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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Così si fa

Pezzo magistrale di Daniel Eran Dilger su Roughly Drafted, dedicato al doppio binario delle sciocchezze articolate attorno al business hardware di Apple.

Ogni volta che Apple è entrata in un nuovo segmento di mercato, si è levato il canto delle sirene espertoidi a fare salti mortali per giustificare la logica secondo cui sarà impossibile persino metterci piede nel nuovo mercato, per non parlare di cambiare le regole o raggiungere il successo commerciale.

Allo stesso tempo, i medesimi critici avanzano di frequente l’idea che Apple non abbia neanche bisogno di provare ad avere successo con lo hardware, forte del suo pubblico di fanatici che comprerà ciecamente qualsiasi prodotto inadeguato presentato a prezzo eccessivo. In ambedue i casi hanno torto ed ecco perché.

Vero: come si può sostenere che watch non avrà successo, per fare un esempio, e contemporaneamente rimarcare che Apple vende senza problemi a un pubblico che acquista a prescindere? Le premesse si contraddicono.

È il primo pezzo di una serie che promette molto bene per chi voglia conoscere bene Apple e capire come funzioni la sua attività. Con fatti a provare le opinioni: per esempio, gli insuccessi. Prodotti che il pubblico cieco, stranamente, non ha sostenuto come gli altri.

O anche la questione degli altri: se chi compra Apple ha il cervello lavato dal marketing, perché una Microsoft o una Google non fanno semplicemente lo stesso?

Gran buona lettura, di cui mi permetto di anticipare la conclusione logica: il business di Apple è molto facile da comprendere ed è semplice nelle sue linee essenziali. Solo che va controcorrente rispetto al pensiero comune e risulta incomprensibile a chi voglia rimanere ancorato a quest’ultimo.