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Non solo Macworld

Credo che gli sforzi per avere una presenza cartacea italiana di Macworld siano definitivamente tramontati, dopo la chiusura dell’edizione cartacea americana e per il fatto che gli ultimi editori a cimentarsi nel Belpaese hanno mostrato una discreta incapacità di svolgere il proprio mestiere (chiudere Macworld Italia è una cosa, fallire un’altra).

Il mutamento delle condizioni del mercato sta tuttavia facendo vittime ben più illustri, anche se meno conosciute. Negli Stati Uniti sta tramontando Dr. Dobb’s, probabilmente la più importante testata dedicata alla programmazione.

Tramontare non è verbo scelto a caso; gli editori lo usano in America per indicare un sito che rimane visibile e funzionante, ma smette di aggiungere nuovo materiale.

Dr. Dobb’s ha funzionato prima su carta e poi su web per trentotto anni, su web con ascolti siderali da dieci milioni di pagine l’anno e su carta come pubblicazione quasi esoterica in Italia, dove i pochissimi a praticarla la veneravano o quasi. Probabilmente non esiste un programmatore sopra i quarant’anni che non abbia consultato almeno una volta i contenuti di Dr. Dobb’s.

Ma la pubblicità sul web – dicono dal sito – non rende più come una volta e tutto continua a cambiare. Tutto, non solo l’editoria: se Dr. Dobb’s aveva un difetto, era l’eccessiva attenzione a Windows. Vuoi o non vuoi, prima era un difetto che magari comunque portava fatturato. Ora non più.