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Eterne domande bollenti

Edoardo ha anticipato gli anni Venti con un post su Facebook che ha suscitato alcuni commenti molto interessanti e che meriterebbero di portare la discussione lontano, anche sul versante del fare:

Staccare la discussione da dove è originata non sta bene e riporterò lì le informazioni salienti di questo post. Il fatto è che Facebook è un luogo senza memoria e questo pretesto è ottimo per mettere già in modo ordinato alcune cose che altrimenti continuerebbero a ballare nella testa.

Un ebook di Gödel, Escher Bach: An Eternal Golden Braid esiste.

Fa schifo, suppongo sia clandestino ed è nient’altro che un pessimo dump del libro in formato ebook, senza alcuna cura di nulla. Lo ha fatto un cinese. Però esiste, è su GitHub e quindi chiunque potrebbe provare a partire da lì se non altro per inserire un po’ di tipografia che ce ne sarebbe bisogno.

Ovviamente Edoardo ha ragione, non c’è alcun ebook relativo all’edizione italiana. Magari si potrebbe compiere uno sforzo collettivo e farne un ebook clandestino… è anche un testo che si presta a creare in ePub molto più che l’edizione elettronica del libro di carta.

L’autore di Gödel, Escher, Bach: an Eternal Golden Braid, Douglas Hofstadter, ha impaginato e composto il libro autonomamente.

Il libro è uscito nel 1980. Al tempo, TeX, il linguaggio di composizione tipografica di Donald Knuth, era nel mezzo dello sviluppo della seconda edizione, arrivata nel 1982. Knuth ha iniziato a lavorarvi nel 1978, mentre Hofstadter era già a buon punto nella lavorazione del libro. Anche volendo, non avrebbe fatto in tempo a usare TeX. Invece ha impiegato TV-Edit, un editor scritto nella sua terza versione da Pentti Kavarna. Linko per scrupolo: l’introduzione sulla mia edizione del 1980, una delle prime se non la prima, conferma. Non ho trovato emulatori, ma una scheda con i comandi principali.

A volte è difficile persino la traduzione, altro che l’ebook.

Ho lavorato per qualche tempo in una piccola casa editrice che deteneva i diritti della prima edizione di Mastering Regular Expressions, di Jeffrey Friedl.

Era un libro straordinario, non per niente giunto oggi alla terza edizione, e tentammo di tradurlo. Fu un disastro.

L’editore originale, O’Reilly, non poteva mandarci alcun sorgente: il libro era stato composto tipograficamente dall’autore. Lo contattammo e lui, di malavoglia, inviò un paio di blob binari senza alcuna altra spiegazione. A fatica arrivammo a capire che Friedl, esperto (a dire poco) di Unix, si era costruito un processo ad hoc che tra awk, sed, tron, troff e mille altri comandi produceva come output un file PostScript che corrispondeva al libro a partire da un sorgente che non ci avrebbe spedito. Né avremmo mai avuto nozione di come esattamente funzionasse il suo processo.

Va aggiunto che Mastering Regular Expressions conteneva un intero set di caratteri e segni grafici creati dall’autore per evidenziare, circoscrivere, contrassegnare, segnalare pezzi essenziali dell’esposizione o del codice.

Come chiunque all’epoca, producevamo libri con InDesign: rifare tutta la simbologia ideata da Friedl e introdurla a mano in un impaginato (gran parte di essa andava tra una riga e un’altra, fuori dai margini, attorno a gruppi di caratteri eccetera) andava oltre ogni budget ipotizzabile.

Le idee per superare queste difficoltà c’erano, ma il denaro per farcela con qualità e tempi accettabili no. Se al tempo fossero andati per la maggiore gli ebook, a partire da quello che avevamo a disposizione, probabilmente avremmo subito ingerito del cianuro per risolverla in fretta.

Tutto questo mi porta a un importante post di Fabrizio Venerandi sullo stato dell’editoria in ebook, di cui farò menzione prossimamente. (Questo link è stato gentilmente velocizzato da Handoff: scrivo su Mac ma la pagina era aperta su iPad. Handoff è una bellezza, anche se non c’entra niente).