretutto malriposto, ma vabbeh).

Ti consiglio la lettura di questo post dedicato alla creazione di documenti formalmente ineccepibili con Markdown, Pandoc e LaTeX.

Lo ha scritto un avvocato. Se una professione ha una sovrana esigenza di forma nel rivestire la propria sostanza, è questa. Per un avvocato, la non conformità di un documento può diventare una grana enorme, altro che i ritorni a capo o l’interlinea.

La prossima volta che mi mandi gli appunti della riunione in formato Xml, nonostante l’assoluta mancanza di formattazione e di attributi, pensa all’avvocato.

Buone notizie dal Terminale

Ho chiesto a Google se esistessero buoni lettori di feed Rss da usarsi nel Terminale e lui è stato generoso. Esiste ampia scelta e apparentemente di buona qualità.

Per il momento ho scelto Newsbeuter, Obiettivo: non farmi rimpiangere Vienna e fornire utilità ragionevolmente paragonabile, con guadagno di spazio schermo e riduzione del carico di lavoro sul processore. Farò sapere.

Il backup server sempre

Di questo periodo non avrei backup di sorta se non fosse possibile impostare un server Time Machine su un Mac in modo che gli altri Mac vedano in rete un disco di backup condiviso allo scopo.

Le istruzioni più puntuali e sintetiche mi sembrano quelle di 512 Pixels e di mio aggiungo solo che sono davvero semplici. Un caso nel quale il vantaggio è clamorosamente superiore allo sforzo e in cui la sostanziale dismissione di macOS Server è tutt’altro che una penalizzazione.

Periferie malfamate

Il sindaco Giuliani affrontò il risanamento di New York in base al principio della finestra rotta: se tolleri il piccolo degrado, sarà seguito da degrado sempre più grande. Devi intervenire. sul degrado usando tolleranza zero.

Ė la cosa cui ho pensato nel leggere che Epic Games venderà Fortnite su Android senza passare da Play Store. Su iOS il gioco va che è una bomba e incassa ogni mese decine di milioni di dollari; su Android il trenta per cento dei proventi appare a Epic una tassa sproporzionata per il servizio offerto.

Installare software Android senza Play Store richiede l’indebolimento della sicurezza. Ci sono già casi di persone truffate attraverso malware che è riuscito a installarsi su sistemi meno protetti del dovuto.

Probabile che qualcuno, specialmente ragazzi giovani, sfrutterã l’occasione per scaricare senza Play Store altro software di dubbia provenienza. È così moltiplicare il rischio.

Oggi un vetro rotto, domani il buco nel nutro, l’acquedotto, l’ascensore, l’immondizia, i trasporti pubblici. Man mano che guasti e vandalismo aumentano, vederli diventa abituale e a un certo punto si danno per scontati. Il quartiere residenziale diventa poco raccomandabile. Le case perdono valore e la malavita inizia a delimitare le zone di spaccio. Eccetera. Mentre studi autorevoli dicono che mettere un vetro nuovo aumenta la probabilità che il quartiere resti vivibile.

Android, la periferia malfamata del mobile.

Avere a cuore una direzione

Fatto chiaro in che direzioni lavora Apple per espandere la propria attività, capire quale sarà la prossima direzione è meno facile: le risposte possono essere numerose, per via di progetti paralleli, e variazioni improvvise possono portare alla cancellazione di un progetto, o alla sua prioritizzazione improvvisa.

Ci sono però gli indizi da cogliere. Prendiamo per esempio il fatto che il programma Apple Heart Study condotto con l’università di Stanford chiuda, non per inefficacia o delusione ma perché è stato raggiunto un numero ottimale di partecipanti e d’ora in avanti l’attività riguarderà esclusivamente la raccolta dati. Sui forum di MacRumors appare questa testimonianza:

Penso che molti di voi non si rendano conto dell’impegno e della spesa che Apple ha messo nello sviluppo di questo programma di ricerca. Mi sono iscritto alla fine dell’anno scorso e alcune settimana fa mi hanno avvisato che la mia app aveva rilavato un’aritmia. Li ho chiamati, ho parlato con un medico e mi hanno inviato un monitor cardiaco di ultima generazione, delle dimensioni di un watch, che ho portato per una settimana posizionato in corrispondenza del cuore. Ho rispedito il monitor e mi hanno ricontattato tre giorni dopo per comunicarmi che il complesso delle letture escludeva la presenza di problemi e di non preoccuparmi. So da quarantacinque anni di avere un ritmo cardiaco leggermente anomalo e ho affrontato numerosi esami cardiaci richiesti dai miei datori di lavoro. Ho indossato un monitor Holter molte volte: è ingombrante, difficile da dormirci insieme e registra al massimo per un paio di giorni. L’apparecchio che mi ha mandato Apple mi ha sconvolto: leggero, si può tenere durante la doccia, registra per una settimana. Per favore, riconoscete ad Apple il rispetto che merita per usare veramente il proprio budget di ricerca a favore della prossima generazione di monitor cardiaci indossabili. Sì, sono un Fan.

