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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Portatile che trovi

Dopo tante polemiche sul fatto che iPad sia o meno un computer e possa o meno sostituire il portatile, ho trovato impagabile questo tweet di Federico Viticci:

Il tipo seduto accanto a me in aeroporto con un Surface era molto interessato alla mia configurazione di iPad Pro. E già, questo è un mouse MX Master 25 Logitech a cinque pulsanti programmabili collegato a iPadOS tramite Bluetooth.

Come dire: nel 2020 cambiamo decennio e davvero, ognuno si farà la configurazione che vuole.

Altro che iFixit

Vai a fare sport come tutte le settimane e, con somma noncuranza, watch decide di aprirsi da solo.

watch si apre

Nessun colpo, nessun trauma, usura evidente invece del fissaggio dello schermo alla cassa.

Si tratta di un modello di prima generazione e non penso che in Apple Store lo ripareranno; sono curioso di vedere che mi offrono.

L’evoluzione del linguaggio

È colpa mia, che ancora leggo post e commenti su Facebook, dove mi tocca stare per lavoro e dove mi può capitare di sentire definire Swift linguaggio inutile ma trendy, come una moda del momento.

Per fortuna riesco anche a trovare articoli come quello di Dice, che in tre parole spiega come nel 2019 Swift abbia raggiunto alcuni traguardi importanti che lo rendono alternativa sempre più efficace a Objective-C.

Ci sono voluti cinque anni per arrivare ad avere una velocità di compilazione superiore o equivalente a quella di Objective-C, per esempio. Se devi fare un linguaggio trendy, inventi un trucchetto, non spali concime per un lustro.

Si tratta di un lavoro di lungo termine, che deve ancora portare i suoi veri frutti. Objective-C è stato scritto oltre trent’anni fa e solo oggi, scrive Dice, è tempo di considerare seriamente il passaggio a Swift per uno sviluppatore.

(Il titolo è il pretesto per un tributo a Tom Wolfe, autore de Il regno della parola e dedicato al linguaggio e come non trovi spazio nella teoria dell’evoluzione. Il linguaggio parlato, non di programmazione).

Silenzio, ti ascoltano

Marco Arment è stato molto critico di Apple negli ultimi anni ed è una persona di indubbia reputazione nella comunità. Il suo ultimo post si intitola Apple è in ascolto:

È difficile capire quando Apple sia in ascolto. Parlano in modo conciso, di rado e solo quando sono pronti, dicendo assolutamente nulla nel frattempo, persino quando tutti ci lamentiamo di una linea di prodotto come fosse in preda alle fiamme. Fanno grandi progressi, anche se sovente con rinunce ardite che mai annullano, per cui un silenzio prolungato dovuto al fatto che dobbiamo tenerci le cose come stanno è indistinguibile da un silenzio prolungato dovuto al fatto che la risposta non è ancora pronta. Ma da inizio 2017 a oggi c’è stato uno spostamento importante nella giusta direzione e non potrebbe essere più chiaro oggi: Apple è di nuovo in ascolto, sanno ancora il fatto loro e Mac è tornato.

Arment, quando è contento e quando no, vale migliaia di dischi rotti che giocano al professionista so-tutto su Facebook.

Pezzo da leggere. Ulteriore dimostrazione: tra le cose che ancora sono da aggiustare, indica il Pro Display XR da seimila dollari, ma non perché sia sbagliato; perché è un monitor di riferimento, roba da specialisti del colore, che compete con oggetti dal prezzo multiplo di quello. Agli sviluppatori come lui, argomenta, servirebbe piuttosto una versione a prezzo ragionevole del monitor di iMac 5k.

Oppure Mac mini: per lui è *un computer così buono che per recensirlo ho iniziato e terminato una carriera di YouTuber**.

Avessi visto uno dei dischi rotti scrivere la stessa cosa con la stessa chiarezza. Silenzio, Apple è in ascolto e blaterare è inutile.

