QuickLoox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Romanzetto criminale

Lieto fine per la storiaccia dei trentaseimila Lumia in dotazione alla polizia di New York, acquistati a condizioni surreali per disfarsene dopo due anni.

È iniziata la distribuzione di iPhone 7 e iPhone 7 Plus – secondo preferenza – a tutti gli agenti, al ritmo di seicento unità al giorno.

Tra due anni potranno eventualmente essere sostituiti con iPhone 8, o con altro. Gli altri, con niente. I cimeli Nokia verranno cancellati in modo sicuro e rivenduti a Microsoft. La quale, evidentemente, sapeva che l’accordo non aveva futuro e lo ha firmata preparatissima a guadagnarci il meno possibile; l’importante era dare la massima diffusione a terminali già più aggettivi che sostantivi.

I poliziotti sono gente pragmatica; speriamo abbiano imparato la lezione. Anche un contratto perfettamente legale può essere (simbolicamente) un crimine.

Lavoro che non si vede

Due estratti dalla molto raccomandata recensione di HomePod scritta da John Gruber su Daring Fireball. Il primo:

La comprensione dei comandi vocali è rapida e precisa. La caratteristica più interessante è che HomePod riesce a sentire i comandi anche se si parla a voce normale mentre suona musica a volume alto. Vorrei sbilanciarmi: HomePod capisce comandi a volume normale mentre suona la musica meglio di quanto facciano le orecchie umane. […] Intuitivamente si pensa di dover parlare sopra la musica per farsi sentire. E, con Echo di Amazon, è così. Con HomePod, invece, no. Sussurrare non basta né HomePod legge le labbra come Hal, ma vale la pena di sottolineare che non c’è bisogno di gridare.

Il secondo:

Un messaggio ricevuto da un amico: “Penso che chiunque si metta volontariamente in casa una cosa del genere sia matto. Alexa perché Amazon deciderà di farci cose sempre più terribili fino a che la fermano, Google e Apple perché prima o poi qualcuno ne abuserà per farci cose terribili”.
Non sono in disaccordo, ma la mia posizione è leggermente diversa. Non direi che uno non è pazzo se non vuole un altoparlante intelligente in casa. Ma il futuro è in arrivo e ci ascolterà (oltre che guardarci). Mi fido di Apple più che di Google e mi fido di Google più che di Amazon. Anche così, tengo un’Alexa nella mia cucina da un anno. Tengo gli occhi bene aperti sui rischi della privacy, ma la comodità fa valere la pena di correrli. Preferisco HomePod a Echo perché suona molto meglio, ma un altro vantaggio è la maggiore comodità.

Chi ricorda che una Apple era famosa per la sua interfaccia umana e per l’attenzione ai dettagli? Apparentemente produce l’unico altoparlante al mondo che consente di parlare a voce normale per regolarlo. Sembra poco? È di più. È lavoro che non si vede e non viene esibito fino a che, improvvisamente, si rivela.

E la privacy. La mia posizione è al novantanove percento quella di Gruber. Stare attenti è doveroso, ma le chiusure pregiudiziali rischiano di far perdere qualcosa.

Calarsi nella risalita

È terminato il collaudo confidenziale di Avernum 3: Ruined World, cui ho potuto prendere parte solo parzialmente.

È stato più che sufficiente per riconoscere il marchio di qualità di Spiderweb Software e apprezzare il gioco.

Nell’ultima puntata della trilogia il party (è un gioco di ruolo per computer, a turni, vecchio stile, con la trama che conta più della grafica e un mondo immenso in cui muoversi) parte dal sottosuolo di Avernum per risalire alla superficie e verificare se, finalmente, il popolo dei deportati potrà rivedere la luce.

Diciamo che si può fare, ma prima occorre del lavoro su molti fronti, prima fra tutti la disinfestazione. Ed è il lavoro che tocca a chi vorrà sborsare i venti dollari per calarsi nell’esperienza della risalita.

Li vale tutti, anche nell’epoca delle app stracciate a prezzo conseguente.

Per ora su Mac; la versione iPad è attesa entro fine marzo.

Nascere vecchi

GoSquared riferisce che il traffico di rete riguardante iOS 11 sia attorno all’ottanta percento del traffico di rete totale di iOS.

Non è la misurazione ufficiale di Apple, ma fornisce comunque una buona idea dell’adozione di iOS 11: maggioranza assoluta e schiacciante.

Se chiedo i dati su Mac, piattaforma più conservativa e più longeva (dove sono in vita numerosi computer che non possono installare la versione più recente) si vede che High Sierra sta attorno al trentatré percento e ha la maggioranza relativa.

