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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Multimediale innocenza

Quando papà usa iPad o iPhone, figlioletta vuole a tutti i costi capirne di più. Così, tra i peluche da stringere, gli anelli da dentizione da mordere e gli oggetti più disparati da toccare lanciare smontare, c’è anche l’iPad di prima generazione, provvisto di provvidenziale custodia in materiale perfetto da mordere senza denti, ciucciare, insalivare, pasticciare.

Di tanto in tanto Lidia riesce del tutto involontariamente ad accendere iPad e accedere alle schermate dove gradualmente si accumulano app per l’infanzia assieme a quelle scaricate per i genitori. È assolutamente troppo presto perché abbia coscienza dell’interazione con lo schermo: le manine strisciano, picchiano, premono, appoggiano in maniera del tutto casuale, con risultati imprevedibili.

A parte l’occasionale gioco che parte con colonna sonora e quindi rimane per qualche istante oggetto di interesse, il prodotto dell’interazione tra l’oggetto di cinque anni e la bimba di otto mesi è complessivamente noioso, visto da un adulto e forse non solo; il divertimento sta nel sollecitare fisicamente l’oggetto assai più che nei risultati dell’interazione stessa.

Con una importante eccezione. Stasera Lidia è arrivata all’interfaccia di input di Scorekeeper XL ed è rimasta conquistata dall’insieme di colori, effetti, transizioni, fluidità, animazioni, suoni, forme.

In effetti il design è estremamente comunicativo e funzionale, ma anche stimolante e giocoso per risultare piacevole. Un gran bel risultato in termini di progettazione e realizzazione. Che non è il più colorato, né il più rumoroso, né il più accattivante. Fa quello che deve fare, molto bene, senza equivoci, senza che alcunché possa andare male.

Non sono certo io a scoprire che i bambini hanno intuito per il buon design molto più che gli adulti condizionati da anni di esperienze e (pre)giudizi. È stata comunque una conferma affascinante.