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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Per la precisione

watch supera in vendite qualsiasi produttore svizzero di orologi con l’eccezione di Rolex e l’intero mercato svizzero vale circa 28 milioni di unità, mentre quello degli apparecchi indossabili ha passato i quaranta.

Vedo altri casi Nokia all’orizzonte, o sulla riva del fiume se si vuole. Apple ha mostrato di saper fare un orologio; invece i fabbricanti di orologi, quando devono fare computer, perdono precisione.

La partita più pazza del mondo

Apprezzo il football americano e la fantascienza, solo che non riesco a ricordare il titolo di quel libro dove il football si giocava alla morte nel campo costituito da una città deserta, nella quale il portatore di palla poteva nascondersi in un edificio o dentro un tombino e la squadra avversaria poteva schierare un cecchino alle finestre (trovato).

Ne ne sarei fatto una ragione perché è arrivato 17776, un racconto distopico sull’evoluzione – o degenerazione – del football che è anni luce avanti. Mentre scrivo, la storia deve ancora completarsi. Quello che c’è già ha portato via la buona parte di una notte, come ogni lettura avvincente che si rispetti.

A questo proposito, adoro i libri di carta. Quello che si può fare con il web tuttavia, senza effettacci gratuiti ma con una storia che merita e un pizzico di creatività, beh, è un’altra cosa e non tornerei mai indietro al 1987, prima dei browser, prima dell’internet.

Quella di una volta

È un momento di luci della ribalta per Microsoft. La notizia è la diffida dall’utilizzo di OneDrive su dischi non Ntfs.

Sì, esatto, il disco di rete, quello fatto apposta per funzionare in tutto l’universo e su qualunque sistema operativo, pretende di risiedere localmente sul filesystem Microsoft.

Come se iCloud Drive imponesse a chi lo usa su PC di formattare il disco con il filesystem di Mac. Assurdo, è negare il senso di iCloud Drive. Come se Dropbox chiedesse di appoggiare le proprie cartelle esclusivamente sul filesystem usato da, boh, Linux Debian. Come se Google imponesse l’archiviazione dei documenti condivisi su un Chromebook.

Il bello è che secondo Microsoft il messaggio di errore comparso da ieri avrebbe dovuto essere presente da sempre. Se ne sono soltanto dimenticati. OneDrive, disco di rete offerto per lavorare ovunque, non accetta un disco qualunque.

La Microsoft di una volta. Quella che embrace, extend,extinguish. Prendo una convenzione, la stravolgo in modo che ci siano vantaggi accessibili unicamente sui miei sistemi e quando ho raggiunto l’obiettivo vincolo tutti all’uso di questi ultimi. Concorrenza, interoperabilità, multipiattaforma, fesso chi ci ha creduto, si arrangi.

La buona notizia è che bisogna subire la decisione solo usando Windows. OneDrive per Mac o iPad, a quanto capisco, non sono interessati dalla follia. Non per ora, almeno.

Per il resto, penso a uno che abbia pagato un abbonamento a Office 365 completo di OneDrive, si sia creato uno storage su una microscheda SD per comodità, e da domani non lo può più usare. Bella valorizzazione dell’investimento.

Stai a vedere che piano piano torna la Microsoft di una volta, che con le buone o con le cattive fai come dico io. Con la novità che i primi a pagare sono quelli che hanno pagato.

Automazione, televisione, programmazione

A pranzo per intervistare fondatore e Chief Technical Officer di un gruppo milanese immerso nella tecnologia fino alla punta dei capelli, con clienti come Unione Europea ed emittenti televisive internazionali. Ho il registratore acceso e lui lo sa. A un certo punto dice:

L’automazione su Windows è come la programmazione del televisore. Il televisore lo stai a guardare.

Detto da uno che lavora quotidianamente all’automazione profonda della sua azienda e vende il servizio a quelle altrui.

App per dimagrire

Apple ha intrapreso azioni per arrivare a un Apple Store di qualità dal punto di vista editoriale e popolato il più possibile da app sane.

Quello che non può fare è chiedere a tutti gli sviluppatori di seguire l’esempio di Halide e usare ingegno e capacità per arrivare a contenere la dimensione delle app.

Compressione delle immagini, rinuncia al codice superfluo e alle librerie ridondanti, cura del processo di build via Xcode: questo è altro tagliano drasticamente – se si è bravi – l’ingombro delle app.

Significa meno dati da fare correre in rete, magari con connessione cellulare; vuol dire aggiornamenti più veloci e snelli; permette di vivere meglio anche con un iPhone da sedici gigabyte di Ram.

Tutte cose che contribuiscono a un ecosistema migliore e dovremmo perseguire anche noi nel nostro piccolo, scrivendo agli sviluppatori e preferendo quando possibile le app più leggere.

Sono passati i tempi in cui si poteva avere il gioco degli scacchi in un chilobyte; nel contempo, il fatto che uno sviluppatore possa trascurare una sana economia di spazio e risorse indica la necessità di lavorare per aumentare la consapevolezza e invertire la tendenza.