La pagina Dashboards di Android mostra d’altro canto che Oreo, la versione più recente di Android, non arriva all’uno percento delle adozioni. Nougat, la penultima generazione, è inferiore come numeri sia rispetto a Marshmallow (quello prima) sia verso Lollipop (quello prima ancora).

Riassumendo: il proprietario medio di iOS usa la versione più recente. Quello di Android ne ha una che, pensando alla sicurezza, alle funzioni nuove, alla sistemazione dei bachi, al supporto, è vecchia in modo preoccupante.

Tra usare iOS 9 e usare iOS 11 ci sono differenze importanti e un salto di qualità considerevole. Su Android, l’equivalente del salto di qualità lo usano in pochissimi.

In più, è chiaro che vengono venduti terminali nuovi con sistemi vecchi. Che poi spesso neanche vengono aggiornati nel tempo.

Invecchiare è un’avventura che ha anche lati affascinanti e appaganti, proprio perché si parte da giovani. Ma se uno nasce già vecchio, gli manca la vita.

Rpg con la C maiuscola

Dopo tanti anni, dal blog dove si raccontano tutti i giochi di ruolo per computer è arrivato anche il libro (grazie a Fëarandil!).

È una cosa ben fatta e notevole per copertura e approfondimento, un Pdf assolutamente gratuito chiaramente molto più scorrevole del saltare da un post all’altro sul blog. Se c’è un interesse seppur minimo per il retrocomputing, è un documento che non dovrebbe mancare in archivio. Raccomandato.

Perseverare

La rilevanza data allo studio di Consumer Intelligence Research Partner per cui iPhone 8 ha venduto più di iPhone X nel trimestre di Natale.

La sicumera con la quale l’autorevolissimo Tgcom24 titola iPhone X, vendite al di sotto delle aspettative senza avere capito alcunché della notizia che riporta e producendo circa un errore fattuale per paragrafo.

Tim Cook, a commento dei risultati effettivi:

iPhone X […] è stato il nostro telefono più venduto in ogni settimana di commercializzazione.

Luca Maestri, Chief Financial Officer Apple:

Durante il trimestre abbiamo venduto 77,3 milioni di iPhone, il numero più alto di sempre per un trimestre di tredici settimane. La media di vendite per settimana è in crescita del sei percento rispetto al trimestre di Natale dello scorso anno.

Tgcom24, questo, mica lo scrive. Piuttosto rilancia i deludenti numeri sulle vendite.

Diabolico.

Senza quattordicesima

L’anno scorso Apple aveva pubblicato i risultati finanziari di un trimestre natalizio da quattordici settimane confrontati con quelli di uno da tredici. E tutti a sottolineare che aveva avuto una settimana in più per vendere e quindi il risultato record era falsato.

Quest’anno, inevitabile, il trimestre era da tredici settimane, a confronto con quello dell’anno scorso che era da quattordici. Il fatturato è stato record assoluto, ma le vendite no.

Tutti a sottolineare che le vendite non sono state da record e nessuno che c’era una settimana di svantaggio.

Il bello è che, contando le vendite per settimana, ci sarebbe il record. Lo ha fatto notare solo Luca Maestri, il capocontabile di Apple.

Coraggio comunque, Apple neanche quest’anno dovrebbe fallire. Nonostante la mancata quattordicesima.

Uno sguardo a freddo

Mi segnala (grazie!) Fëarandil di possessori di tavolette Surface Pro 4 fuori garanzia il cui schermo si mette a sfarfallare, che risolvono il problema temporaneamente (dieci minuti per avere mezz’ora di utilizzo) con la tecnologia del freddo: lo mettono in freezer.

Dalla lettura si evince che attualmente il problema riguarda meno dell’uno percento degli apparecchi e che ci sono almeno milleseicento utenti affetti dal problema.

È un numero di poca importanza, di portata irrisoria rispetto al totale delle vendite – per quanto modesto – ma è un numero.

Quante differenze rispetto a quando si parla di Mac o iPad. Si quantificano i modelli difettosi (meno dell’uno percento), si contano gli utenti insoddisfatti (mentre di solito siamo a c’è un forum che raccoglie quelli che protestano), nessuna petizione da firmare, nessun accenno all’obsolescenza programmata, nessun quando c’era Gates era diverso, nessun la qualità non è più quella di una volta, nessun i professionisti abbandonano Surface.

