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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Far finta di essere libri

Si accennava al discorso di Capodanno più interessante letto finora, quello di Fabrizio Venerandi sullo stato della nazione degli ebook.

Triste stato e discorso ampiamente condivisibile. Parliamo di un fallimento generale a tutti i livelli, dall’ultimo lettore al primo dei programmatori, nel provare a superare il libro di carta anziché farne una copia in digitale e nel farlo perdere i vantaggi della carta intanto che si sprecano le opportunità del digitale.

Va letto tutto, assimilato e metabolizzato per poi trasformarlo in energia: fare un passo avanti nel creare il solito ebook, fare una richiesta in più al proprio editore, insistere a scuola, in ufficio, ovunque abbia un senso. Così come sono, a qualsiasi livello, gli ebook non vanno, punto.

Venerandi sa molto più di me sugli ebook e quindi avanzo la mia idea sommessamente: ho paura che l’ebook ideale, alla fine dei conti, sia una app e non un ebook. Una volta che si fa digitale sul serio parliamo di programmazione e poco conta che sia JavaScript dentro una pagine HTML. Potrei sbagliarmi.

Su Apple ne so un pochino più io e mi permetto una correzione marginale a un discorso altrimenti perfetto. Scrive Venerandi:

I grossi distributori/player come Apple o Amazon sono – paradossalmente – i primi ad avere inserito un grosso freno a mano. Hanno usato i propri formati proprietari, le proprie applicazioni di lettura e i propri DRM per rallentare qualunque sviluppo degli ebook che non fosse quello del porting digitale di libri di carta.

Questo non è esatto e, anzi, ho l’impressione che – nel disastro degli ebook oggi – i Drm contino poco o nulla. Anche ove contassero, non è questione di Apple, ma degli editori. Sono gli editori che vogliono i Drm.

Non convinti? Beh, è tutto già successo. Le riflessioni di Steve Jobs sullo stato della musica le ho già rievocate, da quanto sono vecchie e lì c’è già tutto. Musica e non libri, certamente, ma basta leggere: il Drm è una spina nel fianco di chi lo deve amministrare e ne farebbe volentieri a meno. Come è andata a finire con la musica? Apple è stato il primo distributore importante ad abbandonare il Drm, cioè a convincere le major ad abbandonarlo. Oggi la musica digitale è sostanzialmente libera da Drm.

La strada aperta con iBooks Author e lasciata a metà – il programma è abbandonato a se stesso o quasi – neanche riguardava gli ebook, nonostante il nome: il suo scopo era promuovere iPad da una ennesima angolazione e, magari, stimolare gli insegnanti a produrre loro dispense in formato iPad. Pages esporta in ePub e non fa niente di speciale in mezzo, ma certo non è un freno a mano; semplicemente una ennesima occasione perduta delle mille che Venerandi cita. Gli ePub creati con Pages non hanno alcun Drm.

Serie TV e film vengono ancora distribuiti con Drm e Apple, ancora una volta, non c’entra: a volere la protezione anticopia sono i produttori, non il distributore.

Sicuramente un libro senza Drm è un prodotto più salutare e più apprezzato: lavoro con Apogeo da alcuni anni e le vendite vanno bene, quelle di carta e quelle degli ebook. Quelle degli ebook vanno molto meglio della media e questo potrebbe essere anche dovuto all’assenza di Drm. Ma da qui a rovesciare la situazione descritta da Venerandi ce ne corre.

Globalmente, l’ebook continua a fingere di essere un libro di carta per non farsi scoprire. Per capire quanto siamo indietro, è sufficiente leggere un ebook – anche un bon ebook – su un computer da tasca, tipo iPhone, e giudicare l’esperienza dal punto di vista della tipografia e del piacere della lettura. È un disastro, a partire da una constatazione di design semplice quanto inquietante: nel dare al lettore umano un controllo di base sull’impaginazione, i reader di ebook permettono una cattiva formattazione del testo. È l’antitesi dell’idea di libro e la dimostrazione pratica di quanto scrive Venerandi: nessuno investe abbastanza perché le cose siano fatte bene.

Siamo tutti responsabili e va tenuto in conto per l’anno che ci aspetta.