Passato e presenti

Ho preferito stare lontano dal decimo anniversario di iPhone per evitare l’eccesso di melassa e l’effetto nostalgia, comprensibile ma un tantino sovraccaricato. L’unico che vale la pena di citare è John Gruber su Daring Fireball:

Nessun prodotto è paragonabile a iPhone in termini di impatto sociale o finanziario nell’era del computing. Pochi prodotti sono paragonabili nella storia del mondo. Potremmo non vedere mai più qualcosa d’altro confrontabile, da Apple o da chiunque altro.

Il principio di Peter e Paul

Questo è Paolo Attivissimo che spara il titolone: Apple ha usato gli utenti come cavie di nascosto.

(Momento di riflessione sulle leggerissime differenze tra le cavie di laboratorio e un miliardo di utenti iOS che si avvantaggiano di un iPhone o un iPad).

Questo è Paolo Attivissimo giorni dopo, in un commentino che nessuno vedrà mai, sepolto in un becerume melmoso di frustrati e dove pur emergono poche eccezioni isolate e coraggiose:

Ringrazio tutti per i dettagli tecnici che ridimensionano leggermente la natura dell’aggiornamento sperimentale, ma resto dell’idea che in un caso del genere sarebbe stato più corretto avvisare gli utenti-cavia.

(Quindi era un po’ meno di un aggiornamento? O era un esperimento ma non troppo? Negli altri casi, invece? È percepibile la fretta).

Sarebbe facile pensarlo vittima del noto principio di Peter, per il quale ciascuno arriva a raggiungere il proprio livello di incompetenza.

Invece è un corollario, che chiamo il principio di Peter e Paul: il numero delle attività cresce fino all’impossibilità di svolgerle tutte bene.

Paolo è il migliore dei cacciatori di bufale ed è un eccellente debunker, tanto che ha dovuto perfino sopportare l’invito alla Camera dei Deputati, una mazzata da stroncare la fibra più forte. Chiaro che poi, quando arriva il momento di occuparsi pure di tecnologia e metterci attenzione e competenza, le energie siano scarse.

Scettici? Gli indizi sono evidenti. Per esempio le frasi che scappano in automatico: aggiornamenti di sicurezza. Lo scrive talmente tante volte che, per una occasione di aggiornamento di sistema, gli è scattato il riflesso.

Oppure: il pubblico di fan Apple. Lo ha scritto millemila volte, gli viene automatico, probabilmente ha una macro apposta. Qui parla di tecnici, programmatori, imprenditori, professionisti che hanno sborsato millecinquecentonovantanove dollari di iscrizione e affrontato le spese di viaggio e soggiorno per una settimana a San José. Un po’ diverso da un pubblico di fan, forse più vicino a persone che si guadagnano da vivere con l’informatica. Manca il tempo di riflettere sulla differenza e le dita, causa affaticamento, seguono da sole sulla tastiera percorsi familiari.

Il principio di Peter e Paul chiaramente va affrontato, per circoscrivere le attività a quello che si riesce a fare bene. Altrimenti succede che ti fanno notare le approssimazioni e rispondi È superficiale nel senso che è uno degli articoli di accompagnamento alla trasmissione radiofonica che conduco alla Radio Svizzera Italiana e quindi non può essere un approfondimento tecnico che è come dire Lì mi pagano per dire inesattezze mentre qui le scrivo finanziato dai lettori, quindi qui posso scrivere la qualunque.

Avevo già riportato il parere di Steven Sinofsky sulla transizione di iOS al nuovo filesystem.

La quantità di straordinaria ingegnerizzazione che è stata messa sia nella creazione che nel dispiegamento di Apfs [il nuovo filesystem di Apple] fa scoppiare la testa. E che questo avvenga su telefoni, computer e orologi è niente meno che spettacoloso; eccetto forse per la transizione da Fat a Fat32, non riesco a ricordare alcunché che nemmeno gli si avvicini.

A chi ti affideresti per una disamina sulle modalità di testing e deployment di una infrastruttura di sistema critica da distribuire in modo indolore e in tempi brevi a una miliardata di macchine: un veterano dei sistemi operativi che è stato ai vertici di una delle più grandi software house del mondo (rivale di Apple) o un giornalista distratto dai troppi impegni?

C’è anche questa cosa del riassumere affrettatamente dal sito scritto in inglese, a tradire la carenza di tempo e di attenzione. Mai lasciare che l’abitudine a fare distolga dalla qualità del fare. The Register:

APFS was finally introduced in iOS update 10.3 at the end of March, three months after the 10.2 updates and five months after Apple first started experimenting on people’s phones. Users reported surprise at the fact that it freed up around 10 per cent of the phone storage space as well as increased its overall capacity by around five per cent. Of course, this being Gruber and a theater full of Apple fanbois, Federighi’s explanation for why millions of people had to suffer enormous and slow updates as well as phone problems was met with… lots of whooping and a round of applause. Amazing.

