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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Il razzismo supremo

Il razzismo in generale è idiota. Alcuni casi particolari, tuttavia, fanno eccezione e sono da coltivare e incoraggiare.

Prendiamo per esempio Beats 1, una stazione radio basata su deejay di valore assoluto che selezionano la musica migliore da proporre agli ascoltatori.

Oppure Apple News, un flusso di notizie per governare il quale sono state assoldate figure di rilievo nel panorama editoriale americano.

A questa coppia si aggiunge App Store: Apple ha annunciato l’intenzione di fare pulizia e l’ultima notizia è che ha già eliminato centinaia di migliaia di app tra cloni di programmi già esistenti, fuffa, trappole per utenti distratti e prodotti di qualità insufficiente. Oltre ad avere diramato l’ultima chiamata per le app a 32 bit, oramai buone soltanto per ecosistemi arretrati e irresponsabili.

Se questa parte odora un po’ di tecnico, ecco Jason Snell da Six Colors a ricordare che anche App Store si avvia ad avere una vetrina ricercata, di livello editoriale, con curatori professionisti.

Ecco come Apple si rivela splendidamente razzista, del razzismo supremo: sostenere che gli esseri umani sono superiori agli algoritmi, alle macchine che (soi-disant) imparano, alle reti neurali, alle cosiddette intelligenze artificiali. La scommessa è che manca qualunque dimostrazione scientifica di questa superiorità; eppure basterà ascoltare Beats 1, leggere Apple News o spulciare App Store per constatare qualità indiscutibilmente migliore di quella offerta dai negozi automatici, dagli store gestiti con uno script, dai depositi di contenuti che hanno come unico scopo profilarti.

Il razzismo tra umani è stupido. Il razzismo verso gli algoritmi è doveroso. Per avere buona musica, e tutto il resto, ci vuole un umano.