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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

I soldi non chiamano i soldi

Si è già visto come iPhone si aggiudichi il novantadue percento di tutti i profitti nel settore cellulare.

Horace Dediu di Asymco ci ricorda come Apple abbia un notevole successo anche con i Mac: ogni mese i Mac portano a casa profitti per cinquecento milioni di dollari. I PC, tutti i PC, tutti quanti insieme, compresi i mitici netbook che Apple avrebbe dovuto fabbricare perché tutti ne volevano uno, ne fanno 310 milioni.

iPad, quello che sarebbe in crisi ogni mese raccoglie 333 milioni di profitti; più dei PC, tutti insieme, compresi gli ibridi, i convertibili, i doppia faccia, i multiuso, quelli a rotelle e quelli del circo.

Uno dice bella forza, Apple fa i prezzi alti. Apple in effetti fa un’altra cosa:

15 milioni di iPad sono in uso nelle istituzioni didattiche. Un numero sconosciuto è in mano per scopi didattici a insegnanti e utenti finali. Il risultato sono centomila app per la didattica su App Store e le guide compilate da docenti per altri docenti. Non c’è un modo di conoscere il “profitto” di questa attività.

Né c’è modo di conoscere il “profitto” di quanti fanno esercizio perché indossano un watch.

Neanche si può tenere traccia del profitto di HealthKit che ha portato alla creazione di mille app che aiutano le persone a restare in salute.

Si arriva al punto.

Questi sforzi nella didattica e nella salute non sono progettati per generare profitto. Eppure Apple accumula grandi profitti. Creare cose di valore porta generalmente il loro creatore a vedersi riconosciuto valore. Come accade non è tanto importante. Concentrarsi su questo, anzi, spesso è perdente. Importano il perché e il che cosa si fa. Comprendere questo porta a capire le fondamenta di qualsiasi grande organizzazione, non solo di Apple.

Chi guarda ai soldi di Apple vede il dito. Dietro c’è una luna.