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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Recensioni a catena

Condivido il modus operandi di MacSparky, che volendo parlare del nuovo iPad Pro 10,5” si è limitato a linkare le due migliori recensioni attualmente in circolazione: Federico Viticci su MacStories e Rene Ritchie su iMore.

Pochi o forse nessuno ha maturato un’esperienza di uso professionale a tutto campo di iPad come Viticci, che oltretutto ha compiuto una scelta esistenziale e da due anni, parole sue, vive e lavora su un iPad Pro 12,9”, quello più grande, dove comunque le funzioni di affiancamento di app e multitasking riescono meglio che non su uno schermo come quello da 10,5”, migliorato rispetto al passato ma in ogni caso più piccolo.

Tuttavia il nuovo schermo lo ha conquistato per i grandi progressi fatti nell’amministrazione intelligente della frequenza di aggiornamento video da parte di iPad. I progressi compiuti nella resa del colore e nella naturalezza delle animazioni dell’interfaccia gli hanno lasciato il dubbio e sono riusciti a smuoverlo dalla certezza granitica di voler lavorare su un iPad Pro 12,9”.

Ritchie ha compiuto più una prova a tutto campo, mettendo sotto pressione l’apparecchio anche nell’uso all’aperto, per scattare foto e girare video, e tutto quant’altro si può fare.

Insieme i due articoli formano una eccezionale super-recensione che lascia l’acquolina in bocca in chiunque abbia progetti di aggiornamento della dotazione di iPad. E c’è da dire che iOS 11 rappresenta solo un momento nel (prossimo) futuro: al momento la beta è tale e quindi non sempre affidabile, incompleta e non indicativa di quanto potrà davvero fare un iPad Pro dopo l’autunno.

Recensioni divertite

C’è del metodo nella follia di chi ti accusa di essere un tifoso, un fanatico, un esagitato, uno con le fette di salame sugli occhi, incapace di una valutazione imparziale e tutto perché hai parlato bene di un prodotto, di una funzione, di un sistema, di un’azienda.

Il metodo è attribuirsi la patente di obiettività da soli in modo da poter squalificare qualunque altro parere scomodo e avere sempre ragione by design, in modo progettato a priori. Di peggio c’è solo il politicamente corretto.

A questi folli chiederei una valutazione spassionata del racconto di Wwdc 2017 scritto da Steven Sinofsky su Recode.

Perché Sinofsky ha rivestito incarichi di altissima responsabilità in Microsoft e, come egli stesso scrive, ha partecipato più volte a Wwdc di volta in volta come partner, concorrente, sviluppatore. Se quindi titola Quello che Apple ha mostrato a Wwcd espande il computing in nuovi modi significa che non parla a vanvera, avendo benissimo presente anche l’altra faccia della luna. Recode è tacciabile di tutto tranne che di fanatismo verso Apple. Sinofsky ha anche un retroterra tecnico di tutto rispetto e scrive cose come queste:

La quantità di straordinaria ingegnerizzazione che è stata messa sia nella creazione che nel dispiegamento di Apfs [il nuovo filesystem di Apple] fa scoppiare la testa. E che questo avvenga su telefoni, computer e orologi è niente meno che spettacoloso; eccetto forse per la transizione da Fat a Fat32, non riesco a ricordare alcunché che nemmeno gli si avvicini.

Interesse recondito? Difficile. I suoi passati incarichi gli hanno garantito tranquillità economica sufficiente a fare cose che gli piacciono, come testimoniano le righe a firma dell’articolo: consigliere di amministrazione qui, consulente là, investitore quando ha voglia eccetera. Non è uno che scrive su Recode per vivere, ma per divertirsi. Vediamo se c’è qualche obiettivo autoproclamato capace di criticare in modo fattuale le sue affermazioni.

Con educazione

Conto che il prossimo congresso del partito iPad non è un computer perché non permette di programmare metta all’ordine del giorno la questione dell’aggiornamento della regola 2.5.2:

Le app progettate per insegnare, sviluppare o collaudare codice eseguibile possono, in circostanze limitate, scaricare codice purché esso non venga usato per altri scopi. Tali app devono rendere completamente visibile è modificabile da parte dell’utente il codice sorgente fornito.