Dalla ba alla zeta

Un esempio dei cambiamenti nel prossimo macOS controversi per zero motivi? L’adozione di zsh come shell preimpostata nel Terminale al posto di bash.

La modifica è praticamente di nessun conto: vale solo da Catalina in poi (e chi arriva da un sistema esistente manterrà bash); commutare la scelta su bash o altro è questione di un comando, come è sempre stato; gli script di shell scritti con la buona abitudine dello shebang (la sigla #! che precede l’indicazione del linguaggio da usare) continuano a funzionare; la compatibilità di zsh con bash è relativamente buona e con sh, in uso spesso negli automatismi presenti di serie in macOS, molto buona, grazie a una modalità di emulazione. Rumore per nulla o quasi nulla.

Chi manifesta preoccupazione forse ignora che la sua shell bash su Mac, così importante, è aggiornata a dieci anni fa. Chi lavora con una versione di avanguardia di bash ha già provveduto di persona e dunque, volendo, provvederà ugualmente di persona a conservare bash come preimpostazione. Tenendo presente che parliamo di Terminale, la procedura – descritta nella nota Apple linkato a inizio pagina – è banale.

C’è sempre il problema di dove Apple vada a parare con questi cambiamenti; la ragione è politica più che tecnica e riguarda la licenza di utilizzo di bash versione aggiornata, da cui Apple vuole stare lontana perché inficia certi aspetti della sua piattaforma, come l’obbligo di usare software firmato digitalmente.

Quindi Apple manovra nell’oscurità per impedirci di fare quello che vogliamo sulle nostre macchine, pagate per giunta a caro prezzo? Si va verso un Mac chiuso che soffoca l’innovazione e ci imprigiona nel giardino dorato?

Non lo si può escludere ma, come ho già scritto, anche le tempistiche contano. In sostanza Apple evita software con licenza Gpl terza versione. Ma ha cominciato a sganciarsi dal suddetto software oltre dieci anni fa.

La grande maggioranza degli ansiosi sull’apertura di Mac manco lo sapeva. A tutti, anche a chi lo sapeva, chiedo quanto in dieci o quindici anni sia cambiata la loro libertà di installare il software che vogliono. La risposta è che oggi tocca fare un clic dentro una Preferenza di sistema. Non mi sembra un regime così oppressivo, magari tenendo anche conto del fatto che prima Mac non aveva processore Intel e la libertà di cui sopra era ben più circoscritta di oggi, nei numeri.

Nel 2030 Mac sarà un sistema chiuso? Sì, no, forse. A me sembra una domanda oziosa, visto che nel 2007 lavoravo senza iPhone, senza iPad e senza Apple Watch, giusto per fare notare che le cose in un lasso di tempo così lungo cambiano un tantino rispetto alle nostre infallibili previsioni. Andasse così male, passerò a FreeBSD e ritroverò pure bash, o zsh.

Scripting responsabile

Sono entusiasta degli annunci dell’ultima WWDC, ma questo non significa che siano tutti buoni. Una situazione che fa alzare il sopracciglio riguarda la futura esclusione di Python, Ruby e Perl dalla dotazione Unix standard di macOS.

Dr. Drang ha twittato la parte rilevante delle lunghissime note di Xcode beta linkate sopra, dando credito a Michael Tsai per essersene accorto prima di tutti.

La tesi di Dr. Drang è pessimista: vero che i linguaggi di scripting preinstallati da Apple sono sempre stati poco e male aggiornati, sono facilissimi da installare nella versione più evoluta e chiunque voglia farne uso consapevole lo fa responsabilmente, come parte attiva sapendo di non avere tutto pronto. Però, sostiene Drang, la scelta di escluderli taglierà fuori molti che potrebbero scoprire la materia casualmente e interessarmene senza averlo saputo prima.

La posizione di Tsai è più sfumata e soprattutto i commenti al suo post inducono alla riflessione: probabilmente ci sono ragioni legali dietro la questione e non è per niente immediato stabilire se dal punto di vista dello sviluppo di software sia un bene o un male.