Paolo:

Il nuovo filesystem è stato introdotto con la 10.3 a fine marzo e ha liberato un po’ di spazio di memoria. Ma la cosa curiosa è che l’ammissione di aver usato i dispositivi dei clienti e i loro dati per un test segreto è stata accolta dal pubblico di fan Apple con un applauso.

(Il contesto è che Gruber chiede conto della spettacolare transizione a Apfs e l’applauso più fragoroso arriva prima, quando Federighi elogia il team che ha lavorato al filesystem. Poi spiega la meccanica e c’è un nuovo applauso, di persone esperte che hanno capito la difficoltà del compito e colto il valore del successo riportato. Va da sé che il cacciatore di bufale si è ben guardato dal verificare le affermazioni di The Register sui problemi degli aggiornamenti a iOS e la loro entità. Troppe cose da fare, la qualità scende).

La soluzione è semplice, Paolo: ci sono cose che sai fare benissimo e per cui sei insostituibile. Concentrati su quelle, fai un’ottima figura e sei stimato da tutti.

Realtà accelerata

Neanche un mese dopo Wwdc si iniziano a vedere in rete numerosi esempi di realtà aumentata in ambito iOS.

9to5Mac ha messo insieme una raccolta di filmati veramente da vedere.

The Verge, sospettabile di tutto tranne che di tifo o collusioni con Apple, titola La realtà aumentata di Apple è più vicina alla realtà di quella di Google e scrive:

Apple è ben lungi dal potersi vantare di avere inventato la realtà aumentata (AR), ma il suo nuovo ARkit in iOS 11 sta già dando segnali che suggeriscono come l’azienda potrebbe portare l’AR nell’uso comune meglio e più rapidamente di chiunque altro.

È inoltre nato un canale Twitter @MadeWithARKit con tanto di newsletter settimanale e tutt’altro che vuoto.

Tutto questo considerando che l’annuncio di ARKit è del 5 giugno e che iOS 11 definitivo neanche esiste: sono sviluppatori al lavoro su beta instabili, fallibili e inaffidabili. Eppure i video danno l’impressione di un’architettura già interessante, in movimento accelerato rispetto alla concorrenza.

Vuoi vedere che è stato fatto un buon lavoro di concezione, progettazione e programmazione?

(Qui sotto, un missile Falcon 9 atterra nella piscina della casa dello sviluppatore).

Bufale e mozzarelle

Mi rifiuto di entrare nel merito del disegno di legge 2484, quello presentato dai più noti media italiani come anti-Apple o quello che potrebbe mettere al bando iPhone in Italia. Basta leggerlo. Anche se informarsi è fuori moda.

Noto invece lo stato veramente dimesso della nostra informazione. Poche ore dopo l’intemerata del Corriere (solo come esempio, una rassegna stampa sarebbe impietosa), Apple Insider spiega come stanno le cose. Apple Insider! Dall’America. Con l’aiuto di Google Traduttore e un avvocato madrelingua italiano.

Stefano Quintarelli, l’unico firmatario dei venticinque ad avere la statura tecnica e culturale per presentarlo, ha spiegato che non c’è alcuna norma anti-Apple. Bontà sua, ha anche evitato di sottolineare che è stato presentato un emendamento che vieterebbe la vendita di apparecchi con crapware preinstallato (come dire, al bando tutto tranne iPhone).

Lo ha spiegato a iSpazio.

Infine ha dovuto scrivere un post dedicato. Lo si legga per favore, lo si diffonda e, prima di farlo, si legga la rassegna stampa creata con una ricerca in Google: Apple vietato Italia.

I veri giornalisti si trovano oramai ovunque, tranne che nei giornali. Dove sono rimaste le mozzarelle: il loro motto è sono più buone quelle di bufala.

La sfida dell’estate

Quasi in contemporanea con il solstizio, è uscito Angband 4.1.0, con una montagna di aggiustamenti e pulizie a codice, interfaccia e dinamiche di gioco.

L’identità però resta la stessa: arrivare vivo abbastanza in fondo da uccidere Morgoth, magari trovando per strada l’Unico Anello. La morte è per sempre, un personaggio morto può solo ricominciare da zero. Morire per distrazione o arroganza è fin troppo facile e frustrante, bisogna essere prudenti e calcolatori. Nella sua versione originale, l’ambiente è reso con grafica Ascii (per chi vuole c’è la grafica).

C’è chi ci è riuscito mille volte, a sconfiggere Morgoth. Io solo una: mi ostino a giocare con un mago elfo-alto, fragilissimo fino a oltre metà percorso prima di iniziare a dispiegare una vera potenza. Tant’è vero che sono arrivato in fondo con un irregolare, magia di base e poi, più pragmaticamente, arco, frecce e colpi bassi.

Chi accetta la sfida? Arrivare a settembre con lo scalpo di Morgoth e, come dicono in gergo gli appassionati, ascendere.