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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Cose che non si dicono

Durante il mio sabbatico semiinvolontario sono accadute diverse cose, tra le quali Wwdc (Apple è stata indelicata a riunire gli sviluppatori di tutto il mondo mentre avevo il blog fermo) e Dan Moren ha scritto su Macworld proprio un bel pezzo sulle mosse apparentemente controintuitive di Apple annunciate esattamente a Wwdc.

Vi si coglie, in poche righe, il meglio di Apple e il perché i critici non capiscono. E anche i difetti.

L’azienda che raccoglie denaro vendendo apparecchi annuncia la app per controllare il tempo di utilizzo degli apparecchi stessi. Sembra autolesionismo; facile pensare che chi vende iPhone vuole vedere iPhone usati il più a lungo possibile. Proprio per questo; se una cosa è facile, non è da Apple. Ci sono ragioni diverse.

Analogamente, Craig Federighi a Wwdc ha spiegato le strategie per avere il massimo delle prestazioni da iOS 12 sugli apparecchi più vecchi. Gli scontati parlano di obsolescenza programmata, della spinta a cambiare iPhone ogni anno, del consumismo. Poi gli sviluppatori si vedono spiegare come il sistema operativo nuovo vuole andare veloce anche sui modelli vecchi. Facile pensare il contrario e appunto, ancora una volta: non è da Apple.

E poi la privacy. Se anche tutte le specifiche di prodotto fossero assolutamente e completamente pari, sceglierei Apple perché nn monetizza i dati di chi usa i suoi apparecchi. Gli altri lo fanno. La differenza eventuale di prezzo si spiega anche così: su Android o su Windows c’è la tassa invisibile sulla privacy.

Insomma, la Apple migliore è quella che sta lontana dalle cose facili.

Per questo mi danno fastidio slide come quella che apre il pezzo di Moren, dove Tim Cook mostra un gigantesco messaggio il cliente al centro di ogni cosa. Troppo facile, lo tira fuori anche il più scassato dei copywriter, non c’è azienda dove non salti fuori prima o poi. Non va bene. Mi aspetto altre cose, meno ovvie, meno facili.