Constato che iPad è privo di linguaggi di scripting e che, al momento di volermene munire, non ho avuto particolari problemi, quindi non mi spaventa una loro possibile assenza su Mac. Installi e via. Mi rende più perplesso l’incertezza sulla direzione che prenderà la piattaforma. Apple tiene molto a che tutti scrivano app e lo facciano con Swift, ma questo non mi sembra il modo migliore per favorirlo.

Dischi rotti

Continuo a leggere reazioni al keynote di inizio WWDC, comprese quelle al mio piccolo riassunto, meravigliato di come anche persone di intelligenza straordinaria prendano posizione in modo automatico quando si tratta di annunci Apple. C’è un lato positivo: quando tutti hanno una propria posizione su un tema, automatica o manuale, vuol dire che il tema tocca tutti. I temi che toccano tutti non sono moltissimi e significa che Apple ha un mind share, anche in questo caso, superiore alla concorrenza.

Altri lati invece non me li spiego e soprattutto uno. Provo a dettagliare.

Leggo di timori sulla chiusura di macOS Catalina e che macOS arrivi a diventare un sistema chiuso, disposto a ospitare le sole app provenienti da Mac App Store. È paradossale che ci si pensi proprio quando si invitano gli sviluppatori iPad a portare le loro app su Mac grazie a Project Catalyst; prima conseguenza della WWDC e di Catalina è che il numero si sviluppatori presenti su Mac aumenterà. Si potrebbe obiettare che iPad è un sistema chiuso che però non se la cava così male in termini di libertà di movimento e varietà di app disponibili, ma la vera questione è un’altra: sono gli stessi timori che leggevo nel 2012, anno di partenza di Gatekeeper. Sono passati sette anni e tuttora si installa su Mac quel che si vuole. Nutrire timori in progress senza un orizzonte temporale è intellettualmente disonesto: in quanto tempo dobbiamo temere che diventi un sistema chiuso? Un anno, cinque, venticinque? Comincia a fare la differenza.

E il prezzo? Stavolta è il prezzo di Mac Pro, ancora di più quello dello stand di Pro Display XR. Troppo alto, esagerato, lo faccio fare al mio falegname e coi soldi risparmiati vado in vacanza, Apple tax, con il modello X marca Y faccio le stesse cose e costa meno, addio Apple, i professionisti se ne vanno bla bla bla.

È confortante per il clima economico vedere quante persone pubblichino pareri qualificati su apparati che costano molte migliaia di euro per essere goduti, e per il clima informativo che riescano a farlo, evidentemente documentatissimi, mesi prima che i suddetti apparati siano effettivamente in vendita. Il mio criterio è un altro; tendo a fare riferimento a letture autorevoli. Per esempio Ars Technica:

Prima di tutto, Xdr non è affatto uno schermo consumer. In realtà compete nella fascia bassa con schermi di qualità usati per esempio dai graphic designer, che costano tra duemila e seimila dollari. Ma compete anche direttamente con schermi di riferimento professionali che costano trentamila, quarantamila o anche cinquantamila dollari.

E la scelta dello stand a prezzo separato ha senso, nonostante il prezzo. Alcuni utenti vorranno usare lo schermo attaccato a una parete, altri dispongono già di una soluzione, mentre altri ancora vorranno lo stand. […] Pro Display Xdr è così specialistico che nemmeno è un prodotto tipico per una nostra recensione. Ma siamo entusiasti all’idea di passarci sopra più tempo quando sarà effettivamente disponibile.

Anche qui il punto è un altro: è dal 1984, con il primo Mac a duemilaquattrocentonovantanove dollari, che il prezzo è troppo alto e si fanno le stesse cose con un Pc a prezzo inferiore. Gente, è ora di farsene una ragione. È una critica che ha compiuto trentacinque anni e quindi, mi permetto, forse ha qualche punto debole, o Apple si sarebbe estinta come Commodore, Compaq, Atari, IBM (lato computer) eccetera.

