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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Sfida sotto i radar

La cronaca sommaria delle cose che contano all’indomani dell’apertura di Wwdc 2016 l’ho messa in un’articolessa su Apogeonline che ha finito per essere lunga il triplo dello spazio tipicamente a disposizione. Piccola o grande, quest’anno la carne al fuoco è stata davvero tanta, a memoria molta più dell’anno scorso.

E l’anno scorso si arrivava più o meno poco dopo il debutto di watch e della nuova tv. C’erano, tuttavia di fatto stava cominciando tutto. Quest’anno, nella presentazione e nello spazio dedicato, hanno ricevuto dignità di piattaforma seria. Il che porta il totale delle piattaforme serie a quattro, alla faccia di chi ritiene che non ci sia innovazione e si riposi sugli allori.

Le novità sono tutte evolutive e il punto non è sfoderare la One More Thing o non averla: è che il tempo delle innovazioni sconvolgenti, quando chiunque si porta addosso due o tre computer e può mettersi in casa una stampante 3D, si è ridotto a una fessura. Contano di più gli ecosistemi e le interfacce: a questo proposito sono ottimi segni la riprogettazione di alcuni percorsi su watchOS e iOS. Per non parlare delle segnalazioni di watchOS su misura per le persone in carrozzina: una parte del progresso è affondare in profondità nella tecnologia per tirare fuori qualcosa di inedito, ma l’altra consiste nel portare la tecnologia veramente a tutti e questa attenzione per una minoranza speciale dice bene.

Siri su Mac è un indizio importante di come stanno andando le cose per il futuro: finestre e icone interesseranno sempre meno, nel momento in cui basta dare un ordine a voce. Le nostalgie per il Finder di una volta si fanno sempre più anacronistiche. Sono anche curioso di vedere come funzioneranno in concreto le opzioni di mettere sul cloud i file vecchi allo scopo di liberare spazio; si tratta di cose marginali, eppure chi altri le offre?

In altri tempi la notizia di un nuovo filesystem avrebbe riempito le prime pagine dei periodici specializzati. Non si muoveva niente in materia da un quarto di secolo. Ed è un compito impegnativo a dire poco, tant’è vero che la fase di collaudo durerà ben oltre l’uscita di macOS Sierra.

È interessante anche l’idea di inserire rumore di fondo nelle transazioni con i sistemi allo scopo di permettere ad Apple, o ad altri, di cogliere la visione di insieme mentre il singolo resta nel più completo anonimato e non è più tracciabile. Una bella sfida per conciliare diritto alla riservatezza con il trattamento dei dati che è necessario se vogliamo che il sistema sappia dirci a che ora uscire di casa in tempo per l’appuntamento, o autorizzare l’acquisto su iTunes Store da parte di un altro membro della famiglia. Anche qui le competenze e la difficoltà del compito sono notevoli e quelli che non è più come una volta dovrebbero almeno prima aggiornarsi.

Sono semplicemente entusiasta di Swift Playgrounds e non vedo l’ora che esca. Non è ancora arrivato il momento di Xcode su iPad e tuttavia, per le scuole e le famiglie, è davvero una bella occasione.

Per chi capisce la tematica e l’urgenza. Ed è qui che colgo il filo conduttore del keynote: quest’anno Apple ha mostrato agli sviluppatori – e al mondo – una montagna di cose che aumentano di molto il valore di un Mac, un iPad, un iPhone, un watch, una tv.

Tutte cose che, guardando superficialmente, non si vedono. Una sfida che corre sotto i radar dei parolai e dei giudizi sommari un tanto al chilo. Anche difficilissima da vincere. Sarà molto interessante vedere come va.

[Non voglio mollare l’osso fino a fine luglio e voglio dire pure che a Wwdc le cose interessanti da scrivere in un nuovo più-che-un-libro dedicato al mondo Apple sono fioccate abbondanti. E sarebbe d’uopo avere un più-che-un-libro a spiegarle. Però va finanziato e fatto conoscere.]