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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Vedo, prevedo, non rivedo

Horace Dediu di Asymco lo aveva già fatto a maggio: notare la correlazione elevata tra certe spese in conto capitale di Apple e la vendita di apparecchi.

Come notava, la correlazione si mantiene da dieci anni e fornisce un’ottima metrica per verificare e prevedere nel breve termine l’andamento di Apple. I dati sono di dominio pubblico, forniti dall’azienda una volta l’anno nella propria documentazione fiscale. Sono ampiamente affidabili; Tim Cook e compagnia dovrebbero rispondere di ogni falsificazione agli azionisti e magari pure ai giudici. Data l’entità dell’attività ci si immagina che il controllo e le verifiche siano frequenti e compiute su più fronti, dai media fino al fisco.

Dediu lo ha fatto di nuovo, con l’indicazione di una correlazione multipla. Account iCloud, apparecchi ativi, fatturato della sezione Servizi procedono assieme e nella stessa direzione seguita da numero degli sviluppatori registrati, numero di app scaricate da App Store e pagamenti complessivi agli sviluppatori.

Presumere l’andamento di Apple in base all’ascesa di qualche cinese d’assalto o all’uscita di un nuovo prodotto Samsung, come capita di leggere sui barzellettieri della sera o sulle repubbliche della gallery di modelle, per non parlare degli spazzaturai del web, fa un po’ ridere dopo avere visto questi grafici. La verità è più impegnativa ma anche molto più evidente e chiara di quanto lascio intendere i titoli a effetto.