Capita anche di leggere che il sottoscritto non sia obiettivo (qualcuno ha scritto fanboy e sono ringiovanito di dieci anni, gente che evidentemente è uscita dal congelatore apposta per vedersi il keynote e parla da un’altra epoca). Quelli che lo scrivono sono invariabilmente persone con una patente di obiettività autoconferita non si sa bene su quali basi. Non sono obiettivo perché penso in modo diverso da loro e Apple sbaglia perché non fa la macchina che serve a loro al prezzo che va bene per loro. L’informatica gli ruota intorno che neanche la Terra sul proprio asse.

Il pattern rimane sempre il solito: posso prendere qualche articolo di un quarto di secolo fa e leggere le stesse identiche critiche.

Per statistica, une delle persone richiamate nei paragrafi precedenti finisce per tirare in ballo la (mancanza di) innovazione. Quando c’era Steve Jobs era un’altra cosa e non è più come una volta, si stava meglio quando si stava peggio. Dischi rotti.

Amici: se nessun altro innova, fatelo voi. Siete capaci di muovere una critica che non suoni uguale a quelle del 1999? Innovare le idee dovrebbe essere più semplice che lo hardware. Su, qualcosa di nuovo, grazie.

Sogni e realtà

Finalmente sono riuscito a guardare il keynote della WWDC. Piccole note a riguardo.

tvOS. Apple ci crede molto e ne è prova l’avere presentato come primissima novità della mattina una propria serie TV. Vogliono farla diventare una vera piattaforma di intrattenimento televisivo, dall’home cinema fino ai videogiochi. La compatibilità con i controller di PlayStation e Xbox è significativa, in un’azienda che adotta i prodotti altrui sempre con una certa cautela (eufemismo).

watchOS. Quatto quatto, watch fa sempre più cose. Adesso misura i decibel e avvisa se il livello di rumore è eccessivo, tiene traccia del ciclo mestruale, espande la copertura dell’attività fisica, ha un App Store riprogettato, audiolibri, calcolatrice… sempre più watch è il coltellino svizzero del software e dell’attività quotidiana. Non fa rumore, non viene strombazzato, ma dove altro vuoi andare? La concorrenza gioca in un’altra serie.

iOS. Facile dire che è una revisione incrementale. Hanno rifatto le mappe da capo (speriamo di vederle anche da noi nel 2020), hanno cambiato la voce a Siri, hanno migliorato le prestazioni. Lo sblocco di Face ID velocizzato è stupendamente ergonomico. Il Dark Mode è sopravvalutato; di notte piace anche a me scrivere a letto con il testo bianco su fondo nero, ma è tutto. Evidentemente c’è richiesta. A contorno, novità su CarPlay, sull’accessibilità, Airpods, HomePod… rispetto ad anni scorsi, uno direbbe che hanno moltiplicato gli ingegneri con una bacchetta magica.

iPadOS. In altre occasioni, questo avrebbe potuto essere un annuncio centrale e invece era uno dei tanti. Finalmente iPad riceve attenzione specifiche e si vede tutto. Da novembre iPad Pro ha preso sempre più spazio nella mia routine giornaliera e veramente non vedo l’ora che arrivi il nuovo sistema. La visione dei siti in modalità desktop, la gestione dei font, una app Files degna di questo nome, tutte le migliorie al multitasking promettono meraviglie. La possibilità di usare iPad come schermo ausiliario oppure tavoletta grafica per Mac è tutt’altro che inedita ma, se just works come ci si aspetta da Apple, cambierà la vita di molti. Non uso Apple Pencil; se la usassi, farei fatica a prendere sonno per l’adrenalina. Nove millisecondi di latenza sono incredibilmente pochi.