Secondo indizio: il racconto di un giornalista di Macworld di come watch lo abbia aiutato in modi indiretti ma evidentissimi a combattere un insieme di problemi cardiovascolari e diabete.

Sei mesi dopo avere cominciato la mia lotta, avevo perso poco più di venti chili ed ero passato da t-shirt extralarge a quelle medium. Ho dovuto anche togliere una maglia dal mio bracciale di watch. La cosa più importante è stata però l’impatto sul mio diabete di tipo II. Non soltanto non ho più avuto bisogno di monitorare il livello di zuccheri nel sangue ma ho potuto anche tagliare la medicina che prendevo per ridurlo. Negli ultimi esami, i miei valori A1C sono sotto il livello che mi classificherebbe come diabetico. La mia speranza è riuscire a vincere il diabete esclusivamente tramite dieta e attività fisica, e così azzerare le medicine.

Ho scritto più volte che le strategie di Apple, il più delle volte, sono espresse alla luce del sole ed enunciate pubblicamente. Sono convinto che questa sia una direzione di sviluppo del business che Apple ha a cuore.

La guerra strisciante

La migliore celebrazione del trilione di valutazione di mercato di Apple è quella di Bloomberg.

Il traguardo, per quanto non sia veramente la prima volta, è di enorme portata simbolica e psicologica. Apple vale come il prodotto interno lordo dell’Indonesia e domani lo starnuto di un analista potrebbe certo cambiare la classifica, ma non l’impatto della notizia.

La parte importante è capire che cosa succederà da qui in avanti. Riguarda il pianeta, non Apple.

Il mio parere è che questo è solo l’inizio. Le quotazioni possono variare, ma la sostanza è che altre aziende arriveranno al miliardo. Alphabet, Amazon, Microsoft.

Si tratta di nazioni trasversali, popolate un po’ meno della Cina, che muovono denaro e stabiliscono regole in maniera incontrollabile da parte degli Stati nazionali.

Ci sarà la guerra. Non militare, ovvio. Ma gli Stati nazionali tenteranno di tutto pur di rimettere sotto il loro controllo entità che di fatto ne esulano.

Sono già cominciate le prime scaramucce. Storie di tasse, multe, indagini antitrust… non sono più episodi fini a se stessi, ma capitoli di un confronto oggi strisciante che diventerà sempre più evidente e serrato.

A un certo punto potremmo anche ritrovarci a dover decidere da che parte stare. Ed è una riflessione intrigante.

Tempi e spazi

Devo riprendere un vecchio post sul nuovo Think Different perché infastidisce e sorprende qualcuno la Apple che annuncia trionfante nuovi progressi di fatturato nel settore servizi e pensa alla TV invece che pensare a iPhone (per le stesse persone, peraltro, prima pensava a iPhone e trascurava i Mac).

È che rispetto a venti anni fa, i tempi sono diversi e gli spazi pure. Apple, vedi sopra, lavorerà in direzioni dove ritiene di poter dare un contributo; lo farà su poche cose, spesso inevitabili anche se nessuno le ha chieste.

Aggiungo una cosa di mio pugno: Apple lavorerà verso la disruption, la sovversione delle regole, nei campi dove questa non è ancora avvenuta. E qui c’è poco da dire: nel reparto informatica/elettronica, ha già dato. Chiaro che le nuove direzioni di sviluppo possano trovarsi altrove.

E allora, se Quartz titola Apple sta diventando una formidabile azienda fintech (fintech fonde finance e technology, forse potremmo dire tecnofinanza in italiano), è sciocco pensare a un tradimento dell’anima originale o a una deriva della dirigenza.

Trentacinque anni fa Macintosh veniva creato nella massima segretezza in una palazzina che batteva bandiera pirata. Oggi, per l’appunto, sono passati trentacinque anni e la stessa azienda è vicina a capitalizzare il trilione di dollari (se non lo fa Apple lo farà Amazon e chiunque ci riesca entrerà per una ragione in più nei libri di storia, anche se per prima e per pochissimo tempo ci riuscì anni fa una azienda petrolifera cinese). È come minimo evidente che l’azienda esplorerà nuove direzioni di crescita. E anzi bisogna ringraziare che non si vada verso le lavatrici o le racchette da tennis o le motociclette o gli elettrodomestici come usa in Estremo Oriente.

