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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

La festa dei dieci anni

Si capisce che App Store ha lasciato il segno sulla società quando arriva il suo decimo anniversario e ne parlano i deejay alla radio, in prime time. Alla radio si parla di qualcosa solo se interessa una vasta maggioranza ed è innegabile che le app abbiano cambiato il modo di intendere il software e di distribuirlo, oltre a trasformare il telefono cellulare in un computer da tasca.

Che tutti usino App Store (tra quello originale e le sue copiette) è pacifico; che tutti capiscano come funziona e come è arrivato fino a noi, zero. Né potrebbe essere diverso; quelli che vanno allo stadio a protestare contro la campagna acquisti del club nulla sanno dei meccanismi che veramente tengono in piedi il calciomercato.

Siccome in dieci anni App Store e il meccanismo che lo fa funzionare hanno digerito app nell’ordine dei milioni, è chiaro che possano esserci applicazioni per un motivo o per un altro controverse. Dall’esperienza e da articoli assolutamente da leggere come quello di Ryan Christoffel su MacStories, sappiamo che la pubblicazione su App Store di app controverse è accaduta spesso e volentieri. Certe volte la app è stata eliminata, certe altre si è guadagnata il diritto a restare; certe volte Apple ha deciso saggiamente, certe altre ha preso cantonate; certe volte le regole di approvazione hanno finito per migliorare e certe altre no.

Chiaro che il rapporto tra i positivi e i negativi non è equo: App Store del 2018 è un luogo spettacolarmente migliore di quello del 2008. Si è andati avanti, complessivamente, facendo di sicuro anche qualche passo indietro tra i molti nella direzione giusta. La maggior parte delle controversie ha portato a un progresso.

Poi ci sono quelli che, come i tifosi allo stadio, sentono il bisogno di dire la loro senza avere la minima idea di come funziona. Un caso esemplare è accaduto di recente con la app Ruspadana, accusata di razzismo.

La app, levata dallo Store nel giro di tre ore, era demoralizzante da tutti i punti di vista, compreso quello tecnico. Doveva sparire in tre secondi, o neanche apparire.

Ma quanto siano stati demoralizzanti i moralizzatori, con le iperboli sceme, le frasi fatte, i ditini puntati, il turpiloquio gratuito, la demagogia imparata a memoria, il vuoto pneumatico cerebrale, i solleciti al boicottaggio, le reazioni scomposte, il correttore ortografico drammaticamente spento, la puzza di gregge becero seppure ammaestrato, è veramente indicibile.

Chi ha bisogno di una scusa per assumere un antiacido può leggere questo thread di Twitter dove si salvano in pochi e, guarda caso, quelli che hanno l’idea di come funzioni.

Gli altri probabilmente pensavano che con i dieci anni si festeggiasse la loro età mentale.