macOS Catalina. Mac va incontro a una transizione importante e forse due; quello che si vede in questa occasione è solo l’inizio. Le novità in sicurezza e privacy fanno preoccupare chi teme una chiusura della piattaforma verso tutto quanto non arriva da App Store. Le riflessioni di Riccardo, per esempio, sono molto sensate e da leggere nonostante siano state scritte prima del keynote. Ricordo però di avere letto perplessità di questo tipo quando fu introdotto Gatekeeper. Sono passati sette anni e non c’è traccia di limitazioni a quello che posso scaricare. Tim Cook ha tenuto a far sapere che Mac è benvoluto e la presentazione di Catalina lascia pensare che sia vero. Non lo fosse, tutto quello che accade intorno a Mac finisce per andare a suo vantaggio; la sola idea di avere un iPad Pro usabile come tavoletta grafica è succulenta, per quanto la miglioria sia da attribuire a iPadOS.

Mac Pro e Pro Display XR. Non metto neanche un link perché preferirei parlarne quando esistono veramente sul mercato e quando veramente qualcuno li usa per attività che richiedano veramente la potenza di calcolo e di resa visiva presentate. La mia impressione è che il concetto di pro sia cambiato un bel po’ negli ultimi vent’anni. A sputare veleno sui social sono i pro che lo erano vent’anni fa quando voleva dire comprare il Mac più costoso perché era quello che ti faceva risparmiare tempo. Adesso il concetto è diverso: prendi un Mac Pro perché devi mettere insieme ottocento tracce su Logic oppure monti video 8K e un Mac Pro è l’unica possibilità di farlo decentemente. Il professionista non è più l’angelo dalla faccia sporca, un po’ eroe un po’ guerrigliero che smanettava con le estensioni del System alla ricerca di quella incompatibile; è concentrato sul lavoro da fare e non sulla macchina che lo fa. I discorsi di prezzo, compresi quelli sullo stand da mille dollari, lasciano più che mai il tempo che trovano e mettono in una posizione antipatica, perché implicano un giudizio su chi li fa e si trova usualmente in una posizione da mosca cocchiera o da volpe che trova acerba l’uva. Si può avere un PC che fa lo stesso a meno prezzo, certo, come no? Quando ero giovane ho toccato i duecento orari su una Saab 900 e su una Uno Turbo.

Tecnologie trasversali. La parte veramente interessante del keynote è stata questa. Realtà aumentata, accessibilità evoluta. La ragione per vedere il filmato del keynote è la clip del disabile che si organizza un’occasione speciale (no spoiler) con Voice Control. Il risultato sta tra la commozione e l’esultanza, perché veramente Apple sta facendo di tutto per non lasciare indietro nessuno. E non ne avrebbe bisogno.

Nessuno ha parlato, in particolare, di Swift, che guadagna il nuovo framework Swift UI. Chi vuole cimentarsi con le app ha tra la mani un’occasione straordinaria per semplificarsi il compito. Capisco tutte le nostalgie per HyperCard, ma il mondo è andato avanti e ora magari hai un’idea per svolgere un compito che ti sta a cuore tramite l’orologio. Oppure tramite un cloud contenente terabyte di dati. O, ancora, vuoi automatizzare il tuo computing quotidiano e ti servono azioni sporche, maledette e subito da ottenere con Automator o i Comandi rapidi associati a Siri. È qui che accade il futuro. Oppure nella realtà aumentata, tanto artificiale quanto incredibilmente umana. Vedi appoggiata sul tavolo una cosa che esiste solo sullo schermo di iPad, ma non c’è quella sensazione di straniamento sempre caratteristica della realtà virtuale e dei suoi caschi che ti isolano dagli altri.

La privacy. Sempre più un iPhone o un Mac si connotano come apparecchi che ti permettono di limitare al massimo le intrusioni indesiderate, dalla pubblicità in peggio. Il divario con il resto, invece che assottigliarsi, si dilata. Se domani trovo davvero un autenticati con Apple in alternativa a un autenticati con Facebook, non ho dubbi su dove andare. Google? Funziona benissimo e lo uso, attualmente, dovunque. Non mi sono mai interrogato troppo su quanto mi costa. Potrei iniziare.

