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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Un amore banale

Le ragioni per cui ci si innamora, è raro che siano sofisticate. Certe volte uno neanche sa il perché e basta.

È il motivo per cui è facile spiegare quanto potente possa essere un iPad portando a esempio un Federico Viticci e, per dirne una, il suo libro Writing on the iPad: Text Automation with Editorial.

Il problema è che si tratta di una argomentazione razionale, non emotiva. Essere ascoltati su base razionale è diventato rarissimo, se non parli alla pancia – o colpisci al plesso solare – qualunque ragionamento obiettivo cade nel vuoto.

Meglio allora una narrazione del tipo Come mi sono reinnamorato di iPad. Cose semplici e oneste: la passione per i videogiochi, la dimensione e quindi la comodità dello schermo, la lettura, la scrittura e la produzione, l’enorme miglioramento prestazionale negli anni, la beta di iOS 9 che funziona a meraviglia e via dicendo.

Storia lunga e da gustare proprio nella sue linearità e semplicità. Il mercato medio va verso il telefono grosso più che verso la tavoletta, spesso perché è più che sufficiente. iPad in fondo condivide qualcosa della sofferenza dei computer tradizionali: sempre più in mano a specialisti e a professionisti, sempre meno in mano a gente comune.

Eppure è il compromesso migliore che sia mai stato inventato in tema di computing. Dirlo è banale e per questo contestabile, ma autentico almeno nel senso della genuinità.