Non sono a conoscenza di gente che metta iPad in frigorifero per farlo funzionare. Potrebbe essere dovuto all’arretratezza tecnologica di iPad, notoriamente indietro rispetto a Surface, che è l’innovazione.

Mai da sole

Non ditelo a nessuno, ma la versione per iPad è in fase di collaudo interno e funziona bene. Ci vorrà ancora un poco per completarla e per prima cosa la passeremo ai nostri utenti TestFlight per avere la loro opinione prima di renderla disponibile a tutti.

Questo tweet si riferisce alla versione per iPad di… Edge, il browser Microsoft che ha quasi sostituito Internet Explorer e di cui non si sente la minima necessità.

Speriamo che non si applichi il detto sulle disgrazie.

Cose che cambiano

Appena parli di innovazione, se lo fai seriamente, si possono aprire mondi. C’è chi cambia continente abbandonando posizioni di lavoro prestigiose e pagatissime e chi tira fuori aneddoti meno conosciuti sulla storia di una grande innovazione per spiegare che sono cose difficilmente pianificabili a tavolino nonché ostiche per il modus vivendi di qualsiasi impresa.

Stefano mi ha regalato un commento che ho apprezzato:

Considero innovazione quel servizio o oggetto che cambia di fatto il mio vivere quotidiano.

Che si porta dietro un corollario: è difficile fare innovazione così costante che il vivere quotidiano cambia in continuazione. Forse neanche tanto augurabile.

A chiosa di questa piccola rassegna di idee tre letture prese dagli archivi, per continuare a riflettere sulla materia: un test per (imparare a) distinguere tra novità, creazione, invenzione e innovazione; la disinvoltura eccessiva con cui si designa o meno l’innovazione e un pesce d’aprile.

L’innovazione gratta gratta

Steve Yagge abbandona Google dopo tredici anni di lavoro ingegneristico di vertice per giocarsela nel Sudest asiatico dove una Uber locale che conquistasse il mercato potrebbe diventare un colosso globale. Comunque, il suo punto principale è che Google ha smesso di innovare e copia semplicemente.

Come mi ha fatto notare Misterakko, a Yagge ha rispostp su Quora un altro ex ingegnere software Google, Terry Lambert. Yagge ha ragione, sostiene, ma non per le ragioni che elenca.

L’innovazione nelle aziende è un incidente: o c’è qualcuno che vuole togliersi uno sfizio e può permettersi di farlo, oppure è il mondo attorno all’azienda a costringerla a innovare.

Steve Jobs, racconta Lambert, era stufo di perdere chiamate con i cellulari dell’epoca e per questo decise che c’era la possibilità di creare un prodotto migliore degli esistenti. Per fortuna si seppe solo in seguito di una torre cellulare At&T nelle vicinanze della sede Apple che era difettosa e i cui componenti, surriscaldandosi, interrompevano le chiamate. Forse dobbiamo il primo spunto per iPhone a equipaggiamento telefonico difettoso.

È comunque, Jobs poteva permettersi di fare ruotare l’azienda attorno al suo obiettivo. È facile immaginare mille altri contesti aziendali nei quali dalla situazione sarebbe nato esattamente nulla.

Promemoria, questo, utile per chi rimpiange i tempi della Apple che innovava e-invece-adesso-no.

E le app? Inizialmente Jobs non le voleva. Si arrivò ad App Store, una delle più grandi innovazioni degli ultimi dieci anni, sotto la pressione incredibile di una comunità enorme e agguerrita di sviluppatori con un solo obiettivo: far girare un loro programma su iPhone. Jobs prese atto e Apple elaborò un sistema per consentire alle app di terzi di funzionare sull’apparecchio.

Tutto questo non toglie meriti a Jobs né ad Apple. Fa capire tuttavia come sia imbarazzante sentire parlare di innovazione alla stregua di una funzione volontaria aziendale, praticata intenzionalmente oppure spenta come la luce nel tinello, basta un interruttore. Quanto siano imbarazzanti quelli che quantificano e confrontano. Steve, scrive Lambert in forma idiomatica, aveva un prurito che voleva grattarsi. L’innovazione nasce così più che per comunicato stampa del consiglio di amministrazione.

L’influenza asiatica

Ringrazio da ora Misterakko per avermi messo sulle tracce di un discorso interessante e complicato.

Il titolo era troppo bello per rinunciarvi; il tema vero, tuttavia, è l’innovazione e tutto parte da un Articolo di Steve Yagge, per tredici anni ingegnere presso Google, che ha deciso di andarsene per sposare la causa di una startup del Sudest asiatico, Grab, a farla semplice una copia di Uber.