Che bello questo keynote. Mi viene voglia di passare la notte su Swift Playgrounds. In più conto i giorni che mi separano da iPadOS e non accadeva da tempo. Il filmato di apertura diceva mentre il mondo dorme, tu sogni. Il sogno era quello di arrivare alla propria app. È realtà da un sacco di tempo per un sacco di persone e mi piace come Apple lo rende possibile.

Uomini e topi

All’unanimità, il premio per la funzione meno importante presentata nel keynote della WWDC è il supporto del mouse su iPad per aumentare l’accessibilità.

Ferma restando l’importanza dell’accessibilità per i disabili e ci mancherebbe, quanti scrivono finalmente come se ci fosse stata davvero una necessità fuori da situazioni speciali, suscitano perplessità.

Diversificare per prosperare

Non potevo seguire la diretta e scrivo mentre deve ancora rendersi disponibile la differita. Però ho letto più che potevo e un mio conoscente ha scritto Best.WWDC.Ever. Devo ancora capire se sia vero; l’impressione è che molti annunci siano arrivati nel modo giusto al momento giusto.

In attesa di addentrarmi nei dettagli e sapere che cosa viene detto in questi giorni, mi piace un mondo l’esistenza di iPad OS; a ogni apparecchio il suo sistema operativo, fatto su misura. Distillato di filosofia Apple.

Ci sarà Mac Pro, c’è iPad usabile per fornire input a Mac, c’è una Apple Pencil con nove millisecondi di latenza, meno della metà di prima. Prima sembrava incredibile, adesso sembrerà vera.

Sui social hanno già iniziato gli sbeffeggi, che sono un ottimo segno. Vuol dire che gli annunci hanno toccato punti dolenti. Agli altri, però. Non vedo l’ora che arrivino Catalina e iPadOS.

La cosa da chiedersi

Mancano pochissime ore a WWDC e mi aspetto da tempo cose interessanti sul fronte dell’automazione personale.

Campo dove, più leggi più ti si aprono davanti orizzonti sconfinati. Il bello è che una ricetta non esiste; forse proprio la parte più difficile è scegliere un percorso, tra i tanti possibili, il che implica l’abbandono di tante alternative che ogni giorno, una per volta, improvvisamente si rifanno vive e promettenti più di prima.

Ci ho pensato mettendo a confronto Dr. Drang e Dave Winer. Il primo racconta di come usa LaTex per realizzare relazioni da presentare in azienda, documenti il cui primo requisito tecnico è la possibilità di lavorarci da iPad o da Mac, indifferentemente, dipende dal mezzo che ha davanti.

Il secondo racconta in sintesi come funziona il suo blog. In tempi di Wordpress-mania è come se sbarcassero gli alieni.

Buona Wwdc a tutti. Il motto di quest’anno è Write code. Blow Minds. In fondo alle pagine di Winer, a parafrasare Kennedy, una volta la frase del giorno è stata Non chiederti che cosa Internet può fare per te.

In fondo, è la stessa cosa.

Fuori tutto

Meglio abituarsi a un momento di consolidamento invece che di crescita impetuosa e sorprendente, cui la tecnologia ci ha abituato fin troppo bene per molti anni.

Almeno, se fosse vero che sparisce iTunes, come si vocifera. Ammesso e non concesso, la vita dopo iTunes sarà probabilmente più semplice. La perdita della familiarità con l’oggetto la sentiremo però tutti.

Mica è finita: da luglio ci dimenticheremo di Torna al mio Mac, che smetterà di funzionare. Personalmente me ne ero dimenticato già da un bel pezzo, ma non si può mai dire.

Da ieri non c’è più BlackBerry Messenger, il sistema di posta usato con più sufficienza al mondo. Dirigenti e quadri ti dicevano che era impossibile fare senza BlackBerry e vantavano la presenza della tastiera fisica.

Non so che nuovo stia arrivando; di certo se ne va un bel po’ di vecchio.