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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

La domanda sbagliata

Come scriverà fino allo sfinimento, o fino a quando le cose resteranno quelle che sono, seguire Apple è interessante perché è un’azienda diversa da molte altre. Se si considerano le dimensioni, oltretutto, veramente diversa: semplice rompere gli schemi e sfuggire all’ovvio se sei piccolo e outsider, più complesso se sei un’azienda da duecentotrentacinque miliardi di fatturato, qualcosa che neanche si riesce a visualizzare con chiarezza nella mente.

Per esempio, scrive Horace Dediu su Asymco Apple viene amministrata – nonostante queste dimensioni da capogiro – con un singolo conto profitti e perdite. Ed è ancora più interessante pensare all’allocazione delle risorse ai vari progetti, in questo contesto, con queste cifre.

Dalla lettura emergono cose veramente interessanti, prima fra tutte che la guida del management possa essere non tanto la ricerca del maggiore profitto, ma del migliore rapporto tra numero e soddisfazione dei clienti. E che il profitto diventi una banale conseguenza di questo approccio, invece che la linea guida.

Altro filone che salta fuori è l’idea che Apple valuti e conduca il proprio business in base a metriche misurabili con una certa difficoltà, per esempio – appunto – la soddisfazione del cliente. Dove invece molte altre aziende cadono nella trappola di basarsi su certi parametri non perché siano quelli giusti, bensì perché sono facilmente misurabili.

Troppe aziende si impegnano a rispondere alla domanda sbagliata, ipotizza Dediu, solo per il fatto che è facile dare la risposta.

La lettura è d’obbligo, per chi sia mai stato coinvolto in qualche scambio di opinioni alla fine del quale sia uscito che pensano ai soldi come tutti gli altri. Mentre invece c’è modo e modo, e molta diversità.