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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Prezzo uguale lavoro

I risultati finanziari di Apple non sono una cerimonia particolarmente esaltante e non è neanche molto divertente ascoltarli: la qualità dell’audio è telefonica e gli analisti sono specializzati nel mangiarsi le parole, borbottare, adoperare gergo klingoniano e dare per scontate due parole su tre per ciascuna frase.

Nonostante questo c’è stato uno scambio di battute interessante tra Toni Sacconaghi di Sanford Bernstein e Tim Cook, amministratore delegato di Apple. Sacconaghi ha chiesto più o meno in che fascia di mercato cellulare vuole giocare Apple: se intenda stare tra i telefoni sopra i trecento dollari (e quindi avere una quota di mercato del 60 percento) oppure sopra i seicento dollari (e avere una quota di mercato del 90 percento, a parità di venduto).

La solita tiritera noiosa sulla quota di mercato (a proposito: Mac cresce del nove e i PC diminuiscono del dodici, iPhone cresce il triplo del mercato). Cook ha risposto spiegando che Apple vede le cose in maniera diversa e che il risultato dipende dal lavoro che si svolge.

La traduzione è più o meno questa:

Noi guardiamo [alla questione] in modo leggermente differente da te [Sacconaghi]. Il nostro lavoro è fare crescere i nostri prodotti, indipendentemente dal prezzo. Significa che dobbiamo convincere la gente a cambiare fascia di prezzo. Se facciamo un ottimo lavoro con il prodotto, le persone saranno disposte a spendere di più. I risultati parlano da soli.

Ecco, non è che iPhone se lo possano permettere in pochi. Se lo vogliono permettere quelli che ci vedono qualcosa di ottimo. Per quelli che tutti-i-telefoni-sono-uguali, è chiaro che il prezzo sia più alto e che esistano pure le quote di mercato.