L’annuncio mancante

Apple ha appena messo agli archivi il miglior trimestre primaverile di sempre e naturalmente è spacciata perché, anno su anno, le vendite di Mac sono diminuite in unità del tredici percento.

Il trimestre che finisce in giugno è tradizionalmente quello dove si concentrano gli acquisti delle scuole, che vanno su Mac solo in minima parte. Più di questo, l’anno scorso durante Wwdc vennero annunciati nuovi MacBook Pro; quest’anno, nessuno.

Insomma, il dato sembra largamente spiegabile senza tirare in ballo le perdite di qualità e i problemi con le tastiere.

Ci sono altri punti di interesse nella relazione trimestrale (per esempio: iPhone X è il modello più venduto; pay fa più transazioni mobile di PayPal) e invito i più pazienti a dare un’occhiata al transcript della anch’essa tradizionale audioconferenza tenuta da Apple con gli analisti.

Chiamate nascoste

È comprensibile che diventi progressivamente più raro trovare buona aneddotica sulla grande storia di Steve Jobs e prodotti correlati.

Ogni tanto salta comunque fuori qualcosa come questa bella storia di telefonate. A quanto pare, il primo contatto tra Apple e Intel sull’adozione dei processori di quest’ultima avvenne nascostamente da Steve, esattamente come ai tempi del primo Macintosh il team di lavoro aveva nascosto un ingegnere Sony nel loro palazzo, così che Jobs non lo trovasse e cacciasse via per segretezza. Il lettore di floppy nel primo Macintosh era una novità ed era Sony; la cosa giusta era avere un aiuto.

Il bello è che, in un ironico capovolgimento della storia, potremmo essere vicini a un bel ridimensionamento della presenza di processori Intel dentro i Mac. Chissà che telefonate sono intercorse a questo riguardo.

Viaggiare leggeri. E parlarne

Il 10 ottobre sarò a Roma per tenere un intervento all’edizione locale di Freelancecamp.

Il tema è il lavoro in mobilità e toccherò le questioni hardware solo marginalmente. Gli apparecchi mobili esistono seriamente da vent’anni, chiunque ha almeno un computer in tasca ed è più difficile stare fuori che dentro la rete.

Lato software è tutt’altra faccenda. Iniziamo sì e no adesso a capire come è veramente meglio strutturarsi per lavorare in mobilità. Che nella mia ottica significa due cose: lavorare in modo intercambiabile su qualsiasi apparecchio e dotarsi del software meno intrusivo e più leggero possibile.

Perché mobilità non è più spostarsi, ma alleggerirsi.

Da queste premesse nascono alcune considerazioni come il ricorso a strumenti poveri, formati snelli, versatilità invece di potenza, lavoro affidato quandunque possibile al computer invece che manuale.

Sto mettendo a fuoco le idee e sono interessato a leggere le considerazioni di altri, sul lavorare in mobilità alla fine degli anni dieci.

Ringrazio ciascuno di cuore da subito e prometto di rendere a chiunque il proprio merito; l’intero Freelancecamp sarà trasmesso in streaming e sarà agevole verificare.

Guida al mondo Android in duecentosessantacinque parole

Il lavoro di base lo ha svolto Slashdot.

Gli sviluppatori di Vlc, uno dei migliori lettori indipendenti e open source di audiovideo, hanno deciso di impedire l’installazione della loro applicazione su alcuni degli ultimi smartphone Huawei, segnatamente P8, P10 e P20.

Il motivo è che il loro software di bordo è, diciamo, appena fiscale nel concedere i permessi di funzionamento in background, allo scopo di economizzare batteria.

Per questo motivo molti che ascoltano audio in background con Vlc sui suddetti telefoni si ritrovano la app terminata senza preavviso; si arrabbiano con la app (mentre la colpa sarebbe del sistema operativo) e lasciano una recensione negativa di Vlc su Google Play Store, così danneggiando la reputazione del programma e scoraggiando altri utilizzatori dallo scaricarlo.

È sempre possibile cambiare manualmente le impostazioni degli apparecchi incriminati, solo che la stragrande maggioranza degli utilizzatori non lo sa, o lo sa ma non è capace, o lo sa e non vuole metterci tempo.

Uno dei commenti alla notizia:

Se il problema è questo, meglio non avere telefoni Samsung, perché S8 fa esattamente la stessa cosa. Ho installato l’applicazione Sms di Google per sostituire quella di Samsung. Ci ho messo secoli a capire perché vari Sms non mi arrivavano. È saltato fuori che Samsung terminava la app.

Questa è una sfaccettatura interessante del mondo Android, frequentato spesso – si badi – da gente che dice Sul mio computer voglio essere libero di fare quello che mi pare e perciò snobbo Apple.