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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Affari privati di stato

Di app che pongono un rischio privacy se ne trovano un soldo la dozzina; diverso è il caso in cui il committente è nientemeno che lo stato (rigorosamente con la minuscola come allusione a che ne penso).

Me l’hanno segnalata in due la notizia, prima Fabio e poco dopo Andy, che mi hanno indirizzato presso Ansa e il Giornale, ambedue stranamente capaci di fornire descrizioni dei fatti che valga la pena di leggere.

Niente di strano che un apparato statale abbia bisogno di strumenti per intercettare, solo che l’approssimazione e l’incuria con cui è stata gestita, per così dire, la diffusione di certe applicazioncine è tutta italiana.

Come Fabio e Andy mi hanno fatto notare, c’è un modo di ritrovarsi cittadini almeno un poco più liberi: usare un iPhone. Le piacevolezze di questo software-spia sono riservate interamente ai felici frequentatori di Google Play Store.

Vedo all’orizzonte un epilogo spiacevole: finirà che verremo giudicati evasori, non fiscali ma personali, per non mettere le nostre faccende a disposizione del primo funzionario pigro, incompetente o corrotto che capita, per giunta senza giustificazione. Pazienza, correrò il rischio.