Prima era vietato anche lo scaricamento di codice, anche sulle app a scopo education. Siamo certo lontani da Xcode per iPad eppure, come scrive MacStories,

ė un importante segnale per gli sviluppatori indipendenti […] che porta la promessa di sviluppo app su iOS un passo più vicina alla realtà.

Nostalgia dei sedici

Mentre iOS si prepara ad accogliere unicamente le app a 64 bit e macOS lo seguirà a ruota, l’amministratore delegato di Backblaze, Brian Wilson, scrive una lettera aperta a Microsoft per ricordarle che 64 bit sono meglio di 32. Si può lavorare con più Ram, le opzioni di sicurezza sono più robuste, le architetture sono a prova di futuro.

Soprattutto, scrive Wilson, un ambiente a 64 permette di funzionare alle applicazioni ancora scritte a 32. E deplora la scelta di Microsoft di consentire ancora oggi l’installazione di versioni di Windows a 32 bit (persino Windows 10) incapaci di fare funzionare software a 64 bit.

La conseguenza di questo, per Wilson, è che Backblaze deve accollarsi lavoro supplementare per garantire ancora oggi la compatibilità a chi usa Windows a 32 bit tuttora (Backblaze è software di backup e lavora assai meglio nei 64 bit). Il tutto quando Apple ha iniziato il percorso verso i 64 bit per l’utente finale con Panther, Mac OS X 10.3, 2003.

Già così uno pensa a quanti Microsoft sia una macina da mulino per il progresso del software. Ma leggendo i commenti salta fuori qualcosa di pazzesco: Windows a 32 bit ė indispensabile per fare girare certo software da sedici bit. Scritto, per forza di cose, circa trent’anni fa, quando Macintosh prima edizione consentiva da subito a un programmatore di pensare a 32 bit.

Esatto. Microsoft ha creato – e fa del suo meglio per tenere in vita – un mondo dove ė concepibile che un software scritto trent’anni or sono possa rimanere senza uno straccio di aggiornamento e, naturalmente, sia assolutamente e completamente indispensabile a tutt’oggi.

Si dirà che la colpa è di chi usa quel software, o di chi lo ha scritto. Non proprio: è di chi consente qualsiasi tipo di condotta sciatta, lo giustifica, lo rende possibile, lo alimenta e lo sostiene.

La nostalgia dei sedici bit, anno 2017, è davvero malposta.

Vedo, prevedo, non rivedo

Horace Dediu di Asymco lo aveva già fatto a maggio: notare la correlazione elevata tra certe spese in conto capitale di Apple e la vendita di apparecchi.

Come notava, la correlazione si mantiene da dieci anni e fornisce un’ottima metrica per verificare e prevedere nel breve termine l’andamento di Apple. I dati sono di dominio pubblico, forniti dall’azienda una volta l’anno nella propria documentazione fiscale. Sono ampiamente affidabili; Tim Cook e compagnia dovrebbero rispondere di ogni falsificazione agli azionisti e magari pure ai giudici. Data l’entità dell’attività ci si immagina che il controllo e le verifiche siano frequenti e compiute su più fronti, dai media fino al fisco.

Dediu lo ha fatto di nuovo, con l’indicazione di una correlazione multipla. Account iCloud, apparecchi ativi, fatturato della sezione Servizi procedono assieme e nella stessa direzione seguita da numero degli sviluppatori registrati, numero di app scaricate da App Store e pagamenti complessivi agli sviluppatori.

Presumere l’andamento di Apple in base all’ascesa di qualche cinese d’assalto o all’uscita di un nuovo prodotto Samsung, come capita di leggere sui barzellettieri della sera o sulle repubbliche della gallery di modelle, per non parlare degli spazzaturai del web, fa un po’ ridere dopo avere visto questi grafici. La verità è più impegnativa ma anche molto più evidente e chiara di quanto lascio intendere i titoli a effetto.

Andare a orecchio

Altra conferma del fatto che gli annunci di Wwdc sono solo una frazione di quanto sarebbe stato annunciabile: 9to5Mac informa che gli AirPods si collegano automaticamente a una tv nella versione beta del nuovo tvOS.

Prima il collegamento era possibile ma manualmente: come dice il sito, certo non in modo rapido e indolore come ora.

Il che la dice lunga sulla centralità degli AirPods oltre che sugli annunci di Wwdc, durante i quali Tim Cook ha praticamente glissato su tvOS.

A margine

Ieri scrivevo di come gli annunci di Wwdc siano stati inaspettatamente abbondanti nonostante di vari argomenti si fosse già parlato alla vigilia dell’evento.

Due giorni dopo succede che le specifiche di HomeKit vengano aperte a tutti gli sviluppatori.

È piuttosto importante, per quanto l’apertura sia limitata all’uso non commerciale. Vuol dire che chiunque può mettersi a fare esperimenti su HomeKit su un Arduino qualsiasi.

Succede pure che venga annunciata l’adozione di WebRtc su Safari. Videoconferenza via web per Mac da Sierra in su, iOS 11 in su. Chi ha Sierra e Safari Technology Preview può provarci subito, scaricando la Release 32.

WebRtc è promettente come protocollo universale di comunicazione video, HomeKit diventa un componente fondamentale delle reti casalinghe. Apple è interessata a giocare forte in questi settori e si tratta di annunci legittimamente diretti, soprattutto, agli sviluppatori.

Eppure restano al margine degli eventi, soverchiati da una quantità di notizie che hanno una eco superiore.

È interessante. La quantità di cose che bollono in pentola in Apple ha superato la capacità di trasmissione dei canali dedicati. È anche notevole.

Più computer per tutti

Una analisi fin troppo frettolosa e svelta di Wwdc l’ho scritta su Apogeonline. Ho un problema su questa edizione perché richiederebbe una quindicina di post e non tutti brevi. Per la prima volta in tanti anni riguarderò ancora con attenzione il keynote.

Nelle ore successive alla presentazione le informazioni dovrebbero decantare e lasciare a galla il vero succo dell’evento. Il fatto è che Apple si è mossa con ampiezza anche inaspettata su una quantità di fronti notevole, riportando annunci hardware accanto a quelli software e mescolando le novità di superficie, a livello di interfaccia utente, con quelle profonde, infrastrutture di sistema e di rete (Messaggi con iCloud).

La comunicazione si va anche mescolando in modi non ortodossi: alla presentazione del convegno dei programmatori Apple non si è parlato sensibilmente di Swift, che ha avuto l’onore delle stampe quattro giorni fa. Ovviamente il calendario delle sessioni con i programmatori sarà tutt’altra questione, ma qui si parla della vetrina.

La decantazione: Intelligent Tracking Prevention. Navigare su un sito di velieri senza ritrovarsi pubblicità di velieri a partire dal giorno dopo, su qualsiasi canale. Se uno tiene veramente alla privacy questa è roba non grossa, ma introvabile. Provare su Android, o anche su Windows per quello che vale. Vediamo se Chrome tiene botta. Io dico che sarà difficile. E questo è un terreno importante.

Sempre decantazione: l’anno scorso iPad aveva ricevuto poche attenzioni. Quest’anno tante e i miglioramenti sono evidentissimi, a partire dalle dimensioni degli schermi fino alle funzioni del sistema operativo e all’integrazione con Apple Pencil. Dock, drag and drop, app Files che sostanzialmente è un microFinder: ma non ci si lamentava che Mac sarebbe diventato come iOS? A me pare vi sia un interscambio sano di funzioni e che sia bidirezionale. Detto questo, con la tastiera esterna e interna full size, lo schermo migliorato e più ampio più iOS 11, un iPad Pro diventa assai più goloso che prima anche in dimensione 10,5”.

Ultima decantazione: HomePod. Il solone da Facebook lo scarta come un altoparlante o un concorrente di Echo di Amazon. Invece Apple ha messo un processore dentro l’altoparlante, un processore vero, non una cosetta. Ha fatto lo stesso lavoro compiuto su AirPods, dove ha svolto un lavoro eccellente.

Una volta giravano le mission aziendali tipo un computer su ogni scrivania. Oggi si potrebbe dire che il programma di Apple è un computer dentro ogni cosa.

Con tanta tecnologia e sofisticazione sotto, che ci cambia la vita senza che ce ne accorgiamo. Uno dei sottotemi di Wwdc è stato il deep learning, le macchine che imparano dal nostro comportamento per svolgere servizi (più) utili. Ecco, solo questo meriterebbe un altro post.

Su questo Wwdc ci sarà da tornare, più volte. Lo trovo un buon segno.

Dillo ad Alphonso

Ho pensato di scaricare Untangled HD e poi ho letto fino in fondo la descrizione della app:

Questa app è integrata dal software Automated Content Recognition (“ACR”) di Alphonso, un servizio indipendente. Con il tuo permesso, accordato al momento di scaricare la app, il software ACR acquisisce brevi campioni di audio captati dal microfono del tuo apparecchio. L’accesso al microfono avviene solo previo consenso e i campioni di audio restano nell’apparecchio, però viene generato un loro hash che costituisce una “firma sonora”. Le firme sonore vengono confrontate con il contenuto commerciale proveniente dal televisore o da altre fonti video come set-top box, riproduttori di media, console di videogiochi. Se trova una corrispondenza, Alphonso può usare questa informazione per inviare al tuo apparecchio pubblicità più calibrata. Il software ACR software esamina solo contenuto commerciale noto e non capisce conversazioni umane o altri suoni.

Sintesi: mentre giochi, il software ascolta la pubblicità trasmessa in casa e, se la riconosce, ti invia pubblicità più specifica, sulla base di quello che ha captato.

In sincerità, non è cosa che mi infastidisca. Una app iOS accede al microfono solo dietro permesso. È sufficiente negarlo.

Poi però penso a quanti non leggono le descrizioni dei programmi, danno permessi senza pensare, stanno poco attenti al consumo di app da parte dei figli e, soprattutto, a che cosa potrebbe succedere nel mondo Android. Dove mi aspetto tranquillamente che ci siano app che usano Alphonso senza dirlo, si prendono permessi senza chiedere, l’utilizzatore medio sta attento la metà che su iOS e allora un po’ di domande me le pongo.

Anche perché gira un sacco di gente convinta che sicurezza e privacy dipendano dall’antivirus. Vallo a raccontare a Alphonso.

Parole a macchina

Faceva talmente caldo che mi sono messo a cercare un workflow di Editorial capace di compilare in automatico le righe di intestazione che Octopress pretende all’inizio di ciascun file.

L’ho trovato: si chiama Octopress Template. Richiede qualche modifica per renderlo appena più furbo, ma ci siamo.

Non dovrebbe più accadere – almeno quando scrivo da iPad – che il timestamp del post sia più recente del dovuto o comunque sbagliato. Quando una procedura può essere auto

Difficili profeti

Restano sempre vari motivi seri per farsi il sangue cattivo, se uno proprio ci tiene. Parlando di futilità, tuttavia, notato che mancano tre giorni a Wwdc e di fatto non è trapelato un annuncio vero che sia uno?

Al massimo robe che uno ci riflette cinque minuti, fa due più due e più che avere un’anticipazione produce un’ovvietà: è tanto che non esce un iPad nuovo e magari annunciano un iPad nuovo, ci sono nuovi processori quindi può darsi annuncino un Mac con dentro quelli eccetera. Così sono bravi tutti. Meglio il silenzio dignitoso

Oppure l’altoparlante con Siri. Come è fatto? Che cosa c’è dentro? Perché è speciale o non lo è? Niente di niente. Scrivere altoparlante e niente più non è esattamente uno scoop.

E così si vive bene, il tempo è bello, si risparmia tempo, si guadagna qualità. Meno spazzatura, del resto, vuol dire più pulizia.

Intanto Apple ha annunciato – lei – Swift Playgrounds con il necessario per controllare droni, strumenti musicali, mattoncini Lego Mindstorms e altri apparecchi dotati di intelligenza computazionale. Ho la sensazione che ci attenda un keynote di